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Giovedì, 19 Luglio 2018 20:57

Approvato il gemellaggio Taranto-Kribi

Approvato il gemellaggio Taranto-Kribi. Nonostante tutti e tutto.

Nella odierna seduta del Consiglio Comunale in modalità “question time” è stata approvata la mozione che, su proposta di Floriana de Gennaro, capogruppo del Gruppo Indipendente per Taranto, aveva come oggetto il gemellaggio tra Taranto e Kribi, una importante città portuale della Repubblica del Camerun.

Il Consiglio Comunale di Taranto si è così “allineato” agli intendimenti del Consiglio Comunale di Kribi che nello scorso marzo si era già impegnato formalmente alla sottoscrizione di un protocollo di accordo di gemellaggio con la città di Taranto; i relativi atti amministrativi erano stati trasmessi in seguito al Comune di Taranto.

Circa due mesi addietro, inoltre, una delegazione del Comitato ufficiale del Gemellaggio della città di Kribi, guidata dal dott. Théophile Ngoauah-Ngally, era stata in visita nella nostra città per presentare le opportunità di crescita e di sviluppo per Taranto derivanti da un suo eventuale gemellaggio con la città africana.

Il progetto per il gemellaggio, in particolare, è stato elaborato per il Comitato di Kribi dal dottor Giuseppe Scornavacca dello Studio di progettazione integrata.

Nell’occasione gli ospiti camerunensi avevano incontrato importanti esponenti delle istituzioni locali, anche della portualità e dell’università, ma non il Sindaco Rinaldo Melucci che era troppo impegnato…

A titolo personale, in virtù dell’amicizia con Giuseppe Scornavacca, li ha incontrati Floriana de Gennaro, cosa che evidentemente non è stata gradita dal Sindaco Melucci che, assente oggi in Consiglio comunale, ha inviato all’assemblea una piccata lettera in cui prendeva le distanze dal gemellaggio ritenendo irrituali le modalità con cui erano intercorsi i rapporti tra le amministrazioni di Taranto e Kribi.

Fa specie che il Primo cittadino abbia anteposto queste sottigliezze formali, pensiero legittimo, alle indubbie opportunità economiche e culturali che il gemellaggio comporterà per la nostra città.

Alla posizione del Sindaco si sono prontamente allineati i consiglieri comunali della sua maggioranza che oggi hanno lasciato l’aula consiliare, l’unico rimasto è stato il presidente Lucio Lonoce che ha votato contro il gemellaggio, non rispettando così la natura “super partes” del suo ruolo istituzionale...

Nonostante ciò la mozione per il Gemellaggio Taranto-Kribi è stata approvata dal Consiglio comunale con i voti dell’intera opposizione, unico astenuto il consigliere Giampaolo Vietri, e del Gruppo Indipendente per Taranto.

Nell’occasione Floriana de Gennaro ha dichiarato «sono felice che oggi il Consiglio comunale abbia dato il via libera al gemellaggio Taranto-Kribi; i colleghi consiglieri che hanno votato favorevolmente, infatti, hanno intuito le enormi opportunità che tale gemellaggio rappresenta per la nostra città, in termini di sviluppo dei traffici marittimi, del turismo e dell’economia cittadina, nonché di scambi culturali».

«Oggi – ha poi detto Floriana de Gennaro – Taranto ha aperto un canale di comunicazione diretto e privilegiato con il Camerun, un paese che presenta uno dei maggiori tassi di crescita del continente africano. Ora sta al nostro territorio, istituzioni e imprese, adoperarsi per cogliere questa straordinaria opportunità».

Nella città di Kribi è sorto un imponente complesso portuale ed industriale che ha suscitato l’interesse di numerose aziende italiane, fra queste la Ferrero, che qui hanno realizzato stabilimenti produttivi, nonché di imprese straniere i cui investimenti godono anche di importanti agevolazioni fiscali.

Proprio il porto di Kribi, il più importante della costa dell’Africa occidentale, rappresenta la naturale piattaforma logistica internazionale a favore di paesi limitrofi che non hanno accesso al mare, soprattutto Ciad, Repubblica Centrafricana, Gabon, Guinea Equatoriale e Congo Brazzaville.

Grazie al gemellaggio approvato oggi il nostro porto, come annunciato a Taranto dagli ospiti camerunensi, dovrebbe essere preferito a quello del Pireo come punto di arrivo in Europa delle navi provenienti da Kribi.

Ogni anno, inoltre, la sede universitaria jonica potrebbe, implementando l’offerta formativa, andare a intercettare parte dei 5.000 studenti camerunensi che, soggiornando per lunghi periodi nella nostra città, rappresenterebbero anche un benefico flusso economico per le attività commerciali e per il mercato immobiliare locale.

Riferendosi al comportamento tenuto oggi dai consiglieri comunali che hanno abbandonato l’aula, Floriana de Gennaro ha poi dichiarato «Taranto e i tarantini non meritano e non hanno bisogno di questa mediocrità politica e amministrativa, di chi considera l’amministrazione della città come una questione personale e personalistica, di chi ama misurarsi e mostrare i muscoli su questioni che meriterebbero ben altra attenzione e un adeguato approfondimento».

Floriana de Gennaro - Capogruppo consiliare Gruppo Indipendente per Taranto

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Dalla mattinata di lunedì, è stata ufficialmente aperta al pubblico la Stazione Carabinieri di Taranto San Cataldo, ubicata in “Città Vecchia”, in via Duomo a metà strada tra il Polo Universitario e il Duomo di San Cataldo.

La Stazione Carabinieri di “Taranto San Cataldo”, ha lasciato definitivamente la vecchia sede di Via Giovinazzi (abbandonando la vecchia denominazione di “Taranto Centro”) trasferendo gli uffici nello storico Palazzo Fornari, antica dimora gentilizia risalente al diciottesimo secolo, assumendo dunque la nuova denominazione.

Il Comandante della Legione Carabinieri “Puglia”, Gen. B. Giovanni Cataldo, nella mattinata odierna, in occasione del commiato alle principali Autorità Joniche, ha voluto, dopo avere incontrato i militari del Comando Provinciale, visitare la nuova sede del Comando Stazione, dove nella giornata di ieri si erano recati, unitamente al Comandante Provinciale di Taranto, anche il Prefetto, dott. Donato Cafagna, ed il Sindaco del capoluogo Jonico, dott. Rinaldo Melucci, porgendo i saluti ed esprimendo la vicinanza dell’Amministrazione e delle Istituzioni all’Arma dei Carabinieri.

Rimangono invariate la competenza sulle aree della “Città Vecchia” e del Borgo e le utenze telefoniche.

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BCC San Marzano, Confeserfidi ed Interfidi Taranto: siglato l’accordo per favorire l’accesso al credito delle PMI della Regione Puglia.

San Marzano di San Giuseppe, 19 Luglio 2018 - È stata siglata la convezione tra BCC San Marzano e Confeserfidi, grazie alla partnership con il consorzio Interfidi Taranto, volta a sostenere l’accesso al credito da parte delle PMI pugliesi, nell’ambito della linea di intervento 3.8 della Regione Puglia in attuazione del Programma Pluriennale dell’Asse III del PO FESR 2014-2020. L’obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo delle piccole e medie imprese della Regione Puglia favorendone l’accesso al credito mediante la fruizione di garanzie mutualistiche da parte di Confeserfidi, a cui l’ente regionale ha assegnato 4 milioni di euro.”Crediamo nella logica di sistema per lo sviluppo dell’economia del territorio – ha dichiarato il Direttore Generale della BCC San Marzano Emanuele di Palma – e da sempre ci impegniamo per rendere operativi gli strumenti messi a disposizione dalla Regione e dai Confidi al fine di incentivare le aziende ad investire nel futuro”. Secondo la convenzione, la Banca concede alle PMI Socie del Confidi (aventi sede nel territorio della Regione Puglia) linee di credito assistite da garanzie pubbliche costituite da un fondo regionale messo a disposizione dall’ente, attraverso il Confidi, fino all’80% dell’importo finanziato. “La convenzione stipulata con BCC San Marzano – ha spiegato l’Amministratore Delegato Bartolomeo Mililli – rappresenta un’ ulteriore opportunità di sviluppo per l’economia pugliese, che nasce grazie alla collaborazione con la Regione Puglia e il consorzio Interfidi Taranto per la gestione di misure agevolative in favore delle imprese”.
“La sinergia tra Interfidi e BCC di San Marzano, a servizio delle imprese pugliesi, viene rafforzata dalla partnership consolidatasi con Confeserfidi – ha aggiunto il Presidente del CdA Interfidi, Michele Dioguardi – attraverso la conoscenza del territorio, Interfidi, guiderà le imprese socie e non, in possesso dei requisiti richiesti dal bando, alla presentazione delle richieste di finanziamento alla banca, coadiuvando quest’ultima ed il Confidi vigilato, nell’istruttoria del merito creditizio”.

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SI SCONGIURINO A TARANTO I TAGLI AI SERVIZI SAD E ADI, PREVISTI DALL’1 LUGLIO

Per la Fisascat Cisl, la più volte denunciata diminuzione di risorse pubbliche per spesa sociale in Puglia, soprattutto per l’esaurirsi dei finanziamenti relativi ai Piani di Azione per la Coesione (Pac), sta determinando anche nel territorio ionico tagli diffusi ad una serie di servizi, con possibili licenziamenti da parte delle cooperative assegnatarie di appalto.

“A Taranto in particolare, per quanto riguarda i servizi di assistenza domiciliare e di assistenza domiciliare integrata per disabili e non autosufficienti, il Comune ha deciso di ridurre dal prossimo 1 luglio il numero di assistiti e le ore da lavorare, proprio a causa delle minori risorse economiche disponibili” denuncia Antonio Arcadio, segretario generale territoriale.
Infatti, l’Assessorato comunale ai servizi sociali ha comunicato alla specifica cooperativa un taglio da 600 ad 84 ore settimanali per il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI) e per l’assistenza domiciliare (SAD) un abbattimento a 198 ore settimanali.
“Ovviamente si tratta di una drastica diminuzione sia di ore lavorate, sia di retribuzioni per i dipendenti della cooperativa, sia di assistenza alle persone – incalza Arcadio – e tutto questo determina effetti negativi tanto sulla dignità dei circa 25 soci-lavoratori coinvolti e sulle rispettive famiglie tutte monoreddito, quanto sugli anziani fruitori dei servizi, dei portatori di handicap con disabilità anche di terzo livello, dei non autosufficienti e, anche in tal caso, sulle loro famiglie.”
Aggiunge ancora il segretario: “Conosciamo l’orientamento della Regione verso una improbabile gestione del servizio non più affidato a cooperative ma svolta direttamente dalle Asl che, però, supponiamo determinerebbe forti problematiche di assistenza, non disponendo esse di personale sufficiente, nonché di ricadute occupazionali negative per i lavoratori delle cooperative con evidente rischio di licenziamenti.”
Alla Fisascat Cisl territoriale risulta, infine, che negli ultimi giorni si è registrato un via vai presso l’Assessorato in via Veneto, di genitori e di parenti di persone assistite, in particolare di portatori di handicap, per rimostranze che in qualche caso hanno rischiato di trasformarsi in aggressioni a pubblici dipendenti.
“Chiederemo immediatamente un incontro con l’Assessore – conclude Antonio Arcadio – per richiamare i termini della grave emergenza e sollecitare soluzioni alternative, auspicando la ricerca di finanziamenti aggiuntivi così che non si penalizzino, specie nel più critico periodo estivo, persone bisognose di assistenza pubblica. Persone che dovrebbero sempre meritare massima attenzione, più forte sostegno e cura da parte della comunità.”


UFFICIO STAMPA

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“La convivialità delle differenze, in un momento storico in cui sembra che le diversità devono essere messe al bando, è il tema che intendiamo trattare perché riteniamo che esiste una umanità diversa”. Così Gianni Liviano nel dare il via alla 24esima edizione della “Quattro giorni d’estate” che, a quello della convivialità delle differenze affianca un’altra tematica: “quella - ha aggiunto Liviano - del ruolo che la politica gioca in questo contesto, troppo presa com’è da ruoli di protagonismo invece che essere strumento dell’impegno con il rischio di dire solo quello che la gente vuol sentirsi dire. Questa è una dinamica che ci preoccupa. Questi sono i temi di cui vogliamo parlare”. Temi ai quali non ha potuto partecipare, contrariamente a quanto annunciato e da lui stesso assicurato, l’on. Graziano Delrio bloccato in Parlamento perché impegnato nelle votazioni per l’elezione dei membri laici del Csm.
E il tema della convivialità delle differenze è stato ripreso da don Marcello Cozzi, segretario nazionale di Libera, parlando de “Il tempo per amare”. E ha iniziato il suo intervento citando don Lorenzo Milani: “dobbiamo restituire sovranità alle parole perchè hanno perso il loro significato. Una grande sfida cui siamo chiamati. Cosa significa, per esempio, oggi legalità e quale è la sfida che dobbiamo giocare per restituire dignità a questa parola. Per anni, come Libera, - ha proseguito il sacerdote - abbiamo centrato il nostro impegno con le scuole, con i ragazzi, per educare alla legalità. Ecco la sfida di don Lorenzo Milani. Dobbiamo anche liberare le parole dal monopolio esclusivo che alcuni hanno fatto di queste stesse parole. Come le parole amare e amore. Anche queste - ha sottolineato il segretario nazionale di Libera - vanno liberate perché abbiamo paura di usarle. Dobbiamo recuperare la laicità della parola amore, e del concetto di amore, e liberarla della sua sacralità perché preesistente a qualsiasi cultura religiosa. Se riuscissimo a desacralizzarla capiremmo appieno il suo significato. Perché, come diceva Martin Luther King, l’amore è il potere più duraturo che c’è al mondo. Insomma - ha poi concluso don Marcello Cozzi - amare è trasformare le negatività in positività. Cosa significa per noi amare quando abbiamo negli occhi i cadaveri di quella mamma e del suo bambino, in questi tempi di perdita di umanità. Ecco la grande sfida: che tipo di mondo intendiamo costruire. Dobbiamo ritornare a sognare e non a navigare sotto costa”.
La parola amare rimanda a comunità, l’altro tema della serata (“Dialoghi sulla comunità”), che ha visto confrontarsi il prof. Giandomenico Amendola, ordinario di Sociologia urbana Università di Firenze, l’ing. Roberto Sodero, Nazionale italiana di calcio amputati, e lo stesso don Marcello Cozzi.
“Quando parliamo di città lo facciamo senza renderci conto che non è la stessa di quarant’anni fa”, ha esordito il prof. Amendola che poi ha aggiunto: “oggi il futuro non è più scritto nel passato ma va costruito. Basta vedere come si sono reinventate città come Milano, Torino, Pittsburgh. Questo è un passaggio fondamentale per la politica perché dobbiamo definire cosa vogliamo essere. Si può costruire anche un sogno purché sia sognato da tutti. La comunità - ha proseguito Amendola - è come un antidoto. Molte volte è un costrutto ideologico che viene utilizzato in maniera restauratore e regressivo. Il problema è creare comunità attraverso la dialogicità. La politica sta morendo perché non c’è più dialogo, perché ormai tutto avviene sui social. Inclusione piuttosto che integrazione, questa è la strada che una città deve percorrere ma che l’Italia fa fatica a imboccare. Spesso facciamo passare per tolleranza quello che è indifferenza. L’unico nostro problema è che pretendiamo di insegnare agli altri ma non a imparare da loro. È dalle diversità che si fa un grande Paese. L’Italia questo lo ha dimenticato, ha dimenticato il senso di comunità e la retorica degli ulivi e degli altiforni è una retorica che ha ucciso Taranto”.
E si può essere comunità anche nelle diversità, nella disabilità. “La cosa bella è quando giochiamo in campo con i normodotati. Dopo un po’ di smarrimento si comincia a giocare davvero perché in campo, forse, si può vedere quello che davvero può essere la società”, ha sottolineato l’ing. Sodero, Nazionale della squadra italiana amputati. “La vera inclusione - ha aggiunto Sodero - sarà quando nessuno più si stupirà che degli amputati giochino a calcio e, per giunta, nella Nazionale italiana di calcio”.
La giornata di giovedì, invece, è stata aperta dalla lezione introduttiva dell’on. Luciano Violante sul tema “Dissertazioni sulla politica: immettere forza morale nelle democrazia". Successivamente, sul tema “La comunità è una squadra", è intervenuto il prof. Roberto Ricchini, già allenatore della Nazionale femminile di basket e pluriscudettato con il Cras basket Taranto. Di comunicazione in politica ha parlato, invece, il dott. Dino Amenduni di Proforma mentre gli studenti del Laboratorio Taranto insieme al prof. Rino Montalbano del Politecnico di Bari hanno animato il talk sul futuro della città e sulla legge regionale speciale per Taranto. La rappresentazione teatrale “Arcangelo", di e con Franco Ferrante, ha chiuso alle 21 la serata.
Venerdì, invece, ricordando don Tonino Bello sarà il leit motiv della serata. Alle ore 18, l’on. Ernesto Preziosi, già parlamentare e docente universitario, il prof. Onofrio Romano, sociologo, il dott. Franco Milella, progettista, il dott. Silvio Maselli, assessore alla Cultura del Comune di Bari, la dott.ssa Anna Lisa Mandorino, vicesegretario nazionale di Cittadinanzattiva, e il dott. Leo Palmisano, sociologo, si confronteranno su “La città è un bene comune, rigenerazione urbana e rigenerazione umana: quali strade possibili“. Alle 19.30 sarà la volta del talk show che vivrà due momenti: il primo, in cui si parlerà de “La città come convivialità delle differenze” insieme al dott. Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello, e alla prof.ssa Angela Paparella, Azione cattolica Molfetta; il secondo, alle ore 20.15, vedrà il dott. Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto, l’avv. on. Marco Lacarra e l’avv. Michele Laforgia intervenire su “La città come polis". Toccherà a Michele Santeramo, con la rappresentazione teatrale “Oltretutto. Più vicini a don Tonino Bello", chiudere alle ore 21 la giornata.

 

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Si può venerare la Paura e conseguentemente esserne i sacerdoti indiscussi? E può la Paura segnare i percorsi di un’intera generazione di politici?
La risposta è purtroppo sì. La Paura - da sempre elemento affascinante e a sua volta affascinato da cotanta pletora- ha in sé la caratteristica del movimento indotto. Ha la forma del moloch orripilante che genera dubbi e angosce in chi ne frequenta i luoghi di apparizione, ma soprattutto aiuta a costruirsi eventuali alibi e giustificazioni alla mala sopportazione della realtà circostante.
La Paura del buio sta alla paura del colorato, meglio se nero, in una continua comunicazione tra vasi di odio e vasi di ipocrisia. La natura stessa del sentimento pauroso sta nella supina accettazione degli eventi negativi per quello strano sentimento di rispetto per il male incombente, difficilmente evitabile. Un po’ come guardare inermi venirsi addosso uno tsunami nella convinzione che nulla potrà fermarlo, se non la mano di un dio che il più delle volte è distratto dalle mille processioni di madonne e santi patroni per le vie delle città.
La Paura non ha padri, né madri, è la figlia di ignoti frequentatori del bordello delle illusioni infrante: uno sterminato casino arredato da divani di velluto rosso su cui si adagiano culi e pance pronte a schiacciare, sotto il loro perso, le più elementari utopie: una su tutte, quella di restare umani. Semplicemente umani, al netto delle deviazioni ideologiche, pre o post.
La Paura del diverso, dell’ignoto, dell’inaspettato, materia che ha riempito le pagine di trattati di filosofia, che ha alimentato le proiezioni professionali di Jung e Freud, che ha definito i contorni delle più svariate intellegibilità, oggi si ritrova a fare i conti con la società fluida che si informa attraverso i social e commenta poi con i passaparola su Whatsapp.
E già, perché la Paura deve essere condivisa, sennò che razza di becero coagulante sarebbe. La sottile percentuale di nobiltà presente nel sentimento pauroso, di per sé bastante a renderla materia ghiotta per scrittori e registi, svanisce però così come nebbia al sole e diventa flebile memoria in un esercizio di cancellazione sistematica delle dinamiche di costruzione delle personalità.
Sulla base di queste congetture, vi sareste quindi mai immaginati, solo qualche anno fa, di vedere un responsabile politico costruire il proprio consenso sulla Paura inculcata? E qui non si parla del ministro della Mala (definizione poco felice affibbiatagli da Roberto Saviano) che “gode” nel vedere corpi ingoiati dal vorace Mediterraneo. Sono certo che nessuno, tanto meno lui che si dichiara cattolico, “goda” nel vedere il carosello triste di vite andate a fondo. Qui si parla di quel politico che a quel ruolo ci è arrivato con la costruzione sistematica e aritmetica del sentimento della Paura, iniettata nei ceti più intellettualmente più assorbenti. Ceti che, alla faccia di radical chic o quant’altro, sono trasversali e accomunati nel terrore del diverso e dell’ignoto.
Certo, fa specie vedere oggi personaggi come Renzi che criticano quei mostri che loro stessi hanno creato. Che hanno modellato sugli scarti delle loro idee malsane, convinti che mai avrebbero potuto prendere la testa del Paese. Eccola, allora, la “sorella” della Paura: la Convinzione.
Convinzione e Paura sono diabolicamente propedeutiche l’un l’altra, in un continuo gioco di incastri e di rimandi.
“Ho paura perché sono convinto, mi convinco perché ho paura”. Un semplice assunto? Be’, mica tanto. Chi sono i più convinti xenofobi? Di certo quelli che hanno paura di condividere spazi vitali con una razza che considerano inferiore.
Eppure, nella loro follia, la Paura e la Convinzione hanno ottenuto un risultato: l’anestetizzazione al Dolore, al Disagio, al Pianto. Tutto miscelato alla retorica populistica che i social vomitano in una continua anarchizzazione della parola scritta, ma raramente parlata e ostentata in pubblico.
I tempi sono allora maturi per una nuova democrazia del Dolore? I nostri figli sono pronti a ingoiare pillole di resistenza umana al Disagio culturale (dove “cultura” non è solo buone letture e pièce teatrali, bensì solide fondamenta comportamentali)? E i nostri padri?

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"Siamo alle solite. Per l’ennesima volta la città di Taranto viene invasa da perdite di gas provenienti dalla raffineria Eni, provocando a gran parte della cittadinanza disagi fisici, quali bruciori agli occhi, al naso, mal di testa e nausee. È inaccettabile che ancora una volta l’Eni non riesca a contenere queste insalubri perdite di sostanze tossiche nel corso di una programmata manutenzione. Ho provveduto immediatamente a segnalare il problema al ministro dell’Ambiente attraverso una interrogazione parlamentare, che nelle prossime ore verrà firmata da altri colleghi del Movimento 5 Stelle. Nella richiesta al Ministero dell’Ambiente ho fatto chiaro riferimento alla possibilità da parte del responsabile del dicastero di poter procedere a una eventuale ispezione preliminare nella sede Eni di Taranto, affinché possa, attraverso iniziative di sua competenza, impedire il ripetersi di eventi simili. Inoltre, nell’atto parlamentare ho richiesto al Ministro Costa se possa riferire in merito al regolare rispetto dell’AIA da parte sempre di Eni. Ben prima della segnalazione al Ministero, a ridosso dell’accaduto ho personalmente contattato la responsabile Arpa di Taranto, che mi ha assicurato di aver dato avvio al consueto iter di verifica. Questo per specificare e informare la cittadinanza che dopo aver accolto le loro istanze, purtroppo davvero numerose, ho subito dato azione a tutte le misure di mia competenza". Lo dichiara il deputato del Movimento 5 Stelle, Giovanni Vianello, in merito alla fuga di gas dell'Eni che in queste ore sta interessando la città di Taranto.

"Prima come cittadini e successivamente come portavoce ionici siamo davvero intenzionati ad andare a fondo sulla questione, affinché prevalga la prevenzione, applicata a tutte le fonti inquinanti che insistono sulla città. Non possiamo sopportare un polo industriale così impattante sull’ambiente e sulla salute, la raffineria, al pari del siderurgico e dei grandi impianti di smaltimento dei rifiuti, rappresentano un modello antistorico da superare definitivamente.

A Roma e a Bari, partendo dal nostro impegno come portavoce di Taranto, fino al Governo, stiamo lavorando per ristabilire anche nel capoluogo ionico l’effettiva valenza di diritti fondamentali come la salute e il lavoro”.

Insieme al deputato Giovanni Vianello, lo affermano i parlamentari del Movimento 5 Stelle, Gianpaolo Cassese, Rosalba De Giorgi, Alessandra Ermellino, Mario Turco e il portavoce al Consiglio regionale Puglia, Marco Galante.

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