Il vecchio, Samara e The Ring-oglionito

Ettore Mirelli 10 Set 2019
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C'è un contadino che sta zappando la terra vicino ad un vigneto, Samara si avvicina da dietro per farlo spaventare mentre un ragazzo suo coetaneo di circa sedici – diciassette anni riprende la scena con il cellulare.
Arrivata alle spalle del contadino Samara gli sfiora la schiena con un tocco leggero facendolo sussultare per la sorpresa.
“Oh porca misera! Ma che cavolo stai facendo?”
La ragazza rimane immobile guardandolo con occhi vitrei sotto la fitta capigliatura bruna.
“Che è successo? Non guardarmi così che pari brutta.”
La ragazza continua a fissarlo in silenzio.
“Signorina, che c'è? Non ti fare pensieri, a tutto c'è rimedio. Mettiti serena e ragioniamo con la calma.”
La ragazza rimane spaesata perchè non si aspetta una simile reazione. La sua idea era di far spaventare l'uomo e di fuggire via ridendo mentre il suo amico avrebbe ripreso tutto con il cellulare. Ma questa situazione imprevista la confonde. É come se quest'uomo con la sua calma e ragionevolezza la avesse inchiodata alla responsabilità di una colpa che è tanto più grave quanto infondato è il suo comportamento. Ma che cosa voleva dimostrare? Forse niente, è proprio questo il problema. Si è conciata a quel modo solo perchè non aveva nulla da fare e la noia l'ha spinta a cercare di fare qualcosa di divertente da condividere in rete. Già! Condividere in rete. É tutto a questo che si riduce. Il nostro modo di essere, di pensare, di impiegare il tempo, la nostra voglia non confessata di racchiudere il tempo nello spazio di un piccolo video che dura al tempo per la sola durata del suo tempo, ma che si moltiplica nelle visualizzazione registrate da un contatore invisibile moltiplicandoci nel tempo e nello spazio indefinito del web. Già! La voglia di essere connessi e di lasciare qualcosa di sé. La voglia di riscattarsi dal vuoto della noia conquistandosi una risata. Sono questi i motivi per cui ha fatto quello che ha fatto e sarebbe stato anche divertente se questo vecchio zotico non si fosse messo di traverso reagendo in un modo che lei non si aspettava.
“Eh vabbè vecchio, ma se fai così non vale!”
“Fare come?” chiede il vecchio senza scomporsi.
“Avresti dovuto spaventarti.”
“E di che cosa?”
“Come di cosa? Di me vestita da morta che ti assalgo alle spalle.”
“Mah figlia mia, ho smesso da tempo di meravigliarmi delle cose. La mancanza di meraviglia è la più grande perdita che portano gli anni che passano.”
“Ma mica ti capita tutti i giorni di trovarti una morta alle spalle.”
“Certo, ma al giorno d'oggi non si capisce più niente. Io non lo capisco proprio perchè una bella ragazza come te si traveste da morta, proprio nel fiore della giovinezza. Ma non mi meraviglio, ormai il mondo è pieno di pazzi. Ma perchè hai fatto questa cosa?”
“Per divertirmi” risponde la ragazza.
“E ti sei divertita?” chiede il vecchio.
“No che non mi sono divertita. Avresti dovuto spaventarti.”
“E di che cosa? Ormai ho fatto la mia vita. Che cosa mai potrebbe capitarmi? Di morire? Beh sia fatta la volontà del Signore. Comunque non sono i morti che mi fanno paura, quelli, poveri loro, non danno fastidio a nessuno, sono i vivi che danno fastidio.”
“Come me ora?”
“No per carità signorì, tu non mi dai fastidio, anzi, sei stata una sorpresa. Una cosa così strana non capita tutti i giorni.”
“Ah quindi lo vedi che anche tu ti stavi annoiando.”
“No, macchè, non mi sono mai annoiato in vita mia. Anzi, forse una volta sì, tanti anni fa. Eravamo in guerra, in una trincea nel deserto ed il tempo non passava mai nel caldo torrido. Stavamo sempre nascosti come topi senza fare niente. Ma non era la mancanza di qualcosa da fare che ci faceva male, quanto la mancanza di senso in tutto quello che facevamo. Che ci stavamo a fare là noi nel deserto? Lontani da una guerra che neanche avveniva. Nella eterna attesa di un nemico che non compariva. Senza sapere neanche che cosa ne sarebbe stato di noi. Sai signorì, ora che mi ci fai pensare, la noia credo che sia una questione di senso. Quando quello che si fa non ha senso, allora neanche noi abbiamo senso e nasce la noia.”
“Non ti seguo.”
“Tu per esempio signorì che fai nella vita?”
“Vado a scuola.”
“E ti piace?”
“No che non mi piace.”
“Ma ci vai lo stesso perchè ti servirà nella vita.”
“Ma che dici? Come si vede che sei di un'altra generazione. Ormai studiare non ha senso. Non si trova lavoro neanche con la laurea, figuriamoci con un diploma.”
“E a te che cosa piacerebbe fare?”
“Non ha senso chiederselo, perchè tanto mi toccherà fare qualcosa di diverso.” risponde la ragazza.
“E che c'è di male? Anche io ho fatto tanti lavori solo per mantenere la famiglia.”
“See la famiglia! I miei genitori sono separati e io manco morta mi metto un cretino in casa che poi magari si mette in testa di comandarmi.”
“Eh ma senza famiglia e senza un lavoro che ti piaccia la vita è triste.”
“Macché triste!! Io mi diverto sempre con i miei amici.”
“Facendo cose come questa?”
“Sì, anche, perchè no?”
“Beh un motivo è che magari potresti dare fastidio a chi lavora, ma lasciamo perdere, il fatto è che questi sono scherzi stupidi. Dovresti capire che cosa ti piace fare e farlo. Signorì se mi chiedi chi sono io non saprei che risponderti, so solo dirti che cosa faccio per sentirmi bene. Quello che facciamo è la più bella espressione di quello che siamo, forse l'unica espressione possibile che ci è dato avere. Noi siamo niente, ma se facciamo qualcosa di buono questo qualcosa rimane.”
“Capirai! E tu che stai facendo?”
“Sto coltivando questa vigna che piantò mio padre quasi cento anni fa. É una vigna che produce poco vino ma di una bontà infinita. É dura da coltivare, non credere, ma certe volte quando mi sento la schiena che mi fa male, mi fermo un attimo appoggiato alla zappa e penso. Penso che queste piantine dal fusto esile hanno visto passare un secolo. Penso che la mano di mio padre ha toccato prima di me le loro fronde compiendo i miei stessi gesti, gli stessi gesti di mio nonno, gli stessi gesti di mio figlio, gli stessi gesti dei miei nipoti se vorranno continuare a coltivare la vigna. Gli stessi gesti di tutti gli uomini che da sempre coltivano la terra.”
“Non sembra divertente.”
“Non lo è infatti, è qualcosa che vale molto di più del divertimento. Stare qui a coltivare questa vigna mi rende figlio di mio padre. Io sono una anello della catena. Sotto le mie mani sento la vita che continua.”
“Ma che vita è starsene sempre da solo a zappare la terra?”
“E' la vita di un uomo in pace con se stesso e con la natura. É la vita di un uomo che sopporta il caldo torrido del giorno e gode del fresco della sera, che sopporta il freddo dell'inverno ed è felice davanti al focolare. Tutte le cose per essere vere devono alternarsi al loro contrario. Non si può vivere sospesi, bisogna avere una direzione, fare una cosa che magari ha senso solo per se stessi, ma che almeno valga per noi.”
“Tutta filosofia spicciola.”
“Tu dici?”
“Sì.”
“Ora ti faccio bere una cosa e poi mi dici se parlo a vanvera.”
Il vecchio invita la ragazza a seguirlo verso la macchina parcheggiata tra le vigne. Si accorge del ragazzo che sta riprendendo con il cellulare ed invita anche lui. Il ragazzo che era rimasto in silenzio ad ascoltare il discorso si era dimenticato di stoppare il video ed aveva ripreso tutto senza neanche accorgersene. Sorpreso dall'essere chiamato in causa, quasi sussulta sebbene il vecchio lo abbia chiamato con un sorriso.
Tutti e tre si avvicinano alla macchina, il vecchio apre il cofano e da un cestino prende due bicchieri di vetro che mette in mano ai ragazzi. Poi prende un vecchio fiasco di vino e lo versa loro. É un vino rosso, denso, profumato. I ragazzi lo annusano prima di bere e senza accorgersene chiudono gli occhi per assaporare ancora di più quel profumo, per non essere infastiditi dalle immagini che gli occhi trasmettono al cervello, immagini inutili, dato che ogni immagine di quella terra è racchiusa nel profumo di quel vino.
“Coraggio! Assaggiatelo!” li incita il vecchio.
Quando i ragazzi fanno il primo sorso improvvisamente capiscono senza bisogno di dire niente. Quel vino è buonissimo.
“Questo vino sono io, questo vino è mio padre, questo vino è il nostro legame con la terra e con il tempo, senza bisogno di mostrare nulla. Provate a stare una settimana senza cellulare. Abbiate il coraggio di essere diversi, di essere dei veri ribelli, abbiate il coraggio di trovare voi stessi in fondo al silenzio ed alla noia, perchè proprio quando vi sentirete soli scoprirete una cosa bella dentro di voi che vi spingerà a fare qualcosa di buono ed unico, proprio come questo vino. Solo allora voi sarete nel mondo e sarete voi stessi e non ci sarà bisogno di nient'altro. Se vorrete, sarà bello condividere con chi vi sta vicino, sarà bello come bere un bicchiere di vino in compagnia ed allora scoprirete di aver creato un legame che non ha bisogno di cellulari per esistere e di telefonate per alimentarsi. Signorì noi siamo creature della terra che hanno la capacità di parlare con Dio e non c'è bisogno di una interurbana per farlo. Ora tornate a casa e siate voi stessi, siate il fuoco della vostra giovinezza, siate i folli che sanno capire il linguaggio muto della vita. Solo allora sarete connessi a tutto e non avrete bisogno di nessun cellulare.”
I ragazzi finirono di bere il loro vino e capirono.
Forse per essere speciali basta essere se stessi e non c'è bisogno di migliaia di like e condivisioni. Ora che avevano capito, avrebbero fatto qualcosa di meraviglioso, ma lo avrebbero fatto soltanto per loro stessi, soltanto per essere parte di quel mondo di cui solo ora capivano la vera bellezza e la vera profondità.

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