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Incredibile: la Cassazione bacchetta il Comune, ma loro fanno finta di nulla

Nell'Aprile del 2019, mentre il Sindaco di Grottaglie ci diceva che poteva aiutarci ma aveva le mani legate, si dimenticava di riferirci che proprio in quei giorni usciva la sentenza della Corte di Cassazione n. 11423 del 30.04.2019, che, nel rigettare il ricorso del Comune di Grottaglie per manifesta infondatezza (tra l'altro fatto promuovere proprio dall'attuale Sindaco) stabiliva in modo chiaro che le tabelle redatte dal Comune, e su cui lo stesso basa le proprie pretese IMU, non hanno alcun fondamento! Lo abbiamo scoperto solo ora, perché al Comune si sono guardati beni dal comunicarcela, e allora di seguito passiamo a parlarne.

Ma andiamo per ordine.
Su quali presupposti il Comune pretende il pagamento di un ‘IMU” così elevata sui terreni dei Comparti C, addirittura con tanta convinzione da confutare quelli dell’Agenzia e farle causa? Beh, è facile capirlo, lo afferma ancora il Comune nelle proprie difese giudiziarie redatte in questo anno: in base alle tabelle della delibera n. 224 dell’anno 2008.
Già, ma queste tabelle su quali accertamenti tecnici si fondano?
Per questa ragione abbiamo chiesto al Comune, nella nostra istanza di accesso agli atti, di darci la relazione tecnica su cui si fondano tali tabelle, e il Comune, col candore di un bambino che non ha fatto i compiti, così ci risponde: “in riferimento alla documentazione di cui al punto 8 della vs. nota del 04.03..2019 si precisa che a tutt’oggi presso l’Ufficio competente non è stato trovato alcunché. Si evidenzia che il responsabile di tale ufficio è in pensione dal 14.09.2017 e che sarà nostra cura trasmettere con immediatezza, se reperita, la documentazione mancante”. Naturalmente dopo non ci hanno inviato più nulla. La frase di per sé sarebbe comica se non avesse risvolti drammatici: un Comune sostiene che non ha più i documenti su cui si fondano i loro avvisi di accertamento perché il tecnico è andato in pensione!!!

Ma andiamo avanti. Ci siamo detti: probabilmente non ci sarà nessuna relazione tecnica, e leggendo la famosa delibera n. 224/2008 ci siamo resi conto che è così, perché questa delibera non fa altro che riportare esattamente i valori stabiliti dal Comune nell’anno 2002. Ed infatti nella stessa così si legge: “la determinazione di cui innanzi si è sostanziata in una mera conferma del valore delle diverse aree fabbricabili per come fissato nel 2002”.

Bene, è dunque evidente che tutto parte nel 2002! E questo è molto importante, perché proprio sui valori stabiliti nel 2002 che, nella citata sentenza di Aprile 2019, la Corte di Cassazione si esprime in termini tanto perentori contro il Comune da giungere addirittura ad irriderlo. Già, perché il Comune, sempre con patrocinio dell’Avv. Sannicandro, nel 2017 presentava ricorso in Cassazione verso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale, la quale, per l’ICI anni 2004 e 2005, aveva disconosciuto i valori della famosa tabella, ed in particolare il valore di € 100,70 a mq. preteso dal Comune. A supporto di tale famosa tabella il Comune riportava una vendita di un terreno limitrofo avvenuta a Novembre 2002 ( si tratta di quella famosa vendita su cui si fondano i valori stabiliti dal Comune nell’anno 2002). E sapete come è andata?! Che la Cassazione ha dichiarato addirittura inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza, arrivando finanche ad irridere il Comune per aver portato a supporto una compravendita che lo stesso Comune finisce per dichiarare di diversa tipologia. Ed infatti la Cassazione così si esprime: “Peraltro la decisività del rogito del 6 novembre 2002 risulta esclusa alla stessa stregua della perplessa prospettazione del Comune di Grottaglie, il quale (a dispetto della asserita analogia delle caratteristiche e condizioni del cespite di comparazione) finisce col riconoscere che quel terreno, a differenza delle aree oggetto della imposizione, era successibile di immediata utilizzazione edificatoria, essendo incluso nel piano particolareggiato, nel quale non sono, invece, compresi i suoli del contribuente".
Insomma della serie: dilettanti allo sbaraglio!

E ora andiamo a noi Signor Sindaco, Signori Amministratori e Signor Dirigente dell’Ufficio Tributi!
Sapete cosa significa tutto questo? Che voi state continuando a inviarci avvisi di accertamento in base a delle tabelle che la Cassazione ha dichiarato fondate sul nulla, tanto da irridervi e bacchettarvi.

E allora adesso come la mettiamo?! Cosa intendete fare? Dovreste deliberare nuovi valori, visto che quelli del 2008, che rimandano a quelli del 2002, non hanno nessun fondamento. Dovreste farlo, anzi avreste dovuto farlo già da quando è uscita la sentenza, cioè da Aprile 2019. E invece continuate a mandare avvisi di accertamento, continuate a difendervi in Commissione Tributaria proprio basandovi su quelle tabelle!

Cos'altro dobbiamo ancora contestarvi, quante altre incongruenze, inadempienze e iniquità dobbiamo rinfacciarvi, quante altre figuracce dovrete ancora collezionare davanti alla Suprema Corte e a noi cittadini, prima che il senso di pudore e responsabilità vi convinca a porre fine a questo scandalo?!

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Oggi venerdì 15 novembre 2019 alle ore 13.00 a Palazzo di Città a Taranto, si terrà un incontro sulla grave questione dell'Ilva tra una delegazione nazionale del Partito Democratico, il Sindaco di Taranto e i Sindacati.
La delegazione del PD, guidata dall'on. Maurizio Martina e costituita dalla Vice Segretaria regionale on. Elisa Mariano, dal Segretario provinciale avv. Giampiero Mancarelli, dal Segretario cittadino Vincenzo Di Gregorio e dai parlamentari Marco Lacarra e Ubaldo Pagano, prima di incontrare il Sindaco e i sindacati incontrerà i rappresentanti dei mezzi di informazione.

 

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Nel Mezzogiorno gli investimenti pubblici, pur seguendo il trend nazionale decrescente registratosi soprattutto nel periodo 2011-2014, hanno continuato a costituire uno dei principali strumenti di politica economica anticiclica, per fornire sostegno al reddito e all’occupazione delle regioni economicamente più fragili. Dal 2017 a oggi sembra essersi aperta una nuova fase in cui, accanto a rinnovati spazi di bilancio riservati alla spesa in conto capitale, vi è un tentativo di riprogrammazione e rilancio degli investimenti pubblici. Nonostante le storiche carenze infrastrutturali del Mezzogiorno, la quota della spesa nazionale per investimenti pubblici nel Mezzogiorno si attesta al di sotto del 30%, come certificano i dati 2017 dei Conti pubblici territoriali. Per questo motivo il nostro impegno, rilanciato nella Manovra all'esame del Parlamento, è quello di rendere finalmente effettiva la cosiddetta clausola dal 34%, riferita appunto alla necessità che questa percentuale di investimenti pubblici sia realmente destinata al Sud, rispecchiando la distribuzione proporzionale dei cittadini. Per noi è un atto dovuto in vista della perequazione infrastrutturale, operazione non più procrastinabile anche nell'interesse del Nord e del Paese intero.

È quanto ha detto oggi il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica e investimenti, Sen. Mario Turco, intervenendo al Forum Pa Sud a Napoli.

Il Sen. Mario Turco, ha proposto anche una modifica al codice degli appalti per favorire le imprese virtuose e scongiurare affidamenti a imprese in crisi di liquidità o in stato di insolvenza, ovvero introdurre tra i criteri di partecipazione ad una gara pubblica, avente ad oggetto la realizzazione di un’opera infrastrutturale, una certificazione attestante la sostenibilità economica dell’impresa, sottoscritta eventualmente da una Banca, dall’organo di controllo interno, oppure da un attestatore iscritto all’albo dei Dottori Commercialisti.

Tale modifica al codice degli appalti sarà proposta alle forze del Governo.

 

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Nella mattinata di oggi, nell'ambito degli incontri bilaterali tra Regione Puglia e la Russia, ho incontrato alcuni rappresentanti dell’Azienda di Stato russa Rosatom e dell'Università moscovita Sechenov.

Rosatom è l'azienda di Stato della Federazione Russa per l'energia atomica che opera anche in ambito medico per la diagnostica e la radioterapia nel trattamento delle malattie oncologiche.
Sechenov è la prima Università Statale Medica di Mosca.

Sono in fase di perfezionamento degli accordi che riguardano la sfera scientifico-commeciale. Tra le nostre due realtà, quella pugliese e quella russa, possono nascere buone collaborazioni nell’ambito della ricerca scientifica. La nostra regione si presta notevolmente come attrattore di investimenti esteri grazie alle buone basi culturali scientifiche, tecnologiche e innovative.

La futura collaborazione riguarderà la realizzazione di progetti congiunti di ricerca scientifica nel settore medico nucleare, ricerca oncologica e gestione ospedaliera;promozione della condivisione delle competenze con particolare attenzione agli studi clinici o e ai relativi requisiti normativi in medicina nucleare e oncologia; azioni di formazione del personale medico in medicina nucleare e oncologia; rafforzamento della formazione del personale medico e sessioni di istruzione per vari livelli; implementazione di iniziative di cooperazione congiunta nei settori dell'imprenditoria comune e progetti commerciali per le aziende della Regione Puglia (Italia) o Russia; promozione di scambi di docenti e ricercatori universitari; condivisione di contatti, competenze, informazioni, materiali di studio e relazioni scientifiche; supporto agli scambi di studenti di tutti i livelli di istruzione;organizzazione di conferenze, seminari, riunioni e altri eventi;pubblicazioni congiunte.

E’ stato raggiunto l’accordo tra la Rete Oncologica della Puglia, l’Aress, la Regione Puglia, Università di Sechenov, Rosatom Healthcare per istituire a Taranto il primo Centro di coordinamento dedicato alle TCar cell.

La terapia con cellule T CAR è un tipo rivoluzionario di trattamento del cancro del sangue che aiuta i globuli bianchi alterati di un paziente ad uccidere le cellule tumorali.

Già ad aprile prossimo si terrà, proprio nella città jonica, la prima conferenza italo-russa e una Summer school sul tema.

Si tratta di un importante risultato che pone Taranto alla ribalta mondiale dell’alta tecnologia medica che si tradurrà positivamente nella cura delle patologie oncologiche, per la qualificazione e specializzazione professionale.

Con l’Assessorato allo Sviluppo ci impegneremo per trasformare queste opportunità di collaborazione in occasioni di crescita e sviluppo per la Puglia.

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Questo pomeriggio alle 14.00 si è tenuto un incontro al MISE alla presenza del ministro Patuanelli richiesto da Confindustria Taranto e sostenuto da numerosi Sindaci della Provincia di Taranto, incontro nel quale, tra le altre cose, sono stati esposti i numeri della crisi delle imprese dell’indotto che rischiano già dal prossimo mese la possibilità di non  erogare i salari ad I propri dipendenti.

"Sono numeri drammatici - commenta il vice sindaco Castronovi presente all’incontro - i cui effetti si presenteranno alle nostre comunità in termini di disagio sociale già nei prossimi mesi. Nel mio intervento ho sottolineato al Ministro Patuanelli la vicinanza delle amministrazioni locali alle imprese e ai lavoratori dell'indotto Arcelor Mittal. È fondamentale che qualsiasi soluzione debba essere condivisa dal territorio sul quale pesa il disagio di qualunque sia l’epilogo della vicenda. Come già dichiarato dal Sindaco al Presidente del Consiglio Conte, siamo pronti a mettere a disposizione del Governo la progettualità sviluppata dalla nostra amministrazione per avviare da subito una concreta ipotesi di sviluppo complementare e/o alternativa della nostra città”.

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Giovedì, 14 Novembre 2019 18:01

Su crono-programma chiusura impianti ex ILVA

“A fronte del crono programma di spegnimento degli impianti comunicato dall’AD Morselli, non siamo più disposti a tollerare questo stillicidio che si abbatterà come uno tsunami sul mondo del lavoro a Taranto. Chiediamo che il Sindaco di Taranto e il Presidente della Provincia convochino con la massima urgenza il tavolo di crisi.”

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Domani la CGIL torna tra la gente a parlare di violenze e stereotipi che vanno sconfitti
Auditorium Spirito Santo (via Lago d’Averno, 8) 15 novembre 2019 – ore 17.30

Di genere si muore. Sono stati oltre 100 i femminicidi nel 2017 (ultimo aggiornamento Istat), un dato che genera allarmismo perché stabile negli anni, basti pensare che solo nei primi sei mesi del 2019 sono stati 27. A questi si sommano gli abusi, domestici e non. Alla sensibilizzazione su una tematica delicata e ancora troppo attuale, è dedicata la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne che si celebra domani 15 novembre a partire dalle 17.30, anche a Taranto con un dibattito e uno spettacolo teatrale che sarà ospitato all’interno dell’auditorium della Parrocchia Spirito Santo in via Lago d’Averno, 8 nella zona Taranto due.
E’ un appuntamento rivolto a tutti, a donne ma anche uomini. Un tentativo – spiega Eva Santoro, della segreteria provinciale della CGIL di Taranto – di sdoganare il tema della crudeltà, dell’odio, dell’ignoranza e del pregiudizio e portarlo a valore comune per tutta la comunità coinvolta.
Lo spettacolo portato in scena non a caso ha come protagonisti un uomo e una donna, che affrontano la questione di genere, le relazioni tra i sessi, il lavoro, le discriminazioni, le vite di donne esemplare ma anche di donne comuni, partendo da due punti di vista differenti.
Sul parlo di “L’ultima apra la porta”, Carlo Albè (in veste di attore, scrittore e regista dell’opera), Federica Ferro, attrice e cantante e Nicola Pastori, chitarrista e arrangiatore musicale dello spettacolo.
Il testo teatrale rilegge ed interpreta fatti di cronaca, come ad esempio la storia di Paola Clemente, bracciante pugliese morta sul lavoro, gli stereotipi di genere che quotidianamente si creano ed agiscono nei percorsi lavorativi (un colloquio di lavoro), la violenza contro le donne e il femminicidio, le vite di donne che hanno cambiato la storia, come Valentina Tereskhova e Ulrike Meinhof, senza dimenticare l’ironia provocata dalle relazioni interpersonali, spazi nei quali gli stereotipi di genere si formano, si insediano e, se si vuole, possono essere combattuti e sconfitti.
L’appuntamento è a ingresso gratuito e fino ad esaurimento posti. Inizio spettacolo alle ore 17.30 – 15 novembre – Auditorium Parrocchia Spirito Santo in via Lago d’Averno 8.

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Si tiene venerdì 15 e sabato 16 novembre (a partire da domani), presso la sala convegni ex Ospedale Vecchio, Padiglione SS Crocifisso DSM a Taranto, il corso-convegno di Uroncologia per medici chirurghi, farmacisti e infermieri delle province di Taranto e Brindisi.
È il primo evento che vede attivato il dipartimento oncologico Ionico - Salentino, in particolare il gruppo interdisciplinare e interaziendale di Patologia Uroncologica. “Il corso è mirato al confronto tra gli specialisti delle due Asl e i medici di medicina generale” – come sottolinea il dr. Giovanni Silvano, responsabile scientifico del convegno insieme al dr. Salvatore Pisconti – “con l’importante obiettivo di uniformare i percorsi diagnostico-terapeutici e contribuire all’affidamento del follow up del paziente, una volta stabilizzato, al medico di famiglia sul territorio”.

Il convegno si articola in quattro sessioni: “Il carcinoma della prostata” (15 novembre ore 9.45-15.30); “Le neoplasie del testicolo” (15 novembre ore 15.45-18.00); “ Il carcinoma della vescica” (16 novembre ore 8.30-11.00); “ Il carcinoma renale” (16 novembre ore 12.00-13.30). Ogni sessione affronta le principali patologie uro-oncologiche, partendo dalla diagnosi e stadiazione della neoplasia, trattando le diverse strategie terapeutiche e la loro integrazione.
L’aver concentrato lo spazio per la discussione al termine di ogni sessione, consentendo solo brevi e puntuali domande al termine di ciascun intervento, sottolinea l’unicum formativo della sessione. Quale migliore presentazione per un gruppo di lavoro che, con l’adozione di un approccio interdisciplinare al paziente ed una nuova metodologia operativa, favorisce il reciproco confronto e la collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti nella diagnosi e terapia di queste neoplasie. La condivisione e la comparazione delle rispettive esperienze di territorio e di disciplina, inoltre, porteranno ad un accrescimento culturale degli stessi relatori (prima ancora che dei partecipanti) e getteranno la basi per una collaborazione sempre più stretta.

Il corso, patrocinato dagli Ordini dei Medici di Taranto e Brindisi, gratuito ed accreditato con assegnazione di 10 crediti ECM, è rivolto a cento medici chirurghi (tutte le discipline), infermieri e farmacisti delle due province.

La scheda di iscrizione è scaricabile dal sito:
https://www.satacard.it/public/CURRICULUM/539curriculum.pdf

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Dal 15 al 17 novembre 2019 oltre 30 pugili proveniente dalla Puglia e Basilicata si contendono la qualificazione per le finali a Roma

Si tratta del più importante appuntamento regionale dell’anno di pugilato. Trenta pugili provenienti da Puglia e Basilicata, suddivisi in 10 categorie di peso, si sfideranno per aggiudicarsi il titolo regionale e poter accedere ai Campionati Italiani che si svolgeranno dal 10 al 18 dicembre a Roma.

La competizione, organizzata dall’A.S.D. NOS Antonaci Box in Team in collaborazione con il Team Cupri, si svolgerà all’interno del Palazzetto “Alessandro Marinelli” in via Don Minzoni. Si parte il 15 novembre con i quarti di finali. L’inizio delle serate è fissato alle ore 18:00.

La città di Grottaglie conferma la sua centralità nel panorama pugilistico pugliese. La presenza dei nostri campioni Federico Antonaci e Simone Carlucci riempe d’orgoglio la nostra comunità con l’augurio che gli stessi riescano a centrare il titolo di campione italiano. Il primo di una lunga serie di eventi, un’escalation che passa per i campionati italiani del 2020 fino a concludersi con gli eventi pugilistici relativi ai Giochi del Mediterraneo. Grottaglie ancora una volta protagonista dello sport regionale, italiano ed europeo.

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Documento delle aziende dell’indotto Arcelor Mittal Italia  Stabilimento di Taranto -Taranto, consegnato al Ministro dello Sviluppo Economico Sen. Stefano Patuanelli, da sottoporre all'attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministro  Giuseppe Conte

ARCELOR MITTAL ITALIA STA LASCIANDO LO STABILIMENTO DI TARANTO SENZA AVER PAGATO LE AZIENDE DELL’INDOTTO 50 MILIONI DI EURO GRAVANO TUTTI SULLE SPALLE DI SEIMILA PERSONE: IMPRENDITORI, LAVORATORI E FAMIGLIE VOGLIAMO CHE I NOSTRI CREDITI  SIANO CORRISPOSTI AL PIU’ PRESTO NON SIAMO NELLE CONDIZIONI DI GARANTIRE IL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI DEI NOSTRI DIPENDENTI

 

Egregio Ministro,

 

A Taranto la complessa vicenda Arcelor Mittal, con tutti gli aspetti che lei sicuramente già conosce, rischia di aggravarsi ulteriormente e irrimediabilmente a meno di interventi celeri che possano salvaguardare, in extremis, la continuità della fabbrica, dell’occupazione e del futuro di un’intera comunità nonché di pezzi importanti dell’economia del Paese.
Un immenso e complesso sistema fatto di donne, uomini, imprese.
Oggi come Confindustria siamo qui a Roma per rappresentare una parte fondamentale di quel sistema, che è quello delle aziende dell’indotto di Taranto e della sua provincia, area in cui ricadono la gran parte delle imprese fornitrici.
Il rischio tangibile che si prospetta per queste aziende, da quando Ami ha comunicato il proprio disimpegno rispetto alla gestione dello stabilimento ex Ilva, è quello di non vedere corrisposti i crediti relativi alle commesse correnti. Crediti che, fra quelli già scaduti ed altri di imminente scadenza, ammontano a più di 50 milioni di euro, la cui mancata corresponsione ricade direttamente su una forza-lavoro di seimila dipendenti, ai quali le imprese non potranno più garantire il pagamento degli stipendi.

L’AZIENDA HA LASCIATO LO STABILIMENTO PROMETTENDO LA CORRESPONSIONE DEGLI STIPENDI AI DIPENDENTI DIRETTI.
NEANCHE UN ACCENNO E’ STATO FATTO CIRCA LE IMPRESE DELL’INDOTTO, CHE DA ANNI ASSICURANO I LORO SERVIZI PER LA CONTUINUITA’ PRODUTTIVA DELLA FABBRICA.
ORA LA MISURA E’ COLMA.
A PARTIRE DAL 5 DICEMBRE PROSSIMO, SI DOVRA’ EVITARE CHE IL DISIMPEGNO DI AMI VENGA ESERCITATO ATTRAVERSO UNA ENNESIMA PROCEDURA CONCORSUALE NELLA QUALE I CREDITI DELLE NOSTRE IMPRESE ANDREBBERO ANCORA UNA VOLTA PERSI NEI MEANDRI DI UNA GESTIONE GIUDIZIARIA CHE NON POSSIAMO PERMETTERCI, COSI’ COME GIA’ ACCADUTO NEL 2015.

Mi corre l’obbligo di ricordarle che si tratta delle stesse realtà imprenditoriali che nel periodo compreso fra il 2014 e il 2015, in concomitanza con il passaggio fra Ilva e Ilva in AS, hanno già sacrificato ben 150 milioni di euro. A tanto ammontano infatti i crediti pregressi che purtroppo ancora gravano sui bilanci di queste aziende, oramai rientrati nello stato passivo (e parliamo del solo indotto di Taranto e provincia): risorse sottratte a stipendi, a innovazione, a investimenti, e che in qualche caso hanno determinato anche forti ridimensionamenti aziendali.
Oggi, ci ritroviamo di fronte ad una situazione che, pur nelle evidenti differenze, rischia di ripercuotersi ancora una volta sui destini di queste aziende, già fiaccate da anni di sacrifici, e che stavolta non reggerebbero più all’onda d’urto di una nuova voragine finanziaria.

Quello che Confindustria Taranto, che oggi rappresenta queste aziende, richiede al Suo Ministero e all’intero Governo, (avendo peraltro già rappresentato in parte tali istanze a Palazzo Chigi, al tavolo convocato la settimana scorsa dal Premier Conte), è riassunto nei seguenti punti:

● In primis, come già detto, la garanzia di corresponsione di tutti i crediti finora maturati (oltre 50 milioni di euro documentabili) a seguito del rapporto intercorso con Arcelor Mittal Italia per i servizi/ forniture assicurati per lo stabilimento di Taranto;

● la continuità della fabbrica, pur con le eventuali rimodulazioni – al momento più che ipotizzabili – determinate sia dalle congiunture nazionali e internazionali (la guerra dei dazi, la sovracapacità produttiva di acciaio) sia da quelle locali (la soppressione dello scudo penale, la situazione dell’Afo2, la revisione Aia e la complessiva insostenibilità economica dello stabilimento);

● l’avvio di tutte le iniziative utili a garantire le necessarie tutele normative in favore delle aziende operanti nell’indotto di Taranto, con particolare riferimento alla predisposizione di appositi ammortizzatori sociali, tra cui l’integrazione salariale per crisi aziendale a favore delle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa (ex art. 44, co. 11 bis, D.Lgs. n. 148/15 ); quindi, un eventuale rifinanziamento della legge succitata; la riproposizione della misura a favore delle pmi dell’indotto relativa alla sospensione dei termini di pagamento di tasse e contributi (misura già adottata con la vertenza del 2015);

● l’estensione anche alle imprese dell’indotto dell’impegno già assunto da alcuni istituti di credito – su sollecitazione dell’Abi- a sospendere le rate dei mutui dei prestiti personali di tutti i dipendenti, nonché a mettere in atto misure specifiche per il finanziamento delle imprese fornitrici del centro siderurgico.


E fin qui le nostre istanze. Rispetto alla situazione complessiva della vicenda, Confindustria ha sempre ribadito la sua netta contrarietà alla fermata dello stabilimento e continua a sostenerne fortemente le ragioni, continuando a mantenere salda la convinzione di una coesistenza possibile – come accade in altri siti esteri – fra ambiente e lavoro.
Pur nel rispetto delle diverse opinioni, riteniamo infatti che la chiusura, invocata erroneamente e superficialmente come se fosse la risoluzione di tutti i mali, non farebbe che aggiungere povertà ad un territorio già dilaniato da una crisi visibile a tutti, e che coinvolge tutti i settori. Alla desertificazione industriale si aggiungerebbe infatti l’amara constatazione di un territorio lasciato a se stesso, perché sappiamo perfettamente come il risanamento ambientale della fabbrica continui ad essere strettamente connesso alla prosecuzione dell’attività.

UNA FABBRICA CHIUSA NON E’ UNA FABBRICA CHE RISOLVE I PROBLEMI AMBIENTALI, BENSI’ UNA FABBRICA CHE AGGIUNGE AI PROBLEMI DELL’INQUINAMENTO QUELLI SOCIALI E OCCUPAZIONALI.

Continuiamo ad avere sotto gli occhi, in questo senso, il caso Bagnoli, reale, drammatico ed emblematico. E Bagnoli, con i suoi 1milione200mila mq, non era Taranto, che si estende per 15 milioni di metri quadrati, più del doppio della stessa città, sviluppa al suo interno 118 miglia di nastri trasportatori, 50 chilometri di strade e 200 chilometri di ferrovia.

Le analisi Svimez forniscono un quadro, se possibile, ancora più esaustivo: una chiusura dello stabilimento porterebbe ad un impatto annuo sul PIL nazionale stimato, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti, in 3,5 miliardi di euro, di cui 2,6 miliardi al Sud (in Puglia) e i restanti 0,9 miliardi nel Centro-Nord, pari allo 0,2% del PIL italiano. Se consideriamo l’impatto sul Pil del Mezzogiorno si sale allo 0,7%.
Un impatto negativo si avrebbe soprattutto sulle esportazioni (-2,2 mld) ma anche sui consumi delle famiglie (-1,4 mld), considerando il significativo impatto del venir meno degli stipendi degli addetti dello stabilimento, dell’indotto diretto e degli effetti occupazionali del rallentamento dell’economia.

Se è vero – come è vero – che il Governo considera lo stabilimento jonico una risorsa irrinunciabile dell’economia italiana, dovrà accelerare i tempi di intervento al fine di scongiurare un altro rischio incombente, che è lo spegnimento degli impianti, anticamera di una chiusura irreversibile.

E’ pertanto urgente, egregio Ministro, adottare al più presto ogni possibile soluzione che metta in sicurezza la fabbrica e ne assicuri la continuità, produttiva ed occupazionale.

 La ringraziamo per quanto potrà, in questa ed in altre sedi, assicurare rispetto alle nostre istanze.

 

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