La mafia: un male da combattere dovunque e sempre

Mino Borraccino  Assessore allo Sviluppo Economico   Regione Puglia 25 Set 2019
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Ho partecipato questa sera a Pulsano, presso il Castello “De Falconibus”, all’Incontro – Dibattito  “MAFIA – le origini, la trasformazione”, promosso da Pulsano Bene Comune. Era con me il collega Consigliere Regionale Gianni Liviano.
 
Hanno condotto la serata Antonio Fanelli (Mama Dunia Ediz.) e Valentina Pierro (criminologa – grafologa forense), con la testimonianza preziosa di Giovanni Impastato, fratello di Peppino.
 
La discussione ha avuto come tema la continua trasformazione della mafia e la diversificazione delle sue attività nel tempo.
 
Come si ricorderà, Peppino Impastato nacque a Cinisi, nella provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia di tradizione mafiosa. Fu ucciso e fatto a pezzi nella notte tra l´8 e il 9 maggio del 1978, ad appena 30 anni di età. Chi lo uccise adagiò il suo corpo sui binari della ferrovia di Cinisi. Una carica di tritolo fu fatta esplodere accanto al suo corpo. Dal giorno dopo, il suo nome fu sepolto sotto depistaggi e calunnie. Si disse, appunto, che Impastato era morto suicida o saltato in aria maneggiando dell’esplosivo per un attentato di natura terroristica.
 
In realtà, quel ragazzo magro, con gli occhiali e la barba incolta, nato in una famiglia di mafia (suo padre, Luigi, era amico di Gaetano Badalamenti, al vertice di Cosa Nostra prima dell’arrivo dei Corleonesi), preferiva la giustizia sociale e la lotta, ai legami di sangue.
 
Già da ragazzo ruppe i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, e avviò un'attività politico-culturale di sinistra e di antimafia. Condusse, tra l’altro, le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
 
Nel 1977 fondò la radio libera Radio Aut, con cui denunciava i crimini e gli affari dei mafiosi, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti. Il programma più seguito era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici. In questo modo diventò una persona scomoda, che denunciava cose che dovevano restare nell’ombra.
 
Peppino Impastato sapeva cosa fosse la mafia. Non quella delle coppole e delle lupare. La mafia come potere, come sistema, come connubio, come prevaricazione dei diritti dei lavoratori e dei diritti dei cittadini. E’ la mafia “dai colletti bianchi”, che non esita a compromettere anche l’ambiente, pur di fare soldi.
Nel Mezzogiorno (e anche in Puglia), per esempio, agiscono organizzazioni mafiose dedite al traffico e allo smaltimento illegale di rifiuti. Secondo un recente rapporto Ecomafia di Legambiente, il giro d'affari sarebbe stimabile in circa 23 miliardi di euro all'anno. Le regioni ove si registrano il maggior numero di reati ambientali sono nell'ordine Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, le stesse in cui sono presenti le principali organizzazioni mafiose italiane.
Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici o di scorie nucleari da parte di aziende che hanno ricevuto l'appalto per la loro depurazione, gestione e messa in sicurezza è considerato da Legambiente il più lucroso e pericoloso campo di attività delle ecomafie.
Dopo vari avvertimenti, che aveva coraggiosamente ignorato, nel corso della campagna elettorale del 1978 venne assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio. Il delitto, avvenuto in piena notte, passò quasi inosservato poiché proprio in quelle stesse ore venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro in via Caetani a Roma.
 
Ho salutato con sincera soddisfazione questa iniziativa di Pulsano Bene Comune. E’ utile e doveroso far conoscere la vita e l’opera di questi eroi dei nostri tempi, che hanno lottato per un futuro migliore per la loro terra. E anche qui a Pulsano la nostra terra va tutelata.
 

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