Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Domenica, 24 Novembre 2019

Il 25 novembre 2019, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, sarà ancora occasione per riflettere sulla loro situazione attuale, sempre più connotata da desiderio di protagonismo e di autodeterminazione ma anche dal contestuale obiettivo della difesa di conquiste e diritti civili sottoposti agli attacchi di una regressione culturale e politica generalizzata.

L’impegno di tutti sarà quello di favorire sempre più, processi di emancipazione, forti del convincimento che non possano esserci ulteriori processi di liberazione delle donne senza che sia implementata quotidianamente, una trasformazione anche degli attuali rapporti uomo/donna.
E dovrà essere il sistema-Paese, a tutti i livelli, a svolgere ruolo determinante, assumendo decisioni e condividendo progetti di sostegno sociale e finanziario alla presa di coscienza dei diritti civili e costituzionali ed alle conseguenti buone pratiche da mettere in campo, mediante il dialogo, la contrattazione e la corresponsabilità sociale.
La Cisl, quest’anno, con lo slogan “Tolleranza zero alle molestie e alla violenza sul lavoro” chiama la comunità a riflettere sul drammatico fenomeno della violenza contro le donne in tutte le sue espressioni, in linea con i principi ed i contenuti nella nuova Convenzione e Raccomandazione ILO (International Labour Organization) in materia, che tutto il sindacato internazionale ha sostenuto e promosso e che ora chiede alla politica di ratificare al più presto.
Dal femminicidio alla tratta e allo sfruttamento sessuale, dagli stereotipi di ordine culturale alla violenza e alle molestie nei luoghi di lavoro, la strada da percorrere è ancora lunga ma è una strada che stiamo attraversando con convinzione e dedizione ottenendo risultati positivi in termini di sensibilizzazione, orientamento dell’azione istituzionale, ascolto e presa in carico delle vittime che riconoscono nel sindacato e nella rete di sportelli che lo stesso sta strutturando su tutto il territorio nazionale una possibile via d’uscita dal buio della violenza.
Dati implacabili, infatti, evidenziati da Agenzie di ricerca, dicono sempre più di donne uccise, nella maggior parte dei casi purtroppo in famiglia (Eures).
Negli ultimi cinque anni il numero di donne che hanno subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale ammonta a 2 milioni 435 mila, l’11,3% delle donne dai 16 ai 70 anni. (Istat)
Quelle che hanno subìto violenza fisica sono 1 milione 517 mila (il 7%), le vittime della violenza sessuale sono 1 milione 369 mila (il 6,4%); le donne che hanno subìto stupri o tentati stupri sono 246 mila, (1,2%).
La violenza nelle relazioni di coppia, sempre negli ultimi cinque anni, ha riguardato il 4,9% delle donne (1 milione 19 mila), in particolare il 3% (496 mila) delle donne attualmente con un partner e il 5% (538 mila) delle donne con un ex partner. Considerando solo le donne che hanno interrotto una relazione di coppia negli ultimi 5 anni, la violenza subìta sale al 12,5%.

Oggi, nella democratica Italia, la persistenza di maltrattamenti, aggressioni, sfruttamento, molestie sul lavoro, femminicidi, caporalato, stalking ovvero comportamenti persecutori, minacce, pedinamenti, attenzioni indesiderate ecc. lungi dal doversi considerare fatti privati, può e deve essere intesa come occasione per una più approfondita presa di coscienza sia personale che sociale, a sostegno di vittime da rinfrancare dalla paura assicurando loro protezione, assistenza e reinserimento sociale.
La violenza contro le donne, ancora nel terzo millennio, porta a parlare, dunque, di un problema esteso in tutto il Paese, testimoniato anche dalle cronache che, al contempo, avvalorano la generalizzata consapevolezza che esso certifichi solo in minima parte quel genere di violenza che è quotidiana e più diffusa di quanto non si creda.
Se ne esce mantenendo i riflettori sempre accesi sui fenomeni richiamati, favorendo occasioni di incontro e confronto in luoghi professionalmente specializzati e socialmente certificati, diffondendo la cultura della prevenzione, del rispetto delle donne in quanto persone ed individuando percorsi sociali di aiuto alle potenziali vittime, di cui anche gli stessi uomini devono farsi carico.
Ancora oggi, ad esempio, conciliare il lavoro con la cura dei figli piccoli è un problema per più di un terzo di genitori italiani occupati che creano una famiglia e, a fronte di ciò, l’interruzione lavorativa per chi è occupato o, addirittura, il mancato inserimento nel mondo del lavoro, per motivi legati alla cura dei figli riguarda quasi esclusivamente le donne.
Taranto e Brindisi, emblema di città del Mezzogiorno sono ancora realtà territoriali in cui le donne incontrano ostacoli ed insidie con l’aggravante che né l’appropriatezza del welfare, né il sistema socio-sanitario, né investimenti pubblici specifici che spesso sono più bilancio di cassa anziché di competenza, possono essere considerati supporti credibili di un’azione mirata al loro compiuto affrancamento.
E sono le lavoratrici del Mezzogiorno, dove una donna su cinque deve scegliere tra figli e lavoro, quelle che ricorrono meno ai servizi sia pubblici che privati (asili nido, ludoteche, baby-sitter ecc., o perché inesistenti, o costano troppo o perché i posti risultano esauriti e, dunque, beneficiano di solidarietà familiari (nonni) o amicali.
Rimane indispensabile il ruolo educativo della scuola, di tutte le agenzie formative laiche e religiose, dell’ambito familiare, dell’associazionismo sia laico che religioso, del mondo della comunicazione, insieme con politiche sociali improntate all’ascolto e all’accoglienza, per consentire a quante siano vittime della violenza di genere di guardare al proprio futuro con la speranza di chi scommette di nuovo sulla propria felicità, senza più vincoli violenti.

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Abbiamo scritto, nei giorni scorsi, ai presidenti dei seguenti Ordini e Collegi della provincia di Taranto: Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Ordine degli Avvocati. Ordine dei Chimici, Ordine dei Consulenti del Lavoro, Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori forestali, Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Ordine dei Farmacisti, Ordine dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, Ordine dei Medici Veterinari, Collegio degli Agrotecnici, Collegio dei Geometri e Geometri laureati, Collegio dei Periti agrari e dei Periti agrari laureati, Collegio dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati. E al presidente dell’Ordine regionale dei Geologi.

“Carissimi colleghi Presidenti – comincia così la missiva a firma di Giovanni Patronelli, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Taranto - il Consiglio che mi onoro di presiedere ha ritenuto di dedicare, lo scorso 19 novembre 2019, una seduta monotematica alle vicende della nostra città e alle ricadute su tutto il territorio provinciale e non”.

Ci riferiamo, naturalmente, alla grave crisi Mittal e a tutti gli aspetti connessi, congiunturali e storici, che questa delicata e fondamentale vicenda contempla.

“Più volte, come tutti voi sapete meglio di me – scrive Patronelli ai presidenti degli Ordini che abbiamo ritenuto doveroso coinvolgere - abbiamo lamentato, anche in maniera ufficiale, lo scarso, praticamente nullo, coinvolgimento delle nostre competenze professionali ai vari tavoli tecnici (ma senza tecnici effettivamente seduti) che nel tempo si sono susseguiti e che avrebbero dovuto affrontare le varie emergenze che hanno interessato il territorio di nostra competenza”.

Insomma, gli Ingegneri ionici pensano sia giunto il momento di riunire la COMPETENZA.

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Si terrà domani, lunedì 25 novembre 2019,alle ore 17,30, presso il Salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto,al primo piano di via Anfiteatro 4, l'assemblea pubblica,alla quale parteciperò, organizzata dalla Federazione di Articolo Uno Taranto ed il Gruppo Consiliare LEU/I Progressisti (Regione Puglia), sulla vicenda dello stabilimento siderurgico jonico ex Ilva.

L’assemblea vedrà la partecipazione dell’on. Arturo Scotto, della Direzione Nazionale di Articolo Uno, impegnato assieme a tutta la forza politica nazionale per contribuire a risolvere questa annosa sfida che riveste una grande importanza per gli aspetti che riguardano la salute pubblica, l’ambiente, il lavoro. All’assemblea, aperta a tutta la cittadinanza, parteciperanno: Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, Biagio Prisciano , segretario Fim Brindisi e Taranto, Franco Rizzo, segretario USB Taranto, Giuseppe Romano, segretario Fiom CGIL Taranto.

Introdurrà i lavori Aurelio Marangella, coordinatore della Segreteria provinciale di Articolo Uno Taranto. Concluderà l'onorevole Arturo Scotto.

 

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Il 21 novembre, come ogni anno, si è festeggiata la Giornata Nazionale dell’Albero che rappresenta un’occasione preziosa per porre l’accento sul ruolo del patrimonio arboreo e boschivo nel contrasto ai cambiamenti climatici, troppo spesso dimenticato o dato per scontato. Ma anche sulla tutela del paesaggio, della biodiversità e sull’albero come elemento fondamentale per la vita e lo sviluppo umano.
La giornata nazionale, ricorda anche il rapporto che lega, da sempre, l’uomo all’albero, l’attività di cura delle foreste, un mutuo accordo che ha permesso, in passato, di costruire un equilibrio sostenibile tra la foresta, le sue risorse e l’uomo.
Gli alberi sono la nostra principale fonte d’ossigeno, e pertanto richiedono più cura ed attenzione.
Sin dalle scuole elementari abbiamo saputo ciò, che trattengono anidride carbonica ed espellono l’ossigeno che poi respiriamo. Sono importanti perché danno ossigeno, danno riparo e ombra per gli animali, forniscono cibo e materia prima.
Si dice che le cose vecchie perdono la loro utilità, ma questa regola non vale per gli alberi. Più vecchio è l’albero, maggiore è la quantità di anidride carbonica che è in grado di assorbire.
C’è poi il discorso, tragicamente attuale, di questi giorni di pioggia, del dissesto idrogeologico.
Gli alberi vecchi rimangono utili all’uomo e a tutte le specie viventi, anche per un altro motivo, specie in montagna o in zone collinari, servono per contenere i rischi idrogeologici: quando piove forte, l'acqua penetra nel terreno e alla lunga porta all'instabilità dello stesso, generando smottamenti, alluvioni o frane.
La presenza di un albero grande assicura stabilità e aderenza del suolo grazie alle presenza di fitte e intricate radici, e riesce ad evitare/contenere fenomeni simili.
Il disboscamento selvaggio contribisce in maniera determinante a sconvolgere l’equilibrio idrogeologico di un territorio.
Secondo l’ISPRA circa il 70 % dei comuni italiani sono in aree classificate a potenziale rischio idrogeologico, con in testa Calabria, Umbria e Valle d’Aosta, ma tutto il territorio nazionale è interessato dal fenomeno.
Ma poi c’è un altro aspetto importante che riguarda l’albero. Gli alberi maestosi e gentili, nutrono oltre che il nostro corpo, il nostro spirito, “…perché siamo come alberi, apparentemente cedevoli al vento, tendiamo i rami verso l’eternità” (F.Kafka).
Nella storia gli alberi hanno anche assunto forme simboliche, passando dall’essere venerati come dei, o come loro manifestazioni, all’essere considerati la rappresentazione della saggezza. L’albero ad esempio era sacro ai Druidi, sacerdoti dei Celti, depositari di sapienza, conoscenza e saggezza. Plinio scrive che il termine Druido, deriva dalla parola greca drus, che significa quercia. L'opinione più comune è che la parola derivi dall'unione di due parole celtiche: "duir", che vuol dire quercia, e "vir", una parola che significa "saggezza" .
L’albero è un ascoltatore silenzioso, fermo e sempre immobile nell’osservare la natura che muta. Da esso molti poeti trassero e traggono ispirazione, perché è capace di far riflettere. L’albero è una delle risorse più preziose della Terra. Rappresenta una delle piccole meraviglie della natura. Il loro significato supera anche quello filosofico e tocca l’importanza storica, potendo vivere per molti più anni dell’uomo. E mentre il mondo muta attorno a loro, loro invece sono ancora lì, fermi ad osservare il cambiamento.
Il suo significato comprende tutto della nostra vita, non escludendo nulla, passando dalla filosofia alla natura, alla storia, fino alla cultura.
Per l’occasione abbiamo sentito Roberta Arduini di Pesaro, del quartetto Oasi, autrice dei testi e ideatrice dello spettacolo di parole e musica, “Echi Antichi nella Voce di Madre Terra”, reading musicale per la valorizzazione del territorio e della Vita tutta dell’intero pianeta Terra https://www.youtube.com/watch?v=uvfgDqltPLU .
“Se riflettiamo su ciò che gli alberi possono insegnarci per vivere meglio, scopriamo le loro qualità. Oltre alla saggezza, la resilienza ancorandosi con le radici alla Terra, la gratitudine non chiedendo nulla in cambio, la pazienza crescendo lentamente, l’umiltà nascendo da un piccolo seme, il coraggio e l’importanza della lotta per affrontare la vita essendo ogni giorno per molti anni esposti a numerose avversità, senza la possibilità di spostarsi dal luogo in cui si trovano” queste sono le sue parole.

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Domenica, 24 Novembre 2019 11:07

FATE CRESCERE LE IDEE!

L'invito a tutti è stato lanciato nell'evento culturale svoltosi presso il Salone della Provincia di Taranto. La sensazione è che qui occorra uscire da un brutto periodo di oscurantismo per tornare al fermento intellettuale di pochi decenni fa, per rinascere a nuova vita. Non è vero che la cultura non dia da mangiare. Questo ed altri assunti escono prepotentemente dai qualificati interventi durante la conferenza per la presentazione del libro "Martina Franca" del compianto scrittore e storico dell'arte Cesare Brandi, curatore Aldo Perrone. Prefazione di Vittorio Sgarbi. Interventi di Annamaria Montinaro, presidente associazione Presidi del libro, Nunzia Convertini, vicesindaco di Martina Franca, Paolo Marzano, critico d'arte, Sabrina Pontrelli, consigliere provinciale, Maddalena Orlando, moderatrice, e lo stesso scrittore e storico Aldo Perrone. (Foto e video intervista di Cinzia Amorosino)

 

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Domenica, 24 Novembre 2019 10:19

La guerra dei mondi

Bari: Sequestrati dalla Polizia Municipale tre chilogrammi di orecchiette in un ristorante del centro.

Qualche giorno fa parlando con una amica ebbi a sapere che la Polizia Municipale di Bari, durante un controllo di routine, aveva sequestrato nel ristorante di sua proprietà tre chilogrammi di orecchiette fatte in casa a Bari vecchia, in quanto prive di tracciabilità.
Appreso l'accaduto mi sono dispiaciuto per le orecchiette, ma la questione è finita lì in quanto non l'ho reputata importante, e invece mi sbagliavo, perchè ieri aprendo facebook, ho trovato sulla bacheca di vari amici, articoli giornalistici di importanti testate, quali tra le altre Repubblica, che davano grande spazio alla vicenda. Qualcuno addirittura invocava uno scudo penale per le orecchiette di Bari vecchia.
In effetti, a ben vedere, la vicenda è di quelle che fanno scalpore, quanto meno in Italia, dove da un lato viviamo di turismo ed enogastronomia e dall'altro si consuma quotidianamente una guerra tra due mondi: quello della strada e quello della legge.
“Giustamente”, appresa la notizia, le signore di Bari Vecchia sono andate sul piede di guerra minacciando uno sciopero, in quanto sono ben consce di essere una importante vetrina per la città rispetto a centinaia di migliaia di turisti, crocieristi e baresi che quotidianamente passano dai vicoli del centro storico e comprano le orecchiette appena fatte, che costituiscono il fiore all'occhiello della tradizione culinaria pugliese.
Foto delle signore intente all'opera hanno catturato volti importanti della politica italiana come la ex presidente del senato o la attuale sindaca di Roma, per non parlare di personaggi dello spettacolo come Claudio Baglioni e Osvaldo Bevilacqua, o giudici romani, che a detta delle produttrici di orecchiette, hanno acquistato e gradito il frutto del loro lavoro.
Ricontattata la proprietaria del ristorante, ho chiesto se fosse stata lei a passare la notizia ai giornali ed è emerso che così non è stato. Evidentemente la notizia è trapelata dal Corpo della Polizia Municipale di Bari, in quanto notizia ghiotta, al pari delle orecchiette sequestrate.
Contrariamente a quanto mi aspettavo, la proprietaria del locale si è dichiarata dispiaciuta per l'accaduto e ferma nel proposito di evitare che simili violazioni della normativa sulla tracciabilità dei prodotti alimentari si ripetano nel proprio locale.
Se da un lato la normativa sulla tracciabilità è stata violata, dall'altro le signore di Bari vecchia controbattono testualmente: “ che cosa dobbiamo tracciare, se le orecchiette le facciamo davanti ai clienti?”
Chi scrive auspica pertanto che il Dlgs 145/2017 sulla tracciabilità dei prodotti alimentari possa essere modificando prevedendo una deroga nelle ipotesi in cui l'alimento venga prodotto davanti agli occhi dell'acquirente, più che una certificazione, diremmo una testimonianza oculare da tradurre in autocertificazione sulla provenienza.
Non si vede in quale altro modo poter intervenire sulla materia, che vede da un lato il mondo della strada e della tradizione fermo nel proposito di non sottoporsi a nessuna regola sanitaria e fiscale, e dall'altro il mondo della società civile che alle orecchiette di Bari vecchia proprio non può rinunciare.
Da questa tragicomica vicenda all'italiana rimangono solo due certezze: la prima è che vi avviserò in anteprima sugli eventuali sviluppi della vicenda; la seconda è che mi farò nominare custode dei beni sequestrati, ma non dispiacetevi se in merito a questo secondo punto, non ne farò parola alcuna, perchè così come si stanno mettendo le cose, le orecchiette di Bari vecchia sono da considerare un piacere da concedersi in privato al riparo da occhi indiscreti.
Già mi vedo oneste massaie e rispettabili madri di famiglia, con il volto celato da grandi occhiali da sole, fare strani movimenti all'ombra dei bassi, in un commercio di orecchiette che rischiano di essere inserite nell'elenco delle sostanze stupefacenti allegato al DPR 309/1990, in virtù dei propri effetti psicotropi quali: immediato picco di produzione delle endorfine, buon umore quasi inebriante, tendenza ad associarne al consumo l'uso di bevande alcoliche, quali vini rossi prodotti in loco.
Una guerra dei mondi insomma, una guerra tutta italiana.

 

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