Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Martedì, 14 Gennaio 2020

A Taranto dal 16 al 18 febbraio per la grande kermesse dedicata alla formazione nel mondo della ristorazione. In palio un voucher per un’esperienza di formazione

Un premio per stimolare ancor di più i giovani sommelier verso la curiosità per un mondo affascinante come quello del vino e per valorizzare il ruolo strategico di chi ha il compito di raccontare attraverso un vitigno la storia di un intero territorio. E il vino si conferma un volàno strategico di cultura.

Dalla consapevolezza di quanto sia determinante il ruolo di ciascun sommelier, è nata l’idea di creare all’interno di EGO Festival -la kermesse dedicata alla formazione nel mondo della ristorazione - un contest che possa conferire un riconoscimento a chi dimostra di avere la stoffa per essere il miglior sommelier secondo il giudizio di una giuria di esperti del settore ma anche e soprattutto uno stimolo per i tanti giovani che si avvicinano a questa affascinante professione.

Torna, così, per il secondo anno il “San Marzano Best Sommelier” un concorso in collaborazione con l’azienda pugliese San Marzano Vini che è in linea con la filosofia del festival che per la prima volta si celebrerà a Taranto (16 – 18 febbraio 2020) e che vuole puntare e valorizzare la formazione professionale delle tante figure che ruotano intorno al mondo enogastronomico.

«Anche quest’anno l’azienda San Marzano ha creduto nella bontà di EGO Festival, condividendone i valori e soprattutto l’idea che abbiamo di come dovrebbe crescere la ristorazione con un focus spinto sulla cultura e sulla bellezza» commenta lo chef Martino Ruggieri presidente di Enogastro Hub, l’associazione che ha ideato e reso possibile il festival che finalmente sbarca a Taranto. «E ci piace l’idea di condividere con una delle più autorevoli aziende vitivinicole del territorio pugliese un percorso che punti sulla formazione delle generazioni future».

La partecipazione al concorso è semplice. È sufficiente compilare il modulo di adesione che si trova sul sito www.egofestival.it I candidati, dopo aver superato una prima fase legata alla cultura vitivinicola generale, saranno chiamati a un esercizio tecnico sul campo con prove di servizio, di abbinamento e di accoglienza. Insomma, una performance quanto più possibile vicina alla realtà. Il vincitore potrà scegliere tra un’esperienza in fiera di settore (in Italia o all’estero) insieme allo staff dello sponsor; oppure un voucher per un viaggio studio presso una destinazione vinicola d’interesse.

«Ci fa molto piacere far parte di un sistema che cresce – commenta il Presidente di San Marzano Francesco Cavallo - dare il nostro contributo per lo sviluppo della cultura dell’accoglienza presso la comunità in cui operiamo e a cui vogliamo restituire valore. Consolidato il riconoscimento della cultura culinaria pugliese, ora è molto importante indirizzare l’attenzione anche su altri aspetti dell’industria dell’ospitalità, come appunto la cultura di sala, obiettivo specifico di questa misura di incentivazione».

Sul sito www.egofestival.it è possibile visionare il regolamento e compilare il modulo di partecipazione. La competizione, che prevede una prova scritta e una orale, è prevista per lunedì 17 febbraio dalle 11,30 a Taranto.

 

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Si apre alla grande il 2020 per la Compagnia del Teatro Jonico Salentino/CTJS Cinema. Il film “Vivi la vita” di Valerio Manisi, infatti, diventa videoclip ufficiale del brano “Si turnasse a nascere” di Nino D’Angelo.

“Inimmaginabile è l’emozione provata – dichiara il regista e sceneggiatore Valerio Manisi – Qualche giorno fa, ricevo una telefonata, e dall’altro lato era proprio lui: Nino D'Angelo. Ci eravamo sentiti in passato, per motivi legati al fatto che il suo meraviglioso brano “Si turnasse a nascere” l’avevo scelto come colonna sonora del mio film “Vivi la vita”. Questa volta, invece, era per illustrarmi la sua idea di realizzare, con le immagini dello stesso, il video ufficiale del brano. Non smetterò mai di ringraziarlo e di testimoniare quanto grande sia come uomo e artista”.

“Si turnasse a nascere” è un meraviglioso canto di speranza, dalle sonorità incantevoli, e che suscita emozioni davvero forti. È tratto dal suo ultimo album di inediti “6.0”, con suoni e melodie che oggi rendono il celebre cantante napoletano uno dei rivoluzionari del suono neomelodico partenopeo. Infatti, l’evoluzione stilistica di Nino D’Angelo, è stata a dir poco efficiente e spettacolare. Così come grande risalto ha dato, negli ultimi anni, all’opera di Sergio Bruni, lì dov’era la sua casa teatrale: il Trianon Viviani.

Il videoclip è già disponibile sul canale YouTube ufficiale di Nino D’Angelo. Un altro importante traguardo raggiunto dal film di Manisi, che vede come protagonista un inedito Alvaro Vitali e la sua città natale: Grottaglie.

 

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IN PARTENZA: 14, 15 e 16 gennaio alla San Giovanni Bosco e al Manzoni di Massafra. Il 15 al Calò di Grottaglie


Al via questa settimana a Taranto e provincia i laboratori teatrali in quindici scuole nell’ambito del progetto “Gioco d’azzardo patologico” in attuazione dell’accordo di cooperazione tra Asl Taranto e Teatro Pubblico Pugliese, in collaborazione con le compagnie teatrali Crest di Taranto e Teatro delle Forche di Massafra.
Il progetto, finalizzato a sensibilizzare i ragazzi e gli adolescenti alla prevenzione dalle dipendenze da gioco d’azzardo patologico, si articolerà in una serie di interventi artistici a carattere laboratoriale e narrativo che si terranno da gennaio a marzo 2020 in 15 istituti di scuole secondarie di primo grado di Taranto e a Castellaneta, Grottaglie, Manduria, Martina Franca, Massafra, Mottola, Palagiano.
Prevenzione e contrasto del rischio di dipendenza da gioco nei laboratori avviati dal Crest che lavorerà sulla Fiaba con un Laboratorio intorno alle storie di Pinocchio, di Carlo Collodi e di Alice, di Lewis Carroll, finalizzati alla ideazione, costruzione e realizzazione di un “Serious game” . Le azioni si svolgeranno nelle scuole di Taranto: Cabrini, Aristosseno, Battaglini e Archimede (rispettivamente nei giorni 22 gennaio, e 5,12, 19 febbraio), e al Calò di Grottaglie e De Sactis di Manduria (15 gennaio e 29 gennaio).
Le due storie sono state scelte - si legge nella scheda di presentazione del progetto - “in quanto entrambi i protagonisti sviluppano percorsi scevri da valutazioni di rischio, anzi nella storia gli stessi protagonisti propendono e spesso scelgono il rischio; tuttavia vengono aiutati ad uscire dalle difficoltà dall’ aiutante magico: la fata turchina e Stregagatto”.
L’attività si svilupperà nell’arco di 15 incontri, di tre ore l’uno,  all’interno dei quali saranno svolti attività di: lettura creativa, giochi d’improvvisazione, costruzioni e manipolazione di materiali, attività di reinvenzione e drammatizzazione della storia narrata. Le storie narrate saranno: “Ludo Mannaro” di Giovanni Guarino e “That’s Impossible” di Christò Chiapparino, sul dramma delle dipendenze da gioco d’azzardo patologico.

L’attività condotta del Teatro delle Forche porta avanti due differenti percorsi di animazione e drammaturgia del gioco, ognuno relativo alle due fasce d’età coinvolte.
Il primo percorso interesserà classi di scuola secondaria di primo grado degli Istituti Comprensivi “San Giovanni Bosco”, “De Amicis - Manzoni” e “Giovanni Pascoli” (plesso “Niccolò Andria”) di Massafra, per un totale di 15 incontri, di tre ore ciascuno, e con il coinvolgimento di gruppi di una cinquantina di alunni di età compresa tra gli 11 e i 13 anni. Le attività con le scuole secondarie di primo grado porteranno alla costruzione di un dispositivo drammaturgico che fungerà da filo conduttore per la creazione di un “grande gioco” a tappe. Le tappe del percorso saranno costruite insieme ai ragazzi durante gli incontri specifici, nei quali, attraverso esercizi e improvvisazioni teatrali, si traccerà una mappa dei bisogni e dei desideri che soggiacciono al gioco; il lavoro con i ragazzi sarà condotto avendo come traccia in filigrana l’ Alice di Carroll: le situazioni e i personaggi non sono altro che metafore e allusioni ai pericoli che i ragazzi possono incontrare entrando, o solo  avvicinandosi al mondo del gioco e delle  scommesse. Ogni ragazzo, co-autore del dispositivo drammaturgico-gioco, sceglierà di compiere delle azioni pensando o non pensando alle conseguenze che queste avranno su se stesso e sugli altri. Proprio come il personaggio di Carroll.
Il secondo percorso riguarderà gruppi di studenti di età compresa tra i 14 e i 16 anni delle seguenti scuole secondarie di secondo grado della provincia di Taranto: I.I.S.S. “De Ruggieri” e I.I.S.S. “Mondelli – Amaldi” di Massafra, I.I.S.S. “Bellisario Sforza” di Palagiano, I.I.S.S. “Mauro Perrone” di Castellaneta, I.S.I.S.S. “Lentini – Einstein” di Mottola, I.I.S.S. “Leonardo da Vinci” di Martina Franca.
Sei interventi di teatro laboratorio, di quattro ore ciascuno, articolati in attività di riscrittura drammaturgica e improvvisazione che seguono tre macro-aree: il caso e la scelta individuale; nel cuore dei personaggi; il denaro.
I materiali di partenza per le giornate di lavoro saranno il romanzo contemporaneo “That’s (Im)possible” di Cristò Chiapparino, “Il giocatore” di Dostoevskij, “La pelle di Zigrino” di Balzac e “Il giuocatore” di Goldoni.

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"Hammamet" è il bisogno non tanto e non solo di cominciare ad aprire una discussione problematica sulla "questio" Craxi ieri oggi e domani. Ma pone un lungimiranza di opinioni dalle quali partire. Non dimentichiamo che si tratta, comunque, di un film.

Il timore che resti il Craxi sottolineato da Amelio è forte ma molto trasversale. Qui si nota subito che la storia e la potica non hanno patentesi. La storia é continuità nel bene e nel male. Ho avuto l'impressione che si tratti di un Bettino che sembra più a un Benito negli ultimi giorni di Salò. Da sottolineare che ci troviamo di fronte non alla storia e neppure alla verità della storia. Forse è mancata da parte di Amelio la ragionevolezza di ascoltare le ultime interviste di Bettino diventato ancora di più un anticomunista. L'anticomunista Bettino c'è tutto. D'altronde un film non deve raccontare la storia. È accaduto così ai tanti film su Moro ma anche ai film su Benito e su Claretta.
Resta il fatto che Craxi è nella grande storia di questa Nazione. Non si può dire altrettanto di D'alema o di De Mita, del quale si diverte ad ironizzare il suo vocalizio. Amelio è un Felliniano. Ci sono scene che portano direttamente a Fellini.
Dal punto di vista cinematografico potrebbe dividersi in due o tre sezioni. La prima è importante sul piano cinematografico Poi manca di contenuti concreti la seconda? La morte e la presenza del padre, nella parte finale, è un incastro allegorico. Un film non ha verità e non è verità. Come un romanzo. Lo sceneggiatore e il regista realizzano attraverso la creazione e la fantasia. Questo è il punto. Altrimenti avrebbero fatto un documentario. Ma il film c'è.
La scena del carro armato nel deserto di Tunisi e le parole che dice Bettino sono una metafora perfetta per spiegare il comunismo sovietico di Napolitano diventato il frutto del compromesso tra cattolici e comunisti. La metafora del carro armato è profonda e terribile. I comunisti che sparano perché non hanno anima come i carri armati che non hanno occhi è terribile. Ci sono dettagli importanti, credo, che vanno colti.
Come può un socialista craxiano aderire al PD? Questa la dice lunga sul figlio Bobo che lo definisce "cretino" . Non sorvoliamo su questi elementi. Come sulla fedeltà di Anita - Stefania che cintinua ad avere un comportamento coerente. Come sul nipote che gioca a fare il generale. Come sull'immagine di Sigonella tradotta in un gioco di soldatini sulla sabbia con al centro un aereo.
In in film non esiste la verità storica. Esistono l'immaginario, l'allegoria e le metafore e strutturalmente i campi. Già che faccia parlare di Craxi a solo 20 anni dalla morte è un fatto significativo e imbarazzante anche per quella magistratura che lo ha condannato.
Sono convinto che Bettino dopo Benito e Moro è l'unico statista vero che l'Italia abbia avuto. Togliamoci i paraocchi e consideriamo come sono finiti e per colpa di chi?
Bettino diceva spesso che non permetterò che la storia continui ad essere scritta dai vincitori. Questo è un passaggio importante che ha permesso a Di Pietro recentemente di dichiarare che Craxi aveva ragione.
Il problema che mi pongo e che sfiora il film di Amelio è un altro? Come è possibile che i socialisti abbiano aderito al PD? Come è possibile che coloro che si considerano riformisti e morotei abbiano aderito al PD?
Due personaggi scomodi uccisi dalla stessa mano ideologica. Moro e Craxi.
Non cerchiamo la identificazione dei personaggi di un film con la realtà. Il film fa molto discutere. Non dimentichiamo che il Lizzani che dirige "Mussolini ultimo atto" è un regista che aderisce al PCI. O quello che realizza il film su Moro.
Amelio è un regista che in fondo, come dicevo, esce dalla lezione di Fellini. Fellini inventa e ricostruisce rienventando. Il resto è docu. Ma ci sarà tempo a riconsiderare Bettino Craxi. Soltanto quando i socialisti riformisti capiranno che i veri avversari sono stati sono e saranno e comunisti, i quali cambiano maschera e specchio ma restano sempre quelli che dicevano che le lettere di Moro erano state scritte da un folle. Se la pietà prevale il Paese non è finito scriveva Moro. E Craxi non dice la stessa cosa?
Nel film si intravedono le luci dal bosco. Questo è già tanto in questo tempo di cretini,  imbecilli e  incolti.

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Il film non mi è piaciuto né come socialista né come storico. Non mi è piaciuto come socialista perché non mette a fuoco il grande valore riformista che ha rappresentato Bettino Craxi nel panorama politico di quegli anni, la cesura da lui rappresentata tra socialismo democratico e riformista e comunismo con l’abbandono di Marx per Proudhon e soprattutto l’importanza del suo progetto di unità socialista che intendeva mettere insieme tutte le forze riformiste e progressiste del nostro Paese per trasformarlo in un Paese moderno, europeo che guardasse avanti, che coniugasse meriti e bisogni, libero ed autonomo pur da fedele alleato rispetto ai partners europei e atlantici. Si parla di condanne di Craxi sul finanziamento illecito al PSI ma non si dice nulla sugli aiuti che con quei danari il PSI forniva ai i movimenti di liberazione dalle dittature nere e rosse di tutto il mondo, dalla dissidenza sovietica a Solidarnosh, dalla lotta di liberazione della Palestina al Frelimo in Mozambico, dalla resistenza cilena e greca contro i colonnelli alla primavera di Praga contro i carri armati sovietici. Non si parla di Craxi e dell’orgoglio italiano a Sigonella ma neanche del valore di uno statista capace di stare dalla parte di Arafat senza essere contro Israele, di pensare all'assistenza ai Paesi del terzo mondo senza essere un terzomondista rivoluzionario, di essere un alleato fedele dell'Alleanza Atlantica senza essere un servo degli americani.


Come storico non mi è piaciuta la totale assenza di riferimenti al contesto che ha determinato mani pulite. Amelio non spiega perchè il sistema di finanziamento illecito dei partiti era arrivato a quel punto, perchè se tutti i partiti compreso il PCI usufruivano ampiamente di quel sistema solo Craxi ha pagato ed è stato massacrato dalla magistratura, non spiega come mai Craxi è stato condannato perché in quanto segretario del PSI non poteva non sapere dei finanziamenti illeciti al suo partito mentre i segretari del PCI D’Alema e Occhetto potevano non saperne nulla dei finanziamenti illeciti che prendeva il PCI, perchè se il sistema era consolidato e noto a tutti compresa la magistratura fin dai tempi di Enrico Mattei la magistratura non ha mai mosso un dito e infine come mai quando Craxi e solo lui ebbe il coraggio di denunziare in Parlamento il sistema di corruttela dei partiti affinchè se ne prendesse atto e si rifondasse la Repubblica nessuno si alzò e nessuno prese l'iniziativa per porre fine a quel sistema. Ma mi rendo conto che ponendomi queste domande sono in errore.

Gianni Amelio non è né un saggista né uno storico né un giornalista, è un artista, un poeta e per restare al cinema non è né Francesco Rosi né Carlo Lizzani o Gillo Pontecorvo. Amelio è un raccontatore di vicende umane e contestargli queste cose significa fargli un torto anche se un artista o poeta che sia quando traccia il ritratto di un personaggio della caratura di Craxi deve sapere che necessariamente il suo ritratto avrà delle implicazioni di carattere storico e politico. Se non si spiega anche quel contesto e si parla solo di condanne si trasmette l’idea della vulgata ad arte sostenuta di Craxi come di un mascalzone magari anche perseguitato ma sempre un mascalzone. Insomma il limite inaccettabile del film è quello di aver raccontato il Craxi di Hammamet senza raccontare insieme le vicende che lo hanno portato ad Hammamet. Questa cesura fra personaggio politico e contesto storico fa del Craxi di Amelio un personaggio nevrotico, arrabbiato, un leone in gabbia che ha ingaggiato col mondo una guerra della quale non si capiscono bene le ragioni. Ciò premesso scendiamo sul terreno più propriamente artistico sul quale si muove Amelio e limitiamo la nostra analisi solo all’arte scevra da qualsiasi pruderie di tipo storico. Bene da questo punto di vista devo dire che il film mi è piaciuto. Al netto delle osservazioni precedenti il Craxi rappresentato da Amelio è un Craxi verosimile, quello che io ho conosciuto, un uomo di potere, un impasto di durezza e di tenerezza, di asprezza e di delicatezza di sentimenti che nascondono sostanzialmente una grande timidezza che come è noto si protegge proprio con la durezza, l’arroganza e l’aggressività, una timidezza che tradisce una umanità assolutamente imprevedibile. E Amelio questa complessità e questa apparente contraddizione la mette bene in evidenza quando da un lato ci presenta un Craxi brusco, che tratta gli altri, perfino a volte i figli con durezza ma dall’altro un Craxi tenero con i nipotini e soprattutto un Craxi estremamente umano come quando nella scena del taglio dei capelli chiede alla figlia Stefania di convincere il fratello a fare due figli perché “se un figlio muore ti rimane almeno l’altro perché per un padre vivere senza i figli è atroce”. Si Craxi era un impasto di tutte queste cose. Mi ricorda i versi con i quali Garcia Lorca racconta l’Ignacio Sanchez Mejìas, il torero delle cinque della sera, e quegli ossimori nei quali riconosceresti il carattere di Craxi “tenero con le spighe!/duro con gli speroni!/ dolce con la rugiada!/ abbagliante nella fiera!/ tremendo con le ultime banderillas di tenebra!”.

È vero Craxi era così!

Racconto il mio primo incontro con lui. Vado a prenderlo a Massafra all’uscita dell’autostrada perché doveva chiudere la festa provinciale dell’Avanti in Piazza Garibaldi. Entro nella sua macchina. Un ciao, poche parole, poche domande sulla situazione politica e amministrativa di Taranto, mi regala due suoi libri. All’autista ordini precisi e perentori. In piazza Garibaldi di fronte a 5000 persone un discorso tagliente, con le sue pause famose capaci di infilzare gli avversari con una battuta. Insomma un burbero teutonico e autoritario che non ammette discussioni ai suoi ordini. In Piazza Garibaldi io ero con mio figlio Gianluca, un caschetto di capelli bruni su un bambino di quattro anni. Craxi senza alcuna ragione apparente se lo prende in braccio, se lo coccola e lo accarezza con una tenerezza che mi sconcerta. In fondo sia io sia mio figlio per lui siamo due sconosciuti. Eppure… un fotografo occasionale fissa nel tempo quel meraviglioso per me momento. Ecco questo era Craxi capace di durezze e di tenerezze, di ira e di dolcezza, di asprezze e di grande pietà umana. E così era con i figli capace di durezze fino a non farsi comprendere e a non riuscire ad esternare loro quanto li amasse entrambi e poi tenerissimo nei momenti di abbandono come nel citato episodio del taglio dei capelli. Bobo in particolare ha fatto le spese di questo caratteraccio poiché col padre non è riuscito a connettersi pienamente talchè i due non sono riusciti a dirsi quanto si volessero bene. E Amelio affida ad un Craxi disponibile alla confessione e che comincia a fare dei bilanci il rammarico per le cose non dette, le le tenerezze e le carezze non date. Questo personaggio umanamente e psicologicamente complesso e apparentemente contraddittorio è la parte più bella del film.

Quello che non mi è piaciuto è il contorno come non mi sono piaciuti gli espedienti ai quali Amelio ricorre per supportare il Craxi politico. E su questo faccio mie le riserve sul film espresse su queste colonne da Alfredo Venturini. Il Craxi di Amelio è un Craxi politicamente vinto mentre egli era stato solo sconfitto. Craxi non era un vinto perché non era nel suo DNA essere un vinto, era un guerriero che ha combattuto fino alla fine con tutti i mezzi che aveva a disposizione, le amicizie, gli estimatori che gli rimanevano (ed erano ancora tanti), i fax testardi da Hammamet ad una stampa che gli era ostile e che lo censuravano cestinandoli, che ha lottato come un leone per smentire la vulgata ufficiale del ladrone e del latitante, per denunciare gli obbrobri giustizialisti di mani pulite che uccidevano Beccaria e mettevano sotto i piedi il diritto e secoli di civiltà giuridica, per bollare i processi di piazza e denunciare i manettari ma soprattutto, lui che aveva a cuore il bene del Paese, per denunciare un sistema politico che avrebbe portato l’Italia verso il baratro. E fu facile profeta perché questa di oggi è l’Italia che ci ha consegnato mani pulite. Orbene per chi come me e Venturini hanno conosciuto Craxi niente male perché si rende subito conto che questo Craxi politico vinto esiste solo nella fantasia di Amelio ma chi Craxi non lo ha conosciuto e non sa niente di lui dal film di Amelio si fa un’idea sballata e lontana mille miglia dalla realtà. E poi le tantissime forzature fatte di personaggi e vicende inesistenti come quello dell’inizio (Vincenzo Balzamo?) che fa la coscienza critica e contesta ad un Craxi al culmine del potere di condurre il partito alla distruzione e suo figlio che va ad Hammamet per uccidere Craxi. Bene questi personaggi sono totalmente inventati così come sono inventati di sana pianta l’assassinio del padre da parte del figlio che lo spinge fuori dalla finestra. Balzamo (se a Balzamo Amelio voleva riferirsi) era in piena sintonia con Craxi e non è mai esistito un figlio che ha ucciso il padre per “salvarlo” semplicemente perché Balzamo è morto di infarto né ha mai avuto un figlio che ha lo ha ucciso. Una forzatura gratuita e due personaggi posticci.

E ancora il cotè della casa di Hammamet rappresentata come una carrellata di radical chic che trasferisce ad Hammamet l’ambiente frivolo della Milano da bere assolutamente fuori contesto perché la casa di Hammamet era una casa nella quale si incontravano gli amici più stretti di Bettino come Lucio Dalla che cantavano “O mia bella Madunina”. Altro che radical chic! E ancora il personaggio di bianco vestito che va a trovare Craxi che sembra saperla lunga e contesta a Craxi il fatto che qualche spicciolo fosse rimasto attaccato alle dita di qualcuno (alludendo anche a Craxi?) chi vorrebbe essere? Certamente un democristiano. Forse Cossiga che in effetti andò a trovare Craxi ad Hammamet. Ma Cossiga non avrebbe mai parlato in quei termini a Craxi di cui era amico ed estimatore. I due, racconta Bobo Craxi in un bel libro scritto a quattro mani con Gianni Pennacchi “Route El Fawara-Hammamet” Sellerio editore 2003, si lasciarono con un grande abbraccio, con straziante malinconia e con Craxi che dice a Cossiga “Francesco sai bene che questa è l’ultima volta che ci vediamo”. Queste cose se le dicono due grandi amici non due persone di cui uno presume di giudicare l’altro.

E infine la morte di Craxi. Tutto falso. Craxi è morto non sotto un albero come vuole Amelio ma nel suo letto mentre Stefania era andata a preparargli l’ultimo caffè della giornata. E ancora Amelio che fa fare a Craxi la figura del puttaniere fallito nella scena con la Gerini non fa onore alla verità poiché Craxi aveva con quella persona realmente esistente un rapporto vero e autentico durato anche dopo la caduta tant’è che quella persona, che era una persona per bene colpevole forse solo di amare (riamata) l’uomo sbagliato, si è trasferita ad Hammamet per stare vicina a lui negli ultimi momenti. Nel film appare come una poco di buono scosciata che tenta ancora di sedurre un Craxi sfiancato e finito. Insomma il film di Amelio sotto questo aspetto suona come moneta falsa tanto da far chiedere a chi lo conosce dov’è finito il fine regista de “Il ladro di bambini”?.

Riscattano il film oltre al racconto di Craxi uomo altre due cose: le scene di Craxi bambino ribelle e insofferente alla disciplina che con la fionda rompe i vetri del collegio e si becca beffardo i rimproveri del prete istitutore, un po' il fil rouge del film, che in fondo è un film sulla disobbedienza di Craxi l’eretico, l’irregolare, il ribelle, il rompicoglioni, disobbedienza agli americani, ai poteri forti, ai consociativismi, alla stampa di regime, ai conformismi del pensiero unico, alla violenza di una magistratura giacobina, in fondo disobbedienza alla storia. L’altra è l’interpretazione impareggiabile di Pierfrancesco Favino che ha dato di Craxi una rappresentazione di rara efficacia come solo i grandi attori riescono a fare. Favino riscatta i limiti e le contraddizioni del film e a lui e solo a lui un dieci e lode convinto e a tutto tondo.

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