L’Associazione AttivaLizzano nella persona del presidente Angelo Del Vecchio evidenzia la situazione della Discarica Vergine.
È un enorme problema irrisolto che grava sul nostro territorio e su cui bisogna tenere alta l’attenzione.        
Il problema nasce  sia  dallo  stato di abbandono degli impianti sia dalle emissioni che genera la discarica con conseguente danno  ambientale per tutta la cittadinanza lizzanese e per l’intero territorio limitrofo.
L’assenza del Comune di Taranto sulla questione inquinante della Discarica Vergine è una realtà di sempre, difatti, a causa della sua inefficienza non è stato ammesso dal Tribunale di Taranto a costituirsi parte civile nel processo per DISASTRO AMBIENTALE contro gli ex gestori della Discarica Vergine. Il Comune di Taranto è stato escluso perché, come ha rilevato il Magistrato, nella sua richiesta di risarcimento danni , aveva considerato solo i danni ambientali e non di immagine o di spese sostenute a causa dei danni provocati dalla discarica: la legge, infatti, stabilisce che solo il Ministero dell’Ambiente è l’unico legittimato a ottenere i risarcimenti per i danni ambientali.
Una situazione molto grave e insolita si presenta: un processo per disastro ambientale con la totale assenza dei principali soggetti amministrativi del territorio inquinato.
Diversa è l’attenzione che la cittadinanza, rappresentata dall’Associazione AttivaLizzano e dall’Amministrazione comunale lizzanese hanno posto invece sulla questione, difatti, entrambe sono state ammesse a costituirsi parte civile.
Nell’immediato futuro sono molteplici i passi da compiere per la tutela dell’ambiente, del territorio e la salute dei cittadini in attesa della conclusione dei procedimenti pendenti.
L’esistenza delle isole amministrative non fa che delegittimare gli abitanti del nostro territorio a battersi per la sua tutela e dei propri diritti; difatti, si ricorda che da quando è intervenuto il sequestro da parte della Magistratura non sono mai stati eseguiti interventi di bonifica e né ci è dato sapere lo stato in cui versa la discarica.

Alla luce degli ultimi avvenimenti giudiziari che vede coinvolti l’ex presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, e altri dirigenti tecnici della stessa provincia e alcune aziende di raccolta e smaltimento rifiuti, AttivaLizzano ricorda che a dicembre del 2015, durante un Consiglio provinciale, e successivamente durante alcuni tavoli tecnici presso l’assessorato all’ambiente della Regione Puglia, con decisione si è opposta alla volontà del Presidente della Provincia di Taranto, il quale era fortemente intenzionato a trasferire le autorizzazioni, per la ripresa dell’attività della Discarica Vergine, facendole passare per un provvedimento di INTERESSE PUBBLICO, ad un noto imprenditore di smaltimento rifiuti.

Quanto viene affermato si evince da atti pubblici emessi dall’Ente provinciale.
AttivaLizzano encomia il lavoro svolto dalla Magistratura tarantina che è già intervenuta nella questione della Discarica Vergine, sottoponendola a sequestro preventivo, senza facoltà d’uso, fin dal febbraio 2014, individuandone numerose anomalie nella gestione.
Si auspica che i problemi ambientali cui la Magistratura ha posto particolare attenzione, possano essere definitivamente risolti nel territorio jonico, oppresso, da lungo tempo, dall’annoso problema dei rifiuti.

Nel mese di giugno la società Lutum, come ormai noto, ha acquistato i terreni sui quali insiste l’intero compendio della discarica Vergine, offrendosi di bonificarla e metterla in sicurezza, con il verosimile intento di richiedere l’autorizzazione alla continuazione dell’attività della discarica , così come ha affermato la dottoressa Musci, responsabile del Servizio Ambiente del Comune di Taranto.
Questo è ciò che si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 25.10.2018. La società Lutum, con un capitale sociale di 15.000 euro, finora inattiva, facente capo ad Antonio Albanese di Massafra, nel 2015 era già stata designata, dal presidente uscente della Provincia Tamburrano, come soggetto subentrante nell’AIA ai vecchi gestori della Vergine srl, manovra neutralizzata dagli attivisti della nostra associazione, nel Consiglio Provinciale di dicembre di quell’anno. Da allora abbiamo sempre guardato alla Lutum come ad una minaccia di riapertura della discarica, anche quando il presidente della Regione Puglia Emiliano e il Direttore dell’AGER Grandaliano rassicuravano i cittadini e le associazioni attraverso televisione, stampa e incontri diretti, cercando di far credere che la discarica sarebbe stata acquisita, bonificata e definitivamente chiusa dalla Regione Puglia.
La gestione di tutte le vicende legate a una discarica, avendo questa ricadute pesantissime sul territorio, non può e non deve essere considerata un affare tra privati. Gli organi delegati al controllo, hanno permesso in passato che fosse rilasciata un’AIA senza linea di inertizzazione e ci sono voluti più di quattro anni di miasmi prima di attestare che questi provenivano dalla discarica.
Noi cittadini dei paesi intorno alla discarica Vergine, che da più di quarant’anni, vediamo sversare rifiuti di ogni genere, in modo anche illegale, in un territorio che pur essendo in isola amministrativa di Taranto, è a noi vicinissimo, con conseguenze negative sulla nostra salute e sulla nostra economia a vocazione agricola e turistica, siamo titolari di una situazione giuridica che si chiama “interesse legittimo”. Ciò comporta che le pubbliche amministrazioni devono esercitare il potere attribuitogli, per la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, nell’interesse collettivo.
Nell’imminenza di un ulteriore attacco ai nostri diritti, Attivalizzano ha inviato ai Sigg. Sindaci delle località interessate, una lettera che li invita a fare fronte comune contro un eventuale rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione della discarica, a costituire un proprio organo di controllo competente , affiancato da cittadini facenti parte delle maggiori associazioni ambientaliste che sorvegli le operazioni di bonificae messa in sicurezza della discarica, affianco agli organi di controllo delegati dalla Regione.


“La Regione Puglia, nella fattispecie il Dipartimento guidato dall’ingegner Barbara Valenzano, a distanza di due settimane rende ancora inevasa la mia richiesta di accesso agli atti riguardanti la riunione intercorsa lo scorso 23 agosto, alla quale avrebbe partecipato anche la società Lutum, rappresentata in quella sede da Antonio Albanese. Da quello che mi risulta la responsabile del dipartimento Mobilità e Qualità urbana della Regione avrebbe convocato un incontro per definire e condividere un cronoprogramma di interventi da mettere in atto a favore della discarica Vergine di Lizzano, ad oggi sotto sequestro da parte della Magistratura. A questa riunione avrebbe partecipato la Lutum in qualità di proprietaria del compendio immobiliare su cui insiste l’impianto di smaltimento rifiuti. Alla luce di questi fatti vorrei capire perché il Dipartimento regionale, competente sulla Vergine, non risponde nemmeno alle mie chiamate. Se è vero ciò che ha ribadito il responsabile dell’Ager, Gianfranco Grandaliano, in merito alla gestione pubblica della discarica Vergine, perché dalla Regione continuano a disattendere una esigenza di trasparenza che ho formalmente fatto presente in base a un disposto legislativo che obbliga le Pubbliche amministrazioni a pubblicare, ove richiesto, documenti, dati e informazioni rimasti taciuti? È quanto mai doveroso fornire il giusto riscontro sul destino della discarica Vergine, la cui storia è disseminata di numerosi disagi non solo per i Lizzanesi ma anche per i residenti dei comuni limitrofi, quali Monteparano, Fragagnano, Roccaforzata e Carosino. I cittadini meritano chiarezza, per questo chiedo pubblicamente alla Regione di rispondere alla mia richiesta per sollevare qualsiasi dubbio sulla futura gestione della discarica". 

L’avviso di conclusione delle indagini firmato dal Pubblico Ministero di Taranto, dott. Lanfranco Marazia, conferma tutte le nostre preoccupazioni per la gravissima condizione di degrado e abbandono in cui versa la discarica “Vergine” di Lizzano, con il rischio di un vero e proprio disastro ambientale che potrebbe interessare tutta l’area circostante. Stando a quanto riportato dalla stampa, infatti, a seguito degli accertamenti effettuati dai Carabinieri del Noe di Lecce su incarico della Procura, sarebbero state individuate nelle acque sotterranee alla discarica sostanze tossiche e pericolose quali nitrati, diossine, pcb e boro provenienti proprio dall’impianto “Vergine” che, come è noto, è sotto sequestro dal febbraio 2014. In questi anni, però, la discarica è stata completamente abbandonata a sé stessa, senza che siano stati adottati gli accorgimenti necessari per evitare la fuoriuscita del percolato o per impermeabilizzare il bacino, con la conseguenza che si sarebbe determinata la contaminazione delle acque sotterranee. Un fatto gravissimo, questo, anche in considerazione del fatto che il territorio circostante è interessato da attività agricole per la coltivazione di ortaggi. Per questo nel settembre dello scorso anno, come noto, al fianco delle associazioni locali che operano su questo tema, depositammo un nostro esposto in Procura per segnalare l’esistenza di questa vera e propria emergenza che, oggi, sembra confermata dalle conclusioni cui sono giunti gli inquirenti, ferma restando (ovviamente) la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato per gli indagati. Ma al di là degli aspetti legati all’indagine, è urgente che la Regione Puglia intervenga per bonificare immediatamente l’area e cessare definitivamente l’esercizio di quella discarica, abbandonando ogni proposito (ventilato nelle scorse settimane) di un acquisto dell’impianto per svariati milioni di euro, finalizzato alla sua riattivazione facendo sostanzialmente della Provincia di Taranto la discarica della Puglia e non solo. Contro questa ipotesi noi di Sinistra Italiana/Liberi e Uguali ci batteremo in ogni sede, sempre al fianco dei cittadini e delle associazioni del territorio.

Siamo esterrefatti nell’apprendere, da notizie giornalistiche diffuse in queste ore, della volontà della Regione Puglia di acquisire la discarica “Vergine” di Lizzano, al fine di riattivarla in modo che possa raccogliere i rifiuti provenienti da tutta la Puglia. Si tratta di una notizia che, ove confermata, vedrebbe la nostra più ferma opposizione assieme a quella di tutte le comunità che vivono sul quel territorio che già devono patire le conseguenze nocive derivanti dalla presenza di numerosi impianti per lo smaltimento di rifiuti a distanza di pochi chilometri.

Stiamo parlando, infatti, di una discarica di proprietà privata sottoposta a sequestro giudiziario dal 2014 per presunti gravi reati ambientali e che versa in uno stato di totale abbandono, tanto che nei mesi scorsi abbiamo depositato un esposto in Procura segnalando la gravità e la pericolosità della situazione per la salute dei cittadini e per la sicurezza delle coltivazioni agricole della zona. Ma piuttosto che adoperarsi per bonificare immediatamente quell’area (come chiediamo da tempo) e chiudere definitivamente la discarica di Lizzano, la Regione Puglia, attraverso la sua Agenzia per il servizio di gestione dei rifiuti, l’AGER, pensa addirittura di riattivarla e avrebbe già avviato contatti diretti e trattative private con la “Vergine Srl”, società di gestione del sito di smaltimento, per procedere con l’acquisizione. Da quanto si apprende ci sarebbero già stati dei sopralluoghi e, addirittura, si sarebbe già arrivati alla sottoscrizione di un preliminare di acquisto. Se queste notizie dovessero essere confermate, ci troveremmo dinnanzi a un fatto gravissimo che non esito a definire sconcertante. La Giunta guidata da Michele Emiliano calerebbe definitivamente la maschera, chiarendo finalmente il suo reale obiettivo: fare della provincia di Taranto la discarica di tutta la Puglia e non solo, mettendo una pietra tombale su ogni ipotesi di rilancio di questo territorio già così fortemente provato dalle tante ferite ambientali che gli sono state inferte nel corso degli anni. Tutto questo è inaccettabile. La città di Taranto e la sua provincia sono già sottoposte a una incredibile pressione a causa degli enormi carichi ambientali dovuti, da un lato, dalla presenza dell’Ilva e, dall’altro, dalle molteplici vicende ancora aperte relative ai rifiuti: dal solpralzo della discarica di Grottaglie, fino all’inceneritore di fanghi e all’impianto per rifiuti liquidi proposti a Massafra, per non parlare delle volumetrie aggiuntive per l’impianto “Italcave” di Statte. Aggiungere anche la riapertura della discarica “Vergine” rappresenterebbe un colpo ferale per le condizioni di vivibilità dei cittadini che vivono in quel territorio e che già affrontano quotidianamente rischi molto alti per la loro salute.

Noi di Liberi e Uguali ci batteremo con forza contro questa ipotesi e abbiamo già protocollato un’interrogazione urgente al presidente Emiliano e nel contempo chiesto la convocazione urgente in Commissione Ambiente del Commissario dell’AGER, Gianfranco Grandagliano, e della Direttrice del Dipartimento “Mobilità e Qualità Urbana” della Regione Puglia, Barbara Valenzano, per sapere innanzitutto se le notizie diffuse dalla stampa in ordine addirittura alla sottoscrizione di un preliminare per l’acquisto della discarica “Vergine” di Lizzano corrispondano al vero, e per esprimere con determinazione tutta la nostra contrarietà a questa ipotesi che rappresenterebbe un oltraggio insostenibile per tutta la provincia di Taranto.

 

 

 

Il consigliere regionale di Direzione Italia-Noi con l’Italia ritiene allarmante l’acquisizione e la riapertura da parte della Regione Puglia

 Da 4-5 mesi in Regione è calato il silenzio sulla discarica Vergine. Nonostante le mie continue sollecitazione, nonostante le mie continue richieste di coinvolgimento della comunità e delle amministrazioni, tutto si è arenato.

Ecco perché reputo particolarmente allarmanti, le notizie apparse oggi improvvisamente sui giornali, ovvero la volontà della Regione Puglia di acquisire la discarica ‘Vergine’ di Lizzano, con l'obiettivo di renderla funzionante in modo da accogliere i rifiuti provenienti da tutta la Puglia. Sono allarmato e preoccupato soprattutto per il silenzio questo ultimi mesi che assolutamente non lasciava presagire decisioni così sconsiderate e soprattutto non condivise con noi consiglieri del Tarantino.

Annuncio fin d’ora un’interrogazione urgente per avere chiarimenti e per capire se tali notizie stampa sono confermate da esponenti della Giunta Emiliano e mi dico già da ora pronto a scendere in strada per difendere un territorio già compromesso e calpestato negli anni passati.

 

Dopo anni di battaglie, denunce, lotte, riunioni, manifestazioni delle associazioni di volontariato in prima linea e del nostro Circolo Sinistra Italiana di Lizzano, dopo aver chiesto più volte a gran voce tramite il nostro rappresentante al Consiglio Regionale il Consigliere Mino Borraccino, la chiusura e la bonifica della discarica Vergine, vera bomba ad orologeria (sulla testa dei cittadini) sul nostro territorio già avvelenato da decenni, oggi la Regione Puglia sta per acquistare la stessa discarica.

Uno dei siti di smaltimento più grossi, oltre due milioni di tonnellate all’anno, bloccato dal sequestro giudiziario per presunto disastro ambientale e finito in una trattativa riservata tra l’Ager Puglia (Agenzia dei rifiuti) e i responsabili della Vergine Srl.

Secondo il servizio di Telenorba andato in onda, dopo un sopralluogo le parti hanno firmato un preliminare di acquisto (sulla testa dei cittadini), la Vergine cederà l’impianto ad un prezzo ancora da stabilire che la Regione recupererà a 30 anni sulla tariffa.

Sul risanamento, pare sono disponibili 120 milioni di euro di fondi pubblici, cioè denaro dei contribuenti. In sostanza i nostri soldi, vanno nelle casse della Vergine, a fronte di una discarica che ci ha avvelenato il territorio e la salute, con il solo scopo di rimettere in funzione la discarica stessa che sappiamo quanto incide nel volume di raccolta delle immondizie.

Dire che siamo alla gestione folle di una emergenza è poco. Abbiamo superato ogni limite di rispetto e considerazione.

Tutto sempre sulla nostra testa e nelle nostre tasche!

Ci opporremo con forza e avvieremo da subito delle iniziative di protesta rispetto a questa decisione , per l’ennesima volta calata dall’alto.

 

 

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

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