La tragica storia dei Comparti C, dalla soluzione, secondo qualcuno, facile o quasi

Ormai la storia dell'IMU che strozza, a Grottaglie sta raggiungendo livelli tragici, i circa cento proprietari di terreni che allo stato non sono edificabili ma  pagano l'IMU come se lo fossero, sta generando tanta esasperazione in chi si vede notificare cartelle esattoriali da infarto, mentre al Palazzo si ha l'impressione che ci sia un atteggiamento di quasi totale indifferenza. Infatti,  l'assessore ai tributi, Mario Bonfrate, chiamato ad intervenire sulla questione, nonostante  la sua buona volontà, non è mai stato esaustivo e forse non lo potrà essere nemmeno in futuro, in quanto, secondo alcuni addetti ai lavori il problema è principalmente di natura urbanistica e solo con la volontà politica dell'intero Consiglio comunale di Grottaglie la questione si potrebbe risolvere o quanto meno arginarla mettendo un punto e poi a capo.
Infatti ascoltando  alcuni addetti ai lavori che oltre ad essere tecnici del ramo urbanistico, sono anche stati amministratori, nelle passate Amministrazioni, con Sindaci che  hanno glissato  molto sulla questione e spesso nascondendola sotto il tappeto, invece di affrontarla, si ha  l'impressione  di una  mancanza di  volontà politica atta a risolvere la spinosa questione a monte.

Però, dall'avvento dell'esecutivo a guida D'Alò,  sono cominciati gli invii di cartelle  pazze  con richieste astronomiche sulla tassa IMU, e molti proprietari, non potendo pagare, si sono visti pignorare conti correnti, pensioni e altro. Di seguito cercherò  di scrivere quanto mi è stato detto da chi conosce bene l'Urbanistica e cosa consigliano questi signori di fare che nella loro epoca di Amministratori non sono riusciti oppure voluto fare. Innanzi tutto, mi è stato detto che il primo atto dovrebbe essere quello di adeguare il Piano Regolatore alla nuova realtà demografica. Grottaglie ad oggi conta circa 34 mila abitanti e per fare questo ormai necessario passaggio si dovrebbe portare la questione in Consiglio comunale per approvare una delibera di adeguamento. Con questa delibera si bloccherebbero gli invii di accertamento da parte dell'Amministrazione comunale, risolvendo così  la questione nel presente e per il futuro. Bisognerà poi discutere, per il passato, sulle cartelle emesse, avviando un concordato.

Così facendo,  assicurano gli addetti ai lavori che vogliono restare anonimi,  la Corte dei Conti non è tenuta ad intervenire.
A questo punto sorge la domanda: tutto ciò corrisponde ai desiderata dei proprietari? o questi cercano solo di abbassare quanto il  più  possibile  il valore a metro quadro dei loro terreni (valore che tra l'altro,  non è unico ma diverso da comparto a comparto), lasciando, però, gli stessi terreni  edificabili e nel contempo richiedere all'Amministrazione di considerare i piani partecolareggiati, comparto per comparto, considerando come tassabile solo quella parte realmente edificabile?
Delle due l'una: o il ritorno a terreni agricoli, o tassare la giusta superfice al giusto prezzo.
C'è da considerare però che una corretta azione urbanistica di "zero consumo" del suolo, richiederebbe un intervento sul Piano Regolatore Generale per ridimensionarlo e farlo aderire al concetto di cementificazione zero, secondo i dettami nazionali e regionali.
Così facendo si aderirebbe oltretutto alla prescrizione  della Regione che, in sede di  seconda approvazione del PRG (correva l'anno 2008),  prescrisse  di adeguarlo significativamente ad un numero minore di abitanti e di intervenire, così facendo sulla natura stessa di ogni comparto riducendolo.
In estrema sintesi tutto ciò significa voler porre fine alla questione in modo amministrativamente corretto, ma con le mancate entrate nelle casse comunali come la mettiamo? E tecnici come architetti, geometra e ingegneri come vedrebbero la questione così risolta?

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Lilli D'Amicis

Giornalista

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