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Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Domenica, 29 Aprile 2018

A quarantasei anni dalla sua uscita in sala, “Ultimo Tango a Parigi” torna nelle sale cinematografiche il 21-22-23 maggio 2018, per la prima volta in lingua originale (francese-inglese) sottotitolata in italiano.
La nuova versione cinematografica è stata restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia.
Il film, presentato in anteprima all’edizione del Bif&st 2018, ha visto ospite proprio il regista Bernardo Bertolucci, protagonista di una masterclass al teatro Petruzzelli di Bari.

Il regista parmense ha vantato il lavoro del Centro Sperimentale: «Rivedendolo oggi l’emozione è stata molto forte.» Dichiara Bertolucci alla fine della visione: «L’impressione è quella di un film che ho finito da pochissimo tempo. La copia mi sembra bella, con quel piccolo velo di vintage.» concludendo simpaticamente con la battuta: « Verrà il giorno in cui il Centro Sperimentale, le cineteche, oltre a restaurare i film restaureranno anche i registi.».

Davanti a una folta platea di giornalisti, il regista ha parlato della lavorazione del film che, dal rifiuto di Jean-Paul Belmondo alle pretese da produttore di Alain Delon, fino alla scelta definitiva: Marlon Brando che, dopo averlo incontrato a Parigi, lo invitò a Los Angeles a parlare della sceneggiatura. «Andavo tutti i giorni a casa sua e parlavamo di tutto ma mai del film. Ero contento perché voleva dire che non c’era nessun tipo di pregiudizio da parte di Marlon Brando.». Bertolucci ha parlato anche del rapporto buono e armonioso tra Brando e la Schneider, con la quale lui era molto paterno e protettivo, raccontando anche piccoli aneddoti dal set, soprattutto sui problemi di memoria dell’ex “Vito Corleone”, che si scriveva i momenti salienti dei dialoghi per renderli più immediati e personali.

Il regista ha parlato anche dei problemi distributivi e censori che il film ebbe in Italia, messo al rogo dalla Corte di Cassazione che, tra l’altro, aveva condannato Bertolucci, Brando e Grimaldi (il produttore) a due mesi di prigione con la condizionale, poi mutata nella perdita dei diritti civili per cinque anni, durante i quali, ricorda il regista, non poté votare.

Bertolucci ha poi parlato della genesi creativa che dal caos fa nascere un prodotto artistico, dell’importanza del ritmo del film come passo per reinventare cinematograficamente una storia che esiste aggiungendo i corpi, il sangue, gli occhi, il movimento degli attori.

A cinquant’anni dal 1968, il regista ricorda quel momento storico come un occasione per liberare “certe forze” che gli hanno permesso di andare da un cinema “di monologo” e “auto-confessione”, verso un cinema più aperto e dialogante con il pubblico.

Oraquadra.com ha chiesto a Bertolucci se, nel mondo del cinema, della musica, della letteratura e dell’arte in generale, fosse giusto distinguere nettamente i concetti di “Autore” da “Mestierante”. Il regista parmense ha risposto con cordialità e competenza: «Questa distinzione mi sembra un pochino illusoria. Molto spesso dietro un mestierante si nasconde un autore e dietro gli autori c’è un mestierante che sta nascosto, pronto a balzare sul pubblico. Io non so chi da queste definizioni di comodo. Forse in un certo momento della storia del cinema c’è stato bisogno di creare questo “personaggio”, come successe in Francia con la “Nouvelle Vague”, come contestazione a quello che chiamavano “Cinéma de papa”. Io però non credo tanto all’autore con la A maiuscola.».

 

GIUSEPPE GALLO

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Published in Spettacolo

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