"Sulla questione ILVA di Taranto si è detto tutto, ed il contrario di tutto. Sono anni che si istituiscono “tavoli” per risolvere l’annoso rompicapo. Nelle diverse sedi, gli interlocutori restano sempre gli stessi, lasciando fuori dalla discussione chi, a causa di quell’ industria, ha subito danni. Tutti i comparti sociali, produttivi ed economici che sono fuori dal range ILVA, sono sempre stati ignorati, e questo è inaccettabile!
Abbiamo appreso con estremo piacere la notizia di qualche giorno fa, che riportava l’invito dell’ordine degli ingegneri all’unità degli ordini professionali, col progetto Orizzonte Taranto. 
Da diverse settimane anche la nostra associazione sta lavorando in tal senso, proponendo la condivisione di un manifesto da sottoporre al Governo Conte, che esprime la volontà di tutte le parti sociali ed i comparti economici di Taranto, che subiscono la presenza della grande industria e che fino ad oggi sono sempre stati tagliati fuori da ogni tavolo di confronto, di poter essere ascoltati come parti interessate al pari delle rappresentanze sindacali dei lavoratori diretti ed indiretti ILVA. 
Registriamo un grande interesse da parte di diverse realtà economiche e sociali che non hanno esitato a rispondere favorevolmente al nostro appello all’unita’, per questo invitiamo gli altri operatori economici della città a contattarci per unirsi a questo nostro progetto affinché al tavolo del “Cantiere Taranto” siano presenti i rappresentanti di TUTTE le parti sociali interessate.
La chiave di volta è rappresentata dall’unione, dalla compattezza e dalla determinazione con cui si porta avanti una iniziativa, perciò come associazioni di cittadini,  proponiamo questo manifesto unitario che ha l’ambizione di fare da collante tra le varie realtà tarantine, che subiscono scelte governative senza essere mai consultate, e che oggi operano faticosamente nella stessa direzione, ma in maniera frammentaria."


MANIFESTO DEI CITTADINI E DELLE PARTI SOCIALI DI TARANTO

La città di Taranto è tornata al centro del dibattito nazionale, da quando, lo scorso martedì 12 novembre, ArcelorMittal ha depositato l‟atto di recesso del contratto di affitto dell'Ilva, stipulato con il Governo italiano, il 28 giugno 2017. Uno dei motivi di tale decisione, secondo quanto dichiarato dai vertici aziendali, sarebbe stato l'eliminazione della "protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale" (c.d. “scudo penale”). Alla diffusione della notizia, come prevedibile, allarme e preoccupazione hanno attanagliato soprattutto gli operai dell‟acciaieria ed i lavoratori dell‟indotto, causa la paventata perdita di migliaia di posti di lavoro, con ricadute negative sulle già altissime percentuali di disoccupazione, registrate nella provincia di Taranto e dovute all‟assenza di alternative economiche alla monocultura dell‟acciaio, cui la nostra città è stata “sacrificata” per 60 anni. L‟attività altamente impattante dello stabilimento industriale Ilva, infatti, ha procurato, innanzitutto, danni, ingenti e visibili, alla popolazione (si pensi alla devastazione sanitaria, certificata dai dati allarmanti degli studi epidemiologici dell‟Istituto Superiore della Sanità) ed ha causato anche una profonda depressione economica, di cui pagano le spese, tanto il settore primario (la pesca, l‟allevamento di bestiame, l‟agricoltura), quanto il terziario, in quanto, a Taranto, il commercio langue e la città non risulta una meta turistica appetibile, nonostante vanti siti storico – architettonici e naturalistici di grande pregio e molto suggestivi. Il 24 gennaio 2019 è stata emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo una sentenza sovranazionale di condanna dello Stato italiano per non aver protetto la salute di noi tarantini per la questione ILVA, con l 'obbligo di porre rimedio alla situazione nel più breve tempo possibile. Questa sentenza è diventata definitiva il 24 giugno 2019, ma da allora nulla è cambiato e ciò che continua a succedere a livello governativo per Taranto non sembra andare nella direzione indicata dalla sentenza. Oggi, il Governo è chiamato a porre rimedio a decenni di mala gestione, di connivenza, di omissioni, che hanno determinato questa grave congiuntura, in cui lavoratori, famiglie e cittadini tutti del nostro territorio si trovano a vivere, senza averne colpa. Adesso, la Repubblica ha l‟obbligo giuridico (si veda l‟articolo 3 della Costituzione Italiana), prima ancora che morale, di mettere in atto, senza ulteriori indugi, tutte le strategie per consentire alla nostra città di tornare ad essere una città come tutte le altre; come Genova, ad esempio, dalla quale, nel 2000, noi abbiamo ricevuto in eredità la quota produttiva cancerogena dell‟ Ilva, lì, incompatibile con la vita delle persone, qui, da tenere attiva a tutti i costi. Taranto ha pagato troppo in termini di salute, ambiente, devastazione economica, emarginazione sociale. Ora, ha diritto ad un risarcimento. Per questo, vorremmo offrire una visione differente, affinché, da questo momento di crisi, possa nascere una grande opportunità, per il Governo, per tutti i lavoratori che dall‟ Ilva dipendono, direttamente o indirettamente, e per l‟intero territorio jonico.
Riteniamo che Taranto possa diventare un esempio di resilienza, se riuscirà a raccogliere la sfida odierna, trasformando, in opportunità, le criticità di uno dei siti più inquinati d‟ Europa. Taranto, infatti, può diventare città di ricerca pionieristica, nel campo delle nuove tecnologie applicate alle bonifiche dei siti inquinati. Taranto ha un importante porto che, però, dagli anni „60 ad oggi, è stato asservito unicamente alla grande industria. Con un suo sviluppo alternativo, da un punto di vista commerciale e turistico, con l‟implementazione della rete inter-portuale e dei servizi ad essa collegati, si potrebbero creare decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. Taranto ha una rete ferroviaria da potenziare, un aeroporto già esistente, l‟Arlotta di Grottaglie, che attende ancora di essere valorizzato ed aperto ai voli di linea. Taranto vive anche di comparti produttivi, finora compromessi dall‟Ilva, quali la pesca, l‟allevamento, l‟agricoltura, il commercio, il turismo, che potrebbero essere riattivati, attraverso incentivi alle piccole e medie imprese. Taranto ha tutte le potenzialità per essere sede, finalmente, di un polo universitario autonomo e d‟eccellenza, che valorizzi le specificità del territorio jonico (beni culturali, maricoltura). Convinti che sia giunto il momento di unire le forze per scrivere insieme il futuro del nostro territorio, chiediamo al Governo che al tavolo di concertazione “Cantiere Taranto”, avviato per risolvere l’emergenza ex-Ilva, oltre ai sindacati degli operai, vengano ascoltate anche le altre parti sociali (stakeholders), che compongono la comunità tarantina e che subiscono gli effetti devastanti della presenza della grande industria. Riteniamo indispensabile la presenza al “tavolo per Taranto” di tutti gli operatori economici e sociali che in questa città vivono, lavorano ed investono, per comprendere la volontà e la direzione che la comunità tarantina intende intraprendere. LiberiAmo Taranto Aps Genitori Tarantini ETS Peacelink Comitato Donne e Futuro per Taranto WWF Taranto Cittadini Attivi Lovely Taranto ETS

Quasi cento tassisti romani hanno raccolto l’invito del loro collega Roberto Vici mostrando grande sensibilità e volontà di supportare le famiglie tarantine vittime della grave ingiustizia che sta colpendo la città jonica. Un banner con la scritta “I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE” sarà il messaggio che girerà, a partire dal 22 novembre p.v. dalle ore 11:00, grazie ai taxi, in tutta la città di Roma. La manifestazione  prenderà il via dalla sede della Cooperativa Radiotaxi Samarcanda 5551 sita in via della Magliana Nuova 302 in Roma

I tassisti di Roma che hanno aderito, molti della Cooperativa Radiotaxi Samarcanda 5551 e dell’Associazione Tassiste di Roma, in collaborazione con il Coordinamento Roma delle Associazioni LiberiAmo Taranto APS e Genitori tarantini ETS, dicono il loro “NO” alla prevaricazione della pura logica del profitto sulla salute, “NO” alla conservazione di un’industria altamente inquinante e che mina oltre alla salute anche la dignità dei tarantini.
L’Art. 32 della costituzione definisce la Salute come un diritto fondamentale. Diritto violato e sacrificato per una produzione definita strategica e che si vuole realizzare ad ogni costo. Il prezzo da pagare è però alto.
È la vita dei bambini di Taranto, dei lavoratori e dei cittadini tutti.
Taranto merita un programma serio di riconversione economica. Merita giustizia proprio come avvenuto a Genova, dove anche il posto di lavoro è stato salvaguardato.
Taranto sembra essere figlia di un Dio minore.
Oggi si parla di possibile accordo che vede profilarsi il ripristino dello scudo penale, di migliaia di esuberi, del ripristino dell’Afo 2 (posto sotto sequestro dalla magistratura poiché teatro della morte dell’operaio Alessandro Morricella) e addirittura di una vera e propria deportazione degli abitanti che possiedono un’abitazione prospicente i parchi minerali. Ciò riportano i giornali oggi riguardo la bozza degli accordi tra Governo e Arcelor Mittal.
Tutto ciò è orrendo e non fa onore alla nazione che ha permesso il realizzarsi del +54 % di incidenza del cancro in età 0-14 anni, +21 % di mortalità infantile per tutte le cause, + 20 % nel 1° anno di vita, + 45% di aumento della mortalità per alcune malattie di origine perinatale, cioè insorte durante la gravidanza. Percentuali riferite alla media regionale e pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità dopo lo Studio Sentieri. A tutto ciò va associata la presenza di diossina nel latte materno e l’impossibilità per i bambini dei quartieri limitrofi all’industria di giocare nelle aree verdi, nei parchi e di frequentare la propria scuola.
Noi vogliamo una vera Riconversione. Taranto deve essere risarcita da anni di sfruttamento che hanno generato solo regressione economica. Rifiutiamo il ricatto salute o lavoro. Uno Stato che si può definire tale deve garantire entrambi. Riconversione e bonifica sono possibili. Salvaguardia della salute e dei posti di lavoro non sono un’utopia. A questo deve lavorare un Governo che mostra di occuparsi dei cittadini e non dell’interesse di Multinazionali e Banche.
Non siamo più disposti ad accettare questo. Lo dobbiamo ai nostri figli ed al futuro della città. Unica città già grande in epoca Magno Greca, legata al mare e con una grande possibilità di sviluppo turistico e di valorizzazione della propria storia.
Cambiare il volto di questa città si può, si deve!
Per questo il nostro grazie va oggi al grande cuore delle tassiste e dei tassisti romani!

Care mamme, care combattenti,
per trent’anni, senza mollare neppure per un giorno, avete lottato per la salute dei vostri figli, dei vostri cari, dei lavoratori dell’impianto siderurgico di Genova. Dal 1985, stanche di ritrovare nei vostri piatti la polvere di minerale, avete lottato per la Salute, per l’Ambiente, per la Giustizia, fino ad ottenere la vostra vittoria.
Sapevate di essere nel giusto e, tuttavia, in voi stesse vi era la certezza che raggiungere il risultato sarebbe stato tremendamente difficile.
I dati sanitari, del resto, vi davano ragione e la Magistratura ligure già si stava muovendo attivamente su questa linea.
Poi, come un miracolo, le Istituzioni nazionali, regionali e locali, il proprietario dell’acciaieria, i Sindacati, gli Industriali, gli Ordini professionali e le Associazioni di categoria si sono seduti ad un tavolo per concertare un piano che tutelasse salute, ambiente e occupazione.
L’accordo di programma per l’industria siderurgica di Genova, probabilmente spinto anche dalla vostra incessante lotta, ha portato, a distanza di vent’anni dalle vostre prime manifestazioni, alla chiusura della principale fonte di altissimo inquinamento della vostra città: l’impianto di produzione a caldo.
Da Taranto, vogliamo dirvi che siamo orgogliosi della vostra caparbietà e della vostra unità.
Tuttavia, vi scriviamo anche per ricordarvi che quell’accordo di programma, sottoscritto da tutte le parti contraenti, consentì che l’area a caldo chiusa a Genova trovasse nuova residenza proprio nella più grande acciaieria d’Europa, quella di Taranto.
Qui, i dati sanitari che attestano percentuali di malattie e morte, certificate dagli esperti e dai ricercatori, sono di gran lunga superiori a quelle che voi dovevate sopportare, a Genova; qui, malattie e mortalità nei bambini raggiungono percentuali insopportabili. Qui, le malattie iniziate in gravidanza raggiungono il 45% in più della media regionale; qui, l’eccesso di mortalità entro il primo anno di vita è superiore del 20% rispetto alla media regionale; qui, l’incidenza tumorale nella fascia di età compresa tra 0 e 14 anni è del 54% in più, mentre la mortalità infantile raggiunge un +21%, sempre rispetto alla media.
Nei bambini che vivono nei quartieri vicini al siderurgico si riscontra un deficit cognitivo di 10 punti rispetto ai loro coetanei di altri quartieri della città.
Qui, la diossina viene somministrata ai piccoli già attraverso l’allattamento al seno.
Qui, quando il vento proviene da nord-ovest, i bambini non possono andare a scuola, le finestre delle abitazioni del quartiere più prossimo all’acciaieria devono restare chiuse, e i cardiopatici, chi ha problemi respiratori e gli ultrasessantacinquenni devono restare chiusi in casa.
Qui, a Taranto, vengono negati quei diritti riconosciuti dalla Costituzione italiana per una semplicissima ragione: quella area di produzione che a Genova è stata chiusa per sempre perché altamente nociva per la salute pubblica, a Taranto è stata raddoppiata e definita “strategica per la nazione”. Pensate, mamme: a Taranto non è strategica la salute di cittadini e ambiente, ma l’economia, anche se nettamente in contrasto con la Giustixia e i dettami della Costituzione italiana.
Qui, a fronte dell’emergenza sanitaria, la Magistratura tarantina emise, nel 2012 un’ordinanza di sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo. Da quel momento, in sette anni, 13 decreti legge, disposti dai governi che si sono succeduti, hanno permesso all’industria la continuità produttiva, scavalcando di fatto la Giustizia. Decreti legge anticostituzionali, vorremmo aggiungere.
Nel febbraio del 2016, dopo averli fatti affiggere a Taranto e a Bari, come associazione Genitori tarantini, facemmo affiggere un manifesto di sei metri per tre che presentava un’immagine notturna delle emissioni dell’Ilva sulla nostra città e una semplice scritta: “ANCHE I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE”.

In un articolo dell’Ansa, dedicato proprio a quell’affissione, veniva riportata una frase di una mamma di Cornigliano che, parlando di Taranto, disse: “Lotteremo con Taranto. Le sofferenze che stanno vivendo i bambini di Taranto mi fanno soffrire come se fossero i nostri bambini. Continuo a lottare per vedere riconosciuta la loro dignità. Noi siamo pronte a lottare al loro fianco”.
Quel manifesto, nella vostra città, venne strappato solo due giorni dopo l’affissione, lasciando in tutti noi una ferita che ancora brucia.
Mamme di Cornigliano, vi chiediamo di parlare ai vostri compagni, soprattutto a quelli che lavorano in acciaieria e temono, per quelle che sono le dichiarazioni dei sindacalisti liguri, ripercussioni a livello locale dalla chiusura dell’area a caldo di Taranto. Ricordate loro che “ogni uomo è padre di tutti i bambini e ogni bambino è figlio di tutti gli uomini” (John Steinbeck, “Che splendida ardi”). Questa è una frase che noi utilizziamo sempre perché i bambini di Taranto, al pari dei bambini di tutto il mondo, sono figli di tutti gli uomini. Compresi quelli di Genova.
Attendiamo un vostro riscontro.
Grazie.

Sul palco del teatro della Villa Peripato si alterneranno musica, danza e cabaret. Tra gli ospiti anche la cantante Mietta e la Very Strong Family. Chiuderà la serata un intervento dedicato a Nadia Toffa. L'intero ricavato della serata sarà devoluto alla Fondazione Ant e all'Associazione Punto d'inizio Onlus per la realizzazione di una stanza presso l'ospedale Moscati dedicata alla estetica oncologica. Inizio dello spettacolo: ore 20,30.
Apertura botteghino: ore 19,30. Un'occasione per stare insieme, divertirci e contribuire alla realizzazione di un importantissimo progetto.

Nel giorno della inaugurazione del reparto di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale SS. Annunziata di Taranto ascoltammo con profondo interesse le sue parole:

"Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto: oggi abbiamo inaugurato a Taranto i nuovi spazi di Oncoematologia Pediatrica nel reparto di Pediatria del SS. Annunziata. Una promessa importante mantenuta, che risponde a un'esigenza molto sentita dai genitori tarantini. Nessuno però si illuda che la Regione Puglia si fermi qui e si limiti a occuparsi dei morti e dei feriti. Noi dobbiamo interrompere lo sparo della mitragliatrice sulla gente, non solo portare le persone in ospedale. Noi vogliamo impedire che i bambini si ammalino.”

E ancora,
"Il nostro impegno non è a parole, ma si basa sui fatti.”

Sono parole sue.

Quello che si è voluto adottare è una organizzazione secondo HUB and SPOKE che prevede la concentrazione dei casi più complessi in un HUB la cui attività deve essere fortemente integrata con quella dei centri ospedalieri periferici appunto SPOKE.

Il nuovo reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Bari, è appunto l'HUB, il reparto dove i pazienti, in questo caso i pazienti più piccoli, effettuano le cure della fase acuta, per poi essere seguiti negli anni successivi nel settore oncoematologico periferico (SPOKE).

“Questo è un modello che funziona e funziona bene perché concentra in un punto una altissima specializzazione e le strumentazioni che è assolutamente impensabile organizzare per ogni città: è difficile trovare medici con altissima specializzazione necessaria (e infatti non se ne trovano...) e gli investimenti nelle strumentazioni non sarebbero giustificati visti i pochi casi/accessi.”
Anche queste sono parole sue!

Non è sulla dislocazione di Hub e Spoke che vogliamo sollevare polemiche. Anche se, in una società senza paradossi, chiunque avrebbe installato l’HUB principale li dove esiste la più alta concentrazione di ammalati di cancro. Cancro riconducibile, lo ricordiamo, ad inquinamento ambientale. A Taranto il 54 % in più rispetto al dato regionale di malati di cancro in età 0-14 anni è un dato inconfutabile.
Dato pubblicato nel 2014 dall’Istituto Superiore di Sanità.

Rassegnandoci ad essere Spoke, vorremmo però essere uno Spoke adeguato alle esigenze della cittadinanza e dei piccoli che in questa martoriata città continuano ad ammalarsi in percentuale più alta che in altre zone della Puglia. Il polo di pediatria oncologica di Taranto risulta essere fondamentale quindi per ben curare i nostri piccoli e per alleviare le sofferenze che questa terribile malattia impone a loro ed ai loro genitori.

Siamo convinti che al momento, il Reparto sia condotto da un Primario di primordine e da personale all’altezza della situazione. I piccoli possono essere curati a Taranto con una eccellente assistenza sanitaria.
Tutto questo però non basta.
Evidenziamo la scarsa attenzione che la Direzione Sanitaria Pugliese pone nei confronti sia del Reparto della Pediatria che della Oncoematologia del SS. Annunziata.

Riprendendo una citazione di Don Lorenzo Milani quanto mai appropriata “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Riferendoci alla pediatria, chiediamo che il numero dei medici assegnati al reparto dovrà essere adeguato e non potrà essere di molto inferiore, così come accade oggi, a quello di altre realtà che contano un quinto dei posti letto.
Grave, il fatto che, nonostante la disponibilità economica, non si riesca ad assumere due pediatri così come previsto. Ad oggi quei posti sono vacanti…. E questa cosa è inaccettabile.
I tempi della pubblica amministrazione non sono compatibili con le sofferenze dei piccoli tarantini.

Ribadiamo che i bambini di Taranto possono già curarsi nella nostra città. A Taranto è possibile effettuare terapie impensabili fino a ieri e troviamo profondamente ingiusto che una bimba debba svegliarsi alle 5 del mattino per recarsi a Bari o addirittura a San Giovanni Rotondo per effettuare terapie che possono essere effettuate nel Reparto di oncologia pediatrica locale.
Troviamo profondamente ingiusto che i bambini debbano saltare la terapia per cause di tipo economico dove anche il trasferimento a Bari diventa un problema.
Non può accadere questo oggi. Non nello Spoke da Lei inaugurato. Faccia in modo che il Reparto venga dotato, immediatamente, dei pediatri oncologici previsti. Lei ha una grande responsabilità.

Ricordando ancora le sue parole:
"Il nostro impegno non è a parole, ma si basa sui fatti.”, dimostri che la sua partecipazione alla fiaccolata non resterà confinata in quella che, ai più, è sembrata una azione politica. Quella sera era a Taranto da libero cittadino che, probabilmente, ha toccato da vicino la sofferenza ed il dolore delle famiglie coinvolte.

Renda normale la conduzione di quel Reparto consentendo di colmare le attuali carenze di mezzi e personale medico e paramedico, lo ampli e faccia in modo che nessun bambino possa aggiungere alla sofferenza altra sofferenza.
In questo si differenzia l’uomo capace di sovvertire l’ordine delle cose e che può far diventare normale ciò che a Taranto normale non è. Chiediamo a Lei, come abbiamo già fatto al sindaco di Taranto, per altri motivi, di avere CORAGGIO per prendere le giuste decisioni che possano consentire al personale sanitario locale di lavorare con la giusta serenità e col sostegno della sanità pugliese. Questo dipende da Lei, coraggio!!!!!!

La invitiamo, pertanto, ad un incontro con i rappresentanti delle associazioni firmatarie di questa missiva alla presenza del primario di Oncoematologia Pediatrica dello Spoke del SS. Annunziata.
L’Impegno si basa sui fatti…. E queste sono parole nostre!
La aspettiamo a Taranto, sicuri di un suo sollecito e cortese riscontro.

 

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