Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Venerdì, 08 Febbraio 2019

Le Forze Politiche Grottagliesi: Lega Sud Ausonia, PD, Fratelli d’Italia, Grottaglie Prima di Tutto e Energie per l’Italia, nelle persone dei loro referenti territoriali hanno inviato una formale richiesta di incontro urgente al Signor Sindaco del Comune di Grottaglie, al Presidente della Regione Puglia, al Direttore Generale della ASL Taranto, al fine di conoscere, di stabilire e di concordare insieme alle forze politiche e sociali che rappresentano il territorio e la Città, le funzioni principali e i servizi del San Marco, in ottemperanza al Regolamento Regionale del 10 marzo2017, in attesa della realizzazione e della entrata in funzione del nuovo Ospedale San Cataldo.

Alla luce delle insistenti voci che riguardano una imminente partenza dei servizi riabilitativi nella struttura di Grottaglie, pur consci della impossibilità di rivedere il San Marco, come struttura ospedaliera, chiediamo che nell’incontro ci siano fornite, e siano fornite alla Città, certezze sui tempi, le somme impegnate e i servizi che riguardano la struttura ex Ospedale San Marco. Perché è ormai imprescindibile ed improrogabile conoscere con esattezza la realtà in termini di offerta sanitaria per l’intero bacino di utenza dell’ex ospedale grottagliese. la salute non può e non deve ritenersi mezzo di scambio elettoralistici.

In premessa scrivono: 

- il Piano di Riordino della rete ospedaliera approvato dalla Giunta Regionale pugliese ha definito la chiusura del Pronto Soccorso del San Marco di Grottaglie e del Pronto soccorso del Moscati di Statte prevedendo la riconversione del plesso ospedaliero del San Marco di Grottaglie in P.T.A. (Presidio Territoriale di Assistenza);

- il medesimo Piano con l’atto di emanazione, da parte del Presidente della Giunta, del Regolamento Regionale del 10 marzo 2017 ( relativo al Riordino Ospedaliero della Regione Puglia, ai sensi del D.M. 70/2015 ) ha sancito, all’art. 2 “Classificazione delle strutture ospedaliere”, che Ospedale di 2° livello nella Asl di Taranto è il SS. Annunziata di Taranto con il plesso oncologico Moscati di Statte ed il plesso ospedaliero del San Marco di Grottaglie, più noto come POC (Presidio Ospedaliero Centrale );

- in attesa della realizzazione dell’ Ospedale San Cataldo (2023-2025), il San Marco di Grottaglie resta parte integrante del POC e dell’Ospedale di 2° livello della Asl jonica e che i servizi di riabilitazione e lungodegenza non possono cambiare la destinazione del plesso ospedaliero, esclusivamente, in PTA.

E considerato che nell’anno in corso fino alla data del mese di dicembre 2018, la Direzione Generale della Asl Taranto ha proceduto, unilateralmente sulla base del Piano, alla destrutturazione, al depotenziamento, al trasferimento di alcuni servizi e del personale medico ed infermieristico dei reparti di acuti (Ortopedia, Medicina e Chirurgia, Punto di Primo Intervento, Radiologia e Laboratorio Analisi) ma anche degli ambulatori, non ottemperando alla funzione del San Marco nell’ambito del POC; attivando esclusivamente la cosiddetta “riabilitazione ortopedica” con 3 fisiatri e 10 fisioterapisti a fronte della chiusura di “Ortopedia”;

E sempre nel documento chiedono  un incontro urgente al Presidente della Giunta Regionale ed Assessore regionale alla Sanità, Michele Emiliano, alla Direzione Generale della Asl Taranto, Stefano Rossi, al Sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, al fine di conoscere, di stabilire e di concordare insieme alle forze politiche e sociali che rappresentano il territorio e la città, le funzioni principali e i servizi del San Marco, in ottemperanza al Regolamento Regionale del 10 marzo2017, in attesa della realizzazione e della entrata in funzione del nuovo Ospedale San Cataldo.

Alla luce delle insistenti voci che riguardano una imminente partenza dei servizi riabilitativi nella struttura di Grottaglie, pur consci della impossibilità di rivedere il San Marco, come struttura ospedaliera, chiediamo che nell’incontro ci siano fornite, e siano fornite alla Città, certezze sui tempi, le somme impegnate e i servizi che riguardano la struttura ex Ospedale San Marco. Perché è ormai imprescindibile ed improrogabile conoscere con esattezza la realtà in termini di offerta sanitaria per l’intero bacino di utenza dell’ex ospedale grottagliese. la salute non può e non deve ritenersi mezzo di scambio elettoralistici.

Hanno firmato il documento 

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Circa duecento gli atleti pugliesi e lucani che saranno premiati in occasione de “Galà del Cavaliere”, organizzato per i colori della Federazione Italiana Sport Equestri, Comitato Regionale Puglia, sabato 9 Febbraio nella splendida cornice del Grand Hotel Masseria Santa Lucia a Ostuni.

Un appuntamento che si reitera e che è ormai diventato una costante anche in considerazione della grande crescita che l’equitazione in Puglia ha avuto in questi ultimi anni, grazie ad una mirata ed intelligente politica di coinvolgimento che ha avuto il Comitato Regionale e il suo presidente l’avvocato Francesco Vergine, cavaliere di salto ostacoli anche lui ed attualmente Presidente della Consulta di tutti i presidenti dei comitati Regionali Fise Italia.

Già si prevede sin da ora il tutto esaurito, i numeri degli anni scorsi confermano il gradimento da parte dei tesserati, delle famiglie e degli amici per il Galà, che rappresenta l'occasione non solo per gli interessati di ricevere il premio, ma l'opportunità di rincontrare amici, confrontarsi e perché no divertirsi, giacché anche quest'anno sono previste in occasione del Gala diverse sorprese.

Anche peri non tesserati Fise, salvo disponibilità, è possibile partecipare al Galà, per le modalità di iscrizione ci si può collegare al sito di www.pugliaacavallo.it dove la nota sul Gala riporta alle modalità di iscrizione o ancora consultando il sito Fise Puglia.

COMUNICATO STAMPA

 

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Qualche giorno fa ho letto un racconto scritto da una conoscente che con la sensibilità propria solo delle donne o dei grandi romanzieri, descriveva il mattino delle nostre infanzie, quando nell'aria si spandeva l'odore del caffè, la luce filtrava dorata attraverso le tende di pizzo, il papà canticchiava in bagno facendosi la barba, la mamma amorevole preparava la merenda che i figli avrebbe mangiato a scuola.

C'era in questa descrizione il senso chiaro delle cose, ognuno sapeva esattamente quello che doveva fare e quale era il suo posto, nella giornata, nella famiglia, nel lavoro, nella società è più in generale nella vita.

Non c'erano molte chiacchiere sul divenire delle cose. Si studiava, ci si laureava, ci si sposava, si facevano figli e tutto avveniva secondo l'ancestrale ritmo naturale della vita.
Oggi, quel bel mondo antico è ormai scomparso e al suo posto è rimasta una quotidianità probabile, autopartorentesi, autolegittimantesi, siamo nel regno del possibile, della ricerca di un lavoro che non c'è, oppure della lotta per la sopravvivenza fino a fine mese, malgrado le dodici ore e più di lavoro quotidiano mal pagato. Siamo nel mondo delle piazze vuote e delle connessioni veloci, dei figli che non nascono e dei figli che non vogliono andare a scuola, perchè tanto a che serve studiare?
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così? Siamo sicuri che proveniamo dall'età aurea del capitalismo occidentale e ci siamo arenati nel pantano del liberismo post moderno?
Tolto questo nostro sud desolato in cui ci ostiniamo a vivere per amore, il sud dove l'economia è in ginocchio al pari della giustizia sociale, dove la politica incapace di creare nuovi posti di lavoro incoraggia gli scoraggiati ad una esistenza scoraggiata, tolto questo regno del non più possibile, c'è un'altra Italia, un'altra Europa dove pur in presenza dei sintomi sociali su citati, le cose sembrano andare meglio, c'è ancora una base economica da mettere a sostegno della sfera onirico-individuale in cui si è dissolta e frazionata la dimensione del singolo.
C'è di certo che la originaria centratura del Dio-Patria-Famiglia, rimasta immutata per millenni e trasfusa laicamente negli anni '80 del secolo scorso nel concetto di welfare state, è ormai stata spazzata via e al suo posto si è affermata la cultura dell'Individuo assoluto, ossia dell'individuo che è termine di paragone di tutto, secondo la tesi più spinta della filosofia liberista, che per coincidenza degli opposti coincide con la visione del mondo tipizzata dalla teoretica marxista.
Potete chiamarlo capitalismo o comunismo, ma nella sua essenza l'etica del mondo moderno non cambia, siamo in presenza dell'uomo che si è fatto Dio e che nella immanenza ricerca la risposta ad ogni suo quesito esistenziale, che giocoforza, nell'abbassamento del piano di azione dallo spirituale al materiale, smette di essere quesito esistenziale, per divenire domanda di confort economico, sogno di pacificazione sociale attraverso il benessere individuale.
Di converso dobbiamo però riconoscere che l'abbattimento delle vecchie sovrastrutture sociali, ha reso libere di esprimersi le potenzialità profonde dell'individuo, che ora può esprimersi libero da dogmi religiosi, può vivere la dimensione del sentimento in modo libero dai vincoli matrimoniali, può vivere la cultura in modo libero dalle classiche fonti di approvigionamento del pensiero quali prima erano le enciclopedie, i testi scolastici e la produzione editoriale di un mondo della carta stampata che era pesantemente influenzato dal target di vendita del lettore medio. Ora gran parte dello scibile umano è a portata di mouse, in una vastità di orizzonti tale da spaesare il ricercatore, da far smarrire il sentiero di ricerca, da rendere relativa qualsiasi verità acquisita.
Ed è proprio qui che si colloca la sfida per il futuro: la creazione di un uomo nuovo capace di superare l'oceano del nichilismo materialista, del relativismo culturale, attraverso l'esperienza sensibile, lo studio, la ricerca esistenziale, la riscoperta della dimensione profonda delle proprie verità interiori, quella sfera di dinamiche intime che nessuna evoluzione/involuzione culturale e informatica potrà mai modificare, perchè appartenenti alla nostra stessa natura di esseri umani.
Un simile percorso di ricerca, in assenza di Istituzioni che siano da guida, finisce per essere una missione titanica per il singolo individuo, che tenderà più facilmente a degradare verso impulsi carnali subumani, ma che non di meno conserva intatta la propria libertà potenziale di autoelevazione.
L'uomo moderno è chiamato alla missione epocale della propria riscoperta, siamo tornati all'imperativo socratico del “conosci te stesso” come snodo focale della evoluzione umana, siamo rimasti soli con noi stessi a fronteggiare il mondo virtuale e le necessità del futuro.
Privi della educazione fornita dalle Istituzioni pubbliche, la cui didattica si è rivelata spesso parziale, settaria e manipolata da una concettualità conforme ai fini del sistema politico-economico dominante, oggi noi siamo chiamati ad essere maestri di noi stessi.
Ci troviamo nei panni di Ulisse, chiamati dal destino e dalla storia ad intraprendere un lungo viaggio di ritorno a casa attraverso le insidie della modernità.
Il mio invito pertanto è a rifuggire il canto delle sirene, le lusinghe della concupiscenza della maga Circe, e soprattutto la illusione della immortalità nell'isola Ogigia, perchè tra tutte le insidie è questa la più pericolosa dell'epoca moderna: la rimozione del concetto di morte, del finalismo della vita. Viviamo come se lo scopo della nostra vita fosse solo la soddisfazione della volontà di piacere del momento presente, abbiamo perso l'ambizione della progettualità, navighiamo a vista nell'attimo, al massimo alleviamo figli nati da dinamiche meramente naturali e biologiche, e li abbandoniamo presto alle dinamiche del mondo moderno, ritornando appena possibile ad una giovinezza eterna che naufraga nel grottesco di uomini e donne di età avanzata vestiti come ragazzini adolescenti.
Il nostro scopo non è di fare la morale, ma di aprire gli occhi verso le potenzialità dell'essere umano chiamato alla scelta epocale tra sé e il nulla nichilistico.
Navighiamo, navighiamo in rete come Ulisse navigò sui mari dell'interiorità, facciamo esperienza del mondo, rubiamo gli attimi di piacere che ci sono dovuti, sperimentiamo il punto di vista differente di gente differente, ma non perdiamo mai di vista il bisogno inestirpabile di realizzare noi stessi nell'altro, in una fisicità che rivela se stessa solo in assenza di connessione internet. Navighiamo navighiamo senza però perdere di vista il faro del nostro approdo umano, le rive di quella dimensione intima che è la nostra Itaca.
In buona sostanza trovato l'amore buttate i cellulari, fate figli senza preoccuparvi dell'incertezza economica come sempre è stato dalla nascita dell'uomo, bussate alla casa del vicino e chiacchierateci faccia a faccia davanti ad un caffè. Tornate ad essere uomini e donne del mondo reale, dopo aver superato l'oceano del possibile e la riscoperta di voi stessi.
Solo in questo modo, eviterete gli inferni matrimoniali che pur si consumarono nel passato, eviterete il dogmatismo di una religiosità convenzionale che pur ci aveva unito nelle messe domenicali dell'infanzia, eviterete la fredda vacuità di quella quotidianità insensata dove tutto era prestabilito ed ordinato dal un meccanismo superiore, che pur alienò quelli che avrebbero dovuto essere i momenti belli e intimi dei focolari del nostro passato.
Occhio quindi alle chimere del ricordo, il mondo aureo del nostro passato offriva certezze che spesso diventavano trappole per la libertà interiore, così come il mondo moderno offre una libertà totale che spesso diviene trappola per la libertà individuale.
Siate surfisti del tempo e delle possibilità, cavalcate l'onda del destino spinti dalle potenzialità del concreto e del contingente, senza però perdere mai l'equilibrio, in questo divenire dinamico che deve trovare nel nostro io fisico e interiore il centro di ogni divenire futuro.
Solo in questo modo, e con questo sforzo sapienziale, mai richiesto all'uomo nelle precedenti epoche della propria evoluzione, potremo ritornare alla fonte dell'essere, riprendere in mano la chiave del nostro destino, tornare in piedi con la schiena dritta alla casa del Padre da cui ci allontanammo.
Solo in questo modo, la nostra vita sarà un ritorno non al passato mendace e idealizzato, ma sarà un concreto ritorno a quel futuro che abbiamo sognato da piccoli e che abbiamo perso crescendo.

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A seguito del comunicato stampa degli studenti del Liceo Ferraris Quinto Ennio, con il quale i ragazzi denunciavano l’insufficienza dei riscaldamenti nell’istituto di via Abruzzo e nella sede di via Mascherpa ed altre mancanze, l’Amministrazione provinciale smentisce quanto da loro affermato.

“Mi dispiace leggere” – ha commentato il vicepresidente Gentile – “che gli studenti si sentano abbandonati dall’amministrazione provinciale. Il sottoscritto, ma anche i dirigenti provinciali, non si sono mai sottratti al confronto con le rappresentanze studentesche per cercare di risolvere le problematiche degli edifici scolastici.
Nella fattispecie – ha precisato il numero due di via anfiteatro – “per quanto concerne la mancanza di riscaldamenti, già dalle 14 della giornata di martedì 6, l'impianto di riscaldamento è stato rimesso in pieno funzionamento.
Per quanto riguarda la sede di via Mascherpa, in conseguenza ai lavori effettuati dall’Aqp, c’è stata una diminuzione della portata d’acqua. Occorrerà a breve adeguare la portata delle condutture per tornare alla normalità”.
“L’istituto Santa Teresa” – ha concluso il vicepresidente Gentile – come è noto è una struttura in locazione. Non appena sarà approvato il bilancio potremo mettere a norma l’istituto e chiudere la pratica con i vigili del fuoco”.
Il Presidente Gugliotti ha, infine, commentato l’episodio: “siamo al lavoro affinchè le condizioni degli edifici scolastici migliorino e garantisco che da parte di questa amministrazione ci sarà tutto l’impegno per razionalizzare e riorganizzare gli spazi che ospitano le istituzioni scolastiche del territorio ionico ”.

 

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“Sono stati incontri proficui, quanto interlocutori, quelli che il dott. Lorenzo Senes, project manager di Costa Edutainment, ha avuto questa mattina con il direttore dell'Autorità di gestione dei fondi europei della Regione Puglia, dott. Pasquale Orlando, e il direttore Antonio De Vito di Puglia Sviluppo e, nel pomeriggio, con gli attori economici del territorio e con il presidente della Camera di commercio, con il Cnr e con la Jonian Dolphin Conservation per sondare se ci sono o meno le condizioni per realizzare a Taranto in acquario quale attrattore turistico”.

A renderlo noto è il consigliere regionale Gianni Liviano che ha invitato, prima, e accompagnato, poi, il dott. Senes nella lunga giornata di incontri volti, innanzitutto, a una conoscenza del territorio e a familiarizzare con le diverse realtà ioniche.

In particolare, con il dott. Orlando della Regione Puglia, sono stati scandagliati i vari strumenti finanziari che potrebbero essere utilizzati in prospettiva futura qualora il progetto di realizzare l'acquario dovesse andare in porto.

Nella mattinata di domani sono previsti altri incontri.

“Sono state gettate le basi per una interlocuzione a più voci, che al momento resta tale, utile perché il dott. Senes possa farsi un'idea del tessuto tarantino - spiega Liviano -. Per capire se realmente ci sono le condizioni per la realizzazione di un acquario, che risponda a criteri economici, etici, scientifici e di compatibilità ambientale, è necessario un piano di prefattibilità. Questo sarà, con molta probabilità, il prossimo step”.

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Di successo in successo. Dopo una settimana di pausa torna l’atteso appuntamento con “Poltronissima 2019 – Per un sabato tutto da vivere”, Rassegna di Teatro e Musica organizzata dall’Associazione Artistico Culturale “Compagnia Teatrale Lino Conte”. 

Il cartellone organizzato dai direttori artistici Lino Conte e Aldo Salamino, propone, stavolta, un autentico gioiello: domani sabato 9 febbraio sarà rappresentata in “prima regionale” la modernissima commedia “Come tre aringhe”, che vedrà impegnata la Compagnia Teatrale “Lino Conte” con l’esordio alla regia di Antonello Conte.
L’ingresso in sala, come di consueto, è previsto a partire dalle 20.30, con sipario alle ore 21.
«Come tre aringhe» è un testo che lascia il segno, che dà allo spettatore qualcosa da portare via e rielaborare con calma. È un lavoro la cui ricchezza sta nella sussistenza di un piano di lettura diverso da quello che potrebbe emergere ad un primo impatto. La trama, in apparenza semplice e lineare, è concepita come un fortuito incontro di relazioni che sposta di continuo il grandangolo dell’attenzione e, concentrandosi ora sull’uno ora sull’altro personaggio, accende i riflettori sul lato più miserevole dell’esistenza, non di rado condita da delusioni, dolori, frustrazioni, disillusioni, oltre che da una cupa rassegnazione verso un destino non sempre benevolo. Si ride, si scherniscono i protagonisti - troppo duri, troppo deboli, troppo bizzarri - e poi, alla fine, quando il sipario è chiuso, ci si trova a fare i conti con un messaggio particolare, che ha fatto da sfondo ad ogni espressione: inizialmente non lo si vede, ma sta lì, sedimenta, e piano piano esce fuori chiedendo di essere riesaminato alla luce della propria esperienza. “Come tre aringhe” è uno spettacolo divertente e originale, l’ambientazione è molto curiosa - una sorta di cabina di comando di un non meglio definito Delfinarium . I ruoli dei tre protagonisti, custodi della struttura dove è ospitato il delfino albino, sono ben costruiti e splendidamente interpretati da Antonello Conte (nei panni del duro Mariano, ex poliziotto ingannato, paradossalmente, per la sua stessa onestà); Corrado Blasi (l’ingenuo Giorgio, sposato felicemente - più o meno - con Claudia, infermiera poco convita di avere figli) e Ciro Fornari (il simpatico e pittoresco Nico, alle prese con una figlia adolescente in difficoltà, tutt’altro che propensa a rimettere in discussione il rapporto un po’ usurato con il padre). Insomma, i tre uomini pian piano che la notte scorre, si trovano a fare i conti con una necessità, quella di spogliarsi delle maschere che celano la loro vera identità.
La regia è di Antonello Conte, la scenografia è curata dalla ditta Skenè, le luci e audio sono dirette da Valerio Cappelluti, la direzione di scena è affidata a Raffaella Scialpi, con le foto di scena di Cosimo Pignatelli.
Ancora una volta il pubblico sta premiando il cartellone di “Poltronissima” con prevendite che viaggiano a ritmo sostenuto. I biglietti sono venduti al costo di 10 euro per la platea, 8 euro per la galleria laterale, 6 euro per la galleria centrale. Per informazioni e prevendite sono a disposizione i numeri telefonici 3427103959 e 3923096037.
Il programma di Poltronissima 2019 tornerà al “Tarentum” sabato 23 febbraio: sarà di scena la Compagnia teatrale “San Giuseppe” con la commedia “Ce ruete minze a u’ larie”.

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Una sede inadeguata dal punto di vista strutturale, una pianta organica che non basta a gestire il flusso di utenza giornaliera, procedure burocratiche che rallentano a dismisura l'attività, mancanza di un qualsivoglia sistema di videosorveglianza.

È quanto ho potuto riscontrare in occasione della mia recente visita al Centro per l'impiego di Taranto, in via Carrieri, che ho effettuato alla vigilia dell'avvio del Reddito di Cittadinanza.
Sapevo che la situazione di quegli uffici non fosse delle migliori e la conferma delle criticità che interessano quello che dovrebbe essere un punto di riferimento per chi cerca un'occupazione me l'ha fornita il dirigente della struttura, il dott. Michele Coviello, con il quale ho avuto modo di poter scambiare più di un'opinione in merito. Il dott. Coviello è uno dei pochi dipendenti diretti della Regione Puglia (complessivamente in via Carrieri sono 6, ma ne sarebbero necessari almeno altri venti) che insieme ad una quindicina di formatori devono trattare quotidianamente centinaia e centinaia di pratiche in locali che non sono più in grado di nascondere i segni del tempo (da 18 anni non è mai stata fatta nemmeno una tinteggiatura, né investito un solo euro...).
Sì, la carenza del personale, la penuria di strumenti informatici efficienti e la scarsa funzionalità della sede sono fra i problemi più evidenti con cui devono confrontarsi anche gli utenti, per nulla convinti circa l'utilità di questi Centri e comunque costretti sin dalle prime ore del mattino a sottoporsi a file estenuanti per chiedere un certificato che, nella maggioranza dei casi, può essere ottenuto per via telematica.
Una situazione, quella tarantina, che nella provincia non rappresenta un'eccezione. Anzi. Altri uffici versano in condizioni più o meno simili (a Manduria, ad esempio, devono condividere la struttura con i Giudici di Pace) e vanno avanti fino a che sarà possibile.
Chiedersi se ci sono responsabilità per questo stato di cose è a dir poco superfluo. Sappiamo tutti chi ringraziare per il cattivo funzionamento dei Centri per l'impiego. Sappiamo tutti che se si è arrivati a questo punto lo si deve ai protagonisti di politiche inadeguate che negli anni passati hanno colpevolmente trascurato e svilito il ruolo di un ufficio chiamato a gestire le esigenze di chi cerca un'occupazione, ad insegnare come redigere un curriculum o come affrontare un colloquio di lavoro.
Da pochi giorni il Reddito di Cittadinanza è diventato realtà. E, come ho ribadito nel corso della mia visita nell'ufficio di via Carrieri, questa misura ha alla base anche la riforma dei Centri per l'impiego che dovranno poter contare su un numero maggiore di personale con la creazione di nuove figure professionali e con il rilancio di quelle esistenti. Ma non solo. I Centri saranno dotati di strumenti all'avanguardia che contribuiranno a rendere al cittadino un servizio finalmente degno di questo nome facendo diventare la burocrazia uno spiacevole ricordo. E tutto questo ricordando che la richiesta del Reddito di Cittadinanza non dovrà essere formulata presso queste strutture. Chi sarà in possesso dei requisiti potrà presentare la domanda online su un'apposita piattaforma, rivolgendosi ai CAF o negli uffici postali.
E' chiaro: non sarà possibile fare tutto e subito, ma l'obiettivo è quello di migliorare la vita degli italiani. L'impegno del Governo è sempre stato questo e vuole continuare a rispettarlo.

 

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