LivianoArcelorMittal2La vicenda ArcelorMittal? Un guazzabuglio nel quale diventa ormai difficile capire dove sono le ragioni vere e dove le imprecisioni che, quasi spesso, prevalgono sulla realtà dei fatti. Un guazzabuglio dal quale, comunque, giovedì sera si è provato ad uscire con una posizione condivisa tra quanti hanno partecipato all'incontro-dibattito organizzato dal consigliere regionale Gianni Liviano in collaborazione con l'associazione Le città che vogliamo.
E sì che c'era tanta gente a riempire la sala riunioni di via Fiume 12 così come interessate è stato il parterre di chi è stato chiamato a portare il proprio contributo. C'erano, infatti, i presidenti dell'Ordine dei medici, Cosimo Nume, e degli avvocati, Fedele Moretti; il segretario generale della Uil di Taranto, Giancarlo Turi, in rappresentanza anche di Cgil e Uil; l'operatore culturale Giovanni Guarino; l'esperto di bioetica Antonio Cecere; lo storico Salvatore Romeo; l'ambientalista Leo Corvace; il presidente di Federmanager, Michele Conte.
Un dibattito agile e veloce dal quale, appunto, è emersa una posizione condivisa da tutti: la città deve fare fronte comune, deve saper parlare con una sola voce, deve saper mettere da parte la mancanza di visione, deve essere coinvolta nelle decisione e non essere semplicemente terminale di una narrazione troppo spesso incompleta e piegata alle logiche del mercato. Ma, soprattutto , deve puntare ad ottenere tre cose: la prima, una rigenerazione produttiva dello stabilimento chiedendo al governo di chiamare i migliori tecnici; la seconda, Taranto deve diventare un polo medico-sanitario; la terza, che venga istituito un polo scientifico di ricerca e di prevenzione sull'ambiente.
"Abbiamo voluto provare a leggere questa vicenda che riguarda tutti e che ci interpella perché è la madre di tutte le vicende tarantine e di fronte alla quale nessuno può dire: non mi interessa", ha detto Liviano spiegando lo scopo dell'iniziativa. "È evidente - ha aggiunto - che la situazione è complessa e che, qualunque sia l'opinione di ciascuno noi e qualunque sia l'aspetto che riteniamo prevalente, quello economico, quello occupazionale, quello ambientale o quello sanitario, la situazione è davvero complessa proprio perché riguarda più aspetti. Per cui non può esserci una lettura monocorde. Per questo sono contento che dall'incontro di stasera sia emersa sostanzialmente una visione comune che, spero, possa concretizzarsi ancora di più nei prossimi giorni".
Via agli interventi dai quali è emerso che per Leo Corvace le tematiche della tutela di ambiente, salute e dell'occupazione devono essere affrontate unitariamente e comunque subordinate alla valutazione di impatto ambientale e sanitario. "Nonostante si parli di esuberi - ha denunciato Corvace - tuttora non esiste un piano delle bonifiche che individui risorse finanziarie, cosa fare e quanta forza lavoro impiegare". Per Michele Conte di Federmanager "l'errore politico è stato quello di andare a tentoni e di aver sottovalutato, da parte dei governi che si sono succeduti dal 2012, il grado di competenze dei commissari nominati". Giovanni Guarino, invece, ha ricordato come le risorse economiche stanziate dall'Unione europea negli anni '80 per le bonifiche "sono state utilizzate dall'Italia per i prepensionamenti, ha utilizzato quelle risorse per una pax sociale nei confronti degli operai licenziati dalla siderurgia". Il presidente dell'Ordine dei medici, Nume, ha focalizzato la sua attenzione sul concetto "di narrazione dei fatti, troppo spesso legata a logiche economiche, per addormentare le nostre coscienze e sviare dal fatto che l'Ilva, più che ArcelorMittal, sarà il mercato a chiuderla". Per Fedele Moretti, presidente dell'Ordine degli avvocati, la politica "deve riassumere un ruolo predominante che coaguli la capacità della città a parlare con un'unica voce", concetto sostanzialmente anticipato nel suo intervento da Antonio Cecere, esperto di bioetica. "A Taranto - ha sottolineato Cecere - mancano i valori di riferimento, non c'è coinvolgimento delle generazioni future, il concetto di persona non esiste più".
Lo storico Salvatore Romeo ha sottolineato il problema della siderurgia mondiale dovuto "all'eccesso di capacità produttiva rispetto alla domanda, presente e futura, dato dal fatto che i paesi emergenti, la Cina su tutti, negli anni passati hanno avuto un grande sviluppo che, adesso, sta rallentando perché l'economia sta maturando e i consumi stanno prevalendo sugli investimenti".
Più cauto, infine, il segretario della Uil, Giancarlo Turi, il quale ha invitato "ad evitare imprecisioni" e, per il momento, "a sospendere il giudizio per poter meglio capire quello che sta accadendo visto che ci troviamo di fronte a una multinazionale. Ai capri espiatori è meglio sostituire la prudenza perché c'è il pericolo di sommare fallimento a fallimento. È importante la presenza dello Stato che deve essere forte perché sistemi complessi come questo di Taranto non possono essere lasciati in balia delle logiche di mercato".

A Palazzo Chigi, durante l’incontro di ieri con il premier Giuseppe Conte sulla vertenza ex Ilva, con il supporto di tutti i rappresentanti istituzionali e sindacali presenti ho esposto al Governo due questioni che ritengo fondamentali.

Il sistema delle imprese locali, soprattutto di quelle che operano nell'indotto siderurgico, va tutelato. Anche solo immaginare che il disimpegno di Arcelor Mittal corrisponda alla volatilizzazione dei crediti che vantano i nostri imprenditori, infatti, sarebbe una catastrofe. Se dovesse accadere, le nostre aziende non avrebbero nemmeno le risorse per traguardare questo momento di incertezza. Perché non dobbiamo dimenticarlo: gli imprenditori dell'indotto sono già creditori delle precedenti gestioni. Per questo ho chiesto al Governo di non sottovalutare la questione, dicendogli di poter contare su tutto il supporto che gli enti locali sarebbero capaci di dare.

Qualunque sia il destino del siderurgico, poi, va salvaguardata la prospettiva di sviluppo del territorio con un piano economico che possa essere alternativo o complementare, vanno preservati i lavoratori che non meritano di subire le incertezze di un mercato sempre meno etico, va protetto il diritto dei cittadini a vivere in un territorio salubre, dove la sostenibilità sia un presupposto e non l'obiettivo da raggiungere.

Per fare tutto questo è necessario esprimere una sola voce, la voce del “sistema Italia”, che assommi in sé le istanze di tutti i livelli: statale, locale, politico, amministrativo, sindacale, economico, imprenditoriale. Andare in ordine sparso non ci porterebbe da nessuna parte e farebbe il gioco di chi, invece, spariglia per cogliere più opportunità.

Lo sapete, a me piace l’idea del “patto”: è forse arrivato il momento di stringerne uno ancora più solido, inattaccabile, a tutela della dignità di una popolazione non più disposta a chinare il capo!

AVV. Giovanni Gugliotti
Presidente della Provincia di Taranto

La vicenda ArcelorMittal? Un guazzabuglio nel quale diventa ormai difficile capire dove sono le ragioni vere e dove le imprecisioni che, quasi spesso, prevalgono sulla realtà dei fatti. Un guazzabuglio dal quale, comunque, giovedì sera si è provato ad uscire con una posizione condivisa tra quanti hanno partecipato all'incontro-dibattito organizzato dal consigliere regionale Gianni Liviano in collaborazione con l'associazione La città che vogliamo.
E sì che c'era tanta gente a riempire la sala riunioni di via Fiume 12 così come interessate è stato il parterre di chi è stato chiamato a portare il proprio contributo. C'erano, infatti, i presidenti dell'Ordine dei medici, Cosimo Nume, e degli avvocati, Fedele Moretti; il segretario generale della Uil di Taranto, Giancarlo Turi, in rappresentanza anche di Cgil e Uil; l'operatore culturale Giovanni Guarino; l'esperto di bioetica Antonio Cecere; lo storico Salvatore Romeo; l'ambientalista Leo Corvace; il presidente di Federmanager, Michele Conte.
Un dibattito agile e veloce dal quale, appunto, è emersa una posizione condivisa da tutti: la città deve fare fronte comune, deve saper parlare con una sola voce, deve saper mettere da parte la mancanza di visione, deve essere coinvolta nelle decisione e non essere semplicemente terminale di una narrazione troppo spesso incompleta e piegata alle logiche del mercato. Ma, soprattutto, deve puntare ad ottenere tre cose: la prima, una rigenerazione produttiva dello stabilimento chiedendo al governo di chiamare i migliori tecnici; la seconda, Taranto deve diventare un polo medico-sanitario; la terza, che venga istituito un polo scientifico di ricerca e di prevenzione sull'ambiente.
"Abbiamo voluto provare a leggere questa vicenda che riguarda tutti e che ci interpella perché è la madre di tutte le vicende tarantine e di fronte alla quale nessuno può dire: non mi interessa", ha detto Liviano spiegando lo scopo dell'iniziativa. "È evidente - ha aggiunto - che la situazione è complessa e che, qualunque sia l'opinione di ciascuno noi e qualunque sia l'aspetto che riteniamo prevalente, quello economico, quello occupazionale, quello ambientale o quello sanitario, la situazione è davvero complessa proprio perché riguarda più aspetti. Per cui non può esserci una lettura monocorde. Per questo sono contento che dall'incontro di stasera sia emersa sostanzialmente una visione comune che, spero, possa concretizzarsi ancora di più nei prossimi giorni"

“Ex Ilva, ora è il momento dello Stato”. Lo sostiene, in una nota, il consigliere regionale tarantino del Partito Democratico, Michele Mazzarano, commentando la drammatica vicenda dello stabilimento siderurgico di Taranto.
“Arcelor Mittal ha fallito ed è giusto che lasci Taranto - spiega Mazzarano - semplicemente perché ha sbagliato le sue previsioni sui conti economici e ha deciso di mollare. Non da oggi. E non perché il Governo ha deciso di eliminare lo scudo penale, il cui giudizio di legittimità è davanti alla Corte Costituzionale, ne’ perché la Magistratura di Taranto ha deciso di sequestrare AFO2 a causa del suo mancato revamping da parte degli attuali gestori”.
Questo esito era ampiamente prevedibile. Tanto è vero che la Regione Puglia - continua il consigliere regionale - impugnò l’atto del Governo del settembre 2017 in cui era evidente la debolezza sia del piano industriale che di quello ambientale. Quello che è inaccettabile in questa vicenda è che nella narrazione proposta dal sistema mediatico nazionale e da una parte degli attori politici coinvolti, vi è la totale omissione dei problemi di un territorio piegato da inquinamento e morte”.
“Al punto in cui siamo solo lo Stato può dimostrare che è possibile affermare che la modernità della nostra industria è tale - conclude Mazzarano - solo se passa dall’innovazione nei processi di produzione e dal rispetto della vita dei lavoratori e dei cittadini”

Domani, sabato 9 novembre, alle ore 14.30, nella sala conferenze “Giappone” dell'hotel Delfino di Taranto, i consiglieri regionali Francesca Franzoso, Nino Marmo, Domenico Damascelli, saranno con l'on. Antonio Tajani, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo e Vice Presidente di Forza Italia, in conferenza stampa sulla crisi siderurgica di Arcelor Mittal.
L'appuntamento con i giornalisti è programmato al termine di una mattinata di incontri con sindacati metalmeccanici, Confidustria e vertici Asl di Taranto.

Sono ore cruciali per il nostro territorio e ancora una volta siamo posti di fronte a un ricatto: non arretreremo, però, neppure di un passo.

Una classe dirigente lungimirante, locale e nazionale, avrebbe la grande occasione di scrivere una pagina epocale di riscatto di un pezzo fondamentale di Sud e di Paese, che ha pagato un prezzo enorme alle esigenze produttive nazionali. Per farlo è giunto il momento di programmare un rigoroso piano di investimenti pubblici adeguati, finalizzati a bonifiche, riconversione economico-industriale del territorio, garanzia dei redditi dei lavoratori e loro riqualificazione per il reimpiego.

Il lavoro è fondamento della nostra Repubblica (è scritto nell’art. 1 della Costituzione), ma deve essere un lavoro buono, in un ambiente vivibile e sicuro. Queste è la prospettiva che va garantita ai lavoratori. Va, contemporaneamente, programmato il fermo degli impianti inquinanti e sui quali i lavoratori oggi rischiano la vita ogni giorno.

Un piano così strutturato rappresenterebbe un investimento che attiverebbe, nel medio-lungo periodo, economia e lavoro per tutta la nostra comunità, rientrando allo Stato in termini di fiscalità e ripresa del PIL, quello buono, non quello che uccide e produce, da ormai molti anni, cassa integrazione ed esuberi. E’ chiaro che solo lo Stato può attuare un progetto di questa portata, che durerebbe molti anni.

Non è accettabile che mentre la Germania investe 100 miliardi di euro in un enorme piano di salvataggio del clima, programmando, tra le varie misure, l’abbandono del carbone, in Italia si tenti di salvare una produzione obsoleta con continue toppe che allargano il buco.

Lo Stato non può consegnarci a multinazionali predatrici, che pongono condizioni brutali per restare.

Dal sequestro del 2012 sono trascorsi, invano, sette anni e mezzo, tra decreti inaccettabili, inquinamento, ostacoli continui all’applicazione della legge, impianti fatiscenti e insicuri, che hanno determinato solo perdite economiche e, ancora una volta, umane.

E’ il momento degli sguardi lunghi, di immaginare come sarà la nostra terra tra molti anni. E’ il compito che spetta a classi dirigenti, politiche e non solo, degne del loro ruolo e dell’entusiasmante onore di lasciare condizioni di vita migliori a chi verrà dopo di loro. E’ tempo di riscrivere il futuro del nostro territorio.

 

Taranto, 08/11/2019

Sud in Movimento

 

È un mestiere difficile, quello di raccogliere la notizia e trasformarla in cronaca scevra da considerazioni personali. È il mestiere del giornalista.

Purtroppo, anche a causa di troppi condizionamenti esterni, gran parte dei giornalisti tende a mettere in evidenza solo parte dell’intera notizia, di solito quella che mira alla pancia, omettendo, non sappiamo quanto colpevolmente, quello che solleticherebbe lo spirito critico del fruitore finale.

Ne abbiamo ampia dimostrazione, in questi giorni, quando la notizia riguarda l’azienda multinazionale ArcelorMittal e il sito industriale di Taranto.

La crisi dell’acciaieria tarantina è sotto gli occhi di tutti, ma gli organi di informazione, in particolare quelli di respiro nazionale, puntano tutto su quelli che vengono erroneamente chiamati “posti di lavoro”, sorvolando ingiustificatamente su temi ben più importanti, quali la salute e la salubrità dell’ambiente.

Nessun giornalista racconta che i dipendenti dell’acciaieria tarantina vengono considerati, e non per colpa loro, alla stregua di schiavi. Nessun giornalista richiama la Costituzione italiana che assicura all’individuo un lavoro dignitoso svolto in salute, in sicurezza e in un ambiente salubre. Non esiste un solo giornalista che ponga l’accento sull’articolo 32 della Costituzione, l’unico che, nella sua costruzione, contiene l’aggettivo “fondamentale” quando parla della salute dell’individuo e di interesse della collettività, considerando che il lavoratore resta comunque un individuo che ha come diritto “fondamentale” la salute. Neanche una parola sull’articolo 41 che riconosce, sì, come libera l’iniziativa economica privata, ma che puntualizza anche che questa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Chi, tra gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti, ha mai nominato la pari dignità e il principio di uguaglianza riportati nell’art. 3?

Tutto questo è stato ripetuto fino alla nausea dall’associazione Genitori tarantini, durante le interviste concesse anche agli organi di informazione nazionali. Tutto questo, in fase di montaggio del servizio, è sempre stato chirurgicamente evitato. Tutto questo è insopportabile, alla luce dei dati sanitari che i giornalisti conoscono bene e per questa ragione evitano di nominare. Della serie “mai sputare nel piatto da cui si mangia”.

Ci sono, poi, gli opinionisti, intellettuali di questa Italia disastrata. Godono di attenzione non meritata e si affannano a ricercare frasi ad effetto, senza alcuna idea di ciò che stanno dicendo.

In questo campo, Vittorio Feltri sembrerebbe essere maestro. Lui ha dichiarato che “morire di fame oggi è peggio che morire di tumore domani” (15/08/2012) e che è “meglio rischiare il cancro che morire subito di fame” (16/08/2012). E ancora “La vertenza Ilva di Taranto è paradossale. Si dice che alcuni operai dello stabilimento morissero di tumore. Può darsi. Ora che l’azienda chiude tutte le maestranze moriranno di fame. Però, che affare” (24/10/2019).

Cosa possiamo rispondere a simili intelligentissime deduzioni? Ha provato, il dottor Feltri, sia la fame che un qualsiasi tumore per poter affermare cosa sia meglio? Ha provato, il dottor Feltri, a pensare che chi viene colpito dal cancro, quando questo prende il sopravvento, negli ultimi giorni di vita (vita?) non mangia più, al punto che i parenti si chiedono, infine, se il proprio congiunto sia morto di tumore o di fame. Dobbiamo richiamare all’attenzione del dottor Feltri le percentuali di mortalità, morbilità, malattie che colpiscono i bambini di Taranto o vogliamo considerarle, come lui probabilmente le considera, scarti di produzione o perdite di esercizio? Probabilmente, tutto questo sarà materiale per una diretta risposta a Vittorio Feltri.

Alle farneticazioni di Giuliano Cazzola abbiamo già risposto. Al signor Nicola Porro e alle sue dichiarazioni offensive ci riserviamo di rispondere.

Chiediamo all’Ordine dei Giornalisti di richiamare TUTTI gli iscritti affinché vengano presentate ai fruitori finali tutte le sfaccettature dell’affaire industria siderurgica, mirando alla pari dignità di ogni dichiarazione, senza preconcette censure. Chiediamo, una volta per tutte, che, quando si parla di occupati in quell’industria, raddoppiati a convenienza, si dica chiaramente che non sono tutti abitanti di Taranto, si diano i numeri precisi. E si elenchino anche le opportunità perdute per tenere in piedi quella fabbrica fatiscente che carica di malattie e morte i tarantini per poter inviare il prodotto alla laminazione in fabbriche del nord, senza rischi per la salute di quelle popolazioni. Si racconti, infine, al popolo italiano, quello che più fa male. A Genova, la produzione a caldo è stata chiusa per sempre perché altamente nociva per la popolazione e i dipendenti. La stessa produzione, a Taranto, è stata dichiarata dal Governo “strategica per la nazione”. Ogni italiano dotato di capacità critica capirà di cosa si sta parlando.

Grazie per quello che farete a favore della verità e della giustizia. Grazie per quello che farete per onorare il vostro mestiere.

 

La decisione di Arcelor Mittal di abbandonare l'ex Ilva di Taranto è gravissima e apre la strada a una crisi produttiva e occupazionale inaccettabile.
Articolo Uno ritiene che la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini non possa essere contrapposta alla attività industriale di questo sito strategico.
Tutela ambientale, salute e produzione possono e devono stare insieme così come accade in altre importanti acciaierie nel mondo.
Il Governo si deve adoperare immediatamente per scongiurare l'esplosione di un'emergenza sociale di enormi dimensioni riportando Arcelor Mittal al rispetto dei suoi obblighi contrattuali e al tempo stesso impegnandosi a risolvere la questione dello scudo penale.
Per questo è necessario il confronto con le istituzioni nazionali e locali e con i sindacati.
Nella giornata di oggi siamo stati in stretto contatto con il Ministro Roberto Speranza, che assieme al sottoscritto e all’assessore regionale Mino Borraccino, segue la vicenda con trepidazione.

«Occorrono coraggio e lungimiranza, la fabbrica necessita di un immediato rilancio».
Il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano ritiene che il gruppo ArcelorMittal debba esprimersi in modo più incisivo in termini di occupazione e sviluppo industriale, sia per quanto riguarda il risanamento ambientale che la messa a norma degli impianti.
«È giunto il momento di dare risposte concrete alla città e ai lavoratori. Ad un anno dal passaggio da Ilva ad ArcelorMittal – commenta Biagio Prisciano - ancora non si è registrato nulla di nuovo all’interno della fabbrica. È necessario un cambio di passo finalizzato alla riapertura degli impianti - come i Tubifici e più in generale la Laminazione, un tempo fiore all’occhiello del sito tarantino – ormai da anni fermi».
Come Fim Cisl denunciamo l’assenza di programmazione e di conseguenza delle scelte finalizzate all’attuazione dei programmi di rilancio.
«È una fase di stallo che va superata. Ora – fa notare Prisciano - non ci sono più alibi. I dubbi del recente passato sembrano definitivamente fugati, specie dopo gli ultimi provvedimenti relativi al blocco di Afo2 e all’immunità penale. L’altoforno 2, che avrebbe provocato una riduzione dei livelli produttivi e inevitabili conseguenze sul piano occupazionale - come stabilito dal Tribunale del Riesame di Taranto - almeno per il momento non verrà spento. Anche il decreto “Salva-Ilva” è arrivato dopo una lunga e incerta attesa, scongiurando la chiusura dello stabilimento di Taranto minacciato da ArcelorMittal. La multinazionale ha incassato la norma sull’immunità del Piano ambientale, cancellata dal “decreto imprese”».
Prisciano poi aggiunge: «È il momento che all’interno della fabbrica si diano certezze ai lavoratori. La Fim Cisl, con forte senso di responsabilità, ha investito sul futuro scegliendo la via della produttività sostenibile, puntando sull’acciaio, sulla qualificazione della fabbrica e sulla salvaguardia dell’ambiente. Ma adesso abbiamo bisogno di un forte intervento del governo, perché sia sui grandi interventi che sulle emerge in corso, non possiamo più aspettare».
Il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, a tal proposito, riprende l’accordo siglato al Mise il 6 settembre 2018 e relativo addendum, con cui si è sancito il passaggio da Ilva in AS ad ArcelorMittal.
«All’interno dell’accordo – evidenzia Prisciano – sono inserite le verifiche periodiche dello stesso. Per cui, alla luce anche del recente avvicendamento avvenuto al dicastero dello Sviluppo Economico tra l’uscente Luigi Di Maio e il subentrate Stefano Patuanelli in rappresentanza del nuovo governo giallo-rosso, è quanto mai necessario riprendere il confronto. Anche perché in fabbrica la Cassa integrazione ordinaria continua e all’orizzonte non si vede nulla di roseo. Contestualmente ci sono sempre 1600 lavoratori di Ilva in AS in Cassa integrazione straordinaria, per i quali, dopo le ripetute sollecitazioni, la Regione Puglia ha sbloccato i corsi di riqualificazione professionale che partiranno entro il mese di novembre 2019».
Per Biagio Prisciano, è necessario passare - dopo la fase che vede il rinnovo del CCNL metalmeccanico - subito alla stesura della piattaforma integrativa di secondo livello.
«Prima in Ilva ora in ArcelorMittal la contrattazione di secondo livello è ferma al 2010. Serve rivedere una serie di accordi per garantire sicurezza ai lavoratori. Nel frattempo siamo impegnati con le assemblee per il rinnovo del CCNL di categoria: una piattaforma – precisa l’esponente della Fim - importante sia nella parte normativa che in quella economica per un territorio gravato da una forte crisi e che necessita di risposte certe sotto il profilo della salute dei cittadini».
Non da meno gli annunci del governo sulla legge per Taranto.
«La provincia di Taranto, i suoi abitanti e i lavoratori attendono da diversi anni nuove disposizioni in tema di tutela della salute: pur in presenza di una mappatura in materia di amianto, ancora si è fermi ai benefici previdenziali concessi fino al 2003 – conclude Prisciano - nonostante su più fronti abbiamo sollecitato l’intervento presso gli istituti competenti anche attraverso azioni di mobilitazione».

Taranto - Si è tenuta nel pomeriggio di oggi l’audizione in IV Commissione  Regionale Puglia dedicata al tema dell’indotto. Erano presenti per ArcelorMittal Samuele Pasi Country Head ed Emmanuel Rodriguez Direttore acquisti.
Nel corso dell’audizione l ’Azienda ha apprezzato l’occasione di confronto e ha sottolineato la propria volontà di proseguire con responsabilità e trasparenza il dialogo con il territorio.
In questi mesi l’Azienda sta effettuando uno dei turnaround aziendali più sfidanti che mai sia stato tentato nel settore dell’acciaio nell’ambito di una crisi di comparto simile a quella verificatasi post 2009.
In questo contesto non favorevole, dal 1 di novembre 2018 l’Azienda ha comunque:
- pagato i debiti ceduti dei fornitori dell’indotto locale al 15 e al 30 novembre 2018: si tratta di più di €200 milioni solo nel primo mese di novembre 2018;

- esteso di 6 mesi tutti i contratti in essere e gli ordini senza rinegoziazione, garantendo il tempo necessario per conoscersi reciprocamente unitamente alla continuità di business per i fornitori;

- condiviso gli standard di ArcelorMittal e comunicato le nuove specifiche per consentire gare di appalto appropriate e in linea con i principi del Gruppo;

- assegnato nuovi contratti a fornitori locali per più di €200 milioni;

- dialogato costantemente con i fornitori locali nel corso di riunioni svolte in Confindustria e incontrato i sindacati a partire da marzo 2019;
Per quanto riguarda le pulizie civili, l’Azienda ha deciso di avere un solo interlocutore responsabile rispetto a più fornitori con mansioni difficilmente distinguibili, operanti spesso nelle stesse aree. Sono state richieste quotazioni a più di 5 fornitori e al termine della gara si è scelto un unico soggetto che è operativo dal 1° ottobre. L’iter ha coinvolto circa 250 persone ed è stato raggiunto un accordo tra le parti.
Per quanto concerne le pulizie industriali sono stati invitati alla gara più di 15 soggetti. La scelta è stata ristretta a 5 fornitori, di cui 2 nuovi. Anche in questo caso l’inizio previsto è il 1 di ottobre. Le persone coinvolte sono circa 500, ma per un solo fornitore uscente non è ancora stato trovato un accordo.
Per quanto concerne i trasporti interni, la gara d’appalto è rivolta ai fornitori storici dell’azienda, uno dei quali ha deciso di non partecipare creando contrattempi nella transizione.
Nell’indotto, per tutti i lavoratori a tempo indeterminato è stata garantita la continuità contrattuale trasferendo tutti i contratti multiservizi, mentre per i contratti metalmeccanici è in corso la discussione tra le parti. Le aziende che sono in «white list» devono assicurare l’assenza di pendenze penali a carico dei lavoratori.
I lavoratori a tempo determinato hanno ottenuto da parte dell’indotto di far parte di una lista che gode di priorità.
Alcuni fornitori si sono esclusi dalle gare offrendo prezzi significativamente maggiorati rispetto agli stessi prezzi passati a parità di servizi e rispetto agli altri offerenti di mercato, altri hanno invece annunciato con poco preavviso di non partecipare alle gare creando difficoltà alla continuità operativa aziendale. In poche ma significative circostanze la qualità informativa data dal fornitore uscente circa i termini dei dipendenti non è stata sufficiente per prevenire disagi.
È importante ricordare che l’Azienda sta rinnovando molti contratti, spesso per durate maggiori rispetto a quelli originarie, fino a 36 mesi, con la possibilità di diventare fornitori di tutto il Gruppo, accedendo così ad una rete globale e sviluppando contatti con operatori presenti in altri Paesi con lo stesso obiettivo: fare business in modo sostenibile.
Anche nell’ambito della selezione dei fornitori l’approccio è stato improntato al pieno rispetto della mission di ArcelorMittal: effettuare il complesso turnaround rendendo l’azienda stabile e sostenibile nel lungo periodo, riportandola in un equilibrio economico finanziario che la renda quindi solida.
Per essere fornitori di ArcelorMittal occorre far parte del cambiamento che l’azienda sta attraversando e lavorare su due fattori chiave: la Salute & la Sicurezza. Sulle questioni Salute & Sicurezza non è possibile alcun compromesso e sono richiesti i più alti standard possibili. Per quanto riguarda l’ambiente, altro tema chiave, è indispensabile che sia garantito l’uso efficiente ed il recupero delle materie utilizzate.

 

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