Taranto - La quantità prodotta è diminuita, il prezzo alla fonte è aumentato, ma nei discount e nei supermercati della Grande Distribuzione Organizzata italiana gli agrumi si vendono sottocosto.

«Stiamo assistendo a un paradosso che sta facendo infuriare, giustamente, tanti produttori – ha denunciato Fernando De Florio, responsabile GIE Ortofrutta (Gruppi di Interesse Economico) per CIA Agricoltori Italiani di Puglia – Le clementine, vendute all’ingrosso con prezzi che vanno da 80 centesimi a un euro, le ritroviamo nei discount allo stesso costo e, talvolta, a un prezzo addirittura inferiore».

«È un’operazione che distorce il mercato, destabilizza i produttori e, di fatto, può rappresentare una forma di pressione affinché le aziende agricole tengano artificiosamente prezzi bassi e sottocosto, facendosi un autogol e riducendo ulteriormente la redditività – ha aggiunto Francesco Passeri, componente della giunta CIA Due Mari (Taranto-Brindisi) – I prezzi praticati in discount e supermercati sono pubblici, sui loro siti internet ci sono le locandine che certificano quanto stiamo denunciando».

Si tratta di una situazione assai anomala. In Puglia, nelle zone a vocazione agrumicola come il Gargano e il Tarantino, il calo produttivo causato dagli sbalzi climatici e dagli eventi metereologici estremi va dal 30 a punte del 70%. Quantità al ribasso sono state registrate anche in Calabria, Sicilia e in Paesi come Spagna e Marocco. Tutti gli indicatori, dunque, dovrebbero portare a un aumento dei prezzi anche nelle reti della Grande Distribuzione.

«Stiamo analizzando la situazione e, giornalmente, raccogliamo il malcontento e le denunce dei nostri produttori associati – ha spiegato Passeri – Non possiamo e non dobbiamo svendere i nostri agrumi per ingrassare le multinazionali che gestiscono supermercati e discount, sarebbe una mossa suicida».

«Chi pretende che si venda al ribasso va messo alla porta – ha esortato De Florio – È necessario che sulle storture create dalla GDO nel bilanciamento dei prezzi si avvii una discussione seria, sia a livello nazionale che europeo. Le nostre aziende agricole sono tra le più controllate del mondo. Devono attenersi a disciplinari molto rigidi che tutelano qualità e salubrità dei prodotti. Si tratta di regole che in Paesi come Spagna e Marocco sono molto più blande.

Come per altri settori, anche in quello agrumicolo sta assumendo contorni grotteschi e drammatici la differenza tra chi si attiene a regole serie e inflessibili e quanti, in altri Paesi, aumentano la loro competitività sui mercati grazie a normative meno stringenti sia sul costo del lavoro che sui trattamenti cui sottopongono i prodotti. È necessario che il Governo italiano non lasci nulla di intentato, in Europa, per uniformare gli standard, facendo in modo che almeno gli Stati dell’Ue adottino regole comuni per non fare concorrenza sleale, secondo quanto previsto dal disegno di legge n. 1583 del Senato, “Disposizioni in materia di trasparenza delle pratiche commerciali della filiera agrumicola e di elaborazione dei costi medi di produzione dei prodotti ortofrutticoli”.

«In tutta la Puglia, così come nel resto d’Italia – ha dichiarato De Florio – CIA Agricoltori Italiani sta lavorando per favorire le Organizzazioni di Produttori, le cooperative e una filiera che faccia anche trasformazione per conservare il valore aggiunto del settore agrumicolo. Assieme alle istituzioni di ogni livello, è necessario avviare una grande campagna informativa e di promozione dei nostri agrumi, perché se le aziende agrumicole chiudono, il danno lo pagheremo sia come sistema-Paese che come consumatori».

Rubino, Cia Due Mari: “Era un uomo perbene, uno stimato imprenditore agricolo”. La Camera di Commercio di Taranto gli riconobbe il Premio Nicola Resta. Originario di Torre del Greco, da 30 anni operava in provincia di Taranto

TARANTO – “Siamo addolorati e sconvolti per la tragica scomparsa di Mario Di Cristo, un uomo perbene, uno stimato imprenditore agricolo. Esprimiamo il nostro cordoglio ai familiari e a quanti hanno potuto apprezzarne le qualità conoscendolo e collaborando con lui”. E’ Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Due Mari (Taranto-Brindisi), a esprimere a nome di CIA Agricoltori Italiani della Puglia lo sconcerto e il dolore per la brutale aggressione di cui è stato vittima Mario Di Cristo, 79enne imprenditore del settore ortofrutticolo, associato CIA, la cui azienda opera da oltre trent’anni nella parte occidentale della provincia di Taranto. Aveva origini campane, ma la terra jonica era diventata la sua casa, la sua vita e il suo futuro. L’uomo qualche giorno fa si trovava in un’azienda agricola di Policoro, in provincia di Matera, quando, intervenendo per soccorrere una donna aggredita da due persone, è stato a sua volta aggredito. Era stato ricoverato d’urgenza, purtroppo non ce l’ha fatta. “Mario, padre di tre figli – Aniello, Giuseppina e Patrizia – da qualche anno era vedovo”, ha aggiunto Rubino. “Persona umile, grande lavoratore, era rispettato da tutti. La sua azienda, denominata Mario e Aniello Di Cristo, opera nel settore della lavorazione dell’ortofrutta sia a Palagianello che a Castellaneta e in tutta la provincia di Taranto. Nostro associato da tantissimi anni, ha più volte collaborato con noi, fornendoci in diverse occasioni i prodotti che portavamo nelle manifestazioni e nei tanti eventi organizzati ogni anno dalla CIA”, ha spiegato Rubino.
“E’ una grande perdita”, ha aggiunto il presidente provinciale di CIA Due Mari Pietro De Padova. “Diversi anni fa, condividemmo con Mario la gioia che provò nel ricevere il Premio Nicola Resta, riconoscimento che la Camera di Commercio di Taranto gli assegnò per premiare il suo operato di imprenditore di alto profilo, impegnato per la crescita della terra jonica. Quel riconoscimento, premiava l’efficienza della sua organizzazione aziendale, la lungimiranza imprenditoriale nel dotare le proprie strutture di mezzi e strumenti innovativi, la capacità di aver creato una realtà sociale ed economica punto di riferimento per un ambito piuttosto vasto di imprese e persone”, ha concluso De Padova.

 

 

Revisioni prorogate, ma le aziende agricole non sanno come procedere. CIA Puglia: “Serve anche un piano di incentivi per rinnovare il parco macchine”
 
Migliaia di trattori dovranno essere revisionati entro il 30 giugno 2021, ma al momento non esistono officine meccaniche autorizzate per procedere alle revisioni: la questione riguarda tutta Italia, e dunque tutta la Puglia.
Se n’è discusso durante la riunione della Giunta regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.
«Il decreto di revisione generale periodica delle macchine agricole, pubblicato recentemente sulla Gazzetta Ufficiale, ha prorogato le scadenze come avevamo richiesto» - ha spiegato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Puglia - Non si è ancora provveduto, però, a mettere a disposizione delle aziende agricole una rete di officine autorizzate a espletare i controlli e rilasciare le revisioni».
«Le questioni da affrontare, in merito al sistema dei controlli periodici, sono diverse - ha aggiunto Nicola Cantatore, direttore provinciale di CIA Capitanata - Oltre alle officine autorizzate, che per il momento non ci sono, c’è da considerare che il provvedimento di proroga non affronta la necessità di favorire il rinnovo e l’ammodernamento del parco macchine agricole in dotazione alle nostre aziende. Un sistema di incentivi alla rottamazione dei vecchi trattori, infatti, favorirebbe l’acquisizione di macchine agricole più sicure, meno inquinanti, più moderne e confortevoli, capaci di migliorare la qualità, l’efficienza e la sicurezza del lavoro, oltre a renderlo più sostenibile dal punto di vista ambientale».
«Il decreto di proroga è apprezzabile, ma non sufficiente - ha aggiunto Giuseppe Creanza, direttore provinciale di CIA Levante. Alla luce delle istanze provenienti dai nostri associati, crediamo sia necessario integrare quel decreto con una serie di provvedimenti per individuare le officine autorizzate e un vero e proprio piano nazionale con incentivi alle aziende agricole che vogliano acquistare nuove macchine agricole».
«È una questione di sicurezza, innanzitutto, ma riguarda anche i livelli di produttività» - ha affermato Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Due Mari (Taranto-Brindisi).
Sulla stessa lunghezza d’onda Danilo Lolatte, direttore provinciale di CIA Salento.
Queste le nuove scadenze: per i veicoli immatricolati entro il 31 dicembre 1983, la revisione è da effettuare entro il 30 giugno 2021; per i mezzi immatricolati dal 1° gennaio 1984 al 31 dicembre 1995, la revisione è da svolgere entro il 30 giugno 2022; per i veicoli immatricolati dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2018, revisione entro il 30 giugno 2023; per i veicoli immatricolati dopo il 1° gennaio 2019, revisione al 5° anno entro la fine del mese di prima immatricolazione.

 

Taranto – Due giorni a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, per l’ottimismo e per superare la crisi che la xylella e il maltempo hanno gettato sulla produzione agricola pugliese.
Con CIA Agricoltori Italiani, Slow Food Italia, Gal del Primitivo, il sindaco Michele Saccomanno e l’intera Amministrazione Comunale hanno preparato degustazioni e convegni, hanno presentato la Guida degli olii extravergini e premiato i migliori produttori italiani.
A Torre Santa Susanna é stato suggellato un patto tra istituzioni e mondo del lavoro inaugurando un monumento vivo alla tradizione e alle speranze: il Museo dell’olio e delle olive. Radici e prospettive trasferite con la ricchezza della conoscenza; hanno partecipato oltre il Sindaco e l’intera Amministrazione, il Prefetto di Brindisi Dott. Umberto Guidato, Mons. Vincenzo Pisanello, l’assessore regionale Loredana Capone, il Gen. dei Carabinieri Forestali Danilo Mostacchi, Slow Food Francesca Baldereschi, il Sovrintendente delle Belle Arti Arch. Carmelo Di Fonzo, Marcello Longo per Slow Food Puglia.
Per CIA Agricoltori Italiani hanno partecipato Cinzia Pagni (presidente di Ases), Pietro De Padova (presidente CIA Due Mari Taranto Brindisi), Vito Rubino (direttore CIA Due Mari Taranto Brindisi) e Giannicola D’Amico (vicepresidente CIA Puglia).
Ases e CIA hanno rinnovato l’impegno a svolgere sul territorio iniziative di implementazione di pratiche di agricoltura sociale a favore dei più deboli e hanno confermato la disponibilità a portare avanti un progetto di rinascita di alcuni terreni confiscati alla mafia ed affidati al Comune di Torre Santa Susanna, prevedendo anche la realizzazione di iniziative anti xylella.
CIA ha, inoltre, confermato l’impegno a favore degli olivicoltori pugliesi e brindisini in questa particolare fase di congiunture negative, dovuta a calamità naturali e alla emergenza xylella, evidenziando che iniziative come quelle della Guida degli olii extravergine presentata da Slow Food non fanno che valorizzare un comparto importantissimo per l’economia territoriale, di fatto smentendo le tendenziose voci che circolano sui mercati internazionali che danno l’olio di oliva pugliese infetto da xylella. Nulla di più falso, perché il batterio xylella non attacca le drupe ma bensì la parte legnosa delle piante.
CIA Due Mari, infine, ha curato anche la presentazione ed esposizione di prodotti agricoli di eccellenza del territorio (vino, olio, confetture, funghi, ciliegie, albicocche, pomodori, prodotti da forno, etc), coordinando la partecipazione delle seguenti aziende associate: azienda agricola Lorenzo Mero di Avetrana (olio), azienda agricola San Francesco di Avetrana (olio), Tenuta Canneddi di Avetrana (olio e vino), azienda Anastasio Cazzolla di Avetrana (olio), Agriturismo Marina Piccola di Avetrana (olio, olive e vino), azienda agricola biodinamica Rosa Lacalamita di Castellaneta (salsa e confetture), De Biasi di Castellaneta (funghi e ballette), azienda agricola Di Cristo di Palagianello (albicocche), azienda agricola Le Grotte di Sileno di Castellaneta (vino e olio), azienda sinergica Dibenedetto di Castellaneta (vini l’Archetipo), Terrusi di Castellaneta (olio) e azienda Massimiliano Antonicelli di Castellaneta (ciliegie).

CIA Agricoltori Italiani di Puglia chiede ai candidati alle Elezioni Europee di domenica 26 maggio la massima attenzione per il comparto agricolo pugliese.
CIA Puglia non sostiene alcun candidato o alcuna lista specifica ma chiede a tutti gli schieramenti di impegnarsi a sostenere le ragioni degli agricoltori, mai come negli ultimi anni bistrattati dalla burocrazia, dalla competitività dei mercati esteri, dai prezzi dei prodotti agricoli e dell’allevamento pari a quelli di 30 anni fa, dalle calamità naturali quasi all’ordine del giorno, alle fitopatie, ed in primis dalla Xylella fastidiosa il cui avanzare rischia di stravolgere l’intero paesaggio pugliese.
L’Europa ha avuto un peso consistente dal 2010 ad oggi nella crescita dell’agricoltura Made in Italy, però non si può sottacere nel dibattito di questi giorni l’assenza di attenzione al comparto e le proposte programmatiche per il futuro di un settore strategico per il territorio.
Negli ultimi dieci anni, secondo l’Ufficio Studi Cia, i lavoratori in agricoltura sono aumentati di circa 85 mila unità (+21%). Sotto la spinta europea, il Made in Italy agroalimentare ha trovato nuova forza nello sviluppo del biologico con circa 25mila nuovi operatori, una crescita pari al 60% sulla scia di una sempre maggiore consapevolezza e sensibilità ambientale. È fuori discussione che l’accordo di Schengen, con l’abolizione dei controlli doganali, abbia dato linfa importante all’export agroalimentare italiano che, nell’area euro, manda prodotti per oltre 210 miliardi (+40%). A trainare le certificazioni di qualità (+38% dal 2010), attualmente per 85 prodotti tra Dop e Igp.
Il confronto politico tra i candidati a Bruxelles non sta vertendo sulle prospettive future dell’eurozona, ma su questioni ancorate a una visione politica prettamente nazionale, mentre resta urgente un dialogo serrato e costruttivo su politiche europee e loro possibile riforma.
Gli agricoltori pugliesi attendono risposte dalla prossima legislatura, partendo ovviamente dalla nuova Politica agricola comune che, tra le politiche fondanti l’Ue, ha garantito sicurezza e salubrità delle produzioni agroalimentari, così come tenuta del sistema rurale e salvaguardia di biodiversità e ambiente. È necessario che il budget della Pac post 2020 non venga tagliato, ma si mantenga almeno l’attuale livello di spesa. Allo stesso tempo, bisogna accelerare il percorso di riforma della nuova Pac, già avviato in questa legislatura, in una logica di semplificazione, flessibilità e innovazione.
Inoltre, devono entrare nell’agenda politica comunitaria la riforma del sistema dei pagamenti, l’accrescimento delle politiche di sostegno all’organizzazione di filiera, il rafforzamento delle politiche di gestione delle crisi. Un progetto europeo di governo delle aree interne e nuovi accordi di libero scambio che da una parte sostengano l’export italiano e dall’altro tutelino i nostri prodotti sensibili da un import senza regole, anche rivedendo il funzionamento delle clausole di salvaguardia. 
L’Europa, inoltre, non può esimersi dalle responsabilità legate al mancato controllo fitosanitario alle frontiere che ha determinato l'introduzione sul territorio comunitario del batterio Xylella fastidiosa. Pertanto, deve assicurare il dovuto sostegno economico alle aziende colpite, sia a quelle ormai compromesse che devono ridisegnare il proprio futuro economico attraverso i reimpianti, sia a quelle impegnate a limitare, con azioni di prevenzione, l’avanzata del batterio verso il nord della Puglia.

Taranto - La proposta di modifica all'art.19 della Legge 157/92 sulla fauna selvatica formulata da CIA Agricoltori Italiani sarà portata sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni dalla Regione Puglia che coordina la Commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni.

È uno dei principali impegni assunti dal direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia Gianluca Nardone che, su delega del presidente Michele Emiliano, ha incontrato una nutrita rappresentanza CIA Puglia nella giornata di mobilitazione generale promossa dalla Confederazione Italiana Agricoltori a livello nazionale in occasione della presentazione, a Camera e Senato, del documento contenente le sue proposte per una riforma radicale della normativa. Le sedi regionali hanno organizzato contemporaneamente manifestazioni, assemblee e incontri in tutta Italia, da Nord a Sud, per sensibilizzare le istituzioni e affrontare un fenomeno fuori controllo, tanto da configurarsi da tempo come un'emergenza.

La delegazione composta dal vicepresidente CIA Puglia Giannicola D'Amico, dal direttore regionale Danilo Lolatte, dal direttore provinciale CIA Levante Giuseppe Creanza, dal presidente provinciale CIA Foggia Michele Ferrandino e da altri dirigenti delle diverse sedi espressione di tutte le province pugliesi, oltre a consegnare e illustrare il documento contenente le proposte di emendamento elaborate a livello nazionale dall'organizzazione agricola, ha delineato la portata del fenomeno in Puglia e dei problemi conseguenti alla presenza incontrollata di lupi e cinghiali, ma ha rappresentato anche il problema degli storni, che arrecano danni all'agricoltura per milioni di euro.

Sono sette i punti chiave per invertire la rotta sulla questione degli animali selvatici: sostituire il concetto di "protezione" con quello di "gestione"; ricostituire il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria; istituire personale ausiliario per le attività di controllo della fauna selvatica; rafforzare l'autotutela degli agricoltori; risarcimento totale del danno; tracciabilità della filiera venatoria.

La Regione Puglia si è impegnata, nei limiti delle sue competenze, a intercedere con il Governo e ad approfondire i temi sviscerati dalla delegazione CIA Puglia, già da anni impegnata nell'interlocuzione con i livelli regionali e nazionali. In considerazione del ruolo di coordinamento della CPA della Conferenza delle Regioni esercitato dall'assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo Di Gioia, si riattiverà l'iter bloccato nel 2017 avviato proprio dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome per la modifica dell'articolo concernente il controllo della fauna selvatica.

«Ringraziamo la Regione Puglia per la disponibilità e per gli impegni assunti che hanno riempito di ulteriore significato questa giornata di mobilitazione – afferma il presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba – Da anni abbiamo denunciato i danni e le conseguenze del fenomeno che ha assunto poi i contorni di un'emergenza nazionale. Il mondo agricolo e zootecnico, già in sofferenza, devono patire anche le ingenti perdite causate dalla proliferazione incontrollata della fauna selvatica. Campi distrutti dai cinghiali, capi di bestiame sbranati dai lupi non possono essere ristorati da ridicoli indennizzi, peraltro seguendo una trafila burocratica che scoraggia agricoltori e allevatori già esasperati. Suoniamo la sveglia in tutta Italia: è arrivato il momento di superare una legge anacronistica».

 

 

Di seguito le proposte CIA-Agricoltori Italiani per la modifica della legge.

1. Sostituire il concetto di “protezione” con quello di “gestione” - Secondo Cia, la finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di protezione a quello di gestione della fauna selvatica. Se la legge del 1992 si focalizzava sulla conservazione della fauna, in quegli anni a rischio di estinzione per molte specie caratteristiche dei nostri territori, oggi la situazione si è ribaltata, con alcune specie in sovrannumero o addirittura infestanti. L’esempio più lampante riguarda i cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: si è passati da una popolazione di 50 mila capi in Italia nel 1980, ai 900 mila nel 2010 fino ad arrivare a quasi 2 milioni nel 2019. È del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali, in equilibrio tra loro e compatibili con le caratteristiche ambientali, ma anche produttive e turistiche, dei diversi territori.

2. Ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - L’attuale legge divide le competenze in diversi ministeri; occorre riportare alcune competenze di fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, di fatto, ricostituire il Comitato tecnico faunistico e venatorio, partecipato dal Mipaaft e dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni, dalle organizzazioni interessate e da istituzioni scientifiche come l’Ispra.

3. Distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria - È necessario intervenire nella ‘governance’ dei territori, garantendo l’effettiva partecipazione del mondo agricolo a tutela delle proprie attività. Le procedure di programmazione faunistica e delle attività venatorie devono essere semplificate e armonizzate con le Direttive europee e, allo stesso tempo, vanno ridisegnati e ridefiniti i compiti degli Ambiti territoriali di gestione faunistica e venatoria (al posto degli Ambiti territoriali di caccia).

4. Le attività di controllo della fauna selvatica non possono essere delegate all’attività venatoria - Per Cia, piuttosto, deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione, mettendo in campo anche strumenti di emergenza e di pronto intervento.

5. Deve essere rafforzata l’autotutela degli agricoltori - Sui propri terreni, i produttori devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento.

6. Risarcimento totale del danno - La crescita dell’incidenza dei danni da fauna selvatica è esponenziale. Ad oggi, i danni diretti al settore agricolo accertati dalle Regioni corrispondono a 50-60 milioni di euro l'anno. Secondo Cia, gli agricoltori hanno diritto al risarcimento integrale della perdita subita a causa di animali di proprietà dello Stato, comprensivo dei danni diretti e indiretti alle attività imprenditoriali. Bisogna superare la logica del “de minimis”; mentre criteri, procedure e tempi devono essere omogenei sul territorio, con la gestione affidata alle Regioni.

7. Tracciabilità della filiera venatoria - Ai fini della sicurezza e della salute pubblica, occorre assicurare un efficace controllo e un’adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei e autorizzati, in tutte gli areali di caccia.

Taranto - «La mancata apertura della campagna assicurativa agrumi, dopo i danni di questi giorni, avvilisce gli agricoltori che hanno perso il raccolto. I produttori sono disperati. Gli agrumi non saranno risarciti: il paradosso è che la grandine è considerata un'avversità garantita ma nessuna compagnia stipula polizze anzitempo. La politica deve trovare una soluzione e rispondere al grido di dolore del mondo agricolo in ginocchio».

Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani Puglia, va dritto al punto. La situazione che si è determinata con le grandinate di straordinaria portata delle ultime 24-36 ore, tutte concentrate in una vasta area che va dal Tarantino al Barese fino alla Basilicata, non è sostenibile. La campagna per assicurare gli agrumeti in caso di danni da grandine non è partita in quanto viene ritardata rispetto alle altre colture in considerazione dei tempi di raccolta. Sono state azzerate anche intere piantagioni, raccolti di frutta e verdura sono andati persi, sono stati pesantemente danneggiati vigneti e uliveti.

«Bisogna essere chiari - ha aggiunto Carrabba - La questione di cui stiamo parlando è ‘antica’ e risaputa. Noi della CIA Agricoltori Italiani di Puglia l’abbiamo sollevata e risollevata, stiamo lanciando questo grido d’allarme da anni, facendo proposte, spiegando che la legge sulle calamità naturali e il sistema delle assicurazioni per i rischi in agricoltura devono essere cambiati, radicalmente, attraverso una discussione che coinvolga le organizzazioni agricole e recepisca le istanze provenienti da un mondo agricolo esasperato. Non è vero che sappiamo solo lamentarci, chi continua ad affermarlo offende la propria e l’altrui intelligenza, oltre a non capire la portata del dramma vissuto da chi ha visto la distruzione, davanti ai propri occhi, di ettari ed ettari di produzione. Sono stati vanificati investimenti rilevanti, i sacrifici di un anno intero. I produttori di cui stiamo parlando danno lavoro a migliaia di persone. Si tratta di un’economia importante, di giornate di lavoro, di reddito e sostentamento per tante famiglie. Lasciare che questa gente sia costretta a risollevarsi senza il benché minimo aiuto significa essere pronti ad accettare che molte aziende agricole falliscano, chiudano i battenti, lascino a casa i loro lavoratori. Il Governo prenda coscienza di questo stato di cose, trovi le risorse per intervenire sull’emergenza e, subito dopo, convochi le associazioni agricole per discutere le modifiche alla legge sulle calamità e i possibili interventi sul sistema delle assicurazioni contro gli eventi calamitosi», ha ribadito con forza Raffaele Carrabba.

«Gli agricoltori pugliesi aspettano ancora i ristori conseguenti alle nevicate del 2017. A tutt'oggi non abbiamo notizia di che fine abbiano fatto le pratiche e a che punto siano le istruttorie», ha ricordato il presidente regionale di CIA Puglia. «Lo stesso vale per altre calamità pregresse: i tempi sono biblici. Per i produttori non c’è la benché minima certezza, ogni volta che si verifica un evento calamitoso, di poter contare su un sostegno. Se un'azienda dovesse aspettare i tempi della burocrazia per rialzarsi sarebbe già fallita. Per questo motivo chiediamo che sia fatta chiarezza sulle situazioni pregresse e si intervenga celermente su quanto accaduto nelle ultime 24-36 ore su gran parte della Puglia».

Domenica è stata colpita quasi tutta la regione. Nel Barese, ad esempio, ingenti sono stati i danni anche a Putignano, Turi, Alberobello, Conversano, con l’intero settore delle ciliegie gravemente danneggiato. Proprio la CIA, nell’immediatezza dei disastri causati dalle grandinate, aveva chiesto alla Regione di muoversi celermente per lo stato di calamità. Particolarmente bersagliate le zone di Ginosa, Mottola e Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, ma anche la Valle D’Itria, Monopoli e parte della provincia di Bari. Sono state colpite anche Altamura, Gravina in Puglia e Martina Franca. A Palagiano sono stati danneggiati agrumeti e uliveti. Grandine e piogge torrenziali si sono abbattuti su orti e frutteti, ma anche e pesantemente sugli alberi di ulivo. In alcuni casi, soprattutto a Castellaneta, la grandine ha avuto un impatto tanto violento da rendere inutile la protezione dei teli in plastica posti a difesa dei vigneti e delle reti. Per ciliegie, albicocche, mandorli, alberi da frutto in genere e anche ortaggi, la grandinata subita è l’ennesima “bomba” su una stagione già drammatica per gli agricoltori. Particolare impressione destano le immagini dei vigneti del Tarantino. Danni anche a Palagianello e a Palagiano per una fascia di oltre 10 chilometri lungo l’arco jonico e fino alla Basilicata. Tutte le colture sono state colpite: agrumi, ulivo, ortaggi a pieno campo e fruttiferi.

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Attivata la filiera virtuosa per destinare le eccedenze agricole alle famiglie bisognose

“Da sempre sensibili, pronti a collaborare e orgogliosi di far parte di una rete intelligente"

“Siamo orgogliosi di partecipare alla filiera virtuosa per la riduzione degli sprechi e siamo pronti a collaborare attivamente per aiutare centinaia di migliaia di famiglie bisognose. Entriamo a far parte di una rete intelligente che consente agli agricoltori di non sprecare il frutto del proprio lavoro e di rispondere alle esigenze alimentari delle fasce deboli”. Il vicepresidente regionale CIA Puglia Giannicola D’Amico commenta così la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra Regione Puglia e organizzazioni agricole per l’attuazione della Legge regionale n. 13/2017 in materia di Recupero e riutilizzo di eccedenze e sprechi alimentari e di prodotti farmaceutici. Il documento è stato siglato alla presenza dell'assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Leonardo Di Gioia e del consigliere regionale Ruggiero Mennea, primo firmatario della legge. “Possiamo sottrarre al macero tonnellate di derrate alimentari per donarle agli indigenti. CIA Agricoltori Italiani è da sempre sensibile al tema dello spreco alimentare - prosegue il vicepresidente CIA Puglia Giannicola D’Amico - Siamo impegnati già da tempo in campagne di educazione alimentare, consapevoli di come rappresentino uno strumento in grado di generare un’inversione di tendenza e determinare una svolta culturale. Lo spreco alimentare in Italia vale oltre 15 miliardi e il 21%, pari a 3 miliardi, avviene nella filiera dalla produzione alla distribuzione, secondo i dati diffusi a febbraio in occasione della 6° Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare. Abbiamo dato sin da subito la piena disponibilità a fare la nostra parte all'interno del circuito virtuoso attivato in una regione da sempre solidale”.
LE AZIONI | Corposa la lista delle linee guida individuate all’interno del documento siglato mercoledì 24 aprile a Bari. Il protocollo ha l’obiettivo di rendere più efficaci le azioni di inclusione sociale in favore delle persone indigenti, attraverso il recupero e la donazione delle eccedenze ad enti assistenziali e caritativi; di promuovere il consumo responsabile e le forme innovative di condivisione delle eccedenze (es. il foodsharing) al fine di diffondere una cultura della riduzione degli sprechi; di favorire forme di collaborazione di prossimità (a Km0) fra operatori del settore, ovvero donatori, e soggetti donatari; di promuovere la riduzione degli sprechi e di conseguenza, i relativi costi economici, sociali ed ambientali di smaltimento degli stessi; di sostenere le amministrazioni locali nelle analisi di fattibilità per l’introduzione di meccanismi premiali a favore degli operatori economici che donano le proprie eccedenze; di concorrere a campagne di comunicazione, informazione, sensibilizzazione, educazione sulla importanza di ridurre lo spreco alimentare; di contribuire a costituire una banca dati regionali di buone pratiche e una rete per la diffusione delle buone pratiche.
CIA PUNTA AL PRIMATO | “Ciascun frutto e ciascun prodotto della nostra terra costa sacrifici, fatica e tanta pazienza. E sappiamo quanto valga ogni singola foglia. - afferma il presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba - Ecco perché è nostro precipuo dovere sensibilizzare i consumatori alla riduzione degli sprechi e agli acquisti consapevoli. Recuperare le eccedenze fa bene al cuore dell’agricoltura. La sfida della sostenibilità della produzione agricola è sempre più urgente ed è fondamentale efficientare l’utilizzo delle risorse e, contando sul nostro contributo, auspichiamo che la Puglia possa distinguersi e rappresentare un modello per il resto del Paese”.

Le situazioni più critiche in provincia di Taranto e nella Bat

Il maltempo non dà tregua nelle campagne pugliesi, dalla Capitanata al Salento. In particolare la provincia di Taranto, negli ultimi giorni, è stata interessata quotidianamente da violente bombe d’acqua e da grandinate che hanno praticamente distrutto intere coltivazioni di uva da tavola e oliveti, compromesso la vendemmia e messo in ginocchio centinaia di aziende in diversi comuni.

Grandinate e una violenta tromba d’aria hanno, inoltre, interessato nella giornata di ieri gli agri di Minervino Murge e Spinazzola (Bat), dove il maltempo ha letteralmente distrutto interi vigneti pronti per la vendemmia oltre che coltivazioni e fruttiferi.

Da giorni nella provincia di Taranto la CIA – Due Mari sta seguendo costantemente l’evolversi della situazione e, sin dalle ore successive ai primi temporali, ha richiesto alla Regione Puglia di attivarsi per la delimitazione delle zone colpite e per la stima dei danni, operazioni propedeutiche alla richiesta dello stato di calamità.

Anche ieri nella provincia di Barletta-Andria-Trani la CIA – Agricoltori Italiani si è attivata per fare un primo monitoraggio della situazione e una prima stima dei danni.

Su tutto il territorio i dirigenti e i tecnici della CIA – Agricoltori Italiani sono impegnati in sopralluoghi e nell’assistenza alle aziende colpite dal maltempo.

Gli uffici territoriali della CIA sono pronti a fornire la necessaria assistenza agli agricoltori per effettuare le dovute segnalazioni, che vanno inviate nel più breve tempo possibile agli enti competenti, per permettere poi agli uffici regionali di verificare tali segnalazioni, di delimitare le aree e di richiedere lo stato di calamità.

La situazione in molte zone della Puglia è davvero critica con la raccolta di uva sia da tavola che da vino ormai compromessa, con oliveti nei quali si è perso ormai l’intero raccolto e con danni alle piante arboree, alle produzioni orticole, ma anche alle strutture aziendali e alle strade.

Su tutto, poi, incombe il pericolo fitopatie che potrebbero svilupparsi a causa proprio della pioggia e delle umidità oltre che delle ferite inferte alle piante dalla grandine.

Insomma, l’ennesima calamità naturale che ha messo in ginocchio centinaia di aziende e migliaia di famiglie.

La CIA – Agricoltori Italiani di Puglia nel prendere atto della dichiarazione di ieri dell’assessore regionale Leonardo Di Gioia che ha comunicato di aver allertato gli uffici regionali perché procedano con le prime verifiche sul campo e con le ispezioni al fine di quantificare i danni provocati dal maltempo di questi giorni, proprio così come richiesto da CIA Puglia il 21 agosto scorso, chiede all’Assessore Di Gioia di porre la dovuta attenzione alle segnalazioni che pervengono da tutte le associazioni agricole e soprattutto da quelle che da giorni sono sul campo a monitorare la situazione e ad assistere gli agricoltori, relativamente anche alle procedure che saranno avviate dagli uffici regionali in ogni provincia.

Si sollecita, inoltre, la Regione Puglia, sulla base di una richiesta già inoltrata diverse settimane fa, a concedere ulteriore carburante agricolo agevolato, soprattutto alla luce dell’aumento negli ultimi giorni di operazioni colturali e trattamenti dovuti proprio al maltempo.

La CIA – Agricoltori Italiani di Puglia, infine, sollecita la modifica del decreto legislativo 102/2004, perché l'attuale normativa non consente alle imprese di ricevere un adeguato ristoro dei danni subiti. Il Governo deve prendere una volta per tutte in seria considerazione la proposta di CIA – Agricoltori Italiani di costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dalle calamità e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale e in parte dai fondi del PSR.

Nei discount prezzi sempre più bassi, produttori costretti al ribasso, a rischio la qualità “Se continua così, le nostre campagne diventeranno un deserto”

“La GDO sta mettendo all’asta l’agricoltura italiana, svendendola. L’inchiesta di ‘Internazionale’ sarebbe da stampare e affiggere in discount e supermercati”. È Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, a commentare con queste parole l’inchiesta giornalistica di Stefano Liberti e Fabio Ciconte. Sotto la lente d’ingrandimento, ci sono i prezzi al pubblico dei prodotti alimentari nei grandi discount italiani. Prezzi sempre più bassi, dietro ai quali c’è il meccanismo della doppia asta online, le “gare” al ribasso attraverso cui la Grande Distribuzione innesca il meccanismo del deprezzamento. In pratica, per presentare offerte irrinunciabili ai clienti dei discount, di fatto si chiede ai produttori di svendere i loro prodotti, fino a compensi che non coprono nemmeno i costi di produzione. “E’ quanto sta accadendo per moltissimi prodotti, anche nella nostra regione”, ha aggiunto Carrabba. Il presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani si riferisce ai prezzi dei prodotti riconosciuti alle aziende agricole e zootecniche per eccellenze come grano, uva, olio, latte, frutta e ortaggi. “Per aiutare i nostri associati ad avere un maggiore potere contrattuale verso industrie di trasformazione e Grande Distribuzione”, ha spiegato Carrabba, “stiamo lavorando su più fronti: aggregazione, qualità totale, internazionalizzazione e innovazione innanzitutto, ma anche biodiversità. Le OP, organizzazioni di produttori, stanno conseguendo buoni risultati. Dobbiamo insistere, unirci e ‘mettere in fuorigioco’ progressivamente il ricatto del prezzo al ribasso creando strade alternative come la Spesa in Campagna, il contatto diretto tra consumatore e produttore. C’è un timido ritorno ai negozi di prossimità: sosteniamo questa rinascita dei negozi di vicinato. Abbassare forzatamente i prezzi, oltre ogni logica, significa una sola cosa: abbassare la qualità della materia prima, disincentivare gli investimenti per la tracciabilità totale e la qualità, favorire prodotti provenienti dall’estero dove si produce con standard di sicurezza e qualitativi certamente inferiori a quelli italiani”, ha continuato il presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani di Puglia. “Il meccanismo del deprezzamento è un rischio enorme per i consumatori e ammazza l’agricoltura di qualità, uno dei marchi di pregio del ‘made in Italy’, principale veicolo dell’export e risorsa fondamentale per l’economia e l’occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. O ne prendiamo coscienza o le nostre campagne diventeranno un deserto di prodotti senza qualità e senza sapore da cedere quasi gratis ai discount”, ha concluso Carrabba.

 

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