Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Lunedì, 21 Maggio 2018

Salutiamo con molto entusiasmo la notizia della scelta dell’Aeroporto di “Taranto-Grottaglie” per il primo “SPAZIOPORTO” Italiano.
Il territorio interessato, più volte ha salutato con molta enfasi ed entusiasmo i vari annunci di grandi Investimenti sullo stesso per poi ritornare indietro nello sconforto più totale.
“PIASTRA LOGISTICA DEL MEDITERRANEO”;
“AREA CARGO”;
“DRONI”;
“AEREI CON PILOTAGGIO REMOTO”;
“VOLI SUBORBITALI”.
Progetti presentati con tanto di “FANFARE” e con “PROTOCOLLI di INTESA” sottoscritti ma mai portati a compimento.
Parzialmente finanziati o inseriti in “Progetti di Sviluppo”.
Il territorio attende fiducioso o tutti questi annunci fanno parte del pacchetto di promesse delle prossime Campagne Elettorali?
Giova ricordare che l’intera Regione Puglia, per posizione geografica e climatica potrebbe essere una grande “PIASTRA LOGISTICA” e non solo, al servizio di tutta l’Area del Mediterraneo e volano di sviluppo dell’intero “MEZZOGIORNO” e “dell’ITALIA”.
Il dubbio che ci assale e che non vorremmo che, in funzione di tutti questi “annunci suborbitali” dovremmo come sempre, per esempio dare la disponibilità ad ospitare altre notevoli quantità di Tonnellate di Rifiuti in Provincia di Taranto.

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Attorno al risanamento o alla chiusura dell’Ilva di Taranto si rincorrono in questi giorni – anche a seguito della stesura oramai ultimata del contratto di Governo – voci contrastanti e in alcuni casi anche molto confuse. 

Ritengo che un po’ di chiarezza, considerato che si parla del futuro del nostro territorio, non guasterebbe.

Confindustria ha sempre ribadito, anche a mezzo stampa in questi ultime concitate ore, la sua netta contrarietà alla fermata dello stabilimento e continua a sostenerne fortemente le ragioni.
Pur nel rispetto delle diverse opinioni, riteniamo infatti che la chiusura, invocata erroneamente come se fosse realmente la risoluzione di tutti i mali, non farebbe che aggiungere povertà ad un territorio già dilaniato da una crisi visibile a tutti, e che coinvolge tutti i settori.

E mi fermo qui, attendendo che chi è di parere diverso mi possa spiegare – però portandomi a conforto risorse, strumenti e cifre, senza parlare di fantomatici accordi di programma (come se mettere giù un accordo fosse già una soluzione) – come poter impiegare una forza lavoro di 15mila e passa unità, se consideriamo anche l’indotto. E dovrebbe anche spiegarmi che fine farebbe il risanamento ambientale, finora strettamente legato alla prosecuzione dell’attività.
Abbiamo tutti, credo, sotto gli occhi, vicende di aziende dismesse che ancora oggi, dopo diversi lustri, non trovano soluzione per il ricollocamento al lavoro dei loro ex dipendenti, trascinati stancamente da un anno all’altro fra ammortizzatori sociali e soluzioni stiracchiate e temporanee. E siamo, in questi casi, nell’ordine delle decine, delle centinaia di unità nei casi più gravi. Abbiamo sotto gli occhi, sul piano del risanamento, il caso Bagnoli, reale ed emblematico.

Altro aspetto, che in questo momento mi preme ancor di più, che coinvolge (e sconvolge, purtroppo) tutta la comunità, è la sicurezza: la tragedia dello scorso 17 maggio ha riproposto in tutta la sua drammaticità una questione che non si può lasciare all’improvvisazione, ai rinvii, ai provvedimenti- tampone. Bene ha fatto il governatore Emiliano a porre l’accento sulla necessità di controlli con vigore e convinzione; bene, a loro volta, i sindacati, che attorno alla questione si sono ritrovati, con un coro unanime, a pretendere un intervento deciso da parte dello Stato, chiamando in causa anche il Presidente della Repubblica.

Basterà? Non lo so, ma la questione è prioritaria, non più derogabile, vitale nel senso letterale del termine, come lo è quella del risanamento ambientale della fabbrica, che è l’altra faccia della stessa medaglia, perché la sicurezza non contempla solo la solidità e l’affidabilità degli impianti, ma anche l’impatto che gli stessi hanno nell’ambiente circostante.

E’ questo l’aspetto che più di altri, in questo momento della travagliata storia del nostro stabilimento, preme con più forza, e su cui dovremmo tutti concentrare le nostre istanze. Dovrebbe essere questa la nostra conditio sine qua non per poterci dichiarare almeno parzialmente tranquilli rispetto alle sorti della nostra comunità, perché nella fabbrica ci sono i nostri giovani, i nostri parenti, i nostri amici.

Personalmente, ritengo che oltre agli interventi più urgenti, quelli che attengono un vigoroso giro di vite sulla sicurezza, si debba accelerare il passaggio alla cordata acquirente, al fine di assicurare alla fabbrica e ai suoi dipendenti una stabilità ed una ripresa – sotto tutti gli aspetti - che si traduca in sicurezza, continuità produttiva e occupazionale, ossigeno per il nostro indotto, ripresa sui mercati, che piaccia o no sono quelli che decidono le sorti di qualsiasi paese.
So che il percorso, in questo senso, è ancora in salita, soprattutto per le sacrosante rivendicazioni occupazionali, ma confido nel buon senso di quelle parti che stavano portando avanti una trattativa importante, affinché la possano riprendere.

Infine, pur tralasciando altri aspetti che in questo momento meriterebbero altro spazio, esprimo la solidarietà mia e di Confindustria Taranto al sindaco Melucci per l’aggressione di giovedì scorso: ho atteso che allo stesso arrivassero delle motivazioni e delle scuse plausibili, e non sono arrivate, anzi. Leggo post in cui si tende a giustificare quanto accaduto, e tutto ciò è grave, inammissibile, privo di qualsiasi senso. La città ha bisogno, pur nelle diverse opinioni, di trovarsi unita, anche a discutere ed infuriarsi. La violenza, sia essa verbale che fisica, divide e non risolve. Semmai, complica uno scenario già fin troppo complesso e faticoso, sulla cui soluzione tutti, nessuno escluso, dovremmo lavorare.

 

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Dich. del Segr. Gen.le Fim-Cisl Taranto Brindisi, Valerio D’Alò
«Sono anni e anni che sentiamo parlare di alternative all’acciaio a Taranto e nel frattempo la disoccupazione in provincia è giunta a livelli significativi». Così il segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi, a margine dell’incontro con il Movimento 5 Stelle, tenutosi questa mattina presso la Cittadella delle Imprese a Taranto. Confronto con le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici ionici, quale “recupero” dell’incontro del 5 maggio scorso, non consumatosi per via della concomitante nascita del “Tavolo istituzionale per Taranto” costituito a Palazzo di Città.

Un appuntamento, quello odierno, scivolato via tra più ombre che luci sul futuro dell’Ilva.
«Cosa significa, “non pensiamo di chiuderla in un anno, ma neanche in 20-30 anni”, così si è espresso il consulente economico di Di Maio, Lorenzo Fioramonti, durante l’incontro di oggi. Da parte dei rappresentanti del M5S, come Fim Cisl – aggiunge D’Alò – avremmo gradito un preciso punto di vista sulla questione, anche in virtù delle contraddizioni emerse in questi giorni nel “contratto di governo” tra lo stesso M5S e la Lega. I Cinque Stelle ci sono sembrati generici, approssimati e non sono entrati nel merito. Non ci hanno saputo dare dettagli ne’ sulla chiusura progressiva degli impianti di Taranto, da loro richiamata, ne’ sulla riconversione».
Ombre anche sui passaggi già consumati e diventati esecutivi. «Abbiamo chiesto, anche, quale fosse la posizione del M5S rispetto ad altri aspetti già stabiliti, ossia la presenza di un gruppo – Am Investco – che si è aggiudicato, tramite una gara europea, l’Ilva e che c’è una scadenza fissata al 30 giugno a cui bisognerà dare una risposta. E su questo che non siamo riusciti ad avere risposte. In ultimo – conclude Valerio D’Alò - abbiamo invitato il Movimento a partecipare all’interno del “Tavolo istituzionale per Taranto”, già dal prossimo incontro, per confrontarsi in modo democratico sulla vertenza».

 

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Editore, Direttore responsabile, Caporedattore e Redazione tutta de “L’Eco di Bergamo”,

riteniamo l’articolo da voi titolato “Se chiude l’Ilva paghiamo tutti”, pubblicato in data 19 maggio 2018, offensivo per l’intera comunità pugliese. Come tarantini, ancor più profondamente e duramente censuriamo le vostre parole. Queste sono talmente sciagurate da non trovare la benché minima giustificazione.

Da anni la comunità tarantina paga un prezzo altissimo, insopportabile per quella produzione che, secondo voi, è di supporto anche all’economia del nord. Vi siete mai chiesti quanto costa, a noi tarantini, un chilo di acciaio? Non ci riferiamo ai costi della semplice produzione (a questo sapreste rispondere in un secondo, immaginiamo); vi chiediamo quanto costi in termini di distruzione. Quanto costa in vite umane? Quanto in malattie e spese sanitarie? Quanto in tumori in ogni parte del corpo, senza distinzione di sesso e età? Quanto in gravi patologie cardiovascolari? Quanto in quelle respiratorie? Quanto in viaggi della speranza, quasi sempre diventata disperazione? Quanto in casi di depressione? Quanto in casi di infertilità maschile e femminile? Quanto in bambini nati già malati, nati morti o mai nati? Quanto in offese alle tombe dei nostri morti, deturpate dall’infinita impronta del rosso-ruggine maledetto? Quanto in diritti negati, soprattutto ai bambini? Quanto in territorio offeso? Quanto in giovani che partono per colpa di un’industria che crea disoccupazione? Quanto in agricoltura e allevamento negati? Quanto in mare violentato? Quanto in inquinamento che toglie il respiro? Quanto in futuro negato ad un’intera provincia di questa nazione? Quanto in sfregi alla bellezza e alla Storia? Quanto costa in tradimenti della Costituzione della Repubblica italiana? Voi, invece, vi preoccupate delle ricadute economiche sull’Italia del nord. Le nostre carni malate e i nostri morti vengono sacrificati per garantirvi uno sviluppo sicuro e senza danni; falsamente auspicate artificiose soluzioni per conciliare il lavoro con la salute di una città (tipo la copertura dei parchi di minerali che copre quello che si vede, ma lascia agire tutto quello che non si vede, a cominciare dalle emissioni di diossina o il piombo entrato nel sangue dei nostri bambini, giusto per fare un paio di esempi). Vogliamo ricordarvi che l’area a caldo di Genova venne chiusa perché procurava morti e malattie ad operai e cittadini. Quella stessa area di produzione venne trasferita a Taranto e fu, per le stesse ragioni, l’oggetto che mosse la Magistratura tarantina ad ordinarne il sequestro senza facoltà d’uso. Voi dichiarate discutibile l’intervento dei giudici; i governi italiani lo hanno calpestato con ben dodici decreti legge, prevedendo, tra le altre cose, l’immunità penale per i commissari e anche per i futuri acquirenti. Cose da quarto mondo!

Impianti talmente vetusti da cadere a pezzi non potranno mai garantire (e già da decenni non garantiscono) sicurezza e salute sia per quei 14.000 dipendenti che richiamate nell’articolo, sia agli abitanti di un’intera provincia, senza parlare di quelli delle province limitrofe. E nessun riferimento alle percentuali di malattie e morte per danni riconducibili all’inquinamento industriale che riguardano il territorio tarantino.

Dal vostro articolo, però, ricaviamo una conferma alle certezze che già nutrivamo. Siete talmente aridi da calpestare il sacrificio di esseri umani, vostri connazionali fino a prova contraria, per continuare ad essere assistiti. Perché la verità è che avete sempre condannato il sud per quella parte d’Italia propensa all’assistenzialismo. In realtà, dopo aver depredato in maniera vergognosa il sud, ancora oggi chiedete sacrifici, non importa di quali entità, a noi per continuare ad essere assistiti a nostre spese.

La nostra principale occupazione è piangere i nostri morti, seppellirli e ricordarli attraverso fotografie su marmi offesi dal rosso del minerale di ferro; per questo, noi paghiamo, non veniamo pagati. I più fortunati tra noi riescono a vedere i propri figli lasciare questa città in cerca di lavoro. Quello che voi chiamate maxi stabilimento affacciato sul Golfo, noi lo chiamiamo enorme palla d’acciaio al piede per il nostro futuro.

Siete inseriti, a buon diritto, in quella Repubblica italiana, vergogna dell’Europa, che legifera in continuazione per difendere la produzione mortale e seppellire i diritti fondamentali garantiti dalla Carta costituzionale.

Questa lettera verrà inviata a tutti gli organi di stampa inseriti nei nostri contatti, ai quali chiederemo di stigmatizzare, dissociandosi, le parole del vostro articolo, in barba al sentimento corporativistico che unisce tra loro gli organi di informazione.

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“Destano sconcerto le dichiarazioni rilasciate dal Movimento 5stelle, attraverso Lorenzo Fieramonti a Taranto, che confermano la volontà di avviare la chiusura dello stabilimento Ilva. Colpisce l’impreparazione e l’improvvisazione con cui i grillini si sono presentati ai sindacati che, al termine dell’incontro, sono unanimi nel dichiarare la totale mancanza di risposte a tutti i loro interrogativi. Sono anni che i 5stelle a Taranto predicano lo slogan della chiusura dell’acciaieria ed oggi scopriamo che sono completamente sprovvisti di un piano di deindustrializzazione che dica con quali modi, con quali risorse e in quali tempi avviarla”. 

Lo dichiara Francesca Franzoso consigliere regionale di Forza italia.
“Per tante domande inevase, prosegue Franzoso, oggi l'unica conferma è che i cinque stelle di fronte alla più grande vertenza occupazionale del Mezzogiorno, si dimostra un movimento di dilettanti allo sbaraglio. Gioca col destino di migliaia di lavoratori in angoscia, parla di condivisione e alternative industriale senza avere una visione di futuro concreta e rischia di far saltare il più grande piano di investimento ambientale che Taranto abbia mai avuto. Spero che la città sappia non essere da meno rispetto a Genova dove, intanto, Fim Cisl preannuncia battaglia in piazza, consapevole che la parola "riconversione", già pronunciata nel capoluogo ligure nel 2005 , porto’ alla chiusura dell'altoforno e alla perdita di oltre 1.200 posti di lavoro”.

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Programmare un futuro pr l'Università di Taranto (ovviamente non un'appendice di Bari)

Permettetemi di consigliare ai nostri illustri politici che se andasse per il verso giusto questo progetto dove porterebbe l'immagine nel mondo, sia l'aeroporto di Taranto Grottaglie, sia di Taranto e della sua provincia con tutte le sue attrattive naturali e archeologiche. Allora perché non iniziare a pensare d’infrastrutturare tutto ciò che può essere attrattivo e propositivo a Taranto e la sua provincia??? Inoltre, poiché siamo una realtà universitaria appendice dell'Università di Bari con alcune facoltà che si possono aggiungere ad altre considerando che le città/università che trattano questa realtà con diverse specialità nel settore aerospaziale e aeronautica sono: TORINO, MILANO, FORLÌ (BOLOGNA) PISA, ROMA E PADOVA che ha una triennale, dove insegnano Costruzioni 2, Macchine a Fluido e Aerodinamica 2, oltre l'estero, come ad esempio DELFT vicino a Rotterdam (Olanda). Allora mi viene spontaneo pensare e consigliare ai nostri menti illustri, che nell’Italia meridionale, non c'è una sede universitaria di questo tipo specialistico. Inoltre, all'istituto Righi di Taranto, se ricordo bene, c'è un corso d’indirizzo aeronautico. Allora vi propongo come presidente del Movimento TARANTO, DIRITTO DI VOLARE di riflettere su quest'argomento che vi propongo, in maniera tale che possiate fare già da subito, i passi necessari, per farsi che ci troviamo pronti dal 2020 in poi. Ricordando sempre ai nostri illustri rappresentanti che è possibile iniziare a camminare in piena autonomia per quanto concerne l'università autonoma della Magna Grecia (oppure Archita) in sede Taranto. Il porto avrà il suo Falanto come centro polivalente e l'aeroporto di Taranto Grottaglie avrà la sua Archita come sede universitaria. Da cittadino di Taranto e come presidente del Movimento TARANTO, DIRITTO DI VOLARE, cerchiamo di dare il nostro modestissimo contributo, affinché la nostra amatissima Taranto con la sua meravigliosa provincia decolli. Siete Voi che ci rappresentate in sedi regionali e parlamentare. Taranto 18 maggio 2018.

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