Della segretezza del voto, #impopolare nell’era dei social network

In questi ultimi giorni, frenetici essendo ormai agli sgoccioli della campagna elettorale, si assiste sui social network più diffusi ad un proliferare di esternazioni pubbliche della propria volontà sul voto che si terra il 4 marzo prossimo.

Infatti, in tanti sui propri profili personali o in discussioni varie palesano la loro volontà di voto dichiarando espressamente il loro candidato scelto. Il bello è che tanti hanno espresso la propria volontà di voto a più candidati di schieramenti politici opposti, giusto per accontentare tutti – il cosiddetto voto di pancia.
Si ricorda che la Costituzione Italiana nell’ art.48 recita: “[…] Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. […]
Il requisito della segretezza del voto costituisce il prerequisito fondamentale affinché si possa effettivamente svolgere una votazione libera, fondamenta di uno Stato democratico e di diritto. La segretezza e la libertà costituiscono dunque due garanzie consolidate nel diritto elettorale, tanto da poter essere considerati come prerequisiti della democraticità stessa del sistema.
Il voto è espressione della libertà del cittadino e, quindi, esso è personale, risponde al principio di uguaglianza, è libero da condizionamenti ed è segreto.
Pertanto per quale motivo si manifesta liberamente la propria volontà sul voto? Ovvero perché il cittadino non attivo in politica dichiara apertamente la sua intenzione di espressione elettorale? Lo fa per interesse della gestione della res publica o per un mero tornaconto personale – voto di scambio? Perché il problema principale è che a tanti non è chiaro cosa sia la definizione di politica, ovvero la scienza e l’arte di governare: sia per il cittadino elettore poco attento, ma anche ai tanti nuovi politici scesi in campo elettorale.
Il palesare petulantemente quello che sarà il proprio voto è una forma di condizionamento alla formazione della volontà dell’elettore. E’ necessario tutto ciò perché la febbre da social network lo impone? O è il frutto di una campagna elettorale, la più strana della storia d’Italia? Una campagna elettorale entrata nel vivo senza particolari soluzioni, portandosi dietro una disperata corsa al consenso tra mirabolanti promesse, argomentazioni poco credibili e bizzarre coalizioni.
Ma siam proprio sicuri che il cittadino elettore che ha già palesato la sua preferenza di voto poi nell’intimità democratica della cabina elettorale – tutelata dall’art.48 della Costituzione – non cambi idea e scelga altro politicamente?
Cari cittadini ricordatevi sempre che l’elettore può essere classificato in tre grandi categorie: chi vota con la testa; chi vota con il cuore; chi vota con la pancia.
Spetta a voi in piena libertà e segretezza decidere quale “organo” decisionale far prevalere nell’espressione del vostro voto senza farsi condizionare dai paladini del voto palese e alla luce del sole, portavoce compiacenti anche di fake news. Ricordiamoci sempre che la democrazia e il suffragio universale sono stati un successo che è costato molte centinaia di anni e anche sangue versato. Ora, perché funzionino, hanno bisogno della partecipazione attiva e intelligente dei cittadini. Tu, io, tutti coloro che hanno diritto di voto!

Ciro Urselli
#impopolare

Da più di un anno sto cercando, tra l’onere di impegni professionali e famigliari, di portare avanti anche il cosiddetto praticantato di giornalismo, cioè lo scrivere articoli giornalistici possibilmente su qualsiasi tema, pubblicati su un vero giornale – no blog - con una certa frequenza e sicuramente con una buona dose di originalità considerato che il Direttore della testata giornalistica per cui scrivo – ORAQUADRA – è abbastanza attento alla qualità del contenuto degli articoli pubblicati altrimenti inderogabilmente li depenna!

Nei giorni scorsi leggendo qua e la sul web mi sono imbattuto in una situazione quasi grottesca, ovvero ho trovato su un periodico pubblicato anche on-line una serie di articoli scritti, credo da una probabile aspirante giornalista, che non sono altro che il comunicato stampa che i vari enti, organi, associazioni, ecc. inviano alle varie testate giornalistiche – anche ORAQUADRA li riceve – aggiunti di un misero e modestissimo paragrafo che dovrebbe, nel pensiero dell’autrice, dare una parvenza di stampo giornalistico e di originalità alla notizia/comunicato stampa.
Personalmente nel mondo giornalistico sono neanche l’ultima ruota del carro, ma, da quando scrivo per una testata giornalistica ho sempre cercato di esporre, riportare informazioni e/o notizie almeno rielaborate del mio pensiero oltre a scrivere di argomenti di opinione.
Evidentemente la forse futura giornalista non ha seguito un percorso minimo di formazione, per questo vivamente le consiglio di frequentare corsi accreditati anche on-line e i manuali da studiare consigliati dall’ Ordine dei Giornalisti.
Anche perché, la forse futura giornalista, non sa che ogni scritto, purché sia dotato di sufficiente originalità, è protetto dalla normativa sul diritto d'autore che prevede prima di tutto che siano tutelati i diritti morali dell'autore, attraverso la corretta attribuzione dell'opera, che avviene citando la fonte. In assenza di questa indicazione si è sempre nell'ipotesi di un illecito.
Quindi se riprendo e pubblico un comunicato stampa devo trattarlo come tale, firmarlo come tale e non a proprio mio nome altrimenti è possibile applicare l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore che prevede il cosiddetto diritto di corta citazione. Devo comunque essere chiaro ed inequivocabile nel riprendere e citare le fonti.
Il giornalismo è lavoro intellettuale che sa raccogliere, rielaborare le informazioni e dare un senso alla realtà. E ricordo che il vero giornalista ci mette sempre il nome e la faccia fuggendo lontano dal copia&incolla tanto di moda!

Ciro Urselli
#impopolare

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