Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Sabato, 18 Maggio 2019

Il COMITATO in difesa dell'Ospedale San Marco di Grottaglie, con grande rammarico, non sarà presente alla tavola rotonda del convegno del 20 maggio.
Le motivazioni, già illustrate ai cittadini del polo ionico e di Grottaglie, sono chiare e incontestabili.
Abbiamo richiesto più volte al direttore Rossi e suo tramite alla dott.ssa Ronzino, responsabile del Distretto, il PIANO a scadenza modulata del ”MODELLO INNOVATIVO della degenza riabilitativa e medicina interna" ... come da Voi inserito nel programma. Nonostante sollecitazioni, non abbiamo mai ricevuto una risposta!
Vi chiediamo: su quale modello ci confrontiamo?
Nella Vostra presentazione dei temi congressuali si parla di ”partecipazione attiva da parte dei cittadini, addirittura Co-progettisti”..
ma di quale progetto parliamo?
Richiesto più volte, lo abbiamo atteso invano!
Per creare e promuovere un confronto costruttivo il Comitato deve conoscere :
1) il cronoprogramma del POC (del quale il S.MARCO è  parte integrante )
2)la proposta programmata nei tempi e nei mezzi della integrazione struttura /territorio
3) tempi e risorse per l’Ospedale di comunità
4) risorse economiche e interventi sugli obiettivi finalizzati (facciamo riferimento alla delibera regionale) di gennaio.
Ad oggi siamo al punto zero: la Regione Puglia, maglia nera in Italia per la spesa sanitaria, è ancora nel piano di rientro!
Come sempre ci rivolgiamo con grande senso civico agli attori della sanità: al D.G. Rossi, al sindaco di Grottaglie D’Alò e all’ assessore regionale Emiliano,
Grottaglie vi attende in piazza per realizzare insieme un ”percorso salute per i cittadini”
che un piano di riordino regionale scellerato ha mortificato nel diritto primario dei malati!
In attesa di ricevere proposte REALI da analizzare e condividere ,al di fuori di un contesto politico e con al centro il “benessere di tutti e non dei privilegiati "

 

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In tre per il successo. Un successo che cammina sui tasti in bianco e nero del pianoforte. E non c’è da raccogliere nessuno scettro dal precedente vincitore. Perché l’anno scorso, a sorpresa, il primo premio non fu assegnato. Sabato 18 maggio, nel Salone della Provincia di Taranto, a partire dalle ore 18, il francese Théo Ranganathan, classe 1993, e gli italiani Francesco Bravi e Giulio De Padova, rispettivamente di ventuno e trentatré anni, dovranno convincere la giuria di avere tutte le carte in regola per aggiudicarsi la vittoria. Sono i finalisti della 57a edizione dell’International Piano Competition “Arcangelo Speranza”, selezionati da un qualificato collegio presieduto da Marcello Panni, compositore e direttore d’orchestra di fama internazionale. Lo compongono musicisti altrettanto autorevoli: Marco Vincenzi, alla dodicesima direzione artistica del concorso tarantino, la polacca Alicja Kledzik, la finlandese Laura Mikkola e l’italo-americana Kim Monika Wright.

Nell’ultima fase eliminatoria di ieri, i tre finalisti scelti per contendersi la vittoria del Concorso, organizzato dagli Amici della Musica “Arcangelo Speranza”, se la sono giocata con un gruppo agguerrito di concorrenti. C’erano, Osvaldo Fatone, unico pugliese semifinalista, Rina Ikeda (Giappone), Natsumi Kuboyama (Giappone), Sergey Belyavsky (Russia), Tamila Salimdjanova (Uzbekistan), Danylo Saienko (Ucraina) e Yeon-Min Park (Corea del Sud). All’inizio erano in tutto ventotto. Poi la pattuglia si è ridotta a dieci. E ora sono rimasti in tre a sfidarsi, mettendo a confronto i rispettivi talenti. Per la finale, come per le fasi precedenti, è prevista la diretta streaming sul profilo Facebook di Cosmopolismedia nonché su www.speranzacompetition.it, sito ufficiale della manifestazione, che con le sue cinquantasette edizioni costituisce un punto di riferimento per i grandi talenti di ogni parte del mondo. Seguirà la cerimonia di premiazione. La serata è a ingresso libero.

Fondato nel 1962 e ormai consacrato nel circuito delle più importanti competizioni, il Concorso Speranza in oltre mezzo secolo non ha mai subito un’interruzione, imponendosi con una continuità che rappresenta uno dei segni di garanzia sul piano della qualità. Ma la manifestazione può vantare anche quella credibilità e autorevolezza che possono essere realmente certificate solo dal successo artistico dei tanti giovani musicisti passati attraverso quest’importante competizione.

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Una scheggia di Paradiso, è il titolo dell’incontro che si è avuto nella Chiesa del Sacro Cuore di Taranto, alla presenza del parroco don Luigi Larizza.
Presentati da don Francesco Venuto i genitori del giovane Pierangelo Capuzzimati hanno testimoniato la malattia del proprio figlio. Quella di Pierangelo sarebbe stata una storia drammatica come tante altre se non fosse stato un ragazzo animato da una fede immensa, pur cresciuto in un ambiente familiare piuttosto indifferente ai temi religiosi, ed ora non più, grazie a lui.
Pierangelo Capuzzimati era solo un ragazzo quando, il 30 Aprile 2008, la leucemia lo ha portato via. Un ragazzo che ha lasciato un segno profondo nella vita di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo e conoscerlo, di amarlo e apprezzarlo per la sua profondità e per la sua grande fede in Dio, a cominciare dai propri genitori, che a mano a mano che passano gli anni si accorgono dei cambiamenti e dei benefici che questa drammatica esperienza sta portando in loro.
Il 26 aprile 2018 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione e canonizzazione, affidata al postulatore don Cristian Catacchio.
L’8 settembre 2018 durante il pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, organizzato dalla diocesi di Taranto per dare avvio all’anno pastorale, l’arcivescovo monsignor Filippo Santoro annunciò di aver ricevuto da Roma il decreto che autorizzava a cominciare il processo di beatificazione per Pierangelo Capuzzimati e per un’altra giovane, Paola Adamo.
Pierangelo Capuzzimati nasce a Taranto il 28 giugno 1990, ma vive nella cittadina di Faggiano con i genitori Angelo e Giuseppina e la sorellina Sara, nata dopo di lui.
Di carattere tranquillo e riflessivo, sorprende insegnanti e familiari per la sua sete di conoscenza e per la straordinaria capacità di apprendere e coltiva l’amore per la lettura. È un bambino come tanti, sereno e tranquillo, ma che si distingue dai suoi coetanei per la profondità dello sguardo e la serietà dei ragionamenti.
Quando nell’estate del 2004 gli viene diagnosticata la malattia la considera come un’occasione per meditare ancora di più e per sentire Gesù come un vero amico. La sua vita e quella della sua famiglia vengono completamente stravolte.
Iscritto al IV ginnasio presso il Liceo Classico “Archita” di Taranto, è costretto dai continui ricoveri ospedalieri e dai lunghi periodi di convalescenza a frequentare saltuariamente la scuola, pur tenendosi sempre in contatto con compagni e professori.
Rivela una straordinaria capacità di rielaborazione personale, oltre ad una incredibile cultura, frutto anche delle letture sempre più impegnative, divenute per lui insostituibili compagne di interminabili giornate.
Continua a studiare per suo conto e a maggio del 2006 sostiene gli esami di idoneità alla prima liceo venendo promosso con la media del nove.
Nell’agosto del 2007 si sottopone a un secondo trapianto. Stesso iter, stesso protocollo e stesso continuo impegno per non perdere l’anno. Lo studio e la lettura riempiono le sue giornate. Purtroppo la malattia ha il sopravvento e il 30 aprile 2008 muore, a giugno avrebbe compiuto diciotto anni.
In questa storia, la malattia e la sofferenza costituiscono il terreno fertile all'interno del quale si sviluppa una fede che porta a far diventare Pierangelo un faro di luce per tutti, un figlio che diventa guida per tutti a partire dai propri genitori, che lo scoprono sempre di più tale, a mano a mano che passano gli anni.
Le sue considerazioni sulla malattia come dono, sul limite della mente umana nel comprendere i progetti divini, sull’importanza dell’appartenere alla Chiesa e della preghiera comune, che pronunciò a suo padre e sua madre negli ultimi giorni della sua vita hanno costituito le fondamenta di un cammino di conversione continuo che sta guidando la vita dei suoi genitori, che ne danno testimonianza.
I genitori nel loro racconto hanno ricordato anche don Pino Calamo, che lo aveva conosciuto quando era parroco a Faggiano, ora parroco della Parrocchia Madonna delle Grazie, a Taranto.
Quando il papà, sul finire dei giorni, disse a suo figlio Pierangelo morente:“Adesso come mi devo comportare, cosa devo fare io ?”, Pierangelo in una maniera pacata, serena, da credente, gli rispose : “Va da don Pino”, va da don Pino: lui ti indicherà” cioè passa attraverso la Chiesa. La Chiesa ti accoglierà, la Chiesa ti dirà.
Perché un’altra espressione che venne trovata in un tema da lui svolto è una citazione di Sant’Agostino : “Extra Aecclesiae nulla salus - Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”.
Pierangelo si sentiva pienamente inserito nella realtà della Chiesa. La amava così com’era, fatta di peccatori e di debolezze. Non si scandalizzava di fonte a nulla e voleva indicare la Chiesa a tutti come unico mezzo di santificazione.

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Una cena in vigna, al tramonto, durante la quale degustare i vini, conoscere la ceramica del territorio ed assistere a momenti di musica e arte. Per tutta la giornata, inoltre, si terranno le visite guidate nella cantina.
Si chiama "Cena in vigna - Wine at Sunset" l'iniziativa promossa, nell'ambito di "Cantine aperte in Puglia", da Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche in collaborazione con “Vetrère - i vini del Salento” e Cantine aperte.
L’appuntamento, rivolto ad eno-appassionati e turisti, si svolgerà domenica 26 maggio. Vedrà le porte della cantina Vetrère, situata tra Grottaglie e Montemesola, aperte per l'occasione, con una serie di iniziative che prevedono visite guidate in cantina, musica, degustazione di vini e di prodotti tipici locali, come l'olio, i legumi e, tra gli altri, quelli di "Chicche di Puglia", una giovanissima azienda pugliese e il capocollo del Salumificio Cervellera di Martina Franca.
Nel pomeriggio e nella serata, si svolgeranno una “Cena in Vigna” in collaborazione con Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche (evento Wine at Sunset); l'iniziativa “la Ceramica grottagliese dal vivo: laboratorio di lavorazione al tornio”; lo spettacolo “Past & Fasul” Italian Swing, con musica dal vivo.
Per tutta la giornata di domenica, intanto, si potrà prendere parte alle visite guidate, con degustazione di vini e prodotti tipici del territorio (ore 10-12 e 16-18) con ingresso libero. Alle ore 19.30 si aprirà l’evento “Wine at Sunset”con un aperitivo nei filari a cui seguirà la “Cena in vigna” (evento su prenotazione). Durante l’evento e nei giorni precedenti, 24 e 25 maggio, “Maison laviniaturra” presenterà la sua nuova collezione. Per maggiori informazioni contattare: 3464704917.
"Vogliamo valorizzare tutti gli aspetti del territorio, dalle produzioni vinicole di pregio, ai prodotti alimentari locali e di qualità, alle ceramiche, alle arti - dichiara il fiduciario della condotta Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche, Franco Peluso -. La giornata abbraccerà la complessità del nostro patrimonio agricolo e enogastronomico, allargando lo sguardo alla ceramica, altra tipicità grottagliese, e all'arte. I percorsi nella cantina Vetrère permetteranno di conoscere da vicino questo grande patrimonio, che abbina al rispetto dell'ecosistema produzioni di eccellenza. Vetrère (presente nella Guida Slow Wine) è l'esempio di come si possano produrre grandi vini seguendo percorsi di ecosostenibilità, sfruttando, ad esempio, l'energia solare. Crediamo che, per i nostri soci ma anche per altri cittadini interessati a questi temi, la giornata possa essere un modo per condividere i valori del nostro territorio, secondo la filosofia Slow Food del 'buono, pulito e giusto'".

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Castellaneta - Domenica 19 maggio 2019 telecamere puntate su Castellaneta; infatti su Canale 5, con inizio alle ore 11,55, va in onda la trasmissione televisiva Melaverde che verte principalmente sulla città natale di Rodolfo Valentino, sul museo a lui dedicato, e sulla regina della tavola: l’uva e suoi derivati.

A condurre la trasmissione, diretta dal regista Michele Zito su testo dell’autore Nicola Fontana, è il mitico Edoardo Raspelli che fà conoscere a tutta l’Italia alcuni scorci del centro storico di Castellaneta, la sua gravina, Rodolfo Valentino e il museo a lui dedicato, le cartellate con vincotto, alcuni altri prodotti tipici e, naturalmente, l’uva da tavola, il prodotto principe del territorio.

Melaverde fà conoscere in Italia le bellezze di Castellaneta e la bontà dei prodotti di questa terra. Raspelli riesce a far trasparire in trasmissione l'ammirazione per il territorio e i suoi prodotti. Il programma televisivo offre l'opportunità a tutti i produttori locali, non soltanto alle aziende coinvolte direttamente, di far apprezzare la nostra uva da tavola e i suoi derivati, come il vincotto e le confetture; investire nella promozione è uno dei modi migliori per aiutare tutto il comparto agricolo e turistico del nostro territorio e Castellaneta potrà trarre ulteriore vantaggio da questa trasmissione televisiva.

Questa zona, oltre che essere caratterizzata dal paesaggio spettacolare dalle gravine, è molto importante per la coltivazione di uva da tavola.

Raspelli incontra Donato Dezio della società agricola Valledoro in una vigna di uva da tavola con ‘tendone’; successivamente Raspelli e Dezio si spostano nel magazzino della società agricola Valledoro per la lavorazione, il controllo qualità, il confezionamento nei cestini.

Nell’azienda Castelvinitto tuo fratello Fabio che lo farò uscire su Rete 4 nel programma Melaverde ?

, invece, Giuseppe Nico fa vedere a Raspelli come si produce il mosto concentrato per il vincotto. L’uva viene ‘diraspata’, portata successivamente nella pressa per essere spremuta e fatta ‘sgrondare’; il mosto ottenuto, concentrato, viene utilizzato per il taglio dei vini, per la produzione di aceto balsamico di Modena e per la preparazione del vincotto che, per consistenza, è simile al miele.

Raspelli si porta all’azienda Tocchi di Puglia, dove Michelina Cericola sta raccogliendo l’uva della sua piccola vigna per fare la confettura con una varietà ‘apirene’ che si lascia macerare per 24 ore nel succo di limone, si mette a bollire e il tutto poi viene cotto nel vuoto. L’azienda coltiva direttamente anche tutta la frutta e la verdura da lavorare in laboratorio, principalmente per i sottoli, e in particolare la cicoria col purè di fave invasettati.

Inoltre Caterina Lippolis Ripa fa assaggiare a Raspelli le ‘cartellate’, notoriamente preparate con farina, lievito, acqua, vino bianco, olio, sale, impastate e stese a sfoglia sottile e stretta, arrotolate a spirale, fritte in olio e poi immerse nel vincotto con una spolverata di cannella.

Infine le telecamere di Melaverde entrano nel MUV Museo Rodolfo Valentino per far conoscere a tutti gli italiani la vita del celebre divo del cinema attraverso i cimeli ivi esposti.

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“L'ufficio scolastico di Palermo ha sospeso la professoressa di Italiano e Storia dell'Storia dell'Istituto tecnico Vittorio Emanuele III del capoluogo siciliano, ritenendola responsabile di non aver vigilato sul lavoro dei suoi studenti e di aver offeso il ministro Salvini? Allora anch'io mi autosospendo simbolicamente dal ruolo di consigliere regionale della Puglia nel periodo che va da martedì 21 maggio a lunedì 27 maggio (periodo tra l'altro vuoto di eventi in consiglio regionale e in commissione per cui non creo intralci all'attività istituzionale) e dono la quota parte della mia retribuzione, relativa alla settimana considerata, in beneficenza. Comunicherò ufficialmente via pec questa mia decisione di autosospendermi al presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, e al presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano”.
Piena solidarietà alla professoressa Rosa Maria Dell'Aria colpevole, secondo l'Ufficio scolastico provinciale di Palermo, che poi l'ha sospesa per 15 giorni, di non aver vigilato sul lavoro dei suoi alunni che in un video hanno accostato le leggi razziali promulgate nel 1938 al decreto sicurezza del ministro dell'Interno arriva dal consigliere regionale Gianni Liviano.
“Si tratta, a mio avviso, - spiega Liviano - di un provvedimento eccessivo che minaccia la libertà di insegnamento e lo stesso mestiere del docente. E poiché anche io la penso come questi studenti e poiché siamo in un momento storico in cui il concetto di democrazia e di rispetto delle diversità viene duramente messo alla prova dai comportamenti e dai provvedimenti del ministro Salvini, ho deciso di attuare questa forma di protesta. Quanto riportato nel lavoro degli studenti della prof.ssa Dell'Aria racconta, a mio avviso, il disagio e le preoccupazioni che agitano gran parte della popolazione e il clima di turbolenza che si respira in tutto il paese. A farmi paura - aggiunge Liviano - non è tanto il fatto che la Lega abbia ricevuto tanti consensi alle ultime elezioni ma il fatto che i valori, o forse sarebbe il caso di parlare di disvalori, che trasmette trovano terreno fertile nell'elettorato. È evidente che tutto ciò sta portando ad un rallentamento nelle relazioni tra le persone, ad una dissoluzione dei rapporti. Ecco perché, ribadendo la mia solidarietà e vicinanza alla professoressa di Palermo ho deciso di attuare questa forma di protesta che, spero, possa essere raccolta da altri”.

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Nel giro di poche ore, la Scuola italiana diventa protagonista delle pagine di giornali e social: “finalmente!”, dirà qualcuno. E sempre quel qualcuno penserà che la linfa delle sue nuove generazioni potrà iniettare nelle vene malandate del suo sistema il giusto antidoto alla decadenza, simbiotica alle dinamiche sociali contemporanee.

E invece no. I due episodi avvenuti nel giro di pochissimo tempo rivelano entrambi quanto il livello di disumanità abbia ormai raggiunto vette che provocano disagio (lo sgomento è ormai derubricato da qualche tempo). Se nel primo episodio registriamo la violenza con la quale si punisce un’insegnante che ha avuto la sola colpa di non impedire ai propri alunni la libera manifestazione delle proprie idee, nel secondo annotiamo la ferocia di un bidello che uccide a randellate, davanti a un gruppo di alunni, un gatto randagio reo di attraversare i corridoi di una scuola calabrese.
La Scuola, da sempre la seconda agenzia di educazione – subito dopo la famiglia -, negli ultimi trent’anni si è rivelata essere il perfetto contenitore degli umori del Paese, decodificati però non più attraverso i testi adottati o consigliati agli alunni, bensì attraverso un processo di parcellizzazione violento e influenzato da agenti esterni e contemporanei. Attualità ingerita con Attualità e con la stessa metabolizzata, una dinamica supportata dall’avvento dell’informazione liquida dei social media. Il processo di analisi del presente sviluppato attraverso ciò che ci insegnava la Storia non esiste più, non può sopravvivere. E allora perché si condanna un docente che ha lasciato interpretare i giorni della Storia più attuale paragonandoli a quella di una passata e più triste? Pur ammettendo che il paragone tra nazismo e “salvinismo” è obiettivamente esagerato, quello che colpisce è la smisuratezza della punizione riguardo alla colpa presunta. Se la Scuola è considerata ancora coraggiosamente da qualcuno una palestra libera d’idee, si presuppone che essa sia anche un campo nel quale ognuno possa esprimere la propria sensibilità. Se ha una colpa, la professoressa di Italiano, essa va ricercata forse nel non avere approfondito con gli alunni le effettive differenze tra i momenti storici. Paragonare Hitler e i suoi sgherri a Salvini e ai suoi accoliti trogloditi è già un azzardo: il nazismo è stato un fenomeno che ha visto nell’assassinio barbaro e premeditato il suo fulcro; nel “salvinismo” si riscontra piuttosto una violenza verbale da fumetto anni settanta (tipo “LANDO” o “ZORA, la Vampira”, per intenderci) e un’accondiscendenza, forzata dal necessario consenso elettorale, con la teppaglia neo fascista. Si può quindi considerare “disumano” il dimezzamento dello stipendio per una rappresentante della classe più bistrattata del Paese? Ma certo che sì! Se non altro perché il personaggio politico attuale è già grottesco di per sé.
Passiamo ora all’episodio del gatto preso a bastonate, fino a ucciderlo, avvenuto in Calabria. Al netto dell’imbecillità del bidello, quello che dovrebbe sorprendere tutti è la facilità con la quale si possa togliere la dignità a un essere vivente causandone la morte. Si aggiunga poi l’elemento del pubblico che assiste all’eccidio, in questo caso un gruppo di bambini. Ecco che allora, in una realtà che ormai sembra essersi assuefatta agli episodi di bullismo (se il capo delle forze dell’ordine ha atteggiamenti lui stesso da bullo, di cosa sorprendersi poi?), la “vittoria” del più forte sul più “debole”, attraverso i mezzi più consoni alla violenza, rappresenta l’ennesima sponda “disumana” racchiusa tra le pieghe di quello che un tempo fu il migliore tessuto educativo. Il randello usato come prolungamento ideale del processo “odio + violenza perpetrata = prevaricazione” annienta, con i suoi colpi, anni di educazione al rispetto dei più deboli e delle minoranze. Il gatto “migrante” che osa attraversare il mio “territorio” va fermato, ad ogni costo. E se c’è chi guarda – e a volte ammira- la mia azione coercitiva, tanto di guadagnato: nella nuova Società, l’esempio vale più delle elucubrazioni mentali di quattro intellettualoidi da salotto. Il bidello diventa il punitore dell’attraversamento, eroe di un momento, il suo, nel quale egli si sente paradossalmente libero di esternare la propria “sensibilità” così come gli alunni della professoressa punita.
Disumanità all’ammasso, quindi? Be’, un po’ come i cervelli educati a pane e social, addomesticati all’anarchia digitale del pensiero mentre la desertificazione intellettuale avanza inesorabile. Del resto, come si fa a controbattere alla moltitudine che mette all’indice i cosiddetti “buonisti”(o “radical chic”)solo perché questi ultimi non ammetteranno mai il concetto del “disumano”?

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