Bracconaggio nel territorio tarantino: i Carabinieri Forestali sequestrano armi, munizioni, registratori e mezzi illegali

I controlli volti a garantire il corretto svolgimento dell’attività venatoria, costituiscono una delle attività d’istituto tipica dell’Arma Forestale. Anche durante la stagione venatoria in corso, i reparti sono stati impegnati nel contrasto alle pratiche di caccia illegali, il cosiddetto “bracconaggio”. 

Nel corso di tale attività, i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Martina Franca e del Nucleo Carabinieri Tutela Biodiversità di Galeone, nei territori dei comuni di Martina Franca e Crispiano, hanno inferto un duro colpo ai bracconieri sequestrando: 11 richiami acustici illegali, circa 500 cartucce da caccia calibro 12 e 20, un fucile da caccia, zaini tattici, coltelli, lacci appendi selvaggina, 5 strozzatori per fucili da caccia, 2 coltelli e fauna selvatica (tordi e merli) abbattuti.
I bracconieri esercitavano l’attività venatoria con l’ausilio di richiami acustici elettronici, strumenti in grado di riprodurre il verso dei volatili, utilizzati per attirarli e facilitarne l’abbattimento e dotati di timer e\o di telecomando per regolarne lo spegnimento: tali apparecchiature sono assolutamente vietate dalla normativa di settore. In totale sono stati operati 14 sequestri penali e deferito all’Autorità Giudiziaria a piede libero un bracconiere alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, in quanto stava esercitando l’attività venatoria all’interno del Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine” in loc. Scorace agro del Comune di Crispiano.
I sequestri sono stati operati soprattutto nelle ore notturne. Ciò in quanto il bracconaggio alla quaglia (Coturnix coturnix) si esplica posizionando i richiami acustici nei pressi di terreni incolti, di coltivi o comunque di terreni aperti con cespugli d’erba ecc. che risultano habitat ideali per tali volatili. I richiami sono tenuti in funzione durante la notte, perché la quaglia migra in branco soprattutto durante le ore notturne e pertanto, attratta da tali richiami acustici, si posa nei terreni sopra descritti ed il bracconiere, all’indomani con l’ausilio del cane che le fa alzare in volo, procede all’abbattimento.
Alcune operazioni si sono mostrate impegnative e delicate, poiché bracconieri particolarmente ingegnosi hanno posizionato i richiami acustici in casse di acciaio blindate al fine di evitare l’asportazione degli stessi.
Durante tali servizi sono state elevante anche sanzioni amministrative per un totale di € 772,00 in quanto i cacciatori non rispettavano le distanze dalle aree protette (Parchi e Riserve Naturali) imposte dalla legge sul prelievo venatorio.
Tale servizio di sicurezza dell’ambiente e del territorio, proseguirà per impedire che i bracconieri esercitino l’attività venatoria con modalità illecite.

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Redazione

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