Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Sabato, 16 Marzo 2019

Urge intervento normativo e finanziamento per bonifica e ricerca

La comunità scientifica: “Non esiste soglia nella quale l’esposizione non possa portare a un tumore. Latenza lunga e picco ancora da registrare”

Non esiste soglia al di sotto della quale il rischio del tumore asbesto correlato sia del tutto assente. Basta una microfibra per essere a rischio e scatenare l’insorgenza di tumori ad eziologia da inalazione o da ingestione.
Le parole dell’oncologo e medico legale Alessandro Maggi irrompono nella sala del Convegno voluto dall’ANMIL insieme a INAIL, CSDN (Centro Studi Diritto del Lavoro “Domenico Napoletano”) e dalla Fondazione Scuola Forense di Taranto, e svoltosi ieri sera nel Castello Episcopio di Grottaglie.
In Italia l’amianto è ancora molto presente – ha detto – e considerato il lungo tempo di latenza delle patologie collegate a questo pericoloso materiale, possiamo considerare l’emergenza ancora crudelmente attuale.
Così attuale da rendere Taranto con il suo picco del + 8,1% una terra di frontiera da cui levare forte l’appello verso nuovi investimenti e nuova attenzione normativa.
Dal 2006 al 2018 – spiega Emidio Deandri, presidente dell’ANMIL di Taranto – solo all’interno del grande stabilimento siderurgico sono state bonificate tonnellate di amianto. Nelle cabine elettrice, nelle palazzine e nei pulpiti, nei caminetti , sui carroponti, nei quadri di potenza. E ci sono ancora 3600 tonnellate di amianto censite e nel 97% dei casi in matrice friabile da smaltire negli altiforni. Quella platea di lavoratori però è costretto ancora a rincorrere una normativa inadeguata che lascia tutto in capo a quegli operai l’onere della prova di quell’esposizione.
Il siderurgico ma non solo. Nella tabella del rischio rimangono i lavoratori degli arsenali, dei cantieri navali, delle industrie tessile, dell’edilizia e una platea sempre più vasta di cittadini che entra in contatto con l’asbesto nascosto nelle abitazioni o negli uffici pubblici.
Siamo nel pieno dell’emergenza – conferma Annamaria Stasi, dirigente dell’INAIL per il comparto delle malattie professionali – e probabilmente saremo costretti a registrare dati in aumento anche nei prossimi 30-40 anni, perché continua ad essere un piano di emersione del pericoloso materiale ancora poco incisivo e dettagliato.
Eppure il dato epidemiologico sembra chiaro, così come le numerose pubblicazioni scientifiche dimostrano.
Esiste una frontiera tutta da esplorare – conferma il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, in questi anni in prima fila anche per la lotta alla discarica di Torre Caprarica – l’amianto si inala, ma rischia di essere ingerito anche a causa di acqua di falda o alimenti contaminati. Su questo aspetto dovremmo fare fronte comune.
Mentre sembra tutto ancora poco proporzionato all’emergenza.
Anche la Legge di Bilancio del 2019 ha deluso – spiega Maria Luigia Tritto, consulente legale dell’ANMIL – con una visione ancora troppo restrittiva degli anni necessari per vedersi riconosciuto il diritto all’esposizione ad amianto.
Tempi che anche per Claudio Schiavone, del Centro Studi “Domenico Napoletano” di Taranto “tra riconoscimento, prescrizione e decadenza, penalizzano soprattutto le vittime di questa carneficina silente”.
Serve un intervento normativo forte – precisa Giovanni Battafarano, già consulente del Ministero del Lavoro con il ministro Cesare Damiano – per confezionare una legge che possa accelerare i tempi e abbassare i termini dell’esposizione. Un intervento che sia rigoroso e giusto.
E sui tempi e la ricerca poggia la piattaforma rivendicativa di ANMIL a livello nazionale.
Il Parlamento e il Governo devono dare risposte – afferma il presidente nazionale dell’Associazione, Franco Bettoni – con una riapertura dei termini per la presentazione delle domande volte a chiedere il riconoscimento dei benefici previdenziali non più esigibili dal 15 giugno del 2005; con una estensione dei benefici ai lavoratori che sono stati esposti all’amianto anche per periodi inferiori ai 10 anni; con l’estensione dei benefici anche al personale delle forze armate e del comparto sicurezza; l’adozione di un piano di investimenti e incentivi che finanzi ricerca ma anche emersione e bonifica.

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Il piano di riordino ospedaliero prevede per il Presidio Ospedaliero di Manduria la Struttura Complessa di Cardiologia con 8 posti letto (codice 08), con guardia attiva cardiologica H24, individuando la tipologia delle specifiche funzioni assistenziali (infarto miocardico a rischio basso intermedio in attesa di trasferimento ai centri HUB secondo Linee Guida, scompenso cardiaco non trattabile in regime diurno o ambulatoriale, aritmie senza compromissione emodinamica, embolia polmonare emodinamicamente stabile, miocarditi con moderata disfunzione ventricolare, dolore toracico in pazienti ad alto rischio ischemico, iperdosaggio/avvelenamento da farmaci cardioattivi), mantenendo la Cardiologia di Manduria nella rete IMA (percorso HUB and Spoke).
I pazienti ricoverati, in base al quadro clinico, saranno controllati con gli identici sistemi di monitoraggio utilizzati fino ad oggi.
L’attività del Reparto di Cardiologia continuerà a garantire, come fatto fino ad ora, l’assistenza in regime di urgenza/emergenza ed in regime di ricovero ai pazienti che afferiscono alla struttura; non esiste, pertanto, nessuna diminuzione dei livelli prestazionali conseguente alla disattivazione del codice 50.
I posti letto eccedenti quelli individuati nel piano di riordino saranno progressivamente riorganizzati come posti letto di Riabilitazione Cardiologica, e saranno gli unici posti letto, presso un presidio ospedaliero dell’ASL Taranto, di riabilitazione cardiologica. A tale proposito, sono già in corso le procedure di individuazione delle indispensabili dotazioni strumentali dedicate alla riabilitazione.
Giova ricordare che sono in corso di definizione ulteriori percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) con gli altri reparti di Cardiologia dell’ASL Taranto, allo scopo di ottimizzare ulteriormente l’utilizzo di tutte le risorse disponibili, professionali, strumentali etc. Come ampiamente dimostrato da tutti i modelli organizzativi più avanzati, l’individuazione dei PDTA permette di raggiungere le migliori soluzioni possibili in campo sanitario. Sempre per quanto concerne i PDTA, è in fase preparatoria/sperimentale, fin dal 2018, l’attivazione dei PDTA con i medici di medicina generale allo scopo di utilizzare al meglio l’attività degli ambulatori dedicati attivi presso il Reparto di Cardiologia di Manduria, puntando al modello diagnostico terapeutico di Assistenza Ambulatoriale Integrata ed Intensiva (AAII) basata sulla collaborazione tra medici di base, cardiologi ospedalieri e del territorio e infermieri.

Gli ambulatori dedicati per l’Ipertensione Arteriosa, lo Scompenso Cardiaco, la Cardioncologia, consentono di seguire i pazienti che necessitano di valutazioni particolari e personalizzate. 

A tale proposito, il reparto di Cardiologia di Manduria è inserito nella rete dei centri dell’Ipertensione Arteriosa riconosciuti dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (unico nell’ASL Taranto). Il centro, inoltre, ha anche partecipato ad attività scientifica, ad esempio nell’ambito della farmaco genetica dell’Ipertensione Arteriosa.
I PDTA, a regime, consentiranno di individuare la migliore strategia assistenziale dei pazienti affetti da patologie croniche, considerando anche il progressivo invecchiamento della popolazione e la presenza contemporanea di polipatologie.
In definitiva, nella Cardiologia di Manduria non esiste alcuna riduzione delle prestazioni per le urgenze ed emergenze.

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Si è tenuta oggi la Conferenza stampa indetta dal PD su Provincia e autorizzazioni ambientali a cui hanno partecipato il Segretario provinciale Giampiero Mancarelli, il Consigliere provinciale Emanuele Di Todaro, il Capogruppo del PD al Comune di Taranto Emidio Albano e il Segretario del PD di Grottaglie Francesco Montedoro.
Nell'incontro con i giornalisti il Partito Democratico jonico ha chiesto al Presidente della Provincia di Taranto di attivare senza indugio tutti gli atti necessari affinché vengano annullate in via di autotutela le autorizzazioni delle discariche ex Ecolevante, Italcave e raddoppio di Appiaenergy.
Tali autorizzazioni sono state emanate a seguito della sostituzione dell'avvocato Stefano Semeraro che aveva portato avanti le istruttorie sancendo la impossibilità di nuovi impatti cumulativi nel nostro territorio.
Semeraro fu sostituito da Tamburrano prima col Segretario generale e dopo col dott. Natile.
Oggi è indifferibile ed opportuno attivare le procedure per bloccare queste autorizzazioni.
Lunedì il gruppo PD in Provincia presenterà una interrogazione urgente.
Il PD di Taranto ritiene necessario che in Provincia si ristabilisca una corretta dinamica di maggioranza e opposizione e pertanto si porrà come sentinella ambientale a disposizione di tutte le associazioni locali che hanno portato avanti battaglie per questo territorio.
Il PD esprime la propria condanna ferma e dura nei confronti di coloro i quali hanno con la loro azione e o condotta favorito la conclusione positiva degli ampliamenti delle discariche. Inoltre, il PD ritiene inquietante che ci sia un imprenditore sammarzanese accusato di essere l'attore principale di questo disegno criminoso.

 

 

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Qualche mese fa ad un convegno in cui era ospite il filosofo Diego Fusaro, una signora del pubblico gli chiese quale fosse il ruolo dell'intellettuale nella società moderna, e Fusaro, non senza un certo imbarazzo, confessò che nel migliore dei casi, ossia in presenza di una certa dose di onestà, l'intellettuale moderno altro non può fare se non certificare la situazione attuale.

Ed allora, condividendo il desolante punto di vista di Fusaro cerchiamo di certificare il presente alla luce delle sue premesse rinvenibili nella storia recente del nostro Paese. A mio avviso l'inizio della fine è rintracciabile nell'anno 1981, quando senza nessun motivo economicamente spiegabile, l'allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta portò a compimento una riforma scellerata di concerto con l'allora Governatore della Banca di Italia Carlo Azeglio Ciampi, in virtù della quale, la Banca di Italia fu svincolata dal Ministero del Tesoro. Fino a quel momento quando lo Stato aveva bisogno di liquidità emetteva per il tramite del Ministero del Tesoro titoli di stato in quantità necessaria per coprire il bisogno di valuta e questi titoli venivano acquistati dalla Banca di Italia a tassi di interesse irrisori, proprio perchè sarebbe stato impensabile e illogico che questa speculasse sul bilancio dello Stato aumentandone il debito pubblico che tassi di interesse elevati avrebbero comportato e tutto andava a gonfie vele.

Dopo la riforma di cui sopra, i titoli di stato emessi dal Ministero del Tesoro furono invece collocati sul mercato privato, con la conseguenza che per renderli appetibili agli investitori privati furono concessi tassi di interesse molto elevati e molto onerosi per lo Stato. Questa genialata comportò la ulteriore e gravissima conseguenza che tutti i grandi gruppi industriali del nostro paese ritennero dall'oggi al domani molto più conveniente investire in titoli di stato piuttosto che nella produzione industriale e quindi si determinò l'effetto che per la prima volta nella storia della nostra economia, la maggior parte delle risorse economiche private furono sottratte alla economia reale per essere dirottate sulla economia finanziaria in funzione speculativa.

Tra i grandi gruppi industriali responsabili di questa nuova politica di investimento ricordiamo tra gli altri il gruppo FIAT, che di certo non si è mai fatto problemi a nazionalizzare le perdite, speculandoci doppiamente sulle spalle dei contribuenti mediante questo nuovo ciclo economico. Alcuni economisti hanno ricostruito queste vicende affermando che i nostri politici avevano ceduto a pressioni internazionali di fonte tedesca finalizzate ad indebolire l'Italia che in ambito economico internazionale era un pericolossisimo competitor della Germania, ma siccome noi siamo persone in buona fede non crediamo a queste ricostruzioni, perchè se dovessimo farlo saremmo costretti a dover parlare di alto tradimento delle massime cariche dello Stato e non ne abbiamo voglia. Già gli omicidi eclatanti di Enrico Mattei e di Aldo Moro andavano nella direzione di un indebolimento della nostra nazione in ambito internazionale, in quel caso sembra che ci siano state pressioni inglesi volte a colpire i rapporti commerciali privilegiati che l'Italia aveva con la Libia e i paesi del medio oriente, ma siccome noi siamo sempre persone in buona fede non ci vogliamo credere a queste ricostruzioni. Poi nel 2001 arrivò l'euro che fu imposto senza nessun controllo sui tassi di cambio rispetto alle precedenti valute e fu applicato senza nessuno studio serio in merito alle conseguenze inflattive che avrebbe determinato sulla economia, e come sappiamo dall'oggi al domani il potere di acquisto degli italiani si dimezzò.

A rendere abbastanza ambigua la vicenda vi è da ricordare che fu creato un mercato unico europeo, con una moneta unica, ma non furono creati titoli di investimento comunitari, si parlava di eurobond che però nella pratica rimasero lettera morta con la conseguenza che la moneta è unica, ma ogni singolo Stato è esposto separatamente alla speculazione dei privati. Viene da chiedersi allora come si indirizzi la speculazione privata e allora ci si renderà conto che i grandi gruppi di investimento seguono due riferimenti principali: 1) i risultati delle agenzie di rating che spesso si sono rivelate, diciamo poco affidabili e poco imparziali; 2) la differenza del tasso di rendimento tra i titoli di stato tedeschi e i titoli di stato degli altri Paesi. La conseguenza è che una analisi poco accorta da parte di una agenzia di rating, nonché una politica economica tedesca volta ad abbassare, anche artificiosamente, i rendimenti dei propri titoli di Stato, crea una azione congiunta che potremmo definire un fuoco incrociato nei confronti dei Paesi ad economia più debole che la Germania decida di prendere di mira di volta in volta. É giusto il caso di ricordare il colpo di stato economico che il nostro Paese subì durante la presidenza Berlusconi, uomo politico questo che mi è tutt'altro che simpatico ma a cui devo dare atto di essere stato costretto alle dimissioni da dinamiche economiche internazionali che nulla avevano a che fare con la nostra sovranità nazionale e il nostro sacrosanto diritto di scegliere liberamente il nostro governo nazionale.

La situazione nel 2011 si fece molto critica per l'economia del nostro Paese e per trovare una soluzione a questa difficile vicenda, ci fu mandato un deus ex machina nella persona del geniale Mario Monti, economista di fama internazionale, membro permanente del comitato organizzativo del Club Bilderberg, che dall'alto della sua scienza, invece di pompare liquidità nella economia reale, applicò una politica di severa austerity che diede il colpo finale alla nostra economia, il colpo dal quale non ci siamo più ripresi e dal quale non potremo mai più riprenderci se non cambiamo radicalmente le regole di funzionamento del sistema economico imposte dal diritto comunitario. Ecco pronti i requisiti per poter realizzare definitivamente le riforme del mercato del lavoro finalizzate al totale annientamento dei diritti del lavoratore e alla realizzazione della totale precarizzazione della vita sociale e individuale del Paese.

Tralascio di citare la regola di bilancio imposta dal diritto comunitario che prende il nome di Fiscal Compact che di fatto impedisce agli Stati di investire a sostegno della propria economia nazionale. Tralascio di citare la pratica del quantitative easing applicata dalla BCE e volta a concedere liquidità non agli Stati, non alla economia reale ma solo e soltanto alle banche senza nessun vincolo di utilizzo di questi fondi ottenuti a tassi di interesse praticamente nulli che le banche utilizzano per acquistare titoli di Stato a tassi di interesse stratosferici, aumentando il debito pubblico dei paesi a economia debole come l'Italia, oppure avventurandosi in speculazioni finanziarie i cui esiti negativi nel peggiore dei casi ricadranno sulle spalle dei contribuenti attraverso le manovre di salvataggio operate dagli Stati per il tramite di politici compiacenti giustificati dalla esigenza di intervenire a tutela della economia. Ma la speculazione non finisce qui perchè quando uno Stato entra in default si spalancano le porte alla speculazione privata anche sulla economia reale oltre che su quella finanziaria e sui titoli di stato, come tristemente dimostra il caso della Grecia, in cui le multinazionali tedesche hanno letteralmente fatto incetta di beni e servizi rilevando a prezzi ridicoli importanti settori economici come quello delle telecomunicazioni e dei trasporti.

Oggi quasi tutti gli aeroporti greci sono in mano tedesca e solo grazie alla indignazione popolare si è evitata la svendita di intere parti del territorio nazionale greco. Si ricorda sul punto la proposta oscena di un europarlamentare tedesco che aveva suggerito al governo greco di vendere a privati molte delle isole minori ricadenti nel proprio territorio. Credo che sia superfluo fare considerazioni finali. Chi scrive è stanco di usare termini come dittatura, truffa, prevaricazione, così come si è stancato di chiudere i propri scritti con la speranza di una rinascita del senso civico del popolo e del ritorno al principio di autodeterminazione, anzi ad essere sinceri, più analizzo la situazione, più mi rendo conto che i nuovi monarchi, i neoaristocratici oligarchi che attualmente dominano incontrastati nel mondo, sotto sotto hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto, perchè storicamente il popolo non è mai stato in grado di governarsi da solo, costituendo anzi quella che gli induisti definiscono come “tamas” materia inerte di natura biologica e spirituale, e quindi non ci rimane da fare altro che tornare ad operare nel regno dello spirito e nelle dinamiche di una libertà interiore ancora possibile, dato che per via della età e della schiacciante inferiorità numerica, credo che anche la via della lotta armata sia ormai non perseguibile. Buona democrazia a tutti.

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