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Venerdì, 09 Agosto 2019 16:58

"Eva Degl'Innocenti riconfermata al Martà

Numeri straordinari quelli del Museo archeologico di Taranto.
La scelta del Governo Renzi di rendere autonomo il Martà e la successiva nomina della attuale direttrice sta portando il Museo ad essere un punto di riferimento imprescindibile per la riscossa di Taranto.
La conferma della direttrice, poi, ci dice che la intuizione del Governo Renzi era l'unica strada possibile per costruire una alternativa reale, senza false suggestioni.
Anche i grillini ne hanno preso atto.
Ci sono quelli che parlano di alternative alla grande industria, e quelli che ne hanno costruito le basi.
Ci sono insomma le cicale e le formiche.
Buona continuazione di lavoro, allora, direttrice!"



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TARANTO. Dopo La Lopa Matera, toccherà al Castello Aragonese di Taranto (Galleria Meridionale) ospitare dal 24 agosto al 1° settembre 2019 la Mostra fotografica di Cataldo Albano “MATERA I SASSI”, che illuminerà successivamente la città di Verona (dal 25 ottobre).

La Mostra è organizzata da Cataldo Albano, con il Patrocinio del Comune di Taranto, Comune di Matera, Provincia di Verona, Lucana Film Commission; con la partnership di Comando Marittimo Sud della Marina Militare, Vitis in Vulture, Panificio Cifarelli, Cantine Ruggieri Lizzano, Casa Vestita Grottaglie, Simeoni Arti Grafiche Verona, Dolci Colori S.r.l. Verona.

Si tratta di un’esposizione multimediale, foto e video, frutto del reportage nel mese di ottobre 2017 di Cataldo Albano in compagnia dei Sassi, di tre Artigiani e due Modelle.

All’inaugurazione prevista per sabato 24 agosto 2019, ore 20,00, ai saluti di Salvatore Vitiello (Ammiraglio di Divisione comandante il Comando Marittimo Sud della Marina Militare) faranno seguito gli interventi di Mariella Cuoccio (poetessa), Mimmo Vestita (ceramista), Francesco Lenoci (docente Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

L’ingresso è libero.

 

NOTE BIOGRAFICHE SU CATALDO ALBANO

Nato a Taranto nel 1950, è residente a Verona dal 1980.
Dopo essersi laureato in Scienze dell’Informazione, ha lavorato presso grandi aziende del settore informatico, dalla progettazione alle vendite, interessandosi parallelamente di comunicazione visiva. Negli ultimi anni ha ripreso la sua passione per la fotografia e le riprese video.

Foto e Video
Dal 2007 ha seguito, documentando, con foto report e filmati, allenamenti, gare, competizioni e contest sportivi nel campo della Vela, del Windsurf e dello Snowboard.
Nel 2009 è stato fotografo ufficiale nelle gare organizzate dall’Associazione Italiana Windsurf.
Nel 2010 è stato fotografo ufficiale di tutte le gare in calendario del Circolo Surf Torbole e altre gare di Vela e Windsurf del Lago di Garda, Sardegna e Calabria.
Nel 2010 e 2011 ha costruito un Diario di Action Wind del Lago di Garda, con la produzione di 2 DVD. “Garda Dimension” e “Garda Dimension Chapter II”.
Nel 2010 e 2011 ha diretto lo Stand del Windsurf allo Sport Expo di Verona.
Nel 2011, 2012 e 2013, alla ricerca del movimento e del colore, ha documentato con foto e video il Making Of ufficiale del Gala d’Oro di Fieracavalli.

Mostre
Nel 2009 ha esposto con la Prima Personale d’Audiovisivi “Cerco il Vento…per FotografarLo!” il Mondo del Windsurf a Torbole presso la nuova sede del Circolo Surf di Torbole durante il Surfestival e a Castelvecchio, ospite del Circolo Ufficiali, con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Verona.
Nel 2012, insieme con il fotografo Valerio Di Domenica, ha esposto una personale di Foto dal titolo “Hai mai visto il Circolo?” a Castelvecchio, ospite del Circolo Ufficiali con il Patrocinio del Comune di Verona.
Nel 2013, insieme al fotografo Flavio Castellani, ha esposto una personale dal titolo “Le Pietre del colore” a Castelvecchio ospite del Circolo Ufficiali.
Nel 2014, sempre a Castelvecchio, ospite del Circolo Ufficiali con il Patrocinio del Comune di Verona e del Comune di Lizzano (TA) ha esposto foto e video della cultura vitivinicola dal titolo “dal primitivo al negroamaro”.
Nel 2015, con il Patrocinio di EXPO Milano 2015, del Comune di Verona, del Comune di Taranto, con la collaborazione del Circolo Unificato dell’Esercito di Verona e del Settore Pubblica Lettura del Comune di Verona ha organizzato e esposto la personale Foto e Video “Pane Vino e Pesce” a Verona presso la Biblioteca Civica (dal 30 maggio al 14 giugno 2015), a Taranto presso la Galleria Comunale nel Castello Aragonese (dal 17 agosto al 4 settembre).
Dal 2016 è operatore certificato ENAC per guida APR (droni) in operazioni critiche e non.
Nel 2017 ha prodotto un contenitore multimediale (video, foto, portfolio in iBook e cartaceo) su Matera e I Sassi. Con il Patrocinio del Comune di Matera e della Lucana Film Commission.
Dal 2018 ha realizzato diversi servizi fotografici e video, con utilizzo anche del drone, all’interno e all’esterno delle Chiese Veronesi gestite dall’Associazione Chiese Vive, d’intesa con Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Verona.

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Il bilancio semestrale dell’istituto di credito pugliese registra un  utile netto di 1,6 milioni di euro. Il CET 1 raggiunge quota 22,95%.

San Marzano di San Giuseppe (Ta), 9 Agosto 2019 – È stato esaminato dal Consiglio di Amministrazione della BCC di San Marzano il bilancio semestrale 2019, che registra una crescita della redditività e della solidità patrimoniale. L’utile netto di esercizio si attesta a 1,6 milioni di euro, segnando +60% rispetto al dato del primo semestre 2018. Aumentano anche i volumi: gli impieghi, grazie ai finanziamenti concessi a sostegno di famiglie e imprese, superano i 265 milioni di euro con un incremento del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. La raccolta complessiva segna una crescita del 2,8% attestandosi a 561 milioni di euro. Cresce in particolare la raccolta indiretta (+9,5%) con il risparmio gestito.
Buone anche le performance sul fronte della solidità patrimoniale: si rafforza il patrimonio netto, attestandosi a 51,345 milioni di euro. Il CET 1 Ratio raggiunge quota 22,95%, al di sopra dei requisiti regolamentari, testimoniando la sana e prudente gestione di una banca solida al servizio del territorio.
Nel semestre in esame crescono anche margine di interesse e margine di intermediazione, rispettivamente dell’11% e dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. Apprezzabile è altresì l'andamento dei costi operativi che scendono del 3,6% rispetto al 30/06/2018, grazie al processo di efficientamento e razionalizzazione della struttura.
“La BCC di San Marzano continua a consolidarsi nel territorio di riferimento – ha commentato il Presidente Francesco Cavallo (nella foto a sx) – con un modello di banca basato sulla qualità del servizio e sui principi della mutualità prevalente. Tra i punti di forza della nostra struttura possiamo certamente vantare la consulenza e la specializzazione degli operatori per la soddisfazione di soci e clienti. Anche nel nuovo contesto, continueremo a preservare il modello originale di banca cooperativa, interpretando con le categorie della modernità il patrimonio economico e di valori che rappresentiamo, con l’obiettivo di generare un circolo virtuoso di sviluppo per l’economia reale”.
Secondo il Direttore Generale Emanuele di Palma (Nella foto a dx) “sono risultati positivi in uno scenario di profondo cambiamento per il sistema del credito cooperativo. L’adesione al gruppo bancario di Cassa Centrale è nella sua fase esecutiva e i dati di questo primo semestre confermano la proattività e la solidità di una banca radicata nel territorio e strutturata per affrontare i mutamenti in atto. Continueremo con determinazione il percorso intrapreso, rafforzando le attività di gestione del risparmio e di erogazione del credito a famiglie e imprese, puntando su un’offerta sempre più ampia e personalizzata grazie al supporto di un gruppo nazionale forte e solido, come anche sul miglioramento costante del livello di soddisfazione della clientela, attraverso l’attività di consulenza e gli investimenti in tecnologia, come anche in progetti alternativi (es. equity crowdfunding).

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Cosimo Sanarica, organizzatore: “La macchina organizzativa ogni anno si dimostra vincente. Anche quest’anno, la differenza l’ha fatta la sinergia”

 “Orecchiette nelle ‘nchiosce on the road è ormai un successo consolidato”. Con queste parole Cosimo Sanarica, organizzatore del grande evento enogastronomico di Grottaglie (TA), commenta la chiusura dell’evento.

Mercoledì 7 e ieri, giovedì 8 agosto, il famoso quartiere delle Ceramiche si è trasformato in un percorso di gusto tra tradizione e rivisitazioni grazie ai 9 chef made in Puglia.
Novità Radio Orecchiette che dall’alto del quartiere ha intrattenuto i tanti visitatori

“Un grazie particolare agli chef che con loro maestra e pazienza hanno offerto i loro gustosissimi piatti. - continua Sanarica - Un grazie a tutto il mio staff, a Radio Orecchiette, al Comune di Grottaglie, a Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche, ai musicisti, ai ceramisti e ai tanti collaboratori. Il successo è anche loro.
E poi come non ringraziare i tantissimi turisti provenienti da ogni parte d’Italia che si sono dati appuntamento a Grottaglie per Orecchiette nelle ‘nchiosce”.

“La macchina organizzativa ogni anno si dimostra vincente – conclude Sanarica - Anche quest’anno, la differenza l’ha fatta la sinergia straordinaria tra tutti noi, un segnale di collaborazione virtuosa che prosegue nel tempo e rafforza il valore di comunità che da anni contraddistingue uno degli eventi più significativi dell’agenda enoculturale di Grottaglie”.

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Con i brevetti vegetali, le multinazionali straniere decidono al posto delle nostre aziende, pagamento dei diritti e non solo, sono imposti anche i commercianti a cui poter vendere
 
Taranto - «La questione delle royalty da pagare sulle nuove varietà di uva da tavola sta diventando una trappola silenziosa che rischia di danneggiare seriamente gli imprenditori agricoli».
È quanto denuncia CIA Due Mari, declinazione provinciale per l’area di Taranto e Brindisi della CIA Agricoltori Italiani, attraverso le parole del presidente provinciale Pietro De Padova; la questione è nota da tempo e riguarda tutta la Puglia: sulle uve da tavola senza semi, soprattutto, ma anche su moltissimi prodotti ortofrutticoli e agrumicoli, negli ultimi tempi si sta giocando una vera e propria “guerra dei brevetti”.
In alcuni Paesi, come Israele, Cile e Stati Uniti, la ricerca scientifica ha prodotto nuove varietà di frutti. La proprietà intellettuale di quelle produzioni implica il pagamento delle royalty, da parte dei semplici agricoltori sul territorio, non solo per avere l’autorizzazione a coltivare determinate varietà ma anche nella successiva vendita del raccolto.
«Tornare indietro non si può perché queste grandi realtà che producono i brevetti sono riuscite anche a imporre le nuove varietà sul mercato mondiale», ha spiegato Vito Rubino (foto), direttore provinciale di CIA Due Mari.
In parole povere, le varietà tradizionali, quelle per cui non serve sottostare al regime delle royalty, non hanno più mercato, perché sono progressivamente sostituite dalle nuove. Di fatto, agli agricoltori viene imposto anche a chi vendere; una imposizione che, se elusa, può avere conseguenze estreme, fino al taglio delle viti. In sostanza, per poter coltivare le nuove varietà, l’azienda agricola deve sottoscrivere un contratto che la vincola non solo a pagare le royalty, ma anche a vendere e commercializzare l’uva solo attraverso uffici della società che detengono il brevetto vegetale.
«In pratica si diventa ‘succursali’, una sorta di franchising, con qualcun altro che diventa padrone in casa nostra, di fatto titolare del destino di ogni politica commerciale e di vendita che decide al posto dell’agricoltore come e quanto coltivare e quale reddito deve andare a chi investe e lavora sul campo, si accolla il rischio d’impresa, paga fior di euro per assicurare i propri vigneti e li cura», ha aggiunto Vito Rubino.
Condizioni capestro, un vero e proprio giogo che appare inaccettabile e lesivo della libertà d’impresa. Le royalty, in questo modo, sono pagate più e più volte, lungo tutto l’arco della fase produttiva dalla sottoscrizione del contratto fino alla commercializzazione e vendita.
«Le OP, Organizzazioni di produttori, per come sono organizzate in Italia e in Europa, sono fatte fuori dal sistema: gli agricoltori non sono liberi né di coltivarle né di piantarle, se non si assoggettano ai contratti capestro e a un sistema delle royalty che non è affatto trasparente. In Spagna, hanno affrontato il problema istituendo una società di Stato che gestisce i brevetti vegetali».
In Puglia un gruppo di produttori si sta organizzando per affrontare anche dal punto di vista giuridico la questione. È un problema che riguarda tutta Italia e che, in Puglia, interessa non solo l’uva ma anche le pesche, i prodotti agrumicoli e diverse specie di frutta. È una situazione che colpisce duramente anche i vivaisti, quelli che un tempo lavoravano con gli innesti. Fino a qualche anno fa, infatti, in Puglia come nel resto d’Italia eravamo produttori di varietà ‘selvatiche’ e di innestati. Ora, con i brevetti, è cambiato tutto.
«Come CIA Agricoltori Italiani della Puglia, chiediamo che il problema sia affrontato sia a livello nazionale che regionale dalle istituzioni, a cominciare da Governo centrale e Regione Puglia, perché in questo modo stiamo svendendo la nostra sovranità pezzo per pezzo, contratto dopo contratto», hanno dichiarato Sergio Curci e Fernando De Florio, rispettivamente responsabile e componente del GIE Ortofrutta per CIA Puglia, «mettendo a rischio il futuro dell’agricoltura e mortificando la libertà d’impresa che ha sempre caratterizzato il comparto primario, oggi schiacciato non solo dalla parte industriale e dalla Grande Distribuzione ma anche dalle grandi multinazionali dei brevetti vegetali che, in questo modo, decidono a migliaia di chilometri di distanza come i nostri agricoltori devono portare avanti le loro aziende», hanno concluso Sergio Curci e Fernando De Florio.

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Jonio Jazz Festival, la rassegna di musica jazz che ha saputo coniugare altissimi livelli artistico-musicali con la promozione di un territorio che, attraverso la valorizzazione della sua identità culturale ed il suo impareggiabile patrimonio di bellezze naturali e paesaggistiche, ha sempre più, via via, riscattato una condizione di arrendevole inerzia, festeggia la decima edizione.
A spegnere le dieci candeline sarà domani sera, venerdì 9 agosto nel centro storico di Faggiano, il presidente dell'associazione "Jonio Jazz Arte e Cultura", Piero De Quarto, che ha presentato la kermesse nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina nella sala Giunta dell'amministrazione provinciale.
Dieci anni di eventi, ha detto De Quarto, che hanno contribuito "al processo di valorizzazione territoriale grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale di Faggiano che sin dall'inizio ha fortemente creduto in questa manifestazione, distinguendosi come unico ente pubblico territoriale che ha sostenuto economicamente il festival così come è encomiabile - ha aggiunto De Quarto - il sacrificio di tutti i collaboratori e soci dello "Jonio Jazz Festival" ai quali va la riconoscenza per la fatica, l'impegno e gli sforzi profusi".
In questi anni lo "Jonio Jazz Festival" ha confezionato proposte, programmazioni e produzioni con i più importanti protagonisti della scena musicale nazionale ed internazionale. Nelle rassegne invernali ed al di fuori del festival sono state sempre offerte proposte di altissimo livello che hanno riscontrato uno strepitoso consenso ed affetto da parte del numeroso pubblico di devoti amici che ci seguono con favore e passione.
"In ogni proposta artistica da noi offerta - ha sottolineato ancora De Quarto - abbiamo sempre voluto sperimentare un innovativo rapporto interdisciplinare tra i diversi linguaggi dell'espressione creativa ed artistica: poesia, teatro, letteratura, arti plastiche e figurative hanno così dialogato con la musica stabilendo un sorprendente ed armonico rapporto di bellezza che ha segnato il solco anche per altre interessanti iniziative che sono state proposte in seguito da altri soggetti ed altri contesti".
L'approccio passionale alla musica si è sempre accompagnato ad altrettanta intensità umana. L'attenzione e l'importanza riservate ai temi sociali hanno declinato l'azione di promozione culturale e musicale attraverso virtuosi rapporti di inclusione e partecipazione. "In ogni edizione abbiamo coinvolto amici, ragazzi ed aree di disagio umano e sociale, accendendo i riflettori su temi scottanti e crateri di sofferenza: hanno suonato con noi migranti, ragazzi afflitti da fragilità mentale, giovani artisti ridotti all'immobilità ed al silenzio e tanti altri amici che attraverso il percorso della musica riscattano ed affrancano, alleviandola, una drammatica condizione di sofferenza".
Insomma, tutto questo è lo Jonio Jazz Festival la cui impronta rimarca la sua connotazione di contenitore artistico quanto quella di incubatore di umanità e di emozioni. Quella di cantiere di idee quanto quella di fucina di creatività. "Questo, il profilo inconfondibile che disegna una passione ed un innamoramento, irriducibili, - ha concluso De Quarto - che mettono in sinfonia la fatica, la responsabilità e l'integrità allo stupore ed alla fascinazione dell'arte e della bellezza".
A partire dalle 20.30 di venerdì 9 Agosto nell'area del centro storico di Faggiano si esibiranno i Sol Levante (ensamble di percussioni), Le Dissonanze Psychiatric Band, TwoDeep Trio (Dionisio Cassiano, Giancarlo Del Vitto e Mauro Esposito), Blue Note Trio e altre band. Alle 22, invece, in piazza Vittorio Veneto, toccherà ai "Saffronia" (Cinzia Eramo, Nico Catacchio, Donatello D'Attoma, Gianfranco Menzella, Francesco Merenda) che alle 23.30 lasceranno il palco al "Joshua quartet" (Daniele Scannapieco, Alessio Busanca, Nico Catacchio, Marcello Nisi.

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Nella classifica nazionale per qualità della vita di dicembre 2018 Taranto è risultata terz’ultima in generale ed ultima nel settore “affari e lavoro”’. 

In tale contesto risulta difficile immaginare prioritaria la scelta di un nuovo “logo” cittadino, anzi d’un nuovo brand.
Eppure in ciò si sono appena cimentati l’Amministrazione e l’agenzia di comunicazione Proforma. Eravamo, da un secolo, l’unica e sola “città dei due mari”, a sottolineare l’eccezionale conformazione della nostra costa… vi basti cercare “due mari” su Google per vedere quanto sia celebre quella definizione.
Da ieri siamo invece “capitale di mare”: nel rifarci il look, tanto per cominciare, abbiamo perso un mare. Ma cosa abbiamo guadagnato? Sicuramente non il premio trasparenza, merito e professionalità, perché – lo apprendiamo da media che non hanno ricevuto alcuna smentita – parrebbe non sia stata percorsa la strada maestra del bando pubblico, ma quella dell’ennesimo affidamento diretto.
Si aggiunga che la già menzionata agenzia di Bari “Proforma”, colta in fallo nell’aver utilizzato un’immagine ripresa dalla rete, senza aver evidentemente chiesto il permesso all’autore né aver corrisposto a lui alcun compenso (essa al contrario essendo lautamente ricompensata dal Comune), invece di scusarsi dello spiacevole “disguido” s’è permessa di ironizzare sul tema, con toni e argomentazioni del tutto inadeguati. Quelli sì, degni di ironia, che infatti in queste ore impazza sui social, a detrimento dell’agenzia (fatti loro) come pure di chi ci amministra e ci rappresenta (fatti nostri). Probabilmente, se la faccenda fosse stata tutta qui, non avremmo nemmeno scritto questo comunicato.
Faciloneria e improvvisazione sono ormai così diffuse che far loro guerra è far guerra alle mosche…
Ma c’è ben altro. All’importo di euro 7.400 corrisposto agli ideatori del logo si aggiungono 80.000 euro – e la cifra è destinata a crescere nelle prossime ore – da pagarsi a vari media per la “promozione” del brand. Del resto, nelle premesse delle varie determine si dice chiaramente che ‘l’obiettivo [del brand] è quello di rendere Taranto destinazione turistica’.
Il guaio è che i beneficiari di questi, al momento, 80.000 euro, sono tutti media locali e localissimi; che quindi riceveranno compensi pagati coi denari dei tarantini per raccontare ai tarantini che la loro è una città di mare! Ci permettiamo di osservare come il turismo, quello richiamato dalla stessa amministrazione nella premessa appena menzionata, si faccia essenzialmente coi “forestieri”. È a loro che va raccontata la bellezza, a loro va proposto il brand. Servono quindi testate nazionali o finanche locali, ma di luoghi diversi dal nostro. Siamo proprio all’ABC. E rimanendo all’ABC, sarebbe anche interessante conoscere criteri e parametri della selezione dei media degni di “promuovere” e di ricevere denari, selezione che ne esclude più d’uno a favore di altri.
Appare sempre più evidente come arbitrio e irrazionalità, per non dover pensare di peggio, siano le vere cifre della giunta Melucci.

 

Taranto, lì 8 agosto 2019

I Consiglieri comunali

 

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La storia di Emilia Blasi, una donna coraggiosa del Sud che è tornata nella sua terra per inseguire un sogno agricolo

Produrre in modo tutto naturale uva da tavola di ottima qualità, l’unica in Italia coltivata applicando insieme le tecniche dell’agricoltura organica e rigenerativa e i disciplinari dell’agricoltura biologica, e riuscire a venderla sul mercato locale a un prezzo al pubblico accessibile, uguale a quello dell’uva prodotta utilizzando i tradizionali fertilizzanti e anticrittogamici.
Questa è la scommessa di Emilia Blasi, quarantenne grottagliese DOC, che è tornata da Roma nella sua terra, con marito e figli al seguito, per prendere in mano e sviluppare in modo innovativo l’azienda agricola di famiglia.
La sua è una storia al contrario. Come tanti è partita a 18 anni per andare a studiare in un’altra città, a Roma dove si è laureata in Scienze politiche. Nella Capitale ha poi trovato un lavoro stabile, un marito e ha dato alla luce due bambini.
Ma sedici anni dopo Emilia Blasi decide di tornare a Grottaglie e dedicarsi all’azienda agricola di famiglia che rischiava di non proseguire l’attività. Nel frattempo, infatti, i genitori erano diventati anziani e i due fratelli di Emilia si erano trasferiti per lavoro in altre città.
Una decisione non facile, anche perché il marito è un manager di una multinazionale con sede a Roma e così è costretto a fare il pendolare, ma Emilia Blasi è testarda e non vuole tornare indietro.
Il fondo dell’azienda famiglia è di sei ettari, di cui due e mezzo a vigneto, coltivati a uva da tavola nelle varietà “Vittoria” e “Reginone”, e il resto a uliveto. Emilia Blasi ha deciso di diversificare radicalmente l’attività puntando su una nuova “innovazione naturale” per differenziarsi sul mercato.
Nel fondo, per la prima volta in Italia in un vigneto da uva da tavola, sta applicando da anni le tecniche e i disciplinari della “agricoltura organica e rigenerativa” che, nel rispetto assoluto della natura e della biodiversità, prevedono una serie di azioni per la rigenerazione del suolo, la corretta nutrizione delle piante e la piena sostenibilità.
Tra l’altro Emilia Blasi nella vigna ha realizzato l'inerbimento del terreno creando un ecosistema i cui microorganismi nutrono le piante, insieme a quelli dei biofertilizzanti, un piccolo santuario della biodiversità in cui volano farfalle e coccinelle, e in cui a breve installerà anche due arnie per le api.
Il risultato è un’uva senza residui chimici con un sapore eccezionale, con bei grappoli i cui acini hanno dimensioni e colori perfetti; in questa uva sono presenti i semi, come natura vuole, al contrario delle qualità apirene che hanno invaso i mercati.
Di fatto questo tipo di agricoltura è la naturale evoluzione della coltivazione “biologica”, e infatti da due anni Emilia Blasi sta già applicando integralmente il disciplinare per il “biologico” la cui certificazione, aprendole nuovi mercati che richiedono questa attestazione, dovrebbe arrivare tra tre anni.
Il vero salto di qualità potrebbe avvenire se arrivassero finalmente i finanziamenti regionali del bando PSR Puglia per il primo insediamento, una Misura che agevola il passaggio generazionale delle aziende agricole: così nascerebbe la nuova Azienda Blasi, assistita dalle consulenti grottagliesi Carmen Valente e Maria Teresa Marangi.
Per ora tutto grava sulle spalle di Emilia Blasi che da sola affronta i mille problemi che un’azienda agricola comporta, tra i quali anche quelli commerciali per vendere la produzione.
In questa stagione il raccolto di uva da tavola “Vittoria” e “Reginone” dovrebbe essere complessivamente di 250 quintali, una produzione di eccellente qualità sia nella dimensione che nell’aspetto esteriore, la prima in Italia prodotta con le tecniche dell’agricoltura organica rigenerativa.
Non essendo una quantità eccessiva, per il momento l’idea di Emilia Blasi (cellulare 333.7729143 – mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) è quella di riuscire a venderla sul mercato locale proponendola direttamente ai rivenditori della zona: evitando i grossisti e i mediatori, infatti, sarebbe possibile offrirla ai consumatori a un prezzo accessibile, consentendo loro di portare sulle tavole per la prima volta un’uva tutta naturale!

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