Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Giovedì, 03 Gennaio 2019

Paolo in una lettera a Luana, scrive: “avrei voluto essere più presente, capire quell’enorme lato oscuro che portavi sulle tue spalle di finta normalità.

Avrei dovuto spiegarti che non dovevi averne paura e che tutti abbiamo una parte che ci spaventa e che ci libera, tutti siamo fatti anche di Santa.”
Siamo alla fine di questo libro, che si presta ad essere portato in scena, scritto dalla giornalista Alessandra Macchitella, edito da Les Flaneurs edizioni con la prefazione di Aldo Cazzullo.
Vi sono sopratutto due nomi: Santa e Luana che possono far parte di una stessa realtà, come dire, due facce di una stessa medaglia, due aspetti contrastanti di una stessa persona o anche di due persone diverse, portati all’estremo in lotta, come il bene (Luana) e il male (Santa).
A seconda del modo di porsi nell’affrontare la vita e le circostanze da risolvere giorno dopo giorno.
È presente il dubbio se sia più utile per la propria realizzazione, per la propria soddisfazione umana, usare se stessi e gli altri come oggetti in modo leggero e facile, usando le scorciatoie e le furbizie, oppure cercare di fare le cose in modo serio e impegnativo, correndo anche il rischio di faticare di più e di procrastinare i tempi perché si è sfruttati e poco riconosciuti.
Ma si è impastati contemporaneamente di questi due aspetti, di queste due personalità, di Santa e di Luana. E non si è mai del tutto Santa e mai del tutto Luana.
Appunto, come dice Paolo, il personaggio principale maschile, in una finta normalità c’è da capire in noi quell’enorme lato oscuro, che fa capo, io direi, al mistero del bene e del male, presente in ognuno di noi, che ci portiamo addosso, che ci pesa, che ci spaventa e che ci libera, lui dice. Pertanto anche la migliore Luana, non è escluso che possa commettere, da un giorno all’altro un atto estremo per liberarsi definitivamente dal male (Santa), purtroppo con lo stesso male, illudendosi di essersene liberata, ma in effetti finendo essa stessa soggiogata al male. È l’illusione di liberarsi dal male con il male.
Ed è quello che succede nel finale del romanzo, che non vogliamo svelare ed è da brivido. Una conclusione a sorpresa che lascia di stucco e in confusione il lettore. La stessa confusione che prende Paolo che fa fatica a rendersi conto della situazione reale. Tutto ciò induce a pensare ed approfondire l’aspetto della delusione, della disperazione, dell’amore umano e infine della misericordia, che nella storia raccontata nel libro vince e dura come sentimento eterno.
Ciò che è stato non muore mai !!! ….questo non a caso è il titolo dell’ultimo paragrafo del libro.
“Se qualcuno dovesse chiedermi – scrive Paolo in questa lettera finale a Luana – che cosa è l’amore credo che lo spiegherei con questo. Pensare a una persona ogni giorno della tua vita. Sempre. Quando ti svegli, quando guardi il tramonto, quando leggi un libro bellissimo, quando ti incazzi con il capo…..”
Questo è quello che vince eternamente sulla delusione e disperazione, l’amore vero, che può mettere fine ad azioni estreme contro la propria ed altrui esistenza, sperando nella misericordia.
Perché la questione vera è come si esce da questa disperazione : “Non sono stato abbastanza e tu, tu sei stata troppo.”….è sempre Paolo che scrive. Quindi il suo amore non è stato sufficiente, ma nemmeno quello di lei lo è stato verso di lui e purtroppo la disperazione ha vinto, la battaglia terrena, vedrete come.
Ma se è vero che ciò che è stato non muore mai, si apre in ultima conclusione, uno spiraglio a cui non si può non dare somma considerazione.
È una prospettiva di salvezza che abbraccia, salva e riempie tutto e tutti di significato e che riporta in vita chi la coglie, in una prospettiva nuova, in questo caso Paolo e che non esclude nessuno dei personaggi del libro, gettando una nuova luce su tutte le vicende umane raccontate dalla penna dell’autrice, che si dimostra particolarmente attenta nel riportare la descrizione dei particolari e delle circostanze vissute dai personaggi. E c’è la consapevolezza di una bellezza nuova, completa che mette assieme il corpo e lo spirito, in una luce nuova.
Ed è ancora Paolo che scrive, rivolgendosi alla donna amata:”Per colpa tua ho iniziato ad andare in Chiesa la domenica. Prego a un Dio a cui non credo..(…)...mi sveglio di buon’ora e mi raccomando di essere clemente con te. Tanto se esiste, avrà visto quanto sei bella, in tutti i sensi. Ti avrà perdonata .... Non lo so cosa mi aspetta, so che tu sarai al mio fianco, come hai sempre fatto, so che ti amerò sempre e so che non voglio una vita a interruttore spento. Voglio la luce, anche a rischio di bruciarmi la vista.”
E pertanto mi sembra quanto mai appropriato concludere con una citazione di don Luigi Giussani :”….non possiamo vivere se non per la fede. Non come propaganda, ma come passione amorosa, perché in cuor mio penso sempre che altrimenti un uomo non può amare la sua donna e una donna non può amare suo figlio, se non con un vuoto disperato. E l’amare con disperazione vuol dire condannare a morte la persona amata” e anche se stessi.

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In riferimento ai comunicati SLC-CGIL e ASSOSTAMPA del 20 dicembre 2018 e del 3 gennaio 2019, i lavoratori in forza all’emittente STUDIO 100 TV, firmatari della presente, tengono a precisare quanto segue.
1) Nessuno di noi ha richiesto un incontro con il Prefetto di Taranto, né è stato preventivamente informato in merito all’inoltro di tale richiesta.
2) Il tono utilizzato nei suindicati comunicati, diffusi con solerzia agli organi di stampa, ingenera nell’opinione pubblica una distorta percezione delle difficoltà nelle quali si trova l’emittente.
3) Sarà possibile superare queste difficoltà solo con un accordo forte e solidale tra lavoratori e proprietà, la quale si è impegnata non solo nel corrispondere le mensilità arretrate con un dettagliato piano di rientro, ma anche nel continuare con profitto la propria attività attraverso la ricerca di nuove iniziative editoriali e dei relativi investimenti pubblicitari mediante l’utilizzo di nuove piattaforme tecnologiche.
4) Spiace rilevare un certo accanimento mediatico che, alla fine, crea disturbo in chi continua a lavorare tutti i giorni per l’emittente e, al tempo stesso, sfiducia nella affezionata clientela che continua a credere e investire in essa.
5) Lo sforzo che chiediamo a tutti in questo momento è proprio quello di lavorare insieme affinché Studio100 resti, come detto, quella voce tradizionale e storica della informazione territoriale per le province di Taranto e Brindisi e per la regione Puglia.

I DIPENDENTI IN FORZA ALL’EMITTENTE STUDIO 100 TV: 
ADAMO NICOLA, BALDACCONI WALTER, BARNABA ALESSANDRO, BRIGANTI UGO, CAIANIELLO FABRIZIO, CANDELLI GIUSEPPE, CAUSI ALFONSO, COLAVITO ALESSANDRO, CONTE ALFONSO, INGENITO ROBERTO, MANIGRASSO DANIELA, MUSCI VINCENZO, SAPONARO ANNA, SEBASTIO GIOVANNI, SPAGNOLO DARIO,
VINCI MARTINO, FRIULI FRANCESCO, SPINELLI ANNA,LABRIOLA ALESSANDRO, GIANDOMENICO ANTONIO, CAPUTO ANGELO, LOCONSOLE VITO, SION GIANFRANCO, TURSI PAOLO, VALLETTA CARMEN  e VINCENTI GUGLIELMO

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La vertenza Studio 100 è approdata questa mattina nella sede della Prefettura di Taranto.

L’incontro con il rappresentante governativo era stato richiesto da CGIL, SLC CGIL e Assostampa con l’intento di fare chiarezza su una vicenda da i numerosi contorni oscuri.

Il Prefetto di Taranto ha voluto allargare il tavolo di discussione ad alcuni importanti protagonisti della vertenza e responsabili istituzionali. Alla riunione infatti era stata invitata anche la proprietà della società editoriale, ma anche il Comune e la Provincia di Taranto, presenti rispettivamente con gli assessori Scarpati e Castonovi per l’ente civico e Michele Coviello della Direzione Territoriale Lavoro.
Assente per motivi di salute l’amministratore della società editoriale Gaspare Cardamone.
La riunione si è svolta alla presenza della dottoressa Maria Luisa Ruocco, capo di Gabinetto della Prefettura di Taranto, a cui le organizzazioni sindacali hanno rappresentato la grave situazione dell’azienda che da anni perpetua una politica occupazionale e imprenditoriale fatta di numerosi indebitamenti e che ad oggi mette a rischio posti di lavoro ma anche l’esistenza stessa di un marchio storico dell’informazione cittadina.

A quasi 500mila euro ammonterebbero le sole mensilità arretrate dei dipendenti, che dal 2011 subiscono gli effetti negativi di una gestione caratterizzata anche da una assoluta assenza di relazioni industriali.

Una condizione di estrema gravità e assoluta mancanza di trasparenza, anche in merito ai contributi ha spinto CGIL, SLC e Assostampa a chiedere l’immediata riconvocazione del tavolo in Prefettura e l’allargamento dello stesso alle altre organizzazioni sindacali del territorio e allo stesso Commissario Liquidatore della società Jet srl, editrice fino alla cessione alla nuova società Mastermedia dell’emittente.

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Il prossimo 23 ottobre avrebbe compiuto la veneranda età di 91 anni; ma all’alba di mercoledì 2 gennaio scorso il caro don Cosimo Occhibianco abbandonava la sua esistenza terrena fatta di umiltà, di modestia, di fede e di amore per la sua Grottaglie e grottagliesi.

Don Cosimo Occhibianco era nato in una modesta famiglia contadina e ne andava fiero per le “mille” buone tradizioni tramandategli: riferimento per molte sue pubblicazioni. Entrato in Seminario in età scolastica, “Cosimo” segue il corso ginnasiale a Taranto, quello liceale a Molfetta ed il Teologico presso la Facoltà Teologica di Posillipo (Napoli), dove consegue titoli accademici e la Licenza in Sacra Teologia. Il 2 settembre 1951 è ordinato sacerdote presso il Seminario “Villa Sacro Cuore” di Martina Franca”. Consegue la Laurea in Filosofia col massimo dei voti presso l’Università di Lecce ed assume la docenza negli istituti superiori della provincia di Taranto, a Grottaglie in particolare.

Negli anni ’50 è vice parroco nella parrocchiale del Carmine con don Dario Palmisano e successivamente con don Cosimo Desiati. Con De Siati, nel dicembre 1960, volendo sistemare e ripulire l’antico presepe di pietra in occasione del santo Natale, ne scoprivano il nome dell’autore: lo scultore rinascimentale pugliese “Stefano da Putignano” inciso alla base del presepe (opera priva di paternità fino a quella data) e fu “storia dell’arte”. La sua attenzione verso l’arte e la civiltà contadina della sua terra natia, cui ne è stato infaticabile traduttore, gli suggeriscono di approfondirne il folclore e le tradizioni, mirando soprattutto alla loro conservazione nel tempo e diffonderle coltivandole nelle nuove generazioni; Cosimo sacerdote ne è stato un appassionato ricercatore e custode.

Nel 1989 esordisce con la pubblicazione della saga dei “Ccussì...”, che inizia col volume “Ccussì ticevunu li nanni nuesci”: sei eleganti tomi dedicati ad una meticolosa raccolta di proverbi, indovinelli e barzellette; ad un breviario dei poveri e dei soprannomi grottagliesi, fino ad un ricercato glossario sul linguaggio dei figuli suoi concittadini. Scrittore e saggista, nel 1996 scrive un poderoso libro, di limitata tiratura, intitolato “Grottaglie che ora è?”, parafrasando l’originale “Napoli che ora è?”: l’espressione ricorrente del santo concittadino Francesco de Geronimo S.J., al tempo della sua missione sacerdotale nella città partenopea. Una copia del volume la fece recapitare in dono a Papa Bergoglio, all’inizio del pontificato, con l’invito a visitare la patria del santo patrono di Grottaglie, suo “omonimo in “Francesco” ed appartenente al medesimo ordine sacerdotale Ignaziano.

Scrive e pubblica testi su patri monumenti e chiese di Grottaglie e nel 2010 da alla stampa l’atteso “Dizionario del Dialetto Grottagliese – Ccussì parlàvunu li nanni nuesci” (Congedo editore): un percorso di oltre 15mila vocaboli formulati dalla “a” alla “zeta”, da lui scelti e suddivisi in “Italiano-Grottagliese” ed in “Grottagliese – Italiano”, con la prestigiosa presentazione di Rainer Bigalke, già professore di dialettologia presso l’università di Osnabruck (Germania), suo affezionato amico. Non trascura i personaggi della civiltà contadina ed in tempi differenti pubblica nove quaderni dedicati ai vari mestieri, con l’immagine dei volti dei rispettivi protagonisti e parte della loro storia lavorativa, vissuti dalla fine dell’800 ai giorni nostri. Non solo, dall’anno 1994 al 2006 pubblica “Calannariu vurtagghijesi”, un effemeride, formato giornale, con la storia e relative immagini degli eventi più importanti dell’anno di riferimento ed altro fra ricette e detti popolari che affascinano lettori e lettrici di ogni età; e tante altre uscite minori fra fascicoli, santini e pieghevoli. Insomma, un corposo bagaglio di pubblicazioni. Scrivere e ricercare per lui è stata una passione forte che lo entusiasmava e si compiaceva, nella sua simpatica e genuina modestia, di discuterne con amici e nei vari convegni organizzati sulle sue pubblicazioni.

Don Cosimo, sempre benvoluto ed apprezzato dalla sua comunità, è stato vicario presso la Madonna delle Grazie e presso il SS. Rosario, qui fino allo scorso anno con il parroco don Ciro Monteforte, ed il vice don Giuseppe Mandrillo; precedentemente con il vice don Andrea Casarano. Ultimamente, con l’attuale parroco titolare, Mons. Luca Lorusso ed il vice don Luciano Matichecchia. Fino a qualche anno fa don Cosimo Occhiabianco ha diretto il “Coro degli adulti”, un impegnato ensemble che immancabilmente accompagnava all’organo. Don Cosimo Occhibianco lascia una ricca eredità culturale che racconta volume per volume la sua amata terra, fra storia, costumi popolari, santi ed il santo patrono principale concittadino “padre Francesco”. La mattina del 3 gennaio, giorno del suo funerale presso il tempio del SS. Rosario, il freddo intenso e gli spruzzi di neve, non hanno scoraggiato quanti hanno voluto salutarlo per l’ultima volta e la chiesa si è ritrovata gremita fin’oltre il Sagrato. Hanno concelebrato i sacerdoti di Grottaglie e dell’arcidiocesi di Taranto, alla presenza di mons. Filippo Santoro, arcivescovo metropolita di Taranto e di mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza. Ha presieduto l’assemblea Il presule del capoluogo jonico, che, nel corso della sua omelia, di don Cosimo, ha detto: uomo di fede, di grande cultura e di umana sapienza; doti che ha saputo trasmettere con amore alla sua comunità parrocchiale e concittadina. Sull’altare ha letto la sorella di Don Cosimo: Teresa. Al termine del rito funebre, la salma ha raggiunto la chiesa della Madonna del Carmine per un ultimo saluto da parte di quei confratelli.

Al sacerdote Cosimo Occhibianco, amico e maestro spirituale di vita, diciamo un corale sentito grazie!

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In una chiesa gremita della Parrocchia del SS. Rosario di Grottaglie, è stato dato l'ultimo saluto a don Cosimo Occhibianco, grande sacerdote, grande uomo di cultura e grande benefattore. La Messa funebre è stata concelebrata da tre Arcivescovi, mons Benigno Papa, Arcivescovo emerito di Taranto, mons Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto e mons. Salvatore Ligorio, Arcivescovo di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo, affiancati da buona parte della Vicaria tarantina.

Di seguito trailer delle dirette facebook:

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