Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Sabato, 06 Ottobre 2018

Evento promosso da Slow Food “Grottaglie Vigne e Ceramiche” e FIVI

Obiettivo: difendere il terroir e il sapere agricolo della propria terra
Storie di vignaioli indipendenti ma anche storie di resistenza alimentare di fronte al business del vino, il controllo oligopolistico di certe multinazionali e la standardizzazione delle colture.
Grottaglie, in provincia di Taranto, terra di vigne e di produzioni ceramiche artigianali di alto livello, diventa il prossimo 19 ottobre la terra che, per la prima volta al Sud, ospiterà una riunione voluta dalla condotta Slow Food territoriale “Grottaglie Vigne e ceramiche” e dagli associati pugliesi alla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti..
Un incontro che sotto l’egida del “buono, pulito e giusto” di Carlo Petrini, sposerà nell’antico Convento dei Capuccini la causa di vignaioli che difendono il proprio terroir, coltivano la propria vigna, e raccolgono la propria uva, in un modello di filiera corta che proprio del “sovranismo” alimentare hanno fatto la propria bandiera di resistenza.
Storie che raccontano della sostenibilità ambientale e sociale della nostra agricoltura e di PIL sotto il nome dell’etica prodotti da cantine medio-piccole che seguono il percorso della loro uva dai campi fino alla commercializzazione del prodotto.
Saranno in 18 i vignaioli che per l’occasione arriveranno a Grottaglie dal Nord al Sud della Puglia e che racconteranno le loro storie ricche di passione ed impegno, quali custodi e promotori del territorio - dice Franco Peluso, fiduciario della condotta Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche.
Il Vignaiolo FIVI è l'espressione più autentica del proprio territorio, ne è legato a doppio filo e contribuisce alla salvaguardia e tutela della stesso attraverso la sua continua attività critica e propositiva – dice Gaetano Morella, vice presidente nazionale della FIVI.
Dal nero di Troia, al Primitivo, passando per vitigni meno conosciuti, nelle storie di 18 produttori che dalla vigna, alla trasformazione, e sino alla vendita restano custodi del “sapere” agricolo della loro terra di origine.
L’appuntamento si svolgerà il 19 ottobre 2018, a partire dalle 19.45 nell’antico Convento dei Capuccini di Grottaglie.
Oltre ai saluti del Sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò e del Fiduciario della condotta Slow Food locale, Franco Peluso, sono previsti gli interventi del vice presidente nazionale della FIVI, Gaetano Morella, e dei vignaioli indipendenti Margherita Nistri, Luca Attanasio, Paolo Patruno Perniola, Francesco Mazzone e Fabio Zullo.

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“A luglio del 2016 il dg dell'Asl di Taranto, Stefano Rossi, annunciò una chiusura temporanea del Pronto Soccorso e dei reparti di ostetricia, ginecologia, neonatogia e cardiologia dell’Ospedale San Marco di Grottaglie, “per il piano estivo di emergenza sanitaria”. In un successivo vertice in Prefettura, assicurò che questi presidii sarebbero stati riattivati dal successivo 1° ottobre. Da quella data, invece, il San Marco venne chiuso. La chiusura definitiva del Pronto Soccorso, infatti, trasformò quello di Grottaglie, da ospedale in stabilimento a supporto del Santissima Annunziata di Taranto”.

A ricordarlo è l’on. Ludovico Vico del Pd, intervenuto con il segretario cittadino del Pd di Grottaglie, Francesco Montedoro e con la presidente del comitato in difesa del San Marco, Milena Erario, alla conferenza stampa indetta dal Pd di Grottaglie, che si è tenuta ieri mattina alle porte del San Marco.
“Ora – ha detto Vico - il dg dell'Asl di Taranto non certifica i servizi e gli ambulatori che devono funzionare in aggiunta a lungodegenza e riabilitazione. Rossi sta smontando lentamente ortopedia e riduce radiologia. Ma la cosa più grave è che anche gli ambulatori stanno per essere spostati. Parlo di genetica, di urologia, delle nuove dislocazioni dell'oculistica. Al S.S. Annunziata l'ambulatorio di genetica è in una stanzetta, qui, invece, ci sono metri e metri a disposizione, con competenze mediche e tecniche e con un archivio degno di questo nome. E allora al San Marco di Grottaglie cosa rimane? Nel piano è scritto che sin quando non parte il San Cataldo (il nuovo ospedale di Taranto), una serie di servizi devono rimanere qui e il complesso di Grottaglie deve rispondere anche al superaffollamento che c'è a Taranto, all'ospedale Santissima Annunziata”.
“Quello che è successo – continua Vico - è da politica della prima Repubblica. Avanti ieri si comunica una chiusura (ortopedia e ambulatori vari), poi con un'altra nota si dichiara di rettificare parzialmente la precedente, ma in realtà, nei fatti, si avvia alla chiusura. Così non va bene, dottor Rossi! Così non va bene dottor Ruscitti, che ha fatto chiusure a Grottaglie e altrove solo per fare spending rewiev perché la spesa farmaceutica sfora continuamente. Si tagliano servizi ai cittadini e a chi ha bisogno di avere la sanità pubblica. Non è possibile che a Taranto i posti letto tra Santissima Annunziata, Moscati e San Marco siano 300, mentre quelli dei privati sono 600 senza pronto soccorso e a spese del pubblico”.
“Si rende necessario – ha detto il segretario Montedoro – che il Sindaco di Grottaglie negozi le attività di servizio che l'ospedale San Marco deve rendere. Per tornare a parlare di sanità con la gente il Partito Democratico di Grottaglie avvierà una serie di iniziative con i sindacati, con i comitati e con la cittadinanza, invitando il primo cittadino ad un’iniziativa unitaria per la città e richiamandolo alle sue responsabilità. L’obiettivo rimane la salvaguardia dell’ospedale e la sottoscrizione di un protocollo di intesa con l’Asl. Non dobbiamo dimenticare che il San Marco non è solo l’ospedale di Grottaglie, ma anche il presidio sanitario ospedaliero per i comuni di Montemesola, Monteiasi, San Giorgio Jonico, San Marzano, Carosino, Roccaforzata, Villa Castelli (Br)”.
“Le lotte del comitato in difesa del San Marco – ha concluso il presidente Erario - non si sono fermate. Abbiamo insistito molto per la sottoscrizione del protocollo da parte del sindaco D’Alò, cosa che non ha mai voluto fare. Come non ha mai preteso che la documentazione relativa all’ospedale gli venisse recapitata direttamente. Lui apprende le notizie da facebook perché le postiamo noi del comitato. Mi rivolgo nuovamente al presidente della conferenza dei sindaci dell’Asl Taranto, il sindaco di Taranto Melucci, rinnovandogli la richiesta di incontrarci per affrontare perché il San Marco di Grottaglie e le comunità che gli fanno riferimento non continuino ad essere abbandonate”.

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Dopo un'ampia discussione, i rappresentanti dei gruppi dirigenti provinciali ionici delle forze politiche di centro-sinistra e progressiste hanno indicato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, quale candidato alla Presidenza della Provincia. Si è delineato così uno schieramento basato sulla buona amministrazione e alternativo ai populismi. 

Il candidato alla Presidenza Rinaldo Melucci, qualora accettasse la proposta maturata dopo un lavoro di ascolto e sintesi, lavorerà per la discontinuità dalle logiche politiche che hanno caratterizzato l'Amministrazione Provinciale tarantina. Un candidato che si richiama in maniera chiara ed inequivocabile al centro-sinistra, alla sinistra, alle forze di alternativa e alle forze moderate e civiche, che rifiuta le pratiche di basso profilo che in questi ultimi mesi oramai sembrano essersi consolidate, caratterizzando le candidature di competitori che, pur di vincere con disinvoltura estrema, raccolgono simpatia tra soggetti politici lontani tra loro per formazione politica e culturale.
Pertanto, i sindaci e i consiglieri comunali, gli unici ad eleggere il Presidente della Provincia secondo la riforma Del Rio, che vorranno chiudere col passato sanno che votando Rinaldo Melucci non riceveranno sorprese indesiderate in tema di coerenza politica e scelte amministrative, che saranno opportunamente improntate sulla tutela dell'ambiente, della salute, del lavoro e dello sviluppo della provincia di Taranto.

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Finalmente è arrivata la notizia che aspettavamo. Dopo mesi di duro lavoro possiamo affermare con assoluta certezza che Grottaglie sarà Città Europea dello sport 2020.

Tutto questo è il risultato della sinergia tra amministrazione e associazioni sportive e culturali, che fin dal principio si sono rese completamente disponibili e molto entusiaste della candidatura, collaborando in ogni fase alla buona riuscita del progetto.

Già durante la fase di valutazione, avevamo percepito sensazioni positive da parte dei commissari, che avevano espresso tutto il loro entusiasmo nel trovare un'amministrazione giovane e appassionata, un territorio unico nel suo genere e una cittadinanza attiva, collaborativa e partecipativa.

Pertanto non possiamo che dirci più che soddisfatti del titolo assegnato e ci prepariamo a vivere questa nuova sfida con la consapevolezza che possiamo e dobbiamo crescere come comunità sportiva. Un lungo lavoro svolto dall'assessore Vincenzo Quaranta che grazie a una magistrale direzione ha saputo concentrare tutte le forze verso un unico obiettivo.

Un risultato rilevante che proietta la nostra città all'interno di un circuito sportivo di rilevanza nazionale e internazionale.
Il cambiamento è anche questo.

 

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Sabato, 06 Ottobre 2018 15:56

Grottaglie Città europea dello sport 2020

Il 04/10/2018 alle ore 14:15 è giunta all’amministrazione comunale di Grottaglie la comunicazione ufficiale della nomina.

L’utòpica, Città del sole, in una società perfetta idealizzata dal filosofo Tommaso Campanella è la fonte alla quale facciamo riferimento per riuscire a costruire una comunità migliore, consapevoli che la perfezione non esiste ma che la sua ricerca è il motore propulsore per migliorarsi. 

A volte le cose accadono, succede che impegnandosi in un lavoro sinergico si riesca a raggiungere risultati meravigliosi. Tanta soddisfazione, tanto orgoglio per la nostra città nominata ufficialmente dall’ACES Europe, Città Europea dello Sport 2020, la soddisfazione di un risultato raggiunto che è solo il principio di un percorso che vedrà Grottaglie protagonista di una crescita sportiva, culturale ed economica.
Abbiamo visto questo sogno materializzarsi con forza e tenacia quando il dott. Vincenzo Quaranta, vicesindaco e assessore già progettava, La cittadella dello Sport, a Grottaglie. Consapevoli che da soli non si costruisce niente, Progetto Utòpia e in qualità di suo rappresentante il consigliere provinciale Ciro Petrarulo ringraziano tutti per la partecipazione politica, associazionistica e popolare ciò ha permesso il raggiungimento di questo grande risultato.

 

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Sabato, 06 Ottobre 2018 15:36

BUSHIDO. La via del guerriero

Con la parola Bushido si indica il codice etico dei samurai, ossia l'insieme delle norme di comportamento che questa casta di guerrieri giapponese ha sempre osservato e praticato con il massimo rigore. 

La parola è composta dalla unione di due ideogrammi, “bushi” che significa guerriero e “do” che significa la Via, ossia il sentiero sapienziale che dalla natura più profonda dell'uomo conduce alla sua massima realizzazione spirituale, secondo i principi metafisici della Tradizionali.
Per comprendere l'argomento dobbiamo in primo luogo sapere che il Giappone ha avuto fino al 1868 una organizzazione feudale composta dall'Imperatore, considerato di origine divina, dalla nobiltà feudale dei daimyo, dalla casta dei guerrieri samurai, e dal popolo suddiviso in commercianti ed agricoltori.
La figura del samurai, il cui nome significa servitore, nasce con lo scopo precipuo di assicurare protezione all'Imperatore ed al signore feudale, non essendo caratterizzato da questo punto di vista da nessuna peculiarità significativa rispetto a tutte le altre caste guerriere createsi nel corso della storia.
Il momento significativo avviene quando in Giappone si afferma la dottrina del buddismo zen, che risulta da subito congeniale ai compiti e al ruolo sociale e militare dei samurai.
Contrariamente a quello che si può pensare, il buddismo ha nella sua genesi una natura profondamente virile. Si consideri che al momento della sua nascita in India vigeva l'induismo bahamanico, ossia un complesso sistema di precetti religiosi facente capo ad una complessa cosmogonia, in cui la casta sacerdotale dei brahamani svolgeva un indispensabile ruolo di mediazione tra l'umano ed il divino complessamente codificato, al punto da diventare incomprensibile per i popolo.
In questo orizzonte di vuoto dogmatismo intervenne come un fulmine a ciel sereno la figura di Siddhartha Goutama, un giovane appartenente ad una famiglia nobiliare di guerrieri, che abbandonando la cultura religiosa ufficiale scelse di percorre una autonoma via verso l'Illuminazione. Fu così che Siddhartha con cuore puro si addentrò nell'animo umano facendo esperienza concreta di pratiche religiose, meditative e culturali, fino alla definitiva presa di coscienza della caducità di tutte le cose umane avvinte dal flusso samsarico.
Attraverso la rinuncia di sé, che significa autosuperamento e non semplice umiliazione della carne e dell'Io, Siddartha arrivò alla piena centratura dell'Io trasfigurato in Sè, direttamente coincidente con la infinita armonia dell'Universo.
Questa concezione nata in India si diffuse in Cina, dove si arricchì dei concetti della dottrina Zen, della trascendenza immanente e della coincidenza degli opposti esprimentesi nella dicotomia organica dello yin e dello yang.
In questo orizzonte metafisico, la struttura portante è data dal buddismo mentre le modalità dell'azione concreta e della meditazione sono date dallo zen, secondo cui esiste una piena coincidenza tra lo Spirito e la azione.
In qualsiasi ambito dell'agire umano, dalla creazione di manufatti in ceramica, all'uso dell'arco o della spada, i principi della dottrina zen evidenziano come il soggetto agente partendo da una azione istintiva e non disciplinata esprime se stesso tramite la azione. Successivamente, il soggetto applicandosi nello studio della tecnica perde la propria spontaneità limitandosi ad applicare quanto imparato, ma con la pratica assidua nella disciplina da lui praticata, progressivamente, interiorizzando la tecnica, sarà portato ad agire in modo tecnicamente corretto ma sempre più istintivo, fino al punto in cui agirà abbandonando il pensiero razionale e manifestando nella azione la propria intelligenza spirituale. Si tratta di una trascendenza immanente in cui tra la azione ed il pensiero razionale passa una distanza inferiore allo spessore di un capello, e la azione è disciplinata da una intuizione intellettuale non prodotta dal cervello, ma dalla intelligenza spirituale di cui ognuno di noi è naturalmente dotato.
Questo orientamento metafisico fu applicato nell'arte della guerra dai samurai, nelle varie discipline da loro praticate, con lo scopo di realizzare una piena coincidenza del proprio Sè interiore con la azione pura del combattimento, il passaggio dalla mente razionale alla non mente intuitiva. L'avversario non va visto nella sua fisicità corporea, ma percepito nella propria essenza, in modo tale da consentire al samurai di intuirne le azioni ancora prima della loro messa in esecuzione. Questo concetto non può essere spiegato razionalmente, ma può essere compreso solo attraverso la pratica della disciplina marziale teleologicamente orientata verso la trascendenza.
Questo orientamento metafisico, fu applicato non solo al combattimento, ma in ogni aspetto della vita. Ogni azione veniva codificata in un rituale che una volta interiorizzato consentiva al soggetto agente di muoversi nell'ambito fisico e metafisico di una armonia spirituale fonte di energia e pace. Tipici esempi di arti rituali in funzione metafisica sono l'arte del thè, della pittura, della scrittura, della poesia, in cui anche i samurai erano soliti cimentarsi come forma di elevazione spirituale tramite la pratica rituale.
Scopo di queste arti era di creare la fusione tra soggetto agente ed azione, al fine di consentire al soggetto agente di accedere alla intelligenza innata, prerazionale e spirituale. Ossia, la dimensione del sublime interiore che trova espressione una volta superato il samsara dell'attaccamento alle cose terrene e al vortice delle emozioni umane.
L'oggettivazione della condotta porta alla espressione del sublime individuale oggettivo tramite la rinuncia-superamento dell'individuale monadico, isolato e finito.
La vita umana nelle sue svariate manifestazioni si svolge quindi mediante un orientamento non lineare ma ciclico, dove l'inizio coincide con la fine, e la vita trova la sua massima espressione nella morte. Questo è un punto fondamentale per capire l'orientamento spirituale dei samurai. Un vero samurai secondo il bushido buddista zen, deve sempre avere a mente l'idea della morte, anzi, concetto per noi occidentali assolutamente incomprensibile, deve andare alla ricerca della morte giusta, ossia, della morte rituale attraverso cui la preparazione pratica trova espressione nella realizzazione del fine ultimo del guerriero: realizzare se stesso morendo in difesa del proprio ideale di protezione del Signore. É qui che l'individuale incontra il sociale, il particolare si fonde nel generale, e il finito si realizza nel Tutto.
Il samurai, in quanto espressione della casta guerriera si inserisce organicamente in una società avente carattere sacro, in cui ogni individuo, dall'Imperatore al contadino, trova la propria piena realizzazione attraverso la manifestazione del proprio ruolo sociale, concepito come spiritualmente orientato.
Si badi, che la suddivisione in caste non era a compartimenti stagni, ma l'individuo particolarmente dotato aveva la possibilità tramite la pratica di accedere alle attività della casta gerarchicamente superiore e viceversa, secondo il principio che la azione giusta è quella compiuta in conformità della propria vera natura individuale originaria. Ossia, meglio una azione mediocre ma onesta spiritualmente, rispetto ad una azione efficace ma non conforme alla propria volontà intima.
Espressione di questo concetto si ricava anche dalla cultura brahamanica ed in particolare nel testo del Baghavant-Gita dove il dio Krsna invita Arjuna, il protagonista del poema, a svolgere sempre azioni sincere e disinteressate rispetto ai frutti di quelle azioni, perchè in questo orientamento, la azione diviene pratica spirituale di manifestazione ed elevazione del Sè, momento cosmologico di manifestazione del Sè nel processo evolutivo che porta alla liberazione totale dal samsara e dal ciclo della reincarnazione.
Il samurai è un saggio che padroneggia la tecnica, supera la tecnica esercitandola in modo intuitivo, raggiunge l'illuminazione intesa come perfetta centratura spirituale, supera la propria illuminazione e continua a vivere come manifestazione di questo equilibrio dato dalla contemporanea persistenza di presenza-assenza del Sè nel divenire pratico.
La contestuale coincidenza dell'elemento spirituale e dell'elemento pratico, sono alla base del grande fascino esercitato da questa figura di uomo, nella cultura occidentale. La sua natura di monaco guerriero, la totale padronanza delle due sfere di azione, spirituale e pratica, la sua perfetta organicità nella organizzazione sociale e politica, tale da renderlo parte integrante di un Tutto immanente, che è anche un Tutto spirituale e che trova nello Stato, inteso come potere politico, la sua più alta e nobile manifestazione.
Nella cultura tradizionale giapponese, vi è una piena coincidenza tra azione pubblico-amministrativa ed azione religiosa, in virtù non di un dogmatismo sanzionatorio, come è tipico delle religioni monoteiste basate sulla dinamica dialettica del peccato-punizione, ma sulla base di un ideale di perfezione morale e spirituale che si realizza e si manifesta attraverso la azione, in base ai principi metafisici su indicati.
Questo conferisce alla azione dell'individuo una forza materiale ed una potenza spirituale uniche, che lasciano basiti noi occidentali inducendoci a cercare di capire le origini di tale forza e la genesi di tale manifestazione.
Facendo qualche esempio concreto, l'immagine raffigurata nella epigrafe di questo scritto rappresenta un crisantemo fluttuante, che era il “mon” ossia l'araldo di battaglia del samurai Kusunoki Masashige, famoso in Giappone perchè la sua vita è diventata simbolo di onore e fedeltà all'Imperatore.
Masashige è un eroe sconfitto, che morì in battaglia offrendosi volontario per la difesa di un ponte, al fine di consentire ai suoi compagni d'armi un ripiegamento strategico rispetto all'esercito nemico, che in quel momento stava avendo la meglio. Alla fine, quando cadde senza vita nel fiume, il suo corpo era talmente pieno di frecce conficcate nell'armatura che Masashige galleggiò trasportato via dalla corrente.
Nella perfetta ciclicità della propria parabola esistenziale, Masashige morì con il corpo simile ad un crisantemo fluttuante, finendo la sua vita nello stesso punto in cui dal suo araldo di battaglia era iniziata la sua esperienza di guerriero dello spirito.
L'appartenenza allo Stato, come forma di realizzazione interiore, ed il carattere fortemente radicato dei principi di cui sopra, indussero i kamikaze morenti durante l'invasione americana di Okinawa ad indossare proprio l'araldo del crisantemo fluttuante di Masashige, inizio e fine della loro vita, principio di coincidenza dell'individuo con il Tutto.
Questi concetti che possono sembrare lontani anni luce dalla nostra visione del mondo, proprio perchè derivanti dalla Tradizione unica propria della natura umana, da cui tutte le tradizioni hanno avuto origine, si ritrovano invece sotto altre vesti anche nella nostra religione cattolica ed ancor più nel cosiddetto esoterismo cristiano, ossia lo studio dei simboli del cristianesimo nella loro portata teosofica.
La morte come momento di passaggio verso l'Assoluto perfetto. Il senso dell'onore come pratica delle virtù e la vita come espressione contingente e concreta delle virtù cristiane di giustizia, amore ed altruismo, ne sono un esempio.
Nè mancano nel cattolicesimo riferimenti ad una dimensione virile e combattente della spiritualità. Basti pensare al buon combattimento dello spirito di cui parla San Paolo, oppure all'esempio del codice etico dell'ordine cavalleresco dei Templari, che costituisce l'apoteosi dell'etica cavalleresca occidentale al servizio del trascendente spirituale, vero e proprio omologo della casta guerriera dei samurai.
Sul punto, mi si permetta di citare e ringraziare il nostro concittadino Carlo Caprino, con il quale cominciando a chiacchierare casualmente di religione e metafisica, mi ritrovai a parlare per ore raccontandoci aneddoti e curiosità relative alla vita dei più importanti samurai della storia giapponese e riscoprendo in lui un un appassionato e colto studioso di bushido, che tante letture mi ha consigliato e fornito, nonché il valido direttore tecnico del Dojo Fenice Rossa, in cui poter praticare le antiche arti marziali giapponesi, in una atmosfera di profonda spiritualità immanente e rigore concettuale rispetto ai principi della Tradizione.

La speranza di chi scrive è che gli elementi spirituali in discorso, integrati nella nostra cultura, nonché armonizzati con i precetti della nostra religione, costituiscano lo stimolo per una rinascita interiore, per una ascesi personale che si esprima in una rinnovata coscienza civile, culturale e politica. Perchè se la virtù è una dote innata dell'individuo, è soltanto attraverso la conoscenza e la pratica dei principi tradizionali che essa può essere espressa ed applicata in modo coerente, costante e sistemico, nell'interesse nostro personale e della collettività tutta in generale.
Quello che ci insegnano i samurai è che il grado di evoluzione di una civiltà non si misura con i risultati della tecnica e della cultura immanente, ma con il grado di altruismo e sacrificio del singolo cittadino nei confronti della propria collettività, del proprio governo e della propria Nazione.
In questi termini si sviluppa quell'imperituro filo rosso, che all'insegna della Tradizione, collega, i samurai ai templari, il Giappone feudale alla Roma imperiale, l'essere umano al suo destino ultimo, destino dal quale la cultura moderna ufficiale sembra decisamente intenzionata a farci allontanare.

Published in Cultura

Tutti concentrati su questi argomenti, tutti puntano verso l'alto, tutti vogliono un posto in prima fila laddove gli interessi sono molteplici e importanti, tutti saccenti e capaci dove il ricavo in termini di immagine è scritto in grassetto e maiuscolo.
Noi di F.d.I. partiamo da altre scritte, da quelle che deturpano, da altri interessi. quelli degli ultimi, da altre posizioni, quelle in piedi nei corridoi, noi siamo con i diseredati, con quelli che non viaggiano in Business Class con Alitalia, ma in 2^ classe sui treni regionali, su quei treni a volte soppressi per condizioni meteo avverse, quelli che viaggiano sui pullman sostitutivi angusti e sporchi usati per risparmiare costi, noi siamo con quelli che arrivano in stazione e trovano la locandina degli orari così vandalizzata da essere illeggibile, noi siamo con quelli che non hanno la possibilità di pagare il biglietto perché in stazione non c'è una biglietteria, neanche automatica, noi siamo al fianco di chi arriva di sera in stazione e deve affrontare un tragitto molto simile al gioco della roulette russa, quando le condizioni atmosferiche sono favorevoli, noi siamo la voce di chi non ha fiato ma solo la speranza di poter riprendere il treno il giorno dopo per andare a lavorare fuori da questo baraccone putrescente che è diventata la nostra città.
Noi puntiamo il dito contro chi si dice del popolo ma di popolare ha solo la cultura dell'arrivismo.
Voglio raccontarvi una storia:
Martedì scorso alle ore 20,30 mi son recato in stazione per consentire il rientro di una mia parente, il treno in arrivo a Grottaglie da Taranto ed in prosecuzione per Brindisi era stato soppresso e sostituito da un pullman, fino a qui se la cosa risulta eccezionale nulla da dire, ma questo ormai è consuetudine, una volta individuata la persona a me vicina notavo che, dopo essere scesa dal pullman si soffermava a parlare con una signora, la mia parente si avvicinava al finestrino e mi chiedeva se potessimo accompagnare la signora, rispondevo che assolutamente si, non avevo alcun problema a farlo ma che anzi sarebbe stato un piacere ed un dovere. Una volta a bordo la signora si presentava e nelle indicazioni fornite dichiarava la sua professione, non la scrivo per ovvie ragioni, ma mi son trovato ad accompagnare un' importantissima arista, che da qualche mese abita a Grottaglie e che ancora non organizzata con mezzi propri si sposta da Grottaglie a Bari tutti i giorni, la signora ci confida che ogni sera percorre, il tratto di strada dalla stazione al punto in cui comincia ad incontrare gente, nel panico perché potrebbe essere tranquillamente assalita e non se ne accorgerebbe nessuno, tanto il tratto è poco illuminato e desolato. Inutile sottolineare le sacresante ragioni, nonché i timori della signora.
Per la giornata odierna il Sindaco ha lanciato un allerta rossa e  chiude le scuole, mi chiedo: Quando la nostra città si doterà di un Sindaco che si renderà conto che i cittadini affrontano allerte rosse in cui vengono messi in serio pericolo la propria incolumità ogni giorno, tipo affrontare la salita dell'ex macello?
Pochissime centinaia di metri da adeguare, da rendere agibili e sicure non interessano a nessuno, d'altra parte a chi frega della vita di quattro ultimi poveri pendolari, costretti a viaggiare in treno, tanto poi se mai dovesse succedere qualcosa, si terrebbero stage e passerelle per la rieducazione del maschio violento, a suon di quattrini e di riconoscenza.
Vergogna!


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