Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Mercoledì, 28 Marzo 2018

Carrabba: “Liberiamo l’agricoltura da scartoffie, lacci e lacciuoli burocratici”

Tre ricorsi vinti su tre presentati: grazie a CIA Agricoltori Italiani di Puglia, circa 100 produttori olivicoli delle zone di Terlizzi, Palo e Andria riusciranno a ottenere da Agea il contributo aggiuntivo previsto, nella precedente riforma PAC, per chi produce olio di qualità.
“Siamo soddisfatti”, ha dichiarato Giuseppe Creanza, direttore provinciale di CIA Levante. “I nostri produttori associati si sono rivolti a noi per vedere rispettato un loro diritto. I nostri ricorsi nei confronti di Agea sono stati intrapresi nell’esclusivo interesse di quei produttori, carte alla mano, per affermare un diritto normativamente sancito”, ha aggiunto Creanza.
Secondo CIA Agricoltori Italiani, la vicenda in questione è l’ennesima dimostrazione di un apparato burocratico-normativo farraginoso, inutilmente contraddittorio e pachidermico che, anche in questo caso, rende la vita più difficile agli agricoltori e rappresenta un costo aggiuntivo per lo Stato.
“Essere stati costretti ad agire nei confronti dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, affinché ai nostri produttori fosse riconosciuto quanto dovuto è un esempio concreto di come sia indifferibile e necessaria una riforma vera dei meccanismi burocratici ai quali sono sottoposti gli agricoltori”, ha affermato Nicola Cantatore, direttore CIA Capitanata.
“Rappresentiamo il comparto che, in assoluto, è sottoposto al maggior numero di controlli, lacci e lacciuoli”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia. “Ogni giorno un agricoltore deve alzarsi all’alba e terminare la propria giornata lavorativa dopo 13-14 ore non solo per produrre, ma anche per rispondere a chilometri di scartoffie, incartamenti, questionari, rendicontazioni e chi più ne ha più ne metta. Al Governo che nascerà nelle prossime settimane chiediamo di cominciare da qui: snellimento burocratico, procedure semplificate, centrale unica e intelligente per i controlli. Liberiamo l’agricoltura, liberiamo il cuore pulsante della green economy italiana, diamo ad essa il modo di contribuire a esprimere al massimo tutto il potenziale del made in Italy in campo agroalimentare e agrituristico. Abbiamo fatto molte proposte in tal senso e siamo pronti a discuterle, confrontarci ed emendarle se necesssario, ma non perdiamo altro tempo”, ha concluso Carrabba.

 

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Proseguono a Roma gli appuntamenti promossi con epatologi e infettivologi per presentare le nuove cure per l’epatite C. 13mila i pazienti trattati finora

“La Puglia si è data fin dal 2014 una organizzazione capace di una totale e capillare copertura del suo territorio che ha consentito di renderla per il trattamento dell’epatite C, tra le più virtuose ed efficienti regioni del nostro paese”, spiega il prof. Gioacchino Angarano(foto), Direttore Policlinico di Bari

L’EPATITE C IN PUGLIA - Le epatiti croniche da HCV sono ampiamente diffuse in tutto il territorio regionale. Come in molte altre regioni italiane, non vi sono dati certi e ufficiali sul numero di epatiti croniche, ma studi epidemiologici sembrano indicare una prevalenza di infezione compresa tra lo 0,7 e l’1,3 % della popolazione corrispondente a numeri assoluti tra 28.000 e 52.000 persone infette nella nostra regione. Di questi probabilmente solo il 70% è viremico, mentre i restanti hanno superato l’infezione spontaneamente o grazie al trattamento. Inoltre almeno il 20% non sa di avere contratto l’infezione. La distribuzione nelle varie fasce di età non è omogenea, essendo l’infezione molto rara sotto i 30 anni, ma in incremento percentuale progressivo nelle età successive.

“La Puglia, in considerazione della diffusione di competenze e delle sue caratteristiche geografiche, si è data fin dal 2014 una organizzazione capace di una totale e capillare copertura del suo territorio – spiega il prof Gioacchino Angarano, Ordinario di Malattie Infettive Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e Direttore S.C. di Malattie Infettive “Policlinico” di Bari - che ha consentito di renderla per il trattamento dell’epatite C, tra le più virtuose ed efficienti regioni del nostro paese”

LA CAMPAGNA – Proseguono a Roma, mercoledì 28 marzo dalle 9:00 alle 14:30, presso Hotel Donna Camilla Savelli, le iniziative promosse da specialisti, epatologi e infettivologi, per la nuova sfida della ricerca scientifica: eradicare l’epatite C in sole otto settimane. Questo è possibile con il nuovo farmaco già disponibile nei centri pubblici nelle diverse unità operative complesse degli ospedali, di infettivologia, epatologia e medicina interna.
Fondamentale la collaborazione tra medici generici e specialisti per far emergere il sommerso dei pazienti inconsapevoli di aver contratto la malattia, o diffidenti sino ad oggi ad affrontare la precedente cura. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione attraverso quattro appuntamenti nazionali. Dopo Siena, Venezia e Roma, l’ultimo incontro è previsto per mercoledì 4 aprile a Palermo presso Grand Hotel Piazza Borsa.

LE PREVISIONI PER L’ERADICAZIONE DELL’HCV IN PUGLIA - “Delle persone infette, sono stati trattati e “guariti” circa 13.000 pazienti, soprattutto, in funzione delle precedenti regole di trattamento, i casi più gravi – prosegue il prof Angarano - Dobbiamo quindi attenderci di dover trattare nei prossimi anni tra i 15.000 ed i 40.000 pazienti spesso con infezione non particolarmente avanzata. Per fare ciò sarà necessario individuare il maggior numero possibile di casi di “infezione sommersa”, casi, cioè, ignoti a se stessi ed ai propri medici di famiglia; su questi ultimi, quindi, bisognerà svolgere un importante lavoro di sensibilizzazione e formazione”.

“Esistono, poi, alcune sacche particolari di popolazione (detenuti, utilizzatori di droghe, persone che praticano sesso con molti partner) nelle quali la diffusione della infezione si mantiene particolarmente elevata. Bisognerà, quindi, approntare, organizzare ed adottare una attenta e decisa politica che consenta di trattare la maggior parte della popolazione ad elevato rischio di trasmissione HCV. Le strutture cliniche della nostra regione hanno attualmente un potenziale di trattamento complessivo di circa 3.000 pazienti per anno, non equamente distribuiti tra i vari centri”.

L’EPATITE C IN ITALIA - L’epatite cronica da virus C, o più semplicemente Epatite C o HCV, è una malattia che, in virtù della sua cronicità, provoca un processo che va spontaneamente avanti nel tempo fino a compromettere strutturalmente e funzionalmente il fegato. Si stima che in Italia ci siano circa 300.000 pazienti diagnosticati con Epatite C (HCV) e un numero imprecisato di persone inconsapevoli di aver contratto l’infezione, per un totale stimato che va oltre il milione di persone. Negli ultimi tre anni è profondamente mutato lo scenario della terapia delle malattie epatiche da virus C e, con la disponibilità dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta, è oggi possibile curare la maggior parte dei pazienti a prescindere dallo stadio della malattia. Ad oggi sono stati trattati in totale 122.090 pazienti.

A livello nazionale sono stati realizzati due importanti interventi al fine di realizzare il Piano di Eradicazione HCV, che prevede l’arruolamento di 80.000 pazienti all’anno, per 3 anni. Il primo è il fondo per i farmaci innovativi, 500 milioni di euro annui, precedentemente istituito per il biennio 2015-2016, dei quali la maggior parte è dedicata a farmaci per la cura dell’HCV. Il secondo riguarda l’ampliamento dei criteri di arruolamento: se fino a quel momento solo i pazienti più gravi, gli F3 ed F4, potevano beneficiare della cura con i nuovi farmaci antivirali diretti, da aprile 2017 tutti i pazienti affetti dal virus HCV possono accedere alle cure.

Nonostante ci siano farmaci efficaci e fondi disponibili, ad oggi il ritmo di arruolamento è il seguente (Fonte Registri AIFA): da gennaio 2017 a fine marzo 2017 sono stati trattati circa 7.337 pazienti; da marzo a dicembre 2017 sono stati trattati 39.959 pazienti; da gennaio 2018 al 5 marzo 2018 sono stati trattati 12.662 nuovi pazienti.

“La precedente terapia, in parte iniettiva, durava molto più a lungo, dai 6 ai 12 mesi, e aveva un risultato di successo che si aggirava attorno al 45% - spiega il Prof. Giovanni Di Perri, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Torino – Oggi, con i recenti risultati, si pretende di superare il 95% viste le caratteristiche di potenza, affidabilità, tollerabilità e facilità di assunzione della terapia disponibile. Oggi la stessa spesa per ogni singolo trattamento è scesa al di sotto del precedente trattamento, assai più fallace, di 3-4 anni fa”.

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Si è svolta questa mattina presso i Reparti di Oncoematologia Pediatrica e Pediatria del nosocomio “SS. Annunziata” la cerimonia di donazione da parte dell’Associazione Simba di una macchina elettrica radiocomandata che servirà per accompagnare i piccoli pazienti nei vari reparti per le consulenze, esami diagnostici o risonanza.
La macchina è una jeep radiocomandata e sarà il genitore dello stesso bambino ad azionarla; tutto ciò al fine di rendere i bambini più sereni prima di esami diagnostici o anche interventi particolarmente invasivi.
Nella stessa giornata sono state donate, ad uso personale, ai bambini in cura nel reparto di Oncoematologia Pediatrica, due macchine elettriche, e precisamente due Fiat 500, una Vespa e un tablet.
Sono stati i piccoli Emma, Alessio ed Angelo a prendere possesso dei nuovi giochi che serviranno a rendere più lieve la loro permanenza nei due reparti.
La donazione è stata realizzata grazie ai fondi raccolti dal personale militare e civile della Direzione di munizionamento Buffoluto Taranto.
Anche in questa occasione la Marina Militare dimostra grande sensibilità e attenzione nei confronti dei bambini ospedalizzati.
Alla cerimonia di donazione erano presenti il dott. Oronzo Forleo, Direttore dei Reparti di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale e responsabile del Reparto di Pediatria del SS. Annunziata; il Comandante cv Giorgio Gentile, direttore della Direzione Munizionamento Buffoluto della Marina Militare di Taranto con militari e dipendenti civili, la dott.ssa Deborah Cinquepalmi, Presidente dell’Associazione Simba con una delegazione della stessa, Giuseppe Stasolla in rappresentanza del Comitato Consultivo Misto e genitori dei piccoli pazienti ricoverati nei due reparti.

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È tarantina la campionessa italiana nei 100 metri rana, salita sul gradino più alto del podio venerdì 23 marzo scorso dopo aver disputato una incredibile, grintosa e spettacolare gara in vasca corta allo stadio del nuoto di Riccione per il Campionato Nazionale Giovanile. A soli tredici anni, Benedetta Pilato ha anche centrato uno straordinario primato, segnando con il tempo di 1’08”99 il record nazionale per la categoria Ragazzi e il record regionale per tutte le categorie di nuoto agonistico. La più veloce della Puglia in vasca corta nei 100 metri rana. Un vero talento made in Taranto, tutta sorrisi, scuola e sport. Benedetta ha iniziato a muoversi nell’acqua clorata a ritmo di bracciate a soli 22 mesi, da sempre seguita dal giovane allenatore Vito D’Onghia, cui va il merito di aver saputo riconoscere e crescere una vera fuori classe in acqua. La campionessa tarantina è iscritta nella società sportiva Nuotatori Pugliesi e si allena, con altri giovani talentuosi, nella piscina “Solaris” di Pulsano. Una vittoria meritata che segna e fissa un traguardo e un inizio sia per la piccola Benny, sia per il suo allenatore D’Onghia, che con passione e impegno costante segue i suoi atleti, cui dedica più di due ore al giorno tutti i giorni. Benedetta Pilato ha anche conquistato l’argento nei 50 metri stile libero, un bel bronzo nei 100 metri farfalla e di nuovo uno straordinario oro nella staffetta 4X100 mista, nuotando lo stile delfino. A lei e al suo allenatore Vito D’Onghia va tutto l’orgoglio e il tifo dei tarantini e della Puglia.

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Mercoledì, 28 Marzo 2018 15:47

Mercato Grottaglie: i rilievi della CISL

La recente discussione sul regolamento per l’esercizio del commercio su area pubblica a Grottaglie, promossa dall’Assessorato alle Attività Produttive con i sindacati e le associazioni di Categoria, ha prodotto risultati parziali per la sostanziale indisponibilità dell’Amministrazione a recepire e concertare proposte migliorative, come quelle formalizzate, nel corso di uno specifico incontro, da Giovanni Castellano coordinatore territoriale Fivag Cisl e Pino Cofano, responsabile comunale Cisl.

“Abbiamo riportato la contrarietà dei nostri associati alla prospettata revisione ex novo delle graduatorie per l’assegnazione di tutti posteggi – hanno dichiarato Castellano e Cofano - non solo per ragioni di buon senso ma anche per non mettere inutilmente in discussione diritti già acquisiti in anni di presenza nel mercato del giovedì e, non di meno, per evitare uno stravolgimento indiscriminato della mappatura dell’attuale offerta commerciale ai cittadini-utenti.”
Hanno annotato ancora, i sindacalisti che “purtroppo, da tempo denunciamo la netta chiusura di questa Amministrazione comunale al dialogo, con particolare riferimento alla più volte sollecitata verifica della qualità, appunto, dell’offerta commerciale che vede penalizzati, nonostante le tante vane promesse, 215 operatori titolari di licenza di commercio su area pubblica i quali, insieme con i cosiddetti spuntisti, per circa 160 mila euro/anno contribuiscono a finanziare le casse comunali, mentre i grottagliesi sono costretti a sopportare disservizi e carenze tanto logistiche quanto igieniche, oltreché rischi per la sicurezza e l’incolumità personale.”
Anche l’annunciato trasferimento del settore “indumenti usati” attualmente ubicato nelle vicinanze dell’ingresso allo stadio comunale, è stato rilevato dai rappresentanti della Cisl nel corso del citato incontro, è scelta sbagliata in quanto “se al momento esso si pone come presenza attrattiva anche per l’attiguo settore delle calzature, solamente sostituendolo con il reparto ortofrutta si determinerebbe una forma di compensazione alla pari.”
Inopinatamente “il muro di gomma su questo argomento ha evidenziato per l’ennesima volta lo scenario insolito per cui solo a Grottaglie, rispetto al resto dell’Italia, viene esclusa dall’offerta settimanale il settore ortofrutta.”
Castellano e Cofano hanno, inoltre, argomentato circa l’opportunità “che vengano occupati tutti i posti vacanti delle file centrali del mercato, su entrambi i lati, solo in questo caso prestabilendo una graduatoria esclusiva per gli operatori che lo richiederanno così determinando, con la risistemazione dei posteggi, un riordino e addirittura un aumento degli spazi commerciali complessivi.”
L’assenza di controlli nell’occupazione e nella misurazione dei posteggi anche per l’assenza di segnaletica orizzontale, l’assenza di Polizia municipale all’interno del mercato per presidiarne la corretta gestione e scongiurare l’abusivismo oltreché borseggi e minacce, l’assenza non per ultimo di bagni pubblici, sono stati ulteriori argomenti posti all’attenzione dell’Assessorato.
“Auspichiamo che il Consiglio comunale chiamato prossimamente ad esprimersi sul Piano strategico del Commercio e sul Regolamento del commercio su aree pubbliche - concludono Castellano e Cofano - prenda in considerazione i nostri rilievi e perfezioni in senso migliorativo, le condizioni di offerta commerciale del giovedì, venendo incontro sia alle esigenze comprovate degli operatori che agli interessi dei cittadini grottagliesi.”

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“I piani di sviluppo strategico delle Zone Economiche Speciali della Puglia devono essere due. Ovvero: un piano di sviluppo per la Zes Adriatica e l’altro per la Zes Ionica interregionale Taranto – Basilicata.

I due piani devono essere presentati in maniera separata. Questo chiarimento iniziale, si rende necessario al fine di ricordare che il piano generale pugliese, a cui si aggiunge la Basilicata, non è conforme al Dpcm, relativamente all’articolo 5 (Proposta di istituzione Zes) e all’articolo 6 (Requisiti delle proposte e Piano di sviluppo strategico). Rischiando di sembrare ridondante, ribadisco che bisogna presentare due piani generali di sviluppo strategico distinti: uno per la Zes Adriatica, la cui estensione è di 2650 ettari e l’altro per la Zes Ionica, la cui estensione è di 1750 ettari ai quali si vanno ad aggiungere 1061 ettari della Basilicata, per un totale di 2811 ettari di estensione totale”.

A tornare a parlare di Zes, dopo l’intervento sulle pagine di un quotidiano regionale del coordinatore delle Zes Puglia Aldo Berlinguer, è l’on. Ludovico Vico. Il piano di sviluppo strategico generale delle Zes Puglia, è stato presentato nelle scorse settimane al Ministero della Coesione territoriale dalla Regione Puglia.

“Ad oggi – spiega ancora Vico -, la Regione Puglia ha presentato un unico piano strategico generale che comprende entrambe le Zes e nel quale rientra anche la Basilicata. Invece è necessario predisporre due distinti piani strategici, in maniera conforme al Dpcm. Su questo versante bisogna recuperare il tempo perduto, perché l’obiettivo è quello di giungere alle istituzioni delle Zes seguendo pedissequamente il Dpcm. Ribadisco: il primo obiettivo è l’istituzione delle Zes e mi permetto di eccepire al dottor Berlinguer che il prossimo Dpcm relativo alle semplificazioni amministrative e burocratiche, è temporalmente successivo alle istituzioni delle Zes. Cioè, se non vengono istituite le Zes con i criteri stabiliti dal Dpcm disponibile, quello successivo, altrettanto importante, non potrà essere attuato”.

“Ancora una volta – conclude Vico - mi trovo a dover ricordare che, soprattutto per quanto attiene la Zes interregionale, il tempo va utilizzato al meglio dai coordinatori di entrambe le Regioni interessate, proprio perché bisogna integrare coerentemente gli interventi specifici fra Taranto e la Basilicata, al fini dell’istituzione della Zes stessa. Ed anche qui richiamo quanto richiesto dal Dpcm”.

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