Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Martedì, 02 Ottobre 2018

“Scenari di Sviluppo del Sistema Moda: Il sostegno alla promozione internazionale, all’innovazione, all’istruzione” . Sarà un dibattito a più voci – in programma giovedì prossimo, 4 ottobre, alle 16:00 - a stimolare ulteriormente le progettualità già in atto nel comparto della moda tarantina e pugliese: ad organizzarlo, le Confindustrie di Taranto e di Puglia e Smi, Sistema Moda Italia, che vogliono porsi come trait d’union fra le istituzioni, le aziende e il mondo della scuola, al fine di favorire la formazione e l’istruzione come volani di crescita. 

Si parte dagli scenari attuali di sviluppo, come recita lo stesso tema del convegno, fino ad arrivare agli strumenti di sostegno per la promozione internazionale del settore (già in forte posizionamento, come dimostrano i più recenti riscontri ottenuti nelle kermesse come il Pitti, dove i brand nostrani si sono conquistati le passerelle internazionali) e alle misure da mettere in campo per incentivare l’innovazione e l’istruzione, ovvero, come premesso, il rapporto con gli istituti scolastici.
Il programma prevede, in apertura, i saluti di Luigi Sportelli, Presidente della Camera di Commercio di Taranto, di Vincenzo Cesareo, Presidente di Confindustria Taranto e di Marino Vago, Presidente di Sistema Moda Italia. Seguiranno gli interventi di Maria Rosaria Cervelli, e Karina Cristino, funzionarie della Sezione Internazionalizzazione della Regione Puglia; di Gianfranco Di Natale, Direttore Generale di Sistema Moda Italia e Direttore Generale di Confindustria Moda con Delega agli Affari Istituzionali; di Mauro Chezzi, Vice Direttore e Responsabile dell’Area Politica Industriale, Economia e Impresa di Sistema Moda Italia e di Veronica Toppetta, Area Promozione ed Internazionalizzazione di Sistema Moda Italia.
Le conclusioni saranno affidate a Salvatore Toma, Presidente della Sezione Moda di Confindustria Puglia e Confindustria Taranto.
Il convegno si terrà nella Sala Monfredi- Camera di Commercio di Taranto, viale Virgilio 152, con inizio alle ore 16.

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Martedì, 02 Ottobre 2018 19:25

Giovedì anche a Taranto il #DonoDay2018

Nell’occasione il CSV Taranto presenta la 14ª Rassegna del Volontariato e Solidarietà

In occasione del Giorno del Dono 2018, alle ore 17.00 di giovedì prossimo 4 ottobre, il Centro Servizi Volontariato della provincia di Taranto presenterà la 14ª edizione della Rassegna provinciale del Volontariato e della Solidarietà.
Quest’anno la manifestazione, in programma nell’ultima settimana di ottobre con il claim “RelAzioni di Comunità”, gode del patrocinio del Comando Marittimo SUD della Marina Militare, del Presidente della Giunta della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Taranto, come pure dell’ASL e del Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici dell’Università “Aldo Moro”.

Il CSV Taranto aderisce, per il terzo anno consecutivo, all’iniziativa del DonoDay per celebrare il dono, rendendo protagonista la comunità tutta, a partire dai singoli volontari che quotidianamente offrono qualcosa di sé alla collettività.
Per il #DonoDay2018 il CSV Taranto ha messo a punto un ricco programma di iniziative che si svolgeranno, giovedì 4 ottobre, nell’Ospedale Vecchio, in Via De Cesare n.37 a Taranto, una struttura di pregio storico e artistico che recentemente è stata recuperata e restituita alla fruibilità della comunità.
Alle ore 17.00, nella Sala Biblioteca dello stesso Ospedale, Francesco Riondino, Presidente del CSV Taranto, dopo i saluti da parte dei rappresentanti delle Istituzioni che patrocinano l’iniziativa, presenterà alla stampa, ai presenti e alla comunità tutta la 14ª edizione della Rassegna provinciale del Volontariato e della Solidarietà.

A partire dalle ore 16.30 e fino alle ore 20.30, sarà realizzata la raccolta straordinaria di sangue “Donare mi dona”: l’autoemoteca, messa a disposizione dall’ASL Taranto, sarà infatti ubicata sul piazzale antistante l’Ospedale Vecchio. L’AVIS provinciale di Taranto, AJDS Bambino Microcitemico, FIDAS Dosni e Fratres provinciale di Taranto, associazioni che collaborano alla realizzazione della raccolta sangue, chiamano a raccolta volontari e cittadini, invitandoli a compiere questo piccolo gesto che ha però una grande importanza in quanto contribuisce a salvare una vita.

Nella Sala Biblioteca dell’Ospedale Vecchio si terrà, alle ore 17.30, “Il dono per costruire relazioni. Dal senso alla provocazione”, un momento di riflessione sul dono condotto dalla sociologa Anna Paola Lacatena, mentre per il finale in musica ci si sposterà nel meraviglioso chiostro per assistere al concerto “Non solo classica”, a cura dell’Associazione di volontariato Guitar Artium, che vedrà esibirsi l’Orchestra giovanile di chitarre “Andreas Segovia” diretta dal M° Ivana Oliva.

Annunciando la manifestazione Francesco Riondino, Presidente del CSV Taranto, ha affermato «abbiamo colto l’occasione del DonoDay per raccontare la 14ª Rassegna provinciale del volontariato e della Solidarietà, la manifestazione che, con il messaggio “RelAzioni di Comunità”, quest’anno mette al centro il tema della relazione e costituisce momento di creazione e rafforzamento di tutti quei legami che vedono coinvolti insieme soggetti pubblici, privati e singoli cittadini alla ricerca di soluzioni per il benessere della comunità».

Il #DonoDay2018

Per valorizzare l'Italia del bene l'Istituto Italiano della Donazione (IID), che ha fortemente voluto la Legge “Giorno del Dono”, festeggia il 4 ottobre 2018 la quarta edizione #DonoDay2018, un giorno dedicato a chi fa del dono una pratica quotidiana.
Scuole, comuni, associazioni, imprese e cittadini insieme per costruire la mappa dell'Italia che dona, un Paese capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del dono in tutti i suoi aspetti e di portare avanti la riflessione sull'importanza della buona donazione.
Per la prima volta il Giorno del Dono è anche una raccolta fondi nazionale: #Donafuturo. Un'azione che dà ancora più concretezza all'impegno dell'IID nella diffusione della cultura del dono. Con #Donafuturo si può donare e sostenere la ricerca dell'Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma onlus, vincitrice del bando promosso nel 2018 dall'IID.

 

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La sezione tarantina dei Medici per l’Ambiente espone nel dettagli i dati rilevati e le possibili gravi conseguenze. Le richieste di ISDE sono sintetizzate in cinque punti

La pericolosità del gas radon è stata a lungo sottovalutata probabilmente perché si tratta di un inquinante presente naturalmente nell'ambiente, ma l’essere un gas naturale non rende il radon meno pericoloso. Un recente studio condotto in Francia (Ajrouche R et al, RadiatEnviron Biophys 2018) ha evidenziato che il rischio di cancro polmonare aumenta del 16% ogni incremento di 100 Bq/m3 di radon indoor che il 10% circa di tutte le morti per cancro polmonare in Francia sono dovute al radon e che circa un terzo di quelle morti sono legate ad esposizioni superiori a 100 Bq/m3. L'OMS indica come limite ideale per gli ambienti abitativi 100Bq/m3, a causa del raggiungimento troppo oneroso di tale limite, viene convenzionalmente stabilito che il limite massimo di sicurezza sia 300 Bq/m3 non potendo comunque fissare un limite minimo di sicurezza. Dagli studi scientifici effettuati emerge che il pericolo di contrarre un tumore polmonare è direttamente proporzionale al tempo di esposizione, alla concentrazione del gas e all’interazione con altri fattori di rischio ambientali e soggettivi. Non sembra, al momento, che l’esposizione a radon comporti un rischio oncologico maggiore nei bambini ma l’inizio precoce dell’esposizione (età scolare), specie se associata alla presenza cronica di elevate concentrazioni ambientali ed alla concomitante presenza di altri fattori di rischio di origine ambientale, potrebbe verosimilmente essere responsabile di un aumentato rischio di cancro polmonare in età adulta. L'Italia in seno alla CE ha recepito le raccomandazioni dell'OMS adeguandosi con una normativa nazionale e la regione Puglia ha di conseguenza emanato due leggi regionali a riguardo. La legge è tuttavia rivolta alla protezione dei lavoratori, quindi ad individui adulti, mentre appare ancora vaga sulla protezione della salute se gli esposti al radon sono bambini. ARPA Puglia ha eseguito in molte scuole di Taranto un monitoraggio delle concentrazioni di gas radon. Nei tre plessi dell’Istituto comprensivo statale Vico-De Carolis nel periodo compreso tra il 10/07/2017 e il 10/07/2018. In due ambienti della sede in via Deledda sono state registrate, in entrambi i semestri di rilevamento, concentrazioni di radon superiori ai limiti di legge. In altro plesso dello stesso istituto (via SS. Angeli Custodi), in 16 ambienti su un totale di 38 sono state registrate, in entrambi i semestri,concentrazioni ben al di sopra dei limiti (in alcune aule si registrava una concentrazione media annua con valori compresi tra 306 e 718 Bq/m3). In via Archimede concentrazioni superiori ai limiti sono state registrate in 9 ambienti su 43 con la presenza, in alcune aule, di una concentrazione media annua compresa tra 329 a 698 Bq/m3. Le rilevazioni descritte non consentirebbero di sottovalutare il rischio sanitario a lungo termine, soprattutto considerando l’età pediatrica dei soggetti esposti, la loro lunga aspettativa di vita, la residenza in un’area con elevate criticità sanitarie (anche in termini di cancro polmonare) e ambientali e la mancata tutela sanitaria offerta dai vigenti limiti di legge. Nel rispetto del criterio di massima precauzione e come ribadito da ISPRA e OMS non esistendo una dose minima di sicurezza, è necessario e inderogabile attuare misure di prevenzione primaria in area ad elevato rischio sanitario.

Si propone pertanto:
➢ Che siano pianificate e attuate quanto prima le necessarie operazioni di bonifica e risanamento degli ambienti scolastici;
➢ In considerazione del tempo relativamente breve richiesto dalle operazioni di messa in sicurezza che nell’attesa dell’espletamento delle stesse, le attività scolastiche siano spostate in altre aree urbane o in altri presidi nei quali siano state documentate concentrazioni indoor di radon almeno inferiori ai vigenti limiti di legge;
➢ che le concentrazioni indoor di radon siano rilevate e monitorate continuativamente sia nelle aule che negli spazi comuni;
➢ che sia fornita adeguata e periodica divulgazione degli esiti del monitoraggio del radon negli ambienti scolastici della città di Taranto.

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La notizia degli ultimi giorni, relativa all’aggiudicazione da parte di Leonardo della commessa per la fornitura di 84 elicotteri all’aviazione americana e le conseguenti probabili ricadute positive che vedrebbero coinvolto il sito brindisino della Divisione Elicotteri di Leonardo, non può che farci piacere.

Speriamo che sia di buon auspicio anche per Avio Aero, altra grande azienda del nostro territorio, in corsa per la motorizzazione di un altro elicottero prodotto da Leonardo facendo sì che l’eccellenza italiana si affermi nel mondo.
Come già evidenziato dalla nostra organizzazione sindacale, nel mese di luglio la Avio Aero - azienda strategica per il sistema industriale del Paese - ha partecipato alla gara per motorizzare il nuovo elicottero AW249 del gruppo Leonardo con l’ultima evoluzione di un motore già certificato (CT8-A6) e che ha già dimostrato di essere un motore eccellente.
Il programma in questione gode di un finanziamento pubblico, che mira alla promozione e allo sviluppo dell’industria elicotteristica nazionale, nonché alla collaborazione tra aziende italiane; sinergia che permetterebbe ricadute sull’intero indotto.
L’assegnazione ad Avio Aero della motorizzazione del nuovo elicottero significherebbe portare nuovi volumi di lavoro per diversi anni negli stabilimenti italiani e specialmente in quello brindisino, ma purtroppo pare che Leonardo (azienda che ricordiamo ha come maggiore azionista il Ministero dell’economia e delle finanze) stia guardando con maggiore attenzione a società che si trovano oltralpe e che non hanno siti nel nostro paese.
Ci auguriamo che anche il Governo italiano vigili nei confronti di Leonardo, facendo sì che preferisca un’azienda come Avio Aero che continui ad investire e a creare opportunità occupazionali sul territorio italiano.
Solo tornando a parlare di sviluppo industriale con un azione corale tra sindacato, istituzioni e aziende potremo dare prospettiva al territorio.

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Mi sarebbe piaciuto confrontarmi e dialogare con i rappresentanti delle istituzioni locali sul futuro dell’università e della ricerca a Taranto. Ritenevo che, nonostante l'assenza del sindaco di Taranto, la tavola rotonda cui, sia il sottoscritto sia i presidenti di Regione Puglia e Provincia di Taranto, sono stati invitati a partecipare in occasione della “Notte europea della ricerca”, fosse il luogo ideale nel quale avviare tale dibattito. 

Invece rilevo con rammarico che il governatore Michele Emiliano e il presidente della Provincia, Martino Tamburrano, a causa di impegni concomitanti, hanno preferito lasciare il tavolo del confronto dopo aver pronunciato i rispettivi discorsi.
Il primo ha però stroncato con nettezza l’idea che Taranto possa avere un’università autonoma. “Non parlatemi di un’altra università" – ha affermato il governatore della Puglia. Il secondo, invece, ha ricordato l’impegno economico profuso dalla Provincia per garantire la sola sopravvivenza della didattica dei corsi distaccati dall'Universita' di Bari, senza però mirare ad un polo universitario autonomo degli studi di Taranto, capace non solo di garantire la didattica ma anche la ricerca e il sostegno allo sviluppo del territorio.
Taranto non può più prescindere da questo se vuole ricostruire la propria identità economica, culturale e sociale, smarrita da oltre un decennio, e cambiare il framework del suo modello di sviluppo. Non è un caso che dei 12 distretti tecnologici siti in Puglia nessuno sia ubicato a Taranto. La città non può più fare a meno di un distretto tecnologico all’avanguardia che valorizzi le potenzialità del territorio e che sia il fulcro dello sviluppo produttivo in un’ottica di riconversione economica dell’intera provincia. Solo così Taranto può arrestare l’emorragia di cervelli cui ormai da anni assistiamo inermi. Solo così potremo trattenere ed attrarre i giovani in età post-scolare (18-25 anni) che costituiscono la ricchezza vera su cui costruire il futuro.

 




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Di seguito l'intervento del Sen. prof. Mario Turco all’evento “Notte europea dei ricercatori”, organizzata dal Dipartimento Jonico, Università degli Studi di Bari

Buonasera a tutti. Rivolgo un vivo ringraziamento agli organizzatori dell’evento per l’opportunità che mi hanno concesso questa sera. Ho accettato con entusiasmo l’invito che mi è stato rivolto non solo per spirito di appartenenza e dedizione al mondo dell’Università, di cui mi onora far parte; ma anche, e soprattutto, per il mio recente ruolo in Parlamento, quale rappresentante istituzionale del territorio tarantino.
Il tema oggetto di discussione è particolarmente interessante perché sottolinea non solo il ruolo svolto dalle istituzioni per lo sviluppo della ricerca, ma anche le modalità con cui la ricerca, e quindi l’Università che la promuove, può contribuire a quanto ritengo necessario per il nostro territorio, ovvero la riconversione economica.
E’ proprio il tema della riconversione economica che mi ha spinto ad accettare la candidatura al Senato della Repubblica.
In tale processo di riconversione economica, l’Università, ma in particolare l’Università autonoma degli Studi di Taranto, potrebbe rappresentare il principale attore istituzionale strategico, capace di creare e diffondere quelle conoscenze necessarie per il nuovo sviluppo economico, di cui il territorio necessita.
Taranto, infatti, ha estrema necessità di creare una sua nuova identità territoriale, non più esclusivamente e necessariamente legata alla Grande Fabbrica.
In questo processo di riconversione, solo una Università autonoma può svolgere la sua fondamentale funzione e assolvere alle sue missioni istituzionali, ovvero la didattica, la ricerca e la partecipazione allo sviluppo territoriale.
Affinché il contributo dell’Università allo sviluppo del territorio sia concreto, attuale e prospettico è necessario che l’offerta formativa sia adeguata alle reali esigenze del territorio, in modo da creare professionalità in grado di inserirsi nel mondo imprenditoriale e del lavoro. In questi termini è fondamentale istituire centri di ricerca scientifica in grado di sviluppare nuove economie, brevetti, prototipi, nonché di contribuire alla nascita di nuove realtà economiche, tramite i cosiddetti incubatori di imprese o le spin-off accademiche, in cui è possibile sfruttare i risultati della ricerca scientifica per creare nuove forme di business.
In questa prospettiva, l’Università diviene luogo di innovazione capace di creare contesti favorevoli per l’insediamento di altre imprese, di contribuire a diffondere non solo ricchezza economica, ma anche sociale e culturale, nonché di offrire più opportunità lavorative ai nostri giovani.
Nella creazione di questo scenario, è bene considerare che le attuali tendenze delle economie occidentali hanno già sperimentato, da tempo, il passaggio da un’economia strettamente industriale un’economia orientata alla conoscenza.
Non si vuole affermare che produzione industriale e produzione della conoscenza siano alternative tra loro. In taluni processi di riconversione industriale, infatti, la ricerca ha assunto il ruolo di driver per il trasferimento delle tecnologiche dal principale attore industriale (nel nostro caso, la Grande Fabbrica) alle realtà produttive limitrofe dell’indotto, favorendo politiche di condivisione territoriale con i diversi stakeholder. In altri contesti, invece, si è preferito puntare su una riconversione di tipo economico, abbandonando in maniera pressoché completa e radicale i vecchi schemi di sviluppo locale per puntare su alternativi processi economici, basati sulla tecnologia e sullo sviluppo di conoscenze.
Il caso di Pittsburgh rappresenta un esempio emblematico di riconversione di tipo economico. Nella città americana che un tempo produceva gran parte dell’acciaio degli Stati Uniti si è introdotto un modello di riconversione economica di tipo “multidimensionale”, dove al posto dell’acciaieria si sono insediati centri di ricerca e sviluppo (come Uber, impegnata a sperimentare i primi prototipi di auto senza conducente). A tale processo hanno dato impulso il dipartimento di informatica e robotica della Carnegie-Mellon, il MIT - che ha sviluppato in città uno dei suoi centri della ricerca sull’intelligenza artificiale – nonché l’insediamento di un polo medico di eccellenza.
Dal quadro appena delineato si desume che la città di Taranto e la sua economia non hanno perseguito alcuno dei due modelli menzionati. Il suo tessuto economico è ancora arroccato all’interno della grande industria, laddove le imprese dell’indotto forniscono esclusivamente servizi di supporto ai processi produttivi della fabbrica. Non si è sviluppato, nel tempo, alcun processo di integrazione della filiera di trasformazione dell’acciaio. Questa mancanza non ha permesso di avere una realtà economica “autonoma” dall’attività produttiva primaria. Né tantomeno, intorno al polo siderurgico, sono nati centri di ricerca capaci di dialogare, da un lato con la fabbrica per il miglioramento dei processi produttivi e dell’impatto ambientale e sulla salute, e, dall’altro, di favorire la riconversione delle imprese in attività di trasformazione e/o in altri settori economici a maggiore valore aggiunto e con una ricchezza maggiormente diffusa.
Gli investimenti in termini di promozione della ricerca in questo territorio sono stati, invero, piuttosto scarsi. Navigando nel portale dati.gov.it, un catalogo dei dati rilasciati in formato aperto dalle pubbliche amministrazioni italiane, promosso dal Governo Italiano e gestito dall’Agenzia per l’Italia digitale, si ha la dimostrazione lampante di quanto affermato. Alla voce distretti tecnologici pugliesi, infatti, troverete un elenco di 12 poli di ricerca, nessuno dei quali è localizzato nel capoluogo ionico o nella sua provincia.
A Taranto però questa occasione non è stata colta o forse non è stata compresa se si considera che tali distretti rappresentano uno degli assi portanti della politica scientifica e tecnologica del Governo italiano sin dal varo del Programma Nazionale della Ricerca, promosso dal Miur dal 2002.
Come è noto, i distretti tecnologici nascono con l’obiettivo di creare poli per la ricerca – e qui torniamo al nostro tema principale - specializzati per settore tecnologico, aventi l’ambizione di diventare centri di eccellenza anche a livello internazionale. Al loro interno si crea un circolo virtuoso fra strutture di ricerca, imprese e finanziamenti pubblici e privati, capace di sviluppare una ricerca competitiva in grado di determinare forti ricadute in termini di innovazione sul tessuto imprenditoriale di riferimento.
L’importanza di creare un distretto tecnologico è strettamente connessa, quindi, con la necessità di avviare su Taranto l’auspicata e annunciata riconversione economica. In questo nuovo scenario, le istituzioni, ai diversi livelli, non possono esimersi dal promuovere, di concerto con la Pubblica Amministrazione centrale, e anche con il supporto dei diversi Enti territoriali di categoria, la nascita dell’Università di Taranto e del suo polo di ricerca di eccellenza, in quei settori naturali, integrati e alternativi ritenuti strategici per il rilancio del nostro territorio. Questo significa che le istituzioni e la politica possono e devono intervenire per guidare o favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale dei territori e, in questo caso, di Taranto.
Solo per questa via si può arginare la dilagante fuoriuscita dei “giovani cervelli”, compresi tra i 18-25 anni, a cui sarà dato il compito di risollevare Taranto dal suo degrado economico, sociale e culturale di questo ultimo decennio. Si dovrà, pertanto, lavorare affinché queste eccellenze locali non vadano via dal territorio, così come è accaduto e sta continuando ad avvenire.
E sarà proprio in questa direzione che cercherò, tra l’altro, di orientare il mio impegno politico.

 

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Il Comitato Strade Sicure, in collaborazione con la “Progettiamo Autonomia” e la Fondazione “Angeli di Padre Pio”, organizza una conferenza stampa per presentare il progetto dell’esoscheletro, l’unità robotica di movimento per soggetti disabili, già utilizzato in Puglia come realtà sanitaria presso la suddetta Fondazione e ora fruibile da privati cittadini.

Si terrà domani, mercoledì 3 ottobre, alle ore 16, presso il liceo scientifico “A. Einstein” di Mottola.
Oltre al presidente del Comitato Strade Sicure, Vanni Caragnano, interverranno il dott. Giovanni Gorgoni, Direttore Generale dell’Agenzia Regionale strategica per la Salute ed il Sociale della Regione Puglia e la dott.ssa Federica Ebau, Product Specialist della “Progettiamo Autonomia”. Per la Fondazione “Angeli di Padre Pio”, saranno presenti: la dott.ssa Serena Filoni, Direttore Sanitario; il dott. Giacomo Francesco Forte, Responsabile Area Strategica Comunicazione e Marketing e il dott. Michele Russo, fisioterapista Unità Operativa Di Riabilitazione Tecnologica. Ad aprire i lavori, saranno il prof. Pietro Rotolo e la docente Amelia Esposito, rispettivamente dirigente e vice dirigente scolastici del liceo.
Perché la volontà e l’impegno del Comitato Strade Sicure di sposare appieno tale iniziativa? Perché – spiega il suo presidente Caragnano – siamo da tempo impegnati a promuovere su tutto il territorio iniziative che, coinvolgendo gli enti pubblici, consentano la programmazione e la realizzazioni di interventi in grado di migliorare le condizioni della viabilità in termini di pubblica sicurezza”.
Non solo; “Poiché come Comitato – continua Vanni Caragnano – siamo particolarmente sensibili alle problematiche e alle esigenze dei familiari delle vittime della strada, abbiamo da subito voluto promuovere quest’iniziativa con l’intento di far conoscere, nell’ambito dell’evoluzione delle nuove tecnologie in materia sanitaria, l’importanza dell’utilizzo dell’esoscheletro, che dà autonomia di movimento a chi, quell’autonomia, l’ha persa, non avendo più il pieno controllo del proprio corpo”.
Dopo la conferenza stampa, nello stesso contesto, ne sarà consegnato uno ad un cittadino mottolese, Giovanni D’Ambruoso, che ha già avuto modo di sperimentarne l’utilizzo qualche settimana fa, a Grosseto, in una staffetta tutta speciale, la Robotic Rewalk Race.
Durante la conferenza stampa si discuterà anche dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza previsti dal nuovo nomenclatore tariffario degli ausili per disabili, come da Dpcm, firmato il 12 gennaio 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo 2017, che va ad aggiornare quello fermo al 1999 (Regolamento recante norme per le prestazioni di assistenza protesica erogabili nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale: modalità di erogazione e tariffe).

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Per rampe di innesto su SS 106 dir e A14 appalto previsto per 2019

“L’ammodernamento delle infrastrutture è prima di tutto una questione di sicurezza, elemento che scarseggia sulla Strada Statale 100, indicata tra le strade più incidentate di Puglia nel rapporto redatto per il 2016 dall’Agenzia regionale per la mobilità. Il tratto a una carreggiata che attraversa l’agro di Gioia del Colle e Mottola è addirittura uno dei più incidentati della regione, infatti l’indice di mortalità è pari al 12,5%. La Regione Puglia ha in teoria inserito nel Piano Regionale dei Trasporti il raddoppio di carreggiata della SS 100 ma solo nel tratto compreso tra Gioia del Colle e San Basilio. Quindi, la strada nei pressi del comune di Mottola rimarrebbe ancora pericolosamente a una carreggiata, nonostante le quattro corsie già presenti. Sulla carta ci sarebbero circa 25 milioni a valere sul Piano operativo FSC Infrastrutture 2014-2020, approvato con delibera CIPE del 28 febbraio di quest’anno. Nella pratica, il ministero delle Infrastrutture, rispondendo oggi alla mia interrogazione, ci informa che la programmazione aziendale di Anas non prevede ad oggi alcun intervento di raddoppio sulla statale 100 ma sono ancora in fase le interlocuzioni con la Regione. Anas, in altre parole, per poter avviare le attività progettuali, dovrà necessariamente aspettare l’inserimento delle opere all’interno del Contratto di programma 2016-2020. Quello che vorrei capire dall’Amministrazione regionale è perché non abbia pensato di raddoppiare sin da subito tutto il tratto della SS 100 invece di ampliare solo il pezzo che da Gioia del Colle va a San Basilio, così escludendo Mottola.

Sempre sul tema delle strade ma questa volta con l’attenzione rivolta a una migliore viabilità, si inserisce un altro quesito posto all'attenzione del Mit. Si tratta dello svincolo di interconnessione della SS 106-dir/SS 7 con la A14, siamo nella zona del comune di Palagiano e il completamento delle due rampe di innesto sulla SS 106-dir/SS 7 e A14 permetterebbe una migliore percorrenza per chi transita da e per l’autostrada, riducendo quindi chilometri ed evitando altresì l’intasamento della statale 100. L’appalto per quest’opera infrastrutturale è previsto per il 2019 dopo ovviamente aver acquisito i pareri di tutti gli Enti interessati. Anas ha quindi riavviato su questo fronte le attività progettuali che recepiranno le prescrizioni formulate da Autostrade per l’Italia, il quale dovrà poi fornire un parere sul progetto esecutivo in vista del rilascio delle autorizzazioni e il perfezionamento di eventuali atti concessori”.

 

 

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Soddisfatto il consigliere regionale di Direzione Italia/noi con l’Italia, Renato Perrini, per la risposta ottenuta alla sua interrogazione

 Non dovrebbe mai esistere una classifica della malattie peggiori, ma è indubbio che ci sono pazienti che sono in un letto in uno stato vegetativo dovuto a gravi celebro lesioni di diversa natura. Per alleviare la loro patologia esistono dei Centri del Risveglio in grado di procedere a una idonea riabilitazione intensiva.

 In Puglia non vi sono o almeno non ci sono quelli altamente specializzati, per cui le famiglie che possono portano i loro cari a Crotone dove esiste una struttura idonea.

Mesi fa avevo presentato un'interrogazione al presidente e assessore alla Sanità, Emiliano per sollecitarlo a prevedere anche in Puglia la creazione di Centri Risveglio.

 Finalmente quest'oggi la risposta positiva. Emiliano ha assicurato che grazie alla mia sollecitazione si attiverà per una progettazione sanitaria che preveda tre centri risvegli nella nostra regione. Ho accolto anche il suo invito a collaborare e a stimolarlo perché ciò si verifichi, perché ritengo che certe problematiche non possono e non devono avere colore politico.

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Scusate se mi intrometto con i miei pensieri molesti, ma stamattina mi sono svegliato con un interrogativo in testa: non è che magari la crisi economica in cui ci troviamo ormai da dieci anni è dovuta al crollo del muro di Berlino del 1989, piuttosto che al crollo di Wall Street del 2008?

In effetti, un periodo di pace e stabilità politica come quello che il mondo occidentale ha conosciuto all'indomani della seconda guerra mondiale non era mai capitato, o meglio non era mai capitato in regime di economia di mercato.
Il primo livello di informazione che ci giunge dalla cultura ufficiale è che al fine di evitare il ripetersi di guerre catastrofiche come lo è stata la seconda guerra mondiale, l'umanità si è dotata di organizzazioni internazionali atte a promuovere la pace e la stabilità tra le nazioni. Con tale alto obbiettivo veniva infatti istituita l'ONU dalle maceria della vecchia Società delle Nazioni, che a dire il vero, pur promuovendo gli stessi ideali, non è che abbia brillato di efficienza, come la storia ci ha tristemente mostrato.
La nostra stessa Costituzione è stata scritta con l'intento di favorire la creazione e l'espansione di organismi internazionali di questo tipo, come recita testualmente l'art 11 : “ L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Secondo tale assunto, la pace internazionale oltre che un imperativo morale è una condizione necessaria per garantire il benessere economico, attraverso l'esercizio della attività economica privata, che sul piano materiale necessita di assenza di instabilità politica e conflitti militari.
Eppure, rimane il fatto che la guerra è sempre stata una occasione unica di massimizzazione dei profitti da parte degli operatori economici.
L'economia reale è trainata dall'aumento di domanda del comparto armamenti, a cui fanno seguito i vari altri comparti per la produzione dei beni e servizi che nel conflitto bellico sono necessari, ma che vengono continuamente distrutti nel conflitto stesso.
La guerra è quella data situazione economica in cui gli Stati nazionali coinvolti nel conflitto, danno fondo alle proprie risorse per procurarsi quei beni e servizi necessari alla vittoria bellica e alla sostituzione di tutto ciò che viene distrutto.
Tanto per entrare nel vivo del ragionamento, sarà bene ricordare quella che in economia è conosciuta come la formula Rothschild, ossia il capitalista che abbia capacità economica sufficiente a controllare i mercati in tempo di guerra può guadagnare tre volte dal conflitto in corso: producendo e vendendo armi ad entrambe le fazioni coinvolte e ricostruendo dal nulla le Nazioni distrutte attraverso la ricostituzione della rete di produzione di beni e servizi, se non addirittura mediante la ricostruzione edile dei territori martoriati.
Dal punto di vista economico la guerra, pur essendo disastrosa per l'economia delle piccole e medie imprese, costituisce un moltiplicatore di guadagni unico per l'alta industria e l'alta finanza.
Questa impostazione economica classica ha portato i suoi frutti ai grandi oligarchi della economia occidentale per tutta la durata della guerra fredda tra USA ed URSS, superpotenze queste che hanno mobilitato risorse incalcolabili per fronteggiarsi sui più disparati fronti, dal militare allo scientifico, puntando ciascuna al dominio sulla Terra ed al controllo dello Spazio.
Un gioco economico di proporzioni incalcolabili che poi ha portato, come ovvia conseguenza, alla bancarotta del blocco sovietico, le cui strutture burocratiche megalitiche erano meno efficienti rispetto alla ripartizione pubblico-privato del blocco occidentale.
E poi la pace, in cui si è consolidato il benessere della piccola e media borghesia, si parlava di welfare state, stato del benessere, ed in cui si sono stabilizzati anche i guadagni della grande industria e della grande finanza.
Ma se per noi piccolo-medio borghesi, la stabilità economica è un dato positivo, non lo è altrettanto per l'alta industria e l'alta finanza, che assecondando l'ingordigia del sistema capitalista, più che alla stabilizzazione mirano alla massimizzazione del profitto.
Ciò premesso, come risolvere il problema dal punto di vista dei signori del capitale?
Innescare un terzo conflitto mondiale sarebbe stato impraticabile, data la assoluta letalità delle armi atomiche a disposizione di molte nazioni. E quindi come fare?
Una buona soluzione sarebbe stata innescare un grande stravolgimento della economia mondiale. Un cambiamento epocale. Ma in che modo?
Beh è ovvio! Attraverso una crisi economica globale!!
La crisi in qualsiasi ambito intervenga, individuale o collettivo, costituisce quel processo dinamico in cui giunto a compimento un determinato ciclo di crescita, il soggetto rinnova se stesso e le regole del suo agire, mediante la creazione di nuovi modelli di comportamento e nuovi sistemi di organizzazione. Di conseguenza una crisi prevista e pianificata può portare a conseguenze previste e pianificate.
La crisi come motore del cambiamento!!! Questo è lo slogan che in ambito economico è stato coniato da qualche imprenditore rampante che si è lanciato nella new economy, investendo nei settori a rapida espansione quali quello informatico o quelli relativi alla produzione di beni e servizi di lusso. Slogan questo che non è mai stato pronunciato però dagli appartenenti a quell'alta borghesia, che di quei beni di lusso ne è la destinataria. Ed in questo, hanno dimostrato almeno una basilare forma di decoro e rispetto nei confronti della nostra intelligenza.
E quindi venendo al concreto che cosa è successo?
É successo che, di punto in bianco, il sistema bancario statunitense ed europeo nel 2005 ha cominciato a concedere prestiti bancari a tassi agevolati, riempendo i privati di soldi, anche in misura superiore a quanto richiesto, incentivando l'accesso al credito in ogni forma ed in ogni modo, dal mutuo per la casa, alla diffusione delle carte al consumo, ai finanziamenti per la macchina e per i viaggi.
Sempre improvvisamente però nel 2008 il sistema bancario ha revocato il credito e ha alzato a dismisura i tassi di interesse dei mutui già concessi, che essendo stati promossi a tasso di interesse variabile, hanno costretto i cittadini-debitori a far fronte a rate ben superiori rispetto a quelle iniziali, giungendo in alcuni casi alla triplicazione dell'importo dovuto.
I cittadini debitori si sono trovati nella impossibilità di pagare i mutui e hanno perso la casa. In questo modo il sistema bancario ci ha guadagnato tre volte: una prima volta nel recuperare parte del credito mediante il pagamento delle rate pagate dal debitore prima della revoca del mutuo; una seconda volta acquistando numerose proprietà immobiliari a prezzi stracciati dato il crollo dei prezzi nel comparto immobiliare; ed una terza volta perchè il debitore anche dopo la perdita della casa continua ad essere debitore della banca per il residuo del valore non soddisfatto, rimanendo perseguibile a vita dalla banca. Senza contare poi, gli aiuti di Stato intascati dalle banche sotto la minaccia di una presunta caduta a catena del sistema creditizio.
Vi diranno che l'impennata dei tassi di interesse da parte delle banche fu dovuta alla crisi del mercato finanziario, dovuta a cospicui investimenti sui cosiddetti titoli spazzatura, ma personalmente ritengo questa versione dei fatti non credibile. É vero che il mercato finanziario è per sua natura volatile, volubile e nevrotico ma presenta dinamiche sostanzialmente prevedibili, quanto meno dai grandi gruppi di investimento di Wall Street, che non stanno lì a pettinare le bambole ma stanno lì per fare soldi, elaborando analisi dettagliate sugli sviluppi del mercato.
Io parlerei piuttosto di una intossicazione indotta dai grandi gruppi di investimento, una intossicazione di dimensioni credibili, ma non catastrofiche, atta a precostituirsi un alibi per tutto quello che sarebbe avvenuto in seguito.
Economisti che fotografarono la situazione già a partire dal 2006 non mancarono, ma ovviamente nessuno diede loro ascolto, anche perchè i grandi mezzi di comunicazione sono in mano a quelle stesse oligarchie plutocratiche da cui tale manovra globale è stata innescata.
Bolla immobiliare, crisi finanziaria, disoccupazione, recessione, morte e distruzione prima negli Stati Uniti e poi in Europa, dove con tempismo svizzero nel 2007, quindi un anno prima dello scoppio della bolla immobiliare, era stato approvato il Trattato di Lisbona, che ha accresciuto i poteri delle istituzioni comunitarie e la relativa erosione della sovranità dei singoli Stati nazionali.
A quel punto la grande truffa è andata in scena. L'Unione Europea era stata messa a punto a livello istituzione per “gestire la crisi”, ma nell'interesse di chi? Nostro o del Capitale?
Gli attori di questa storia sono i più grandi scienziati esistenti sulla Terra in ambito economico, eppure questi geni della finanza e della economia, di fronte a nazioni economicamente in crisi non hanno promosso piani di sostegno alla economia reale tramite incentivi fiscali, sostegno alle banche vincolato alla erogazione del credito, investimenti pubblici di importo considerevole in favore delle piccole e medie imprese che costituiscono l'economia reale.
Al contrario di quanto anche uno studente di terza media avrebbe pensato, Loro, i grandi della Terra, Loro che dovevano e potevano decidere per noi, hanno applicato la ricetta opposta della austerity, ossia hanno chiuso i rubinetti del credito privato e degli aiuti pubblici, aumentando di converso la pressione fiscale ed effettuando tagli sulla spesa pubblica mai visti prima, in tutti i settori: istruzione, sanità, politiche del lavoro.
Hanno emanato leggi privative dei diritti del lavoratore, hanno ridotto le retribuzioni e reso precario il mondo del lavoro per aumentare fino allo spasmo la produttività di ogni singolo lavoratore.
Tutto questo lo hanno fatto per aumentare i profitti delle grandi multinazionali, ma lo hanno fatto soprattutto per privare gli Stati nazionali della propria sovranità e privare il popolo della propria capacità di reazione.
Quando dico Loro, non mi riferisco ad entità astratte, ad eminenze grigie innominate, così come si fa nelle classiche teorie complottiste, quando dico Loro mi riferisco ai dirigenti delle istituzioni comunitarie, che altro non sono se non uomini di fiducia del grande Capitale. Prendete a caso un qualsiasi uomo di punta della Unione Europea, digitate il suo nome su google e leggete il suo curriculum. Sono tutti collegati al consiglio di amministrazione di qualche grande multinazionale, o se provengono dalla politica, hanno tutti collegamenti diretti od indiretti con l'alta finanza.
Questi sono i protagonisti della crisi indotta, ossia della più colossale offensiva contro il mondo della politica e della società civile mai effettuata nella storia.
La Grecia è emblematica di quanto sto dicendo. Nel periodo immediatamente successivo alla bancarotta, ci sono stati politici tedeschi che hanno proposto la privatizzazione di alcune tra le isole più belle della Grecia, ossia la vendita, a prezzi stracciati, di intere fette del territorio nazionale in favore di capitalisti stranieri.
In linea di massima lo Stato greco è riuscito ad evitare soluzioni talmente estreme ed impopolari, ma a quale prezzo? Di fatto l'economia greca o quanto meno i suoi settori chiave sono in mano alla finanza straniera e tedesca in particolare. Mi riferisco a settori chiave come i trasporti aerei, che su tutto il territorio nazionale greco sono ormai di proprietà di società per azioni tedesche.
Cito la Grecia per fare un esempio, ma di fatto tutta l'Europa dei popoli e soprattutto l'Europa del sud, è finita o rischia di finire nell'immediato nelle mani del Capitale privato.
Loro, ci vogliono inoffensivi, ci vogliono indaffarati a lavorare per dodici ore al giorno con il solo scopo di sopravvivere, loro ci voglio in palestra la sera e nei centri commerciali la domenica, loro non vogliono farci pensare, vogliono convincerci che le dinamiche del mondo globale ormai siano per noi incomprensibili, ma che tanto ci sono loro a pensare per noi.
Loro vogliono convincerci che quando la politica, da loro dominata, ci chiede sacrifici immensi privando il lavoratore della sua dignità, la famiglia della propria unità, la nazione della propria identità, lo fanno perchè a richiederlo sono imprescindibili necessità economiche contro cui nessuno può fare diversamente.
Loro usano la crisi economica come strumento micidiale per abbattere la alternativa, per convincerci con le buone o con le cattive che non potrebbe essere altrimenti, e che dobbiamo ritenerci fortunati se riusciamo ad arrivare a fine mese con qualche euro in tasca, fortunati di avere ancora un lavoro pagato miseramente, fortunati di essere i nuovi schiavi della storia.

Ma loro non hanno messo in conto che sebbene rintronati dal continuo flusso mediatico promanante dai loro network, dalle fake news diffuse sui social network, sebbene controllati da softwares sofisticatissimi in grado di filtrare l'enorme flusso di dati che noi stessi immettiamo in rete attraverso Facebook, Whatsapp, Twitter, Istagram eccetera, malgrado tutto questo, malgrado da decenni cerchino di indurci a pensare come vogliono loro, a comportarci come vogliono loro, noi siamo esseri umani dotati di un nocciolo duro di Verità emotiva in fondo all'anima, che nessun sistema di ipnosi collettiva potrà mai alienare ed è a quel nocciolo duro che io mi rivolgo per chiedervi si prendere coscienza della situazione e di agire finalmente da uomini liberi attraverso i fragili strumenti della emergente politica nazionalpopolare.
Quello che stiamo subendo è un attacco del Capitale contro le libertà inviolabili dell'uomo, quella che stiamo combattendo è una guerra di civiltà, l'ultima che ci sarà dato combattere se non promuoveremo subito una reazione popolare adeguata a farci conseguire la vittoria di questa che a tutti gli effetti è la terza guerra mondiale combattuta sul terreno della economica.

 

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